Connect with us

Festival

Festival di Venezia 69: il programma

Published

on

Festival_di_venezia_2012_Poster-51278454

A Roma è stata presentata ufficialmente la nuova edizione della Mostra d’arte cinematografica di Venezia 69 con una conferenza stampa presieduta dal Presidente della Biennale Paolo Baratta e il nuovo Direttore Artistico Alberto Barbera. Dopo aver parlato della profonda ‘renovatio’ degli ambienti del festival, dal Palazzo del Cinema al Casinò di Venezia e altre location collaterali, Barbera ha illustrato le novità più interessanti di questa nuova edizione del festival, come il Mercato del Film, la possibilità di seguire il festival online con alcuni film della sezione Orizzonti visibili in streaming prenotando il proprio posto in una sala virtuale di 500 spettatori con un biglietto di 4 euro, e la Biennale College, un laboratorio di alta formazione aperto ai giovani filmmakers di tutto il mondo per la produzione di film a basso costo.

E’ stata proiettata la nuova sigla del Festival, realizzata da Simone Massi, famoso creatore di cortometraggi d’animazione, che ha utilizzato oltre 300 disegni facendo molte citazioni a film che ama, alcune più chiare altre più nascoste ma di sicuro effetto visivo. Barbera ha dichiarato la difficoltà di selezionare pochi film quest’anno: “Toronto può accettare oltre 350 film quindi il lavoro è semplice, mentre noi abbiamo dovuto scegliere la strada impervia e telefonare a registi anche amici per dirgli che non potevamo accettare il loro film. Avrò perso sicuramente qualche amico, ma purtroppo funziona così“. I film in Concorso sono 18, anche se uno non è stato ancora annunciato ufficialmente e si saprà nei prossimi giorni, e oltre la Selezione Ufficiale ci saranno altri 18 film per la sezione Orizzonti, e 18 tra i classici restaurati, senza contare le varie altre sezioni collaterali per un totale di una sessantina di film. E’ stata abolita invece la sezione Controcampo, poichè “i film italiani a Venezia devono essere alla pari dei film stranieri; I registi italiani sono 14 più altri documentaristi“.

IN CONCORSO 

Apres Mai di Olivier Assayas

At Any Price di Ramin Bahrani

Bella Addormentata di Marco Bellocchio

La Cinquieme saison di Peter Brosens e Jessica Woodworth

Lemale Et Ha Chalal di Rama Burshtein

E’ stato il figlio di Daniele Ciprì

Un giorno Speciale di Francesca Comencini

Passion di Brian De Palma

Superstar di Xavier Giannoli

Pieta di Kim Ki-duk

Outrage Beyond di Takeshi Kitano

Spring Breakers di Harmony Korine

To the Wonder di Terrence Malick

Sinapupunan ( The Womb) di Brilliante Mendoza

Linhas de Wellington di Valeria Sarmiento

Paradies: Glaube di Ulrich Seidl

Izmena di Kirill Serebrennikov

 

Il programma vanta grandi autori, ma anche registi meno noti al grande pubblico e molti registi emergenti provenienti da cinematografie lontane ( primo cortometraggio realizzato in Nepal e il primo lungometraggio prodotto in Arabia Saudita da una donna sulla discriminazione femminile nel suo paese). “Da qualche tempo si parla di crisi del cinema, e bisogna senza dubbio affrontare il problema, ma c’è anche grande fermento produttivo” ha dichiarato Barbera. I temi centrali di questa nuova edizione saranno quindi la crisi e i fondamentalismi. Infatti il film d’apertura sarà The Reluctant Fundamentalist di Mira Nair con Kate Hudson, Riz Ahmed, Kiefer Sutherland e Martin Donovan per la sezione Fuori Concorso.

