Connettiti a NewsCinema!

Interviste

Geostorm, intervista a Gerard Butler: “Vorrei essere salvato da Wonder Woman!”

Pubblicato

:

Il 1° Novembre arriva al cinema Geostorm, il nuovo disaster movie con Gerard Butler alle prese con le gravi conseguenze del cambiamento climatico che coinvolgono tutto il mondo. In seguito ad una terribile serie di disastri naturali che colpiscono il pianeta, i capi di stato delle maggiori potenze mondiali si riuniscono per definire la realizzazione di una complessa rete di satelliti in grado di controllare le condizioni meteorologiche e garantire la sicurezza dei cittadini.

Qualcosa però va storto: a causa di un malfunzionamento tecnico, il sistema studiato per scongiurare le catastrofi naturali e proteggere la Terra, diventa la causa principale della sua distruzione. La rete di satelliti che gravita intorno al pianeta provoca tempeste di proporzioni epiche, tsunami, frane, uragani e terremoti che minacciano di spazzare via tutto. L’unico modo per arginare gli attacchi climatici è scoprirne la vera causa. Ma sarà una corsa contro il tempo.

L’attore inglese, noto in particolare per 300 e Attacco al Potere, è stato a Roma per presentare Geostorm in anteprima. Molto disponibile, sorridente e in ottima forma nonostante la stanchezza del tour promozionale del film, ci ha raccontato molte curiosità di questa avventura tra Terra e Spazio e non solo.

Gerard Butler in Geostorm

Cosa hai trovato più interessante quando hai letto la sceneggiatura?

La cosa che mi è piaciuta di più è stata la dimensione e lo scopo del film. Questa sorta di idea epica delle conseguenze che accadono in questo piccolo e bello family drama, con quest’uomo che, in un certo senso, ridimensiona il suo modo di essere ed impara ad essere un padre per sua figlia, oltre che a lavorare ed apprezzare di più suo fratello. Questa è la parte che ho trovato più emozionante ma, allo stesso tempo, ho amato tutto quello che c’è nel mezzo, perché in questo film c’è il dramma, c’è l’azione ed è anche un thriller per via della corruzione politica. Questi aspetti sono tutti ben integrati tra di loro e non si trovano facilmente in altri film. Ringrazio ancora di avere avuto l’opportunità di prendere parte ad un’avventura simile e sono curioso di vedere come il pubblico prenderà parte a questa avventura.

C’è stata una routine specifica che hai seguito prima delle riprese?

Dipende dalla scena di cui si parla. A volte no, altre volte mi è bastato studiare il copione o parlare con gli altri attori o con il regista. Ho appena finito di girare “Keepers”, un thriller psicologico che parla di tre guardiani del faro alle prese con una serie di sfortunati eventi e, ad un certo punto, il personaggio che interpreto perde la testa un po’ alla volta, quindi ho dovuto girare delle scene emotivamente intense e pazzesche, ma ho avuto anche bisogno dei miei spazi, per ascoltare musica, leggere o concentrarmi. Fondamentalmente dipende dalla scena o dal tipo di film. Sono tanti gli aspetti in gioco. A volte sei il centro di una determinata scena, sei coinvolto in un incidente, sei sotto shock, sei esausto, sei bloccato e poi stai di nuovo lottando. Nel corso di una giornata, ti ritrovi coinvolto in 200 ciak o giù di lì e, per ogni ripresa, devi mantenere sempre lo stesso livello di sfinimento e di dolore. E questo è il motivo per cui questo genere di film mi invecchiano velocemente.

Gerard Butler a Roma

Che cosa fai nella vita di tutti i giorni per salvare il pianeta?

Cerco di essere più consapevole dell’impronta che lascio su questo pianeta, cerco di ridurre lo spreco di acqua o di energia e mi dedico alla raccolta differenziata. Cerco di dare il mio contributo, in relazione anche a quanto successo di recente a Houston e nei Caraibi, cercando di mandare messaggi positivi o spingendo altra gente a dare il proprio contributo.

Il tuo personaggio ricorda un po’ quello di Bruce Willis in “Armageddon”. A chi ti sei ispirato per interpretare questo ruolo, se ti sei ispirato a qualcuno?

