Fuori concorso al 43esimo Torino Film Festival e in sala dal 18 dicembre per Eagle Pictures, Norimberga è la nuova pellicola con Russell Crowe, già in odore di Oscar.
Dopo il passaggio, in anteprima mondiale nella sezione Gala Presentations al Toronto Film Festival, tocca al Torino Film Festival portare per la prima volta in Italia uno dei film più attesi della stagione: Norimberga. Diretto da James Vanderbilt e basato sul libro di Jack El-Hai, The Nazi and the Psychiatrist, il film ritrova un Russell Crowe in grandissimo spolvero.
Parlare di statuetta dinanzi alla sua interpretazione del Reichsmarshall Hermann Göring, secondo di Adolf Hitler, non sembra così azzardato. L’attore neozelandese dona corpo e umanità al suo personaggio, incarnandone le sfumature e spingendo a una riflessione profonda sul Male e su chi lo ha perpetrato in maniera metodica come i nazisti.
Norimberga: la trama del film che porta alla ribalta Russell Crowe
7 maggio 1945: è l’ultimo giorno di guerra in Europa. Mentre i sopravvissuti marciano per tornare in ciò che è rimasto delle loro case, un’autombile che sventola una svastica sulla bandiera fende la folla. Al suo interno, il Reichsmarshall Hermann Göring con la sua famiglia, pronto a consegnarsi ai soldati americani che lo accerchiano.
Portato in un carcere di massima sicurezza a Norimberga, insieme ad altri alti esponenti della milizia nazista e in attesa del maxi processo che dovrà giudicarli tutti, fa la conoscenza di Douglas Kelly (Rami Malek).

Quest’ultimo, uno stimato e promettente pischiatra statunitense, trova in Göring una nuova missione. Guadagnandosi la fiducia del Reichsmarshall, entrerà a contatto con un modo di pensare e di agire molto diverso dal suo. Il rapporto tra dottore e paziente andrà sempre più a stringersi, sino a quando non arriverà il momento della resa dei conti, dinanzi ai giudici delle nazioni vincitrici.
La storia raccontata attraverso un diverso punto di vista
La Storia prende così forma attraverso l’incontro e l’amicizia tra Kelly e Göring
: il loro è un rapporto alla pari, sebbene uno sia in prigione e l’altro a caccia di informazioni. Seguendo il flusso delle emozioni, grazie a un sistema di fiducia e confidenze creatosi mano a mano, avviene uno scambio continuo, profondo e importante per entrambi.
Kelly intravede l’uomo dietro al mostro, Göring si mette a nudo e mostra anche le sue fragilità. Se il rischio di empatizzare è dietro l’angolo, la scrittura della pellicola – sempre a cura di Vanderbilt – mantiene alla perfezione il delicato equilibrio tra finzione e realtà, offrendo tutti gli strumenti affinché ciascuno possa dare la sua interpretazione.

Norimberga racconta, in chiave ovviamente romanzata e adatta a un grande pubblico, quanto accaduto durante uno dei momenti più straordinari e fondanti non solo in ambito giuridico, quanto soprattutto umano.
E se una pecca può rintracciarsi a una pellicola di per sè più che convincente e godibile, è forse l’eccessiva durata che sembra disperderne un po’ l’effetto. Peccato. Ma resta la grandiosa prova di Russell Crowe, supportato da un buon cast tra cui spuntano Michael Shannon e Leo Woodall (bravo anche lontano dalle romcom).