FUORI CONCORSO

L’homme qui rit di Jean Pierre Ameris

Den skaldede frisor di Susanne Bier

Cherchez Hortense di Pascal Bonitzer

Sur un fil… di Simon Brook

Enzo Avitabile Music Life di Jonathan Demme

Tai Chi 0 di Stephen Fung

Lullaby to My Father di Amos Gitai

Shokuzai di Kiyoshi Kurosawa

Bad 25 di Spike Lee

O Gebo a Sombra di Manoel de Oliveira

The Company You Keep di Robert Redford

Shark (Bait 3D) di Kimble Rendall

Disconnect di Henry-Alex Rubin

The Iceman di Ariel Vromen

 
ORIZZONTI

HAIFAA AL MANSOUR di WADJDA

CARLOS ARMELLA di LAS MANOS LIMPIAS

 KIANOOSH AYARI di KHANÉH PEDARI (THE PATERNAL HOUSE)

ALEXEY BALABANOV di JA TOZHE HOCHU (I ALSO WANT IT)

MIN BHAM di BANSULLI (THE FLUTE)

FERNANDO CAMARGO, MATHEUS PARIZI – O AFINADOR

RENATE COSTA, SALLA SORRI – RESISTENTE

IVANO DE MATTEO – GLI EQUILIBRISTI

LEONARDO DI COSTANZO – L’INTERVALLO

IBRAHIM EL BATOUT – EL SHEITA ELLI FAT (WINTER OF DISCONTENT)

FRÉDÉRIC FONTEYNE – TANGO LIBRE

ALESSIO GIANNONE – LA SALA

IDAN HUBEL – MENATEK HA-MAIM (THE CUTOFF MAN)

NICK KING – MARLA [CORTOMETRAGGIO]

RUIJUN LI – GAOSU TAMEN, WO CHENG BAIHE QU LE (FLY WITH THE CRANE)

TOBIAS LINDHOLM – KAPRINGEN (A HIJACKING)

JAZMIN LOPEZ – LEONES

JAKE MAHAFFY – MIRACLE BOY [CORTOMETRAGGIO]

BERTRAND MANDICO – LIVING STILL LIFE

SALVATORE MEREU – BELLAS MARIPOSAS

CONSTANCE MEYER – FRANK-ÉTIENNE VERS LA BÉATITUDE

ROBERTO MINERVINI – LOW TIDE

PAOLA MORABITO – I’M THE ONE

CELIA RICO CLAVELLINO – LUISA NO ESTÁ EN CASA

BERNARD ROSE – BOXING DAY

DJAMILA SAHRAOUI – YEMA

CARLO SIRONI – CARGO

MING-LIANG TSAI – DIAMOND SUTRA

YESIM USTAOGLU – ARAF (ARAF – SOMEWHERE IN BETWEEN)

KOJI WAKAMATSU – SENNEN NO YURAKU (THE MILLENNIAL RAPTURE)

BING WANG – SAN ZI MEI (THREE SISTERS)

MIN-YOUNG YOO – CHO-DE (INVITATION)

YORGOS ZOIS – TITLOI TELOUS (OUT OF FRAME)

Tra gli ospiti internazionali sicuri ci saranno Robert Redford, Susan Sarandon, Rachel McAdams, Noomi Rapace, Dannis Quaid, Michael Mann, Winona Ryder, Chris Evans, Ray Liotta, James Franco, Kate Hudson, Kiefer Sutherland, Spike Lee, Mira Nair, Javier Bardem, Pierce Brosnan, Brian De Palma, Rachel Weisz, Selena Gomez, e tanti altri. La Mostra Internazionale del Cinema di Venezia avrà luogo dal 29 agosto all’8 settembre 2012, la madrina sarà Kasia Smutniak e il Presidente di Giuria sarà il regista Michael Mann.

Il cinema e la scrittura sono le compagne di viaggio di cui non posso fare a meno. Quando sono in sala, si spengono le luci e il proiettore inizia a girare, sono nella mia dimensione :)! Discepola dell' indimenticabile Nora Ephron, tra i miei registi preferiti posso menzionare Steven Spielberg, Tim Burton, Ferzan Ozpetek, Quentin Tarantino, Hitchcock e Robert Zemeckis. Oltre il cinema, l'altra mia droga? Le serie tv, lo ammetto!

Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Cinema

TFF 38: Fried Barry, la recensione del delirante film di Ryan Kruger

Published

on

unnamed 2

Diretto, prodotto e sceneggiato da Ryan Kruger, approda al Torino Film Festival edizione n.38, una  commedia fantascientifica intitolata Fried Barry. Il Sud Africa è il paese d’origine e Gary Green il suo protagonista.

Un uomo tossicodipendente e già di suo alquanto svalvolato, almeno all’apparenza, un giorno di punto in bianco viene scelto  dagli extraterrestri come cavia. L’alieno dentro di lui vuole provare dunque ogni tipo di esperienza umana e così come un’ameba l’uomo/alieno inizia a muoversi per inerzia in giro per la città, facendo ogni cosa e lasciandosi trasportare dagli eventi senza capacità di giudizio, finchè l’ospite avrà finito con questo inutile involucro.