In tutta onestà ho dimenticato cosa avesse detto Bruce Willis in “Armageddon” ma, a proposito, “Armageddon” è stato uno dei primi film per cui ho fatto un provino, non per il ruolo di Bruce Willis, ma per un ruolo minore. Ho dovuto esercitarmi così tanto sul mio accento texano da essere nervoso e poco convincente. Era la mia prima volta ad Hollywood, mi ci ero trasferito da poco, e per ragioni diverse, e finii con il fare un provino per “Armageddon”. Non credo di essermi ispirato a qualcuno. Eravamo alla NASA, dalle parti di New Orleans, dove realizzano le nuove tecnologie, gli shuttle e i serbatoi per il carburante, ho parlato con astronauti e scienziati ed ho fatto esperienza non solo di quello che ti dicono, perché è affascinante, ma di quello che sono, in quanto scienziati, il loro modo di esprimersi. Il tutto è stato interessante, ma non direi e non credo di essermi mai ispirato a qualcuno per un ruolo perché, piuttosto che ispirarmi a qualcuno preferisco trarre ispirazione da nuove cose.

Dopo averti visto controllare il tempo in un film [Geostorm], secondo te, l’uomo di oggi sarebbe in grado di usare questo potere ed essere preparato ad un simile evento?

Io credo che l’uomo possa controllare i fenomeni atmosferici solo fino ad un certo punto, come ad esempio sta succedendo in Russia, dove hanno costruito delle macchine per affrontare i nubifragi nel loro piccolo, per tenere sotto controllo questi fenomeni, ma nel film tutto è più grandioso e surreale e non credo che nella realtà si potrebbe mai arrivare ad una simile invenzione. Però c’è qualcosa che possiamo fare e ci attiviamo pensandoci prima, cercando di evitare che una situazione diventi catastrofica. Se c’è qualcosa che possiamo fare, la possiamo fare solo prima, anche se penso che non stiamo facendo abbastanza per aiutare l’ambiente. L’aspetto interessante del film [Geostorm], inoltre, è che quando si scoprono nuove tecnologie, se pensiamo alla nanotecnologia, la biologia di sintesi e alle macchine di Intelligenza Artificiale, non si considerano i rischi futuri, inventi un drone oggi e questo, prima o poi, verrà a chiedere lo scotto, perché siamo vulnerabili. Questa è l’idea dietro al film: il secondo in cui si inventa una nuova tecnologia, si diventa vulnerabili anche all’abuso che se ne fa.

Cosa ne pensi delle donne che interpretano delle supereroine e cosa penseresti se mai dovessi girare un film e dovesse essere una donna quella che ti salva?

Uno dei miei film preferiti degli ultimi tempi è “Wonder Woman” e mi sono divertito a vedere la protagonista combattere contro i cattivi. Conosco Gal, è una ragazza fantastica e nel film è stata grandiosa. Penso che se il film fosse quello giusto non avrei problemi a farmi salvare da una bella donna, che magari alla fine mi guarda negli occhi e mi propone di fare un bel viaggio insieme. Accetterei qualsiasi ruolo, purché sia interessante, divertente e diverso dal solito.

Una scena dal film Geostorm

In questo film interpreti un eroe action iconico che può fare quel che desidera, ma quali sono i tuoi supereroi nella vita reale?

Io non credo che lui possa fare proprio tutto quello che desidera e non credo nemmeno che sia il tipico eroe action, non ha nemmeno il fisico adatto, anche se è intelligente. Lui è alle prese con tante difficoltà e questa è la cosa che ho trovato interessante. Non vuole essere un eroe e non sa come fare per essere un eroe. Se posso essere sincero, nella vita reale, la persona che mi ispira è mia madre. Mia madre mi ha cresciuto da sola, senza un marito. Con tre figli è arrivata dal Canada con soli 14 dollari in tasca, pregando l’Air Canada di farla salire a bordo. Non aveva titoli di studio, ha cresciuto i suoi figli e contemporaneamente ha lavorato. Io sono stato prima un avvocato e ora anche un attore e non avrei avuto le stesse opportunità se mia madre non mi avesse insegnato a lavorare sodo e ad essere una brava persona.

Nel 2011 hai dichiarato che stavi registrando un album. Stiamo aspettando ancora. Dov’è?

