Connect with us

Festa del Cinema di Roma

Festival di Roma: Conferenza stampa de Il cuore grande delle ragazze

Published

on

CGDR-Foto-di-Andrea-Catoni-4

 

 

Si è tenuta questa mattina nella Sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica di Roma la conferenza stampa del nuovo film di Pupi Avati: Il cuore grande delle ragazze. Ambientato in una cittadina dell’Italia centrale degli anni ’30, il film racconta l’imprevedibile storia d’amore tra il contadino Carlino Vigetti (Cesare Cremonini) e la giovane e bella Francesca Osti (Micaela Ramazzotti), figlia di proprietari terrieri. I due innamorati cercheranno in tutti i modi di organizzare il matrimonio a dispetto del parere contrario delle loro due famiglie. Potete trovare qui sotto le domande rivolte al produttore Antonio Avati e ai due interpreti Cesare Cremonini e Micaela Ramazzotti.

Uno dei grandi meriti di Pupi Avati è saper dirigere gli attori riuscendo ad individuare delle corde e delle note emotive che neanche loro sanno di avere. Come avete trovato la verità dei vostri personaggi?

Micaela Ramazzotti: Ho conosciuto i fratelli Avati più di dieci anni fa per alcune piccolissime parti in due dei loro film e quando ho ricevuto la telefonata per partecipare a questa nuova opera come protagonista sono rimasta subito impressionata dalla bellezza di questa emozionante storia. Il copione era talmente coinvolgente che quando arrivavamo sul set eravamo già emozionati ancor prima di iniziare a girare. Questo è stato in assoluto il film in cui mi sono divertita di più perché sul set si respirava una libertà unica. Il personaggio che interpreto è una sorta di buffona con un grande cuore, una donna di altri tempi disposta a perdonare un tradimento.

Cesare Cremonini: Mi ha subito entusiasmato il fatto che Pupi Avati mi avesse cercato dopo la mia ospitata al programma di Victoria Cabello Very Victoria per la mia spontaneità tipicamente bolognese. L’esperienza sul set è stata a dir poco nutriente ed ha arricchito la mente e lo spirito dei miei trenta anni. È stata una occasione unica che mi ha permesso di mettermi in gioco veramente. Secondo me un artista se sa apprendere con spirito e con umiltà può farsi conoscere meglio al pubblico. Ringrazio con tutto il mio cuore i fratelli Avati per avermi permesso di vivere una delle esperienze più belle della mia vita.

Pupi ha confessato di essersi addormentato sempre preparando il discorso agli Oscar. Lo ha preparato anche in questo caso?

Antonio Avati: Ebbene si, anche questa volta lo ha preparato.

Pupi era felice di tornare a girare con una troupe più leggera e con un budget più ridotto?

Antonio Avati: Questo è un film con un budget sicuramente minore rispetto agli altri film che abbiamo realizzato. Pupi è tornato all’entusiasmo di girare con una troupe più ridotta, senza costruire interi edifici come facevamo a Cinecittà ma impegnandoci a trovarne di veri.

Ci potete spiegare la questione del sapore del biancospino? La protagonista ha un cuore grande e sa perdonare, può capitare ancora oggi che una donna perdoni allo stesso modo di una donna degli altri tempi?

Cesare Cremonini: Il biancospino è il profumo del personaggio che interpreto ed è un po’ una caratteristica della poetica di Avati. Non è certamente l’unico elemento fiabesco della storia, anzi, se ne possono trovare tanti. Ho amato la possibilità di tornare a credere nella importanza dei sogni e dei ricordi.

Micaela Ramazzotti: Le donne di allora avevano questa grande capacità di sopportazione mentre le donne di oggi ritengo abbiano la grande capacità di capire e comprendere le debolezze e le fragilità umane. Io sono sposata ma se mio marito mi tradisse lo ammazzerei andando a finire sulla cronaca nera.

Non avete girato il film a Bologna perche la città ha perso il profumo tipico della provincia. Quanto è sensibile la cinematografia di Avati?

Antonio Avati: Bologna un po’ di sapore di provincia lo ha sicuramente perso ed i bolognesi veri e propri sono sempre di meno. Il solito Pupi Avati che viene con una troupe bloccando il traffico a Bologna si è manifestato per alcuni fastidioso. Fermo (città immaginaria) è una cittadina del centro nord ed è volta proprio a confondere la logistica della storia.