Un film assurdo, con poca possibilità di percezione positiva. Tutta colpa o merito (dipende dal personale gradimento) di Ryan Kruger, visto il suo coinvolgimento nell’opera, avendo ricoperto i ruoli di regista, produttore e sceneggiatore. La scrittura come la messa in scena, peccano di banalità e troppo semplicismo; al nostro protagonista succedono cose davvero incredibili, ma non per spettacolarità quanto più per scadente plausibilità, come se ad ogni angolo della strada ci fosse qualcuno che aspetta proprio lui, per fare sesso o regalargli droghe o chissà cos’altro.

unnamed 3

Situazioni impensabili, personaggi strambi e poca cura per le performance attoriali come per il realismo delle azioni che compiono, con errori riconducibili ad un principiante alle prime armi.
Una nota positiva risiede invece nella fotografia, contraddistinta da un tono quasi finto patinato, mediante un uso accurato di luci e colori, che senz’altro esaltano il film perlomeno visivamente. 

Se si volesse provare a fare una sovralettura con l’intento di trovare un significato recondito e strettamente ispirato, si potrebbe parlare del corpo umano come semplice involucro, che viaggia parallelamente all’animo, all’essenza, a ciò che costituisce la coscienza e la volontà di agire.
Oltre a questo, noi umani abbiamo anche limiti dettati dalla nostra fragilità e dall’essere mortali, che gli alieni (almeno quelli di questo film) non sembrano avere. Pertanto da un lato ci si trova di fronte a limiti fisici, dall’altro ad emozioni che invece sono solo nostre, come l’amore, che per un alieno provare potrebbe voler dire godere di autenticità, un potere sconsiderato ed inaspettato agli occhi di un essere superiore.

Sicuramente il protagonista ha un impatto visivo peculiare, sottolineato da questo sguardo sempre allucinato che vanta una valenza macchiettistica, anche forte dell’aspetto fisico stesso dell’attore Gary Green. Detto questo, credo di aver voluto cercare un qualche messaggio un po’ troppo sofisticato per un prodotto delirante che si rivela essere caratterizzato da un potenziale interessante, ma realizzato davvero male, che non credo rimarrà nell’immaginario comune o meglio ci resterà saldo, ma per essere d’esempio quando ci si riferirà a prodotti di qualità infinitamente bassa.

Continue Reading

Cinema

TFF 38: Regina, la recensione del film

Published

on

regina francesco montanari e ginevra francesconi scaled 1

Direttamente dal 38° Torino Film Festival arriva un dramma tutto nostrano, Regina, diretto da Alessandro Grande e interpretato tra gli altri da Francesco Montanari e Ginevra Francesconi.

Una ragazzina piena di sogni e speranze vive sola col padre dopo la prematura perdita della madre. Il loro è un forte legame, ma tutto si rompe apparentemente quando i due un giorno diventano protagonisti di una situazione più grande di loro, inaspettata. E’ qui dunque che il sogno di fare la cantante, sostenuto dal padre che a sua volta ha dovuto abbandonare il suo di musicista per crescere la figlia, si infrange, perchè non coincide con una confusione mentale ed emotiva, difficile da superare.

unnamed 1

Regina, un dramma realistico ed emozionante


Un film breve, di soli 82”, che racconta una storia complessa, non tanto nella trama quanto nella dinamica dei sentimenti, talmente delicati e intimi da essere difficili da trasmettere appieno agli occhi di chi osserva. Un dramma che sa di vero, intenso, che riesce ad infondere profondità tramite una storia pervasa di denso spessore. Una vita già distrutta da un evento drammatico che non ci viene mostrato ma solo suggerito, va poi incancrenendosi finendo in frantumi grazie al secondo avvenimento, il quale rompe l’equilibrio che i due protagonisti stavano cercando di ricostruire insieme.