Oh mio Dio! L’album! E’ vero, ne ho parlato e lo stavo registrando, ma il progetto non è più andato in porto, forse un giorno lo farò, ma al momento sono impegnato, ho 6 film in uscita, incluso questo di cui stiamo parlando ora, e ne ho prodotti 4 di questi 6, non ho molto tempo né per la vita privata, né per la musica.

Il film racconta la storia di due fratelli e la loro lotta. Come ti sei preparato per il ruolo, hai attinto dalla tua esperienza personale, dalla tua infanzia o qualcosa di simile?

Credo che molto dipenda dalla sceneggiatura, ma tra me e Jim (Sturgess) c’è un bel rapporto ed abbiamo discusso molto insieme su quale fosse la storia di questi due personaggi prima del film. Abbiamo parlato molto anche con il regista ma, essenzialmente, è un bel copione. La storia dei due fratelli mi ricorda anche un po’ la mia. Ho un fratello più grande che si metteva sempre nei guai e ad un certo punto gli ho detto: ‘Guarda che sei tu il fratello maggiore, tu dovresti prenderti cura di me e non il contrario.

Se potessi tornare indietro nel tempo, ad esempio agli inizi della tua carriera di attore, quale consiglio daresti alla versione giovane di te stesso?

Beh, se penso al film che ho appena finito di girare, probabilmente gli direi di prendersi maggiore cura di se stesso, fisicamente parlando. Per un film ho dovuto prendere quasi 12 chili e poi ho dovuto perderli per un altro. In quanto attore, ci sono tanti rischi a cui si va incontro e la vita è una sola. Alla versione giovane di me stesso, probabilmente, direi anche che, dopo aver terminato le riprese di un film, di ricordarsi anche di andare a fare una passeggiata, andare in bicicletta o andare in campeggio.

 

Puoi dirci qualcosa sui tuoi prossimi progetti, sia come attore che come produttore?

Non so come sia potuto succedere, ma ho una cifra imbarazzante di film in uscita prossimamente: Geostorm, Hunter Killer, un film interessante, quasi completamente girato sott’acqua, Keepers, basato su una storia vera, e poi c’è Den of Thieves, per la cui uscita sono molto emozionato. Ho anche girato un cameo per una commedia di Jamie Foxx, in cui recitano anche Robert Downey Jr e Benicio Del Toro. Ho anche appena finito di girare alcune parti per Dragon Trainer 3 e presto tornerò sul set per Angel Has Fallen. E forse sto anche dimenticando un altro paio di progetti.

Il cinema e la scrittura sono le compagne di viaggio di cui non posso fare a meno. Quando sono in sala, si spengono le luci e il proiettore inizia a girare, sono nella mia dimensione :)! Discepola dell' indimenticabile Nora Ephron, tra i miei registi preferiti posso menzionare Steven Spielberg, Tim Burton, Ferzan Ozpetek, Quentin Tarantino, Hitchcock e Robert Zemeckis. Oltre il cinema, l'altra mia droga? Le serie tv, lo ammetto!

Continua a leggere
Clicca per commentare

Lascia qui il tuo commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Cinema

Green Book, la conferenza stampa

Pubblicato

:

green book

Green Book è un film che fa bene al cuore. L’amicizia nata nel 1962 tra un uomo di colore e un uomo bianco, sono al centro del film diretto da Peter Farrelly, con Viggo Mortensen e Mahershala Ali. In questi 130 minuti dove a regnare sono le tante risate e i momenti di riflessione, i due protagonisti dimostrano che il sentimento come l’amicizia, non si ferma davanti a differenze di sesso e di razza. Durante la conferenza stampa, l’attore Viggo Mortensen ha stupito l’intera platea ascoltando le domande dei giornalisti in Sala Petrassi totalmente privo di cuffiette per le traduzioni, e risposto in maniera esaustiva alle domande con un italiano a tratti maccheronico.

Questo film è tratto da una storia vera. Come hai reso tuo questo personaggio?

Quando ho letto la sceneggiatura ho capito subito che era tra le più complete che avessi mai ricevuto. Ho trovato una storia vera basata su eventi veri, che fanno ridere e piangere. Io non sono italiano ma ho lavorato con attori italo-americani davvero bravi. L’importante era non farne una caricatura. Mi ha aiutato molto avere a che fare con la famiglia Vallelunga. È stato un film davvero importante. Green Book non ti dice cosa fare, cosa pensare, cosa dire o pensare. È un viaggio che ti fa ridere, piangere e riflettere allo stesso tempo. È una storia del passato che fa riflettere sul presente.