Micaela Ramazzotti: Recitare per un film di Avati è come entrare in un monumento. Pupi è ironico, intelligente e molto sentimentale. I film di Avati sono più di 40 e mi ha sempre appassionato come regista e come autore. In questo caso ha raccontato le donne di allora. Quella dolce supremazia, quella autorità in casa. Alla fine si, le donne erano tradite, ma erano gli uomini a tornare sempre da loro. È stato molto divertente, lo abbiamo girato in sei settimane che all’atto pratico sono poche. Il set era rocambolesco. È il film in cui mi sono divertita di più in assoluto. Sono molto grata ai fratelli Avati.

Una delle cose di cui Pupi va fiero è che lui non sta mai dietro al monitor ma è sempre sul set con voi attori. Come avete vissuto la sua guida sul set?

Cesare Cremonini: Da esordiente ero inesperto come attore ma la sicurezza di un autore come Pupi mi ha aiutato molto ad affrontare questa cosa nuova. A volte arrivavo sul set troppo ordinato e preciso e lui riusciva a rendermi sempre più naturale e più vero.

Le musiche straordinarie di questo film sono di Lucio Dalla. Tu che sei un musicista pensi di aver tratto ispirazione da questa esperienza con Pupi Avati?

Cesare Cremonini: E’ stato un grande onore girare questo film con le stupende musiche di Lucio Dalla. Ho avuto subito la possibilità di ascoltarle e questo non capita spesso sul set di un film, di solito si ascoltano solo ad opera finita. Lucio si è dato molto da fare perché si è innamorato del progetto. Poter vivere una esperienza così ricca e fatta di ascolto mi ha permesso di imparare tanto come essere umano e come artista. Pupi Avati con la sua fanciullezza saggia mi ha portato tanto dentro. Ora sto scrivendo il nuovo disco ed è vero che avrà sicuramente nelle sue corde qualche caratteristica di questo film.

Ci potete raccontare un episodio divertente durante la lavorazione di questo film?

Micaela Ramazzotti: Io alla fine del film ci sono cascata veramente su quel biancospino e mi sono fatta pure male. In ogni caso abbiamo continuato a girare la scena e sono molto contenta del risultato finale.

Il cuore grande delle ragazze è stato presentato questa sera alle 19:30 in sala Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica di Roma ed è stato preceduto dal red carpet del cast del film.

Segnato da un amore incondizionato per la settima arte, cresciuto a pane e cinema e sopravvissuto ai Festival Internazionali di Venezia, Berlino e Cannes. Sono sufficienti poche parole per classificare il mio lavoro, diviso tra l’attenta redazione di approfondimenti su cinema, tv e musica e interviste a grandi personalità come Robert Downey Jr., Hugh Laurie, Tom Hiddleston e tanti altri.

Festa del Cinema di Roma

Maledetta Primavera | Tramonto di un’estate anni Ottanta

Published

on

maledetta primavera evi newscinema

Inserito nella sezione Riflessi della 15esima edizione della Festa del Cinema di Roma, Maledetta primavera narra le vicende di Nina (la bravissima e convincente Emma Fasano) e della sua famiglia, durante una fase di ricerca di nuovi equilibri, a ridosso di un’estate sul finire.

Maledetta primavera | Elisa Amoruso parla di amore, famiglia, estate

Prendendo in prestito la celebre canzone di Loretta Goggi, Elisa Amoruso confeziona un’opera semplice, delicata, incantevole. E la dedica alla sua famiglia, spunto principale per dare vita ai suoi personaggi.

maledetta primavera 2 newscinema
Micaela Ramazzotti in una scena del film.

Dopo il discusso documentario Ferragni, Unposted, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, la regista originaria di Roma, classe 1981, porta sullo schermo un trio di giovanissimi, composta da un fratello (Federico Ielapi), una sorella maggiore e la sua amica. Viene così a innescarsi un doppio binario su cui la pellicola scivola via, mentre sullo sfondo si consumano le vicende degli adulti.

Leggi anche: Una Famiglia, la recensione del film di Sebastiano Riso

Al centro di Maledetta primavera c’è soprattutto Nina. Da una parte il rapporto con il fratello minore, che tenta di proteggere e crescere a modo suo, con le sue possibilità (essendo comunque una ragazzina); dall’altra il legame con Sirley (Manon Bresch), nato con un iniziale litigio e poi sbocciato in qualcosa di più di una semplice amicizia.

Lo sguardo adolescenziale accompagna lo spettatore

Attraverso lo sguardo della giovane protagonista veniamo in contatto con la sua realtà, che non ha nulla di particolare o speciale, se non che è la sua. L’esistenza è uno snodo cruciale soprattutto all’età in cui si trovano Nina e Sirley, in piena fase adolescenziale e alle prese con situazioni familiari non proprio stabili.

maledetta primavera 1 newscinema
Emma Fasano e Manon Bresch in una scena del film.

