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Interviste

Geostorm, intervista a Gerard Butler: “Vorrei essere salvato da Wonder Woman!”

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Il 1° Novembre arriva al cinema Geostorm, il nuovo disaster movie con Gerard Butler alle prese con le gravi conseguenze del cambiamento climatico che coinvolgono tutto il mondo. In seguito ad una terribile serie di disastri naturali che colpiscono il pianeta, i capi di stato delle maggiori potenze mondiali si riuniscono per definire la realizzazione di una complessa rete di satelliti in grado di controllare le condizioni meteorologiche e garantire la sicurezza dei cittadini.

Qualcosa però va storto: a causa di un malfunzionamento tecnico, il sistema studiato per scongiurare le catastrofi naturali e proteggere la Terra, diventa la causa principale della sua distruzione. La rete di satelliti che gravita intorno al pianeta provoca tempeste di proporzioni epiche, tsunami, frane, uragani e terremoti che minacciano di spazzare via tutto. L’unico modo per arginare gli attacchi climatici è scoprirne la vera causa. Ma sarà una corsa contro il tempo.

L’attore inglese, noto in particolare per 300 e Attacco al Potere, è stato a Roma per presentare Geostorm in anteprima. Molto disponibile, sorridente e in ottima forma nonostante la stanchezza del tour promozionale del film, ci ha raccontato molte curiosità di questa avventura tra Terra e Spazio e non solo.

Gerard Butler in Geostorm

Cosa hai trovato più interessante quando hai letto la sceneggiatura?

La cosa che mi è piaciuta di più è stata la dimensione e lo scopo del film. Questa sorta di idea epica delle conseguenze che accadono in questo piccolo e bello family drama, con quest’uomo che, in un certo senso, ridimensiona il suo modo di essere ed impara ad essere un padre per sua figlia, oltre che a lavorare ed apprezzare di più suo fratello. Questa è la parte che ho trovato più emozionante ma, allo stesso tempo, ho amato tutto quello che c’è nel mezzo, perché in questo film c’è il dramma, c’è l’azione ed è anche un thriller per via della corruzione politica. Questi aspetti sono tutti ben integrati tra di loro e non si trovano facilmente in altri film. Ringrazio ancora di avere avuto l’opportunità di prendere parte ad un’avventura simile e sono curioso di vedere come il pubblico prenderà parte a questa avventura.

C’è stata una routine specifica che hai seguito prima delle riprese?

Dipende dalla scena di cui si parla. A volte no, altre volte mi è bastato studiare il copione o parlare con gli altri attori o con il regista. Ho appena finito di girare “Keepers”, un thriller psicologico che parla di tre guardiani del faro alle prese con una serie di sfortunati eventi e, ad un certo punto, il personaggio che interpreto perde la testa un po’ alla volta, quindi ho dovuto girare delle scene emotivamente intense e pazzesche, ma ho avuto anche bisogno dei miei spazi, per ascoltare musica, leggere o concentrarmi. Fondamentalmente dipende dalla scena o dal tipo di film. Sono tanti gli aspetti in gioco. A volte sei il centro di una determinata scena, sei coinvolto in un incidente, sei sotto shock, sei esausto, sei bloccato e poi stai di nuovo lottando. Nel corso di una giornata, ti ritrovi coinvolto in 200 ciak o giù di lì e, per ogni ripresa, devi mantenere sempre lo stesso livello di sfinimento e di dolore. E questo è il motivo per cui questo genere di film mi invecchiano velocemente.

Gerard Butler a Roma

Che cosa fai nella vita di tutti i giorni per salvare il pianeta?

Cerco di essere più consapevole dell’impronta che lascio su questo pianeta, cerco di ridurre lo spreco di acqua o di energia e mi dedico alla raccolta differenziata. Cerco di dare il mio contributo, in relazione anche a quanto successo di recente a Houston e nei Caraibi, cercando di mandare messaggi positivi o spingendo altra gente a dare il proprio contributo.

Il tuo personaggio ricorda un po’ quello di Bruce Willis in “Armageddon”. A chi ti sei ispirato per interpretare questo ruolo, se ti sei ispirato a qualcuno?

In tutta onestà ho dimenticato cosa avesse detto Bruce Willis in “Armageddon” ma, a proposito, “Armageddon” è stato uno dei primi film per cui ho fatto un provino, non per il ruolo di Bruce Willis, ma per un ruolo minore. Ho dovuto esercitarmi così tanto sul mio accento texano da essere nervoso e poco convincente. Era la mia prima volta ad Hollywood, mi ci ero trasferito da poco, e per ragioni diverse, e finii con il fare un provino per “Armageddon”. Non credo di essermi ispirato a qualcuno. Eravamo alla NASA, dalle parti di New Orleans, dove realizzano le nuove tecnologie, gli shuttle e i serbatoi per il carburante, ho parlato con astronauti e scienziati ed ho fatto esperienza non solo di quello che ti dicono, perché è affascinante, ma di quello che sono, in quanto scienziati, il loro modo di esprimersi. Il tutto è stato interessante, ma non direi e non credo di essermi mai ispirato a qualcuno per un ruolo perché, piuttosto che ispirarmi a qualcuno preferisco trarre ispirazione da nuove cose.

Dopo averti visto controllare il tempo in un film [Geostorm], secondo te, l’uomo di oggi sarebbe in grado di usare questo potere ed essere preparato ad un simile evento?

Io credo che l’uomo possa controllare i fenomeni atmosferici solo fino ad un certo punto, come ad esempio sta succedendo in Russia, dove hanno costruito delle macchine per affrontare i nubifragi nel loro piccolo, per tenere sotto controllo questi fenomeni, ma nel film tutto è più grandioso e surreale e non credo che nella realtà si potrebbe mai arrivare ad una simile invenzione. Però c’è qualcosa che possiamo fare e ci attiviamo pensandoci prima, cercando di evitare che una situazione diventi catastrofica. Se c’è qualcosa che possiamo fare, la possiamo fare solo prima, anche se penso che non stiamo facendo abbastanza per aiutare l’ambiente. L’aspetto interessante del film [Geostorm], inoltre, è che quando si scoprono nuove tecnologie, se pensiamo alla nanotecnologia, la biologia di sintesi e alle macchine di Intelligenza Artificiale, non si considerano i rischi futuri, inventi un drone oggi e questo, prima o poi, verrà a chiedere lo scotto, perché siamo vulnerabili. Questa è l’idea dietro al film: il secondo in cui si inventa una nuova tecnologia, si diventa vulnerabili anche all’abuso che se ne fa.

Cosa ne pensi delle donne che interpretano delle supereroine e cosa penseresti se mai dovessi girare un film e dovesse essere una donna quella che ti salva?

Uno dei miei film preferiti degli ultimi tempi è “Wonder Woman” e mi sono divertito a vedere la protagonista combattere contro i cattivi. Conosco Gal, è una ragazza fantastica e nel film è stata grandiosa. Penso che se il film fosse quello giusto non avrei problemi a farmi salvare da una bella donna, che magari alla fine mi guarda negli occhi e mi propone di fare un bel viaggio insieme. Accetterei qualsiasi ruolo, purché sia interessante, divertente e diverso dal solito.

Una scena dal film Geostorm

In questo film interpreti un eroe action iconico che può fare quel che desidera, ma quali sono i tuoi supereroi nella vita reale?

Io non credo che lui possa fare proprio tutto quello che desidera e non credo nemmeno che sia il tipico eroe action, non ha nemmeno il fisico adatto, anche se è intelligente. Lui è alle prese con tante difficoltà e questa è la cosa che ho trovato interessante. Non vuole essere un eroe e non sa come fare per essere un eroe. Se posso essere sincero, nella vita reale, la persona che mi ispira è mia madre. Mia madre mi ha cresciuto da sola, senza un marito. Con tre figli è arrivata dal Canada con soli 14 dollari in tasca, pregando l’Air Canada di farla salire a bordo. Non aveva titoli di studio, ha cresciuto i suoi figli e contemporaneamente ha lavorato. Io sono stato prima un avvocato e ora anche un attore e non avrei avuto le stesse opportunità se mia madre non mi avesse insegnato a lavorare sodo e ad essere una brava persona.