L’ ennesima batosta di una famiglia spinta a sopportare e subire invece che scegliere, cercando di andare avanti, ma sporcata di menzogne e falsità che fanno da presupposto per cercare di stabilire una normalità. Queste fondamenta sono come un terreno franabile poiché niente è più saldo quando ciò che ti spinge non è sincero. La differenza la fa la propria coscienza, l’onestà che ci caratterizza; non si riesce a tener su una vita con basi fragili.

regina film 2020 8450

Quando si è onesti di natura, non si può fare a meno di essere corretti, prima o poi si deve fare i conti con l’insormontabile peso della propria coscienza o si crollerà come un castello di carte. Il senso di colpa è ben rappresentato in questo film, tramite una ragazzina incapace di sopportare una ulteriore condanna senza colpa, in una vita troppo giovane per essere così già piena di traumi. Anche il feeling tra padre e figlia è perfetto; gli attori protagonisti sono riusciti a rendere l’affiatamento necessario, portando realismo e di conseguenza empatia con lo spettatore.

Peccato per un rallentamento circa a metà durata, delineato anche da un pochino di confusione che a tratti fa perdere man mano di incisività rispetto alla fase iniziale, inciampando su se stesso e perdendo ritmo e dinamicità. Tutto sommato, però, il messaggio arriva forte e chiaro, seppur con qualche difetto, rimane una pellicola da vedere che può toccare corde sensibili negli occhi di chi guarda. 

Continue Reading

Cinema

TFF38 | Funny Face, storia d’amore muta contro la violenza del Sistema

Published

on

off funnyface 01

A Girl Walks Home Alone at Night, come nell’omonimo film del 2014 di Ana Lily Amirpour. Ma la giovane musulmana di Funny Face, nuovo lavoro dell’americano Tim Sutton, non è una vampira come quella di Sheila Vand, bensì una ragazza in rotta di collisione con gli zii che la ospitano in casa e che vorrebbero imporle un coprifuoco destinato a non essere mai rispettato.

Nelle sue lunghe passeggiate notturne, Zama incrocerà un altro ragazzo inquieto di nome Saul, che come lei lotta contro un potere costituito, quello di chi vuole imporre dall’alto una gentrificazione forzata, espressione di un modello di sviluppo predatorio e violento.

Funny Face | il nuovo film di Tim Sutton

Il nuovo film di Tin Sutton fa di tutto per distinguere nettamente i personaggi: cambia tipo di fotografia a seconda di chi è in scena e pone tra loro e la macchina da presa materiali di separazione diversi (i vetri pulitissimi e oscurati del suv su cui viaggia Jonny Lee Miller, quelli sporchi e opachi della vettura di Saul e Zama). Pur scadendo spesso in similitudini facili e banali (le maschere come lo chador) e affidandosi pigramente ad immagini derivative per descrivere l’avidità delle classi più agiate (sesso e denaro), Funny Face marginalizza le ingenuità della propria scrittura lavorando maggiormente sugli spazi e rendendo le persone che li attraversano semplici fenomeni vibrazionali destinati ad essere abbattuti o, al massimo, impiegati per scopi utili a qualcuno o a qualcosa.

off funnyface 02

La forma della città

I due, protagonisti pasolinianamente difensori della “forma della città”, sono agitati da un moto armonico che reagisce ad una perturbazione dell’equilibrio con una accelerazione di richiamo proporzionale allo spostamento subìto, come oggetti ancorati ad una molla. I due seguono traiettorie indefinibili che li fanno avanzare e poi li costringono sempre a tornare sui loro passi. Sutton li segue con la macchina da presa in queste loro lunghe camminate, a volte dalle spalle, a volte attraverso carrelli laterali che ricordano quelli che accompagnavano le passeggiate di Eszter Balint in Stranger Than Paradise di Jim Jarmusch.

La dilatazione dei tempi narrativi

Sutton, al solito, dilata i ritmi del racconto, si emancipa dalla necessità dei dialoghi (come il precedente Dark Knight, anche questo sarebbe ugualmente comprensibile senza di essi) e fa della stilizzazione estrema la sua cifra stilistica. La differenza tra le classi subalterne (gramscianamente “marginali” e mai “fondamentali”, non essendo in grado di competere per l’egemonia) e quelle dominanti sta nel modo in cui si affrontano le cose. Infatti se i due personaggi principali parlano pochissimo e sono mossi da emozioni e pulsioni istintive, che non possono essere spiegate, i ricchi imprenditori che vogliono occupare gli spazi in cui questi si muovono parlano tantissimo e spiegano i loro piani attraverso lunghi monologhi o estenuanti conversazioni.

Nessuna recensione trovata! Inserire un identificatore per la recensione valido.

Continue Reading
Advertisement

Facebook

Advertisement

Popolari