Maledetta primavera si sviluppa nell’arco di qualche giorno di settembre, tra l’inizio della scuola e le ultime puntate al mare. Il mood è quello classico degli anni Ottanta. E ciò appare evidente non solo dai dettagli che compongono la cornice, quanto dal respiro che possiede la storia. Sembra di tornare indietro nel tempo ed è un piacere per gli occhi, la mente, il cuore.

Il ritorno agli anni Ottanta

Nel momento in cui partono le note della canzone da cui il titolo del film – durante una delle scene più belle e toccanti – viene automatico mettersi a cantare insieme ai protagonisti. Una serie di sensazioni ci attraversano, dalla gioia alla malinconia, dal rimpianto al ricordo. E così si innesca anche un legame con le figure dentro lo schermo, in maniera naturale e crescente.

Bravissimi e concreti, gli attori della pellicola rappresentano il valore aggiunto. La Amoruso sa come valorizzare loro e ciò che hanno a disposizione. Non a caso Micaela Ramazzotti esibisce una delle sue migliori performance. Lo sguardo della macchina da presa rende la poesia contenuta nei piccoli gesti, lo sbocciare della bellezza in un periodo di scoperte quale è l’adolescenza.

Leggi anche: Ammonite | Alla Festa del Cinema di Roma l’atteso titolo che non convince

Sebbene non riservi grosse sorprese e anzi appaia abbastanza lineare, il progetto affronta questioni importanti e sfaccettate, con una sensibilità e un’onestà di fondo più che apprezzabili.

Continue Reading

Festa del Cinema di Roma

Ammonite | Alla Festa del Cinema di Roma l’atteso titolo che non convince

Published

on

ammonite evi newscinema

Ammonite è la storia di Mary Anning (Kate Winslet), paleontologa britannica molto rinomata ma poco considerata nel mondo scientifico, popolato e governato da soli uomini. Da quando poi si dedica alla madre, ormai anziana, non ha più molti stimoli. Quando irrompono nel suo negozio i coniugi Murchinson (James McArdle e Saoirse Ronan), la sua routine cambierà irrevocabilmente.

Leggi anche: Ammonite | Il trailer mostra Kate Winslet e Saoirse Ronan all’opera

La pellicola diretta da Francis Lee è stata presentata alla 15esima edizione della Festa del Cinema di Roma, oltre che al Toronto Film Festival, ed è vagamente ispirata alla reale figura della Anning, vissuta tra la fine del Settecento e metà Ottocento.

Ammonite | Storie di solitudini che si incontrano e si incrociano nella prima metà dell’Ottocento

Mary e Charlotte sono donne estremamente sole. Nessuna delle due per propria scelta, ma perché i casi della vita a volte sanno essere molto duri. La prima soffre ancora a causa di un rifiuto risalente a un periodo passato; la seconda vorrebbe tornare a provare una qualche emozione, ma il lutto che l’ha colpita e l’uomo alla quale è sposata non glielo permettono.

ammonite newscinema 1
Kate Winslet e Saoirse Ronan in una scena del film.

Ecco allora che dall’incontro cambia qualcosa per entrambe, un meccanismo a lungo inceppato si sblocca, scatta una strana e inaspettata scintilla. Il tutto avviene in maniera sin troppo lento e graduale, tanto che per buona parte della pellicola si avverte la sensazione di essere in una sorta di limbo. Se non che, nel momento clou, i sensi esplodono e nulla sarà più come prima.

Tra attrazione e sofferenze, i sentimenti travolgono come un fume in piena

Il sentimento travolge le protagoniste come un fiume in piena, eppure, ad eccezione di alcune scene alquanto spinte, non arriva a toccare lo spettatore. Si resta estranei a quanto accade sullo schermo, poco partecipi delle vicende che ivi prendono forma. Probabilmente si deve anche alla costruzione di queste due figure non proprio coinvolgenti.

Mary è chiusa nel suo dolore e nella sua routine, di cui sembra essersi fatta lei stessa schiava; Charlotte all’opposto appare talvolta incomprensibilmente “su di giri”. Manca quindi un appiglio forte e solido per far sì che scatti una qualche forma di attrazione o interesse alla storia.

ammonite 2 newscinema
Saoirse Ronan e Kate Winslet in una scena del film.

Eppure le basi per una buona riuscita il progetto le dimostrava tutte. Ammonite risulta invece un melodramma in costume dei più banali, monotoni, pesanti. La lunghezza della pellicola (118 minuti) non aiuta la fruizione, sebbene sia forse necessaria al tipo di sviluppo prescelto per la narrazione.