Nel 2011 hai dichiarato che stavi registrando un album. Stiamo aspettando ancora. Dov’è?

Oh mio Dio! L’album! E’ vero, ne ho parlato e lo stavo registrando, ma il progetto non è più andato in porto, forse un giorno lo farò, ma al momento sono impegnato, ho 6 film in uscita, incluso questo di cui stiamo parlando ora, e ne ho prodotti 4 di questi 6, non ho molto tempo né per la vita privata, né per la musica.

Il film racconta la storia di due fratelli e la loro lotta. Come ti sei preparato per il ruolo, hai attinto dalla tua esperienza personale, dalla tua infanzia o qualcosa di simile?

Credo che molto dipenda dalla sceneggiatura, ma tra me e Jim (Sturgess) c’è un bel rapporto ed abbiamo discusso molto insieme su quale fosse la storia di questi due personaggi prima del film. Abbiamo parlato molto anche con il regista ma, essenzialmente, è un bel copione. La storia dei due fratelli mi ricorda anche un po’ la mia. Ho un fratello più grande che si metteva sempre nei guai e ad un certo punto gli ho detto: ‘Guarda che sei tu il fratello maggiore, tu dovresti prenderti cura di me e non il contrario.

Se potessi tornare indietro nel tempo, ad esempio agli inizi della tua carriera di attore, quale consiglio daresti alla versione giovane di te stesso?

Beh, se penso al film che ho appena finito di girare, probabilmente gli direi di prendersi maggiore cura di se stesso, fisicamente parlando. Per un film ho dovuto prendere quasi 12 chili e poi ho dovuto perderli per un altro. In quanto attore, ci sono tanti rischi a cui si va incontro e la vita è una sola. Alla versione giovane di me stesso, probabilmente, direi anche che, dopo aver terminato le riprese di un film, di ricordarsi anche di andare a fare una passeggiata, andare in bicicletta o andare in campeggio.

 

Puoi dirci qualcosa sui tuoi prossimi progetti, sia come attore che come produttore?

Non so come sia potuto succedere, ma ho una cifra imbarazzante di film in uscita prossimamente: Geostorm, Hunter Killer, un film interessante, quasi completamente girato sott’acqua, Keepers, basato su una storia vera, e poi c’è Den of Thieves, per la cui uscita sono molto emozionato. Ho anche girato un cameo per una commedia di Jamie Foxx, in cui recitano anche Robert Downey Jr e Benicio Del Toro. Ho anche appena finito di girare alcune parti per Dragon Trainer 3 e presto tornerò sul set per Angel Has Fallen. E forse sto anche dimenticando un altro paio di progetti.

Il cinema e la scrittura sono le compagne di viaggio di cui non posso fare a meno. Quando sono in sala, si spengono le luci e il proiettore inizia a girare, sono nella mia dimensione :)! Discepola dell' indimenticabile Nora Ephron, tra i miei registi preferiti posso menzionare Steven Spielberg, Tim Burton, Ferzan Ozpetek, Quentin Tarantino, Hitchcock e Robert Zemeckis. Oltre il cinema, l'altra mia droga? Le serie tv, lo ammetto!

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Cinema

Le Mans ’66, James Mangold parla del suo nuovo film a Roma

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le mans 66

Il regista James Mangold (Walk The Line, Logan – The Wolverine) ha presentato  a Roma il suo ultimo film Le Mans ’66, ambientato nel mondo delle corse automobilistiche al tempo della spietata concorrenza tra Ford e Ferrari, e ispirato alla vera storia dell’amicizia tra Carroll Shelby e Ken Miles, rispettivamente interpretati dai due formidabili attori Matt Damon e Christian Bale. Alla presenza della stampa, e insieme a Remo Girone (che nel film interpreta Enzo Ferrari) il regista Mangold ha spiegato com’è nato questo film e cos’è per lui il cinema.