Per la prima volta dirigerai un film. Che tipo di regista sei?

Nella mia carriera ho trovato dei grandissimi registi. Tutti hanno delle tecniche di regia diverse, ma l’importante è fare lavoro di squadra. Non voglio fingere di fare tutto, ma voglio fare questo film ed ho bisogno dell’aiuto di tutta la squadra. Infatti ho detto al mio staff che se hanno idee per il film, devono parlarmene, senza avere paura di farlo. Potrebbe sembrare una storia noiosa il viaggio di due persone in una macchina, ma con il lavoro di squadra si è trasformato in qualcosa di formidabile.

Questo è un film importante, soprattutto per gli ultimi tempi. Cosa ne pensi?

Onestamente questo film non è importante solo per questi tempi. Storie come questa, aiutano ad essere meno ignoranti. Non è un problema che riguarda solo l’Italia o l’America ma tutto il resto del mondo. La cosa peggiore è che ci sono leader politici che dovrebbero essere informati ma in realtà, spesso sono quelli più ignoranti o a volte fingono di esserlo per restare al potere. Per questo ci si chiede: ma cosa votiamo a fare, se non abbiamo voce in capitolo per cambiare le cose? Basta poco anche uno “scusa” per avere un po’ di umanità verso il prossimo. Questa è una storia che ti invita a riflettere ed è un esempio per i giovani.

Per interpretere Tony Lip hai dovuto ingrassare e parlare italiano. Che tipo di preparazione hai effettuato?

Ho preso 20kg per questo ruolo. È stato più facile ingrassare che dimagrire, in questo anno, soprattutto per la mia età. Per quanto riguarda l’italiano, è una lingua che conosco e quando sul copione era scritto di parlarci, improvvisavo. Stando a contatto con la famiglia Vallelonga ho scoperto un mix tra italiano e dialetto calabrese. D’altronde si capisce che la famiglia appartiene al sud Italia. Divertente è stato l’aneddoto al ristorante della famiglia di Tony Lip, dove il figlio del protagonista ha iniziato a portarmi portate diverse, come quattro piatti di pasta che ho dovuto mangiare per non offenderli, entrando nel mood della tipica famiglia italiana. Il cibo mi ha schiacciato, ma per me è stata una sfida. Ho anche fatto delle ricerche sulla loro famiglia.

Visto che conosci l’italiano, ti piacerebbe lavorare con un regista italiano?

Sarebbe una bella sfida. Ho fatto una volta un film con un regista francese pur non conoscendo approfonditamente la lingua. Conosco anche l’arabo. Il cinema italiano ha ottimi registi. Da quando sono qui ho conosciuto solo Tornatore, ma nonostante questo, non mi sento di fare un nome con la quale lavorare. Vedremo…

 

Continua a leggere

Cinema

RomaFF13, Sigourney Weaver: “Per un regista io non sono una scelta logica, ma un’intuizione”

Pubblicato

:

Sigourney Weaver

Sigourney Weaver è ospite alla 13° edizione della Festa del Cinema di Roma per ricordare alcuni dei suoi successi sul grande schermo, da Ghostbusters al cult di fantascienza Alien, che hanno plasmato la sua carriera di attrice all’insegna della versatilità. Prima di essere protagonista di un Incontro Ravvicinato con il Direttore artistico Antonio Monda, la star di Hollywood ha incontrato la stampa. “La cosa interessante per me è sempre la storia. Ghostbusters è stata una fantasia sui fantasmi e poi tutto si è spostato verso la fantascienza, un genere sofisticato adesso che affronta alcune grandi domande sull’esistenza (chi siamo?, dove andiamo?, cosa succede al nostro pianeta?) In America abbiamo grandi scrittori di fantascienza” ha affermato, continuando poi a condividere la sue esperienza dentro e fuori dal set sorridente e disponibile.

I suoi genitori sono entrambi attori. Ha imparato qualche lezione importante da loro?

Ho ammirato molto entrambi. