Tra le più interessanti proposte nella sezione fuori concorso del 43esimo Torino Film Festival, L’incroyable femme des neiges racconta la storia di una donna alle prese con il bilancio della sua esistenza.Fuori concorso alla 43esima edizione del Torino Film Festival, L’incroyable femme des neiges riporta nella cornice della prestigiosa kermesse un autore alquanto interessante. Il francese Sébastien Betbeder realizza un’opera dolceamara che sfiora tanti temi, bilancia incredibilmente dramma e commedia, e punta tutto sulla sua splendida protagonista, a cui presta il volto Blanche Gardin.
Di cosa parla
Coline Morel è una grande esploratrice, che ha lasciato la comodità della vita di città tanti anni prima, per addentrarsi al Circolo Polare Artico, dove ha portato avanti esplorazioni e ricerche preziose.
Ma qualcosa le fa sentire il desiderio di tornare a casa, tra le montagne del Giura, e ritrovare i fratelli Basile e Lolo (interpretato rispettivamente da Philippe Katerine e Bastien Bouillon), che nel frattempo sono andati avanti e sembrano non riconoscerla più.

Peccato che il ritorno sia costellato di imprevisti non così piacevoli, che vanno ad aggravare la sua condizione. In preda a scatti di ira e di depressione profonda, Coline sceglierà il silenzio per proteggersi e, in qualche modo, riprendersi. Nel frattempo darà vita a un suo personale e importantissimo romanzo.
La commedia aiuta a superare i drammi
La commedia alleggerisce il dramma, che prepotentemente torna a galla a ogni colpo di tosse di Coline. Il delicato (e pregevole) equilibrio creato dal racconto ne costituisce anche uno dei maggiori punti di forza. L’incroyable femme des neiges appartiene a quel tipo di cinema francese che sa valorizzare storie e personaggi, riuscendo a coinvolgere lo spettatore a vari livelli.Come nei migliori esempi, si vanno via via approfondendo i discorsi, senza mai tralasciare quella leggerezza che, in fondo, fa parte della vita. Coline si fa portatrice di desideri, sogni, ambizioni, necessità umane, condivisibili, comuni. Dopo un’esistenza trascorsa tra i ghiacci, il calore di chi le vuole – e le ha voluto – bene serve a riempire quel vuoto a cui sembra inevitabilmente destinata. La sua è una personalità particolare, a tratti sopra le righe, ribelle e inamovibile, anche di fronte alle forze dell’ordine!
L’importanza della scrittura
Tra momenti esilaranti e goliardici, emerge tutta la complessità di una donna che non si accontenta delle apparenze, che deve conoscere le ragioni alla base. Come quando decide di interrogare il suo ex e il figlio adolescente. Coline compie un percorso dal quale uscirà diversa, rinnovata, forse più serena, e che assume le sembianze di un romanzo. O, meglio, un memoir. La scrittura si rivela catartica, ma anche utile a lasciare una testimonianza, non solo privata, ma anche attenta al mondo circostante, all’importanza di preservarlo e non distruggerlo.

La natura ha un ruolo cruciale nella storia di Coline: accolta nelle lande sconfinate e ghiacciate della Groenlandia, la donna sembra trovare un senso della vita in quei luoghi, e vuole trasmetterlo a chi ha sempre invece rappresentato casa per lei. Ma non sarà facile. Solo l’affetto nei suoi confronti e il desiderio di condividere i momenti, permetteranno di comprendere le sue scelte.