Signor Mangold, le volevo chiedere se è vero che da un grande storyteller (narratore di storie) derivano grandi responsabilità? 

J. Mangold: in verità io non so se sono un grande storyteller, ma di sicuro so di prendermi le mie responsabilità facendo film. La cosa più semplice che mi viene da dire è che in effetti spesso i film che vediamo possono essere noiosi o non appassionanti, e quindi dal momento che io amo fare film, se avessi mai davvero pensato di far annoiare le persone o di “addormentarle” lascerei proprio perdere il mestiere di regista.

Signor Girone, che indicazioni ha ricevuto sul set da James Mangold?

R. Girone: James Mangold è un grande direttore di attori e io credo che mi abbia insegnato molte cose. Lui ha un occhio molto attento e si accorge subito se un attore dà l’impressione di recitare e se lavora solo in favore della macchina da presa senza essere veramente calato nel personaggio. 

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D: Questo film è una metafora del filmmaking moderno, o della società moderna? Le corporation da un lato e dall’altro il talento e l’arte?

Certamente io mi rivedo molto in Shelby e Miles e in tutto questo ambiente anche se per il cinema non è esattamente la stessa cosa. Da una parte è pur vero che per fare film devi avere soldi, idee, sponsor, e devi convincere le persone della realtà dei tuoi sogni. Lo sforzo, in generale, che dobbiamo fare tutti in questo mondo per realizzare le nostre idee è quello di convincere, e quindi se la domanda è sì o no, la mia risposta è sì! Poi c’è anche da dire che lo sport negli anni in cui è ambientato il film era senz’altro un qualcosa di più puro, innocente, adesso invece è molto più simile a una corporazione, una questione di profitti e interessi, ed è un sistema che è molto peggiorato negli anni. Anche nel cinema senza dubbio devi trovare un equilibrio tra arte e commercio, ma è il motivo anche per cui amo fare film, ed è sempre una scelta quella di entrare nell’arena o meno.

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D: Com’è stato lavorare con due superstar come Matt Damon e Christian Bale?

J. Mangold: Come sa anche Remo, Matt e Christian sono due attori davvero “facili”, nel senso che hanno la testa sulle spalle e amano il loro mestiere, amano recitare. E non si considerano delle grandi superstar ma quando sono sul set si considerano semplicemente degli attori al lavoro, e poi io non sono molto paziente con chi non approccia il mestiere di attore in questo modo. In questo film ci sono davvero tanti grandi attori e in ogni caso io sul set mi sento sempre un po’ il papà di tutti loro e non posso spendere tutto il mio tempo solo con due attori, ho bisogno che ci sia un team e che collabori. Matt e Christian sono esattamente così, sono generosi, sempre disponibili con i loro colleghi. Io li conosco entrambi da oltre vent’anni e quindi mi è sembrato davvero come se stessi girando un film con degli amici.

D: Remo, in questo film Enzo Ferrari è visto un po’ come l’uomo da battere. Com’è stato interpretare questo personaggio che per il nostro Paese ha rappresentato davvero tanti successi?

R. Girone: É stato davvero bello interpretare Enzo perché si tratta di un personaggio conosciuto universalmente oltre che di un uomo di fondamentale importanza per la storia italiana. Sul set tutte le macchine sono a grandezza naturale, ricostruite, ed erano tutte portate da un team di tecnici che non mi conoscevano come attore, ma quando hanno visto che io ero quello che faceva Ferrari hanno tutti voluto fare una foto con me. 

D: Quanto è stato importante la ricerca di materiale per il film?

J. Mangold: Beh in un film come questo si tratta di uno sforzo monumentale di ricerca. Avevamo un intero team di persone a fare ricerche perché bisognava raccogliere davvero tante informazioni. Non solo libri e lettere ma anche documentari da visionare, materiale d’archivio, e c’erano davvero tante registrazioni interessanti di eventi, foto, film. Abbiamo visionato tutto e devo dire che per quanto mi riguarda gli elementi più intimi dei personaggi sono sempre quelli che mi interessano di più. E c’è un aneddoto relativo a una scena e al rapporto con Miles e suo figlio Peter: la scena in cui sta tramontando il sole e loro sono all’aeroporto e Miles descrive il suo punto di vista, la sua filosofia in merito alle corse e a tutto quel mondo. Ecco, quel dialogo è stato diciamo tratto da un’intervista radiofonica di Ken Miles che noi abbiamo poi inserito nella sceneggiatura. In quel dialogo è spiegato bene quello che Miles concepiva come una sorta di “matrimonio” che deve instaurarsi tra il pilota e la macchina da corsa, in maniera da capire nei minimi dettagli e nelle sfumature fin dove una macchina può spingersi o meno, guidando con la consapevolezza di quei limiti. 

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R. Girone: Oggi per un attore è anche un po’ più facile reperire informazioni perché grazie a internet si possono trovare tante cose. Io per esempio ho visto le interviste di Enzo Biagi a Ferrari, i video degli amici e dei collaboratori che parlano di lui. Documentarsi oggi come attore è senz’altro più a portata di mano e ti permette di accedere a tanti dettagli ed elementi che magari prima era davvero difficile avere. 

D: Quanto conta il lavoro estetico e di fotografia in questo film?

J. Mangold: Io e il mio direttore della fotografia Phedon Papamichael abbiamo un rapporto davvero stretto. Ci conosciamo da tanto tempo e la cosa che più ci unisce è il fatto che quando siamo su un set entrambi cerchiamo l’interiorità dei personaggi, la loro vita intima e più profonda. Io vedo il mio lavoro in maniera molto semplice e questo da un lato mi aiuta anche a realizzare film più complessi.  D’altronde, secondo me l’effetto più speciale che si può ottenere in un film è quello di riuscire a fotografare il volto umano e carpirne i pensieri, i sentimenti, percepirne le emozioni. Il mio obiettivo ultimo è quello di fare film che poi la gente ricorda. E infatti i film che io amo di più non sono quelli più costosi o spettacolari ma quelli che riescono a farmi sentire qualcosa, suscitarmi qualche emozione. E in fondo la cosa che accomuna me e Phedon è il fatto che siamo sulla stesa linea d’onda, entrambi cerchiamo nell’immagine quel pensiero umano capace di catturare e restituire l’emozione in un film.  

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Cinema

Maleficent 2: Signora del Male, Angelina Jolie e Michelle Pfeiffer a Roma (conferenza stampa)

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Maleficent 2 (In uscita il 17 ottobre prossimo). Un mondo di fiaba tra creature magiche, principesse e regine. Ma anche un mondo fatto di donne dolci, forti e volitive, pronte a lottare per il proprio posto nel mondo. Pre-apertura della sezione  – dedicata ai ragazzi – Alice nella città della Festa del Cinema di Roma edizione 2019, è stato presentato alla stampa Maleficent 2: Signora del Male. Presenti alla Conferenza stampa le due bellissime attrici coprotagoniste Angelina Jolie (nei panni dark di Malefica) e Michelle Pfeiffer (nei panni della regina Ingrith).

Nel film ci sono dei personaggi complessi, stratificati. Cosa è stato, davvero, ad appassionarvi di questa storia?

Jolie: La cosa interessante di questo film è la rappresentazione della forza nelle sue varie forme. Ci sono donne forti, ma anche uomini forti, ed è stato interessante vedere l’interrelazione esistente tra tutti questi elementi.

M. Pfeiffer: Credo che Angie abbia detto bene. Nel film noi siamo  – Aurora (interpretata da Elle Fanning), Malefica, e Ingrith – tutte donne  molto forti anche se in maniera estremamente diversa, e credo che di fatto sia questa la parte più interessante del film.

Nel film si parla di maternità, vissuta diversamente dalle due protagoniste. Cosa ne pensate e cosa pensate in generale del concetto di famiglia?

Jolie: Il personaggio di Malefica diventa madre in un modo del tutto particolare, e probabilmente lei stessa pensava che non sarebbe mai diventata madre, ovvero un po’ quello che è successo anche a me. Da giovane pensavo che non sarei mai stata abbastanza “brava” da poter essere una madre, anche se mia madre diceva che proprio il fatto di dubitare mi avrebbe reso una brava madre. Eppure, in fondo Malefica crede di essere la persona giusta per Aurora e si impegna molto nel suo ruolo, impara a suo modo a essere madre. E in quella sorta di lotta con sé stessa lei diventa più sicura del suo ruolo, e in qualche modo è proprio la maternità a salvarla, a darle equilibrio, dal momento che di suo Malefica non è proprio un personaggio così stabile o equilibrato.

Sono sicura che la famiglia non sia solo quella rappresentata dai legami di sangue, e credo di essere stata molto fortunata ad avere la famiglia che ho sempre voluto, con tanti figli, e da ognuno di loro ho imparato qualcosa. Per questo motivo, per il fatto di condividere l’esperienza di una maternità “diversa”, il personaggio di Malefica mi sta molto a cuore, tocca delle corde legate a un’esperienza che in fondo ci accomuna.

M. Pfeiffer: Spesso si sente fare dalle persone domande come: è il tuo vero figlio? Sei la sua vera madre? – E penso che queste domande siano davvero fuori luogo, e che fondamentalmente le persone le facciano per superficialità, ignoranza. Io ho cercato di interpretare il mio ruolo di madre nella maniera più naturale, e innocente possibile.

Di solito un attore/un’attrice si cimenta con personaggi tratti dalla realtà. In questo caso invece siamo in una dimensione prettamente di favola. Quali sono le difficoltà nell’interpretare ruoli come questi?

Jolie: A essere onesti è davvero divertente. Senz’altro voi penserete che vestirmi da grande uccello nero con le ali non sia stata proprio la mia felicità, ma in realtà è stato molto divertente. Interpretare un ruolo così ti dà una libertà estrema che non hai con altri ruoli. Hai le ali, le corna e di fatto sei mentalmente proiettato in un mondo parallelo. A volte come attore devi interpretare ruoli davvero seri e devi cercare di ricreare fedelmente un personaggio, ma in film come questi noi attori giochiamo anche molto e invitiamo il pubblico a giocare con noi. 

M.Pfeiffer: Di base l’approccio è esattamente lo stesso a quello di un personaggio reale, ovvero si cerca di rintracciarne l’umanità. Ovviamente si tratta un po’ di una sfida quando devi interpretare una fata con le ali, ma penso che allo stesso tempo sia più divertente perché puoi sottrarti a molte regole. Nel film io interpreto un’umana quindi non c’è stato tutto il divertimento che si sperimenta a interpretare un essere magico, però sono anche piuttosto maligna e cattiva e quindi per me il divertimento  e la sfida sono stati tutti nel rendere il mio personaggio multi cromatico, con varie sfaccettature. Il fatto di essere cattiva, di spaventare le persone e di rappresentare una minaccia per Malefica sono stati tutti elementi di estremo divertimento. 

maleficent 2

Angelina Jolie e Michelle Pfeiffer a Roma

M. Pfeiffer, come si fa a invecchiare con tanta grazia?

M. Pfeiffer: Beh ainvecchiare con grazia non so in realtà come si faccia. Si cerca di fare del proprio meglio considerando che c’è molta pressione in particolare sulle donne e sul loro processo d’invecchiamento. Credo che ognuna di noi faccia del proprio meglio e credo sia davvero la risposta più saggia che io possa darti. 

Nel film c’è un invito all’inclusione e alla diversità. Quanto è importante oggi questo tipo di messaggio?