Nonostante le premesse, Ammonite non convince

La Winslet e la Ronan hanno senza dubbio dato prove migliori nel corso della loro carriera, ma il problema sta nella sceneggiatura e non nelle loro interpretazioni. Entrambe svolgono il compito a loro assegnato come sanno fare, ma non è sufficiente.

Leggi anche: The Courier | Dal Sundance alla Festa del Cinema di Roma il nuovo film con Benedict Cumberbatch

Sia però chiaro che il progetto ha delle potenzialità intrinseche, e chiunque riuscisse a trovare un aggancio di qualsivoglia tipo potrebbe anche ricavarne del piacere. A livello stilistico, visivo, per esempio, il film è più che notevole. Ciò in cui è carente è purtroppo il contenuto. Ed è una grave mancanza.

L’unica scena davvero di impatto è forse quella di chiusura, dentro la quale tutti gli elementi convergono a trasmettere un’emozione.

Continue Reading

Festa del Cinema di Roma

The Courier | Dal Sundance alla Festa del Cinema di Roma il nuovo film con Benedict Cumberbatch

Published

on

the courier newscinema compressed

Presentato nella Selezione Ufficiale della 15esima edizione della Festa del Cinema di Roma, The Courier è il nuovo film con Benedict Cumberbatch. L’attore celebre per aver interpretato Sherlock Holmes nella serie targata BBC, veste qui i panni di Greville Wynne, un uomo d’affari britannico, che venne reclutato durante il periodo della Guerra Fredda per fare da tramite con una preziosa fonte dell’Unione Sovietica, Oleg Penkovsky (Merab Ninidze).

Dietro la macchina da presa il londinese Dominc Cooke, che ritrova Cumberbatch sul set dopo averlo diretto nella miniserie The Hollow Crown.

The Courier | Dai grandi classici del passato un’opera debitrice al mood di un’epoca e al coraggio di uomini straordinari

The Courier esibisce e sfrutta il suo impianto classico per far emergere al massimo la portata della storia. Ed è una scelta che ripaga. La pellicola riporta alla mente alcuni grandi classici degli anni Settanta – vedi per esempio La conversazione di Francis Frod Coppola – e si nutre di quell’aplomb, permettendo allo spettatore di goderne una volta ancora.

Leggi anche: Benedict Cumberbatch sorpresa Doctor Strange

Va altresì riconosciuta l’oculatezza nel non tradire lo spirito del racconto e dei sui protagonisti. Sono infatti loro a guidare e canalizzare i nostri sguardi, le nostre reazioni emotive e le riflessioni che al termine della visione prenderanno forma.

In tal senso la bravura degli interpreti – Cumberbatch e Ninidze – si rivela imprescindibile. Incarnando alla perfezione i rispettivi ruoli e svestendosi completamente di qualsiasi presunzione, i due attori portano sullo schermo una realtà potente e tangibile. Che si tratti di un preciso momento storico piuttosto che di un altro, poco conta, perché alla base di tutto sembra esserci un’altra volontà: raccontare il lato umano.

Uomini cruciali alla scoperta di nuovi importanti legami sullo sfondo della Guerra Fredda

Al di là della loro importanza a livello politico e della loro determinazione nel cambiare le sorti dell’umanità, gli uomini e le donne al centro delle vicende hanno avuto delle vite, dei legami, delle ambizioni, dei desideri. La forza, e probabilmente anche l’originalità, di The Courier vanno rintracciate proprio da questo punto di vista. Assistiamo alla nascita e allo sviluppo di un’amicizia incredibile, rara, profonda.

the courier 1 newscinema
Merab Ninidze e Benedict Cumberbatch in una scena del film.

Il sacrificio e l’abnegazione fanno parte di simili figure, così come il bisogno di coltivare degli affetti, di avere uno scopo e di non tradire se stessi. Greville compie un percorso che lo porta a scoprire e scoprirsi una persona nuova, inaspettata, ammirevole. Sono ovviamente fondamentali in tal senso gli incontri e i viaggi, ai quali si deve anche un’osservazione più ampia sullo scenario storico, politico, sociale e culturale dell’epoca.

Leggi anche: I 5 possibili biopic per Benedict Cumberbatch

The Courier prende ispirazione da vicende realmente accadute ed è stato presentato al Sundance Film Festival. Nel cast figurano anche l’apprezzatissima protagonista de La fantastica signora Maisel, Rachel Brosnahan, nel ruolo di un’agente della CIA, Emily Donovan, e la bravissima (seppur meno nota) Jessie Buckley di Fargo e Chernobyl, in quello della moglie di Wynne.

Un’ultima annotazione positiva agli ottimi contributi della colonna sonora (a cura di Abel Korzeniowski) e della fotografia di Sean Bobbitt.

Continue Reading
Advertisement

Facebook

Advertisement

Popolari