Jolie: Si tratta di un messaggio estremamente importante perché oggigiorno i ragazzi delle nuove generazioni sono sempre più interconnessi tra loro. Eppure, nonostante siamo così connessi e vicini, assistiamo a una crescente ondata di odio, indipendenza, divisioni, tanto è vero che anche la politica riesce a ottenere appoggio cavalcando queste visioni. Si tratta di un processo destabilizzante e dettato perlopiù dall’ignoranza, però è anche vero che questo tipo di idee non potranno mai vincere perché il mondo è in realtà un posto bello e pieno di diversità, multiculturalità. E tutti noi in fondo sappiamo che possiamo solo restare uniti e accettare le diversità se vogliamo un mondo migliore per i nostri figli. 

Nel film ci sono dolo due scene in cui siete entrambe sullo schermo. Vi sarebbe piaciuto fare qualche scena in più insieme?

Jolie:  Sì assolutamente, mi sarebbe piaciuto perché ci siamo divertite davvero tanto insieme. Però è anche vero che è stato divertente sapere che stavamo andando una incontro all’altra. Magari però nel prossimo film…

Le protagoniste sono tre donne.  Secondo voi è vero che negli ultimi anni le donne al cinema stanno conquistando maggiori ruoli da protagoniste?

Jolie: No, in realtà non credo. Anche sei anni fa eravamo due donne. Il fatto è che in questo film anche il cattivo, ovvero l’antagonista, è una donna. Credo che in questo film però sia importante anche vedere il rapporto che le donne hanno con gli uomini, e quanto apprendono da loro, quanto si affidino all’idea di costruire dei legami, una famiglia.

D’altro canto è pur vero che c’è in atto una discussione sulle donne e su come dovrebbero essere, magari più forti, o combattive. Per esempio, per il film abbiamo discusso molto sul ruolo di Aurora. Ci siamo domandati se infine avesse dovuto prendere la spada e combattere, ma poi abbiamo creduto che fosse giusto lasciare che Aurora restasse dolce e mite, perché la forza di Aurora è proprio nella sua dolcezza. E infine abbiamo pensato come sia sempre giusto lasciare a ogni donna il proprio ruolo, lasciare che segua la propria indole, lasciare che resti così com’è.   

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Cinema

X-Men: Dark Phoenix, intervista a Michael Fassbender e Nicholas Hoult

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X-Men: Dark Phoenix (puoi leggere qui la nostra recensione) l’ultimo capitolo della saga dedicata ai celebri mutanti che hanno popolato i fumetti Marvel, arriva al cinema il 6 giugno distribuito da 20thCentury Fox. Scritto e diretto da Simon Kinberg, il nuovo episodio è interpretato da Sophie Turner, James McAvoy, Michael Fassbender, Jennifer Lawrence, Nicholas Hoult, Tye Sheridan, Alexandra Shipp e Jessica Chastain. In occasione dell’uscita nelle sale cinematografiche italiane a partire da domani, potete scoprire di più su alcuni dei personaggi principali del film sui mutanti.

Nella prima intervista l’attore Michael Fassbender parlerà del suo ruolo nei panni di Magneto.

Questo atteso episodio è la storia di uno dei personaggi più amati della saga degli X-Men, Jean Grey, che si evolve nell’iconica Dark Phoenix. Nel corso di una pericolosa missione nello spazio, Jean viene colpita da una potente forza cosmica che la trasforma in uno dei più potenti mutanti di tutti i tempi. Lottando con questo potere sempre più instabile e con i suoi demoni personali, Jean perde il controllo e strappa qualsiasi legame con la famiglia degli X-Men, minacciando di distruggere il pianeta.

La seconda intervista riguarda l’attore Nicholas Hoult nel ruolo della Bestia.

Il film è il più intenso ed emozionante della saga, mai realizzato prima. È il culmine di vent’anni di film dedicati agli X-Men, la famiglia di mutanti che abbiamo amato e conosciuto deve affrontare il nemico più devastante: uno di loro. Ed infine la terza intervista vede come protagonista proprio Jean Grey, la Dark Phoenix, interpretata da Sophie Turner, reduce dal successo de Il Trono di Spade.

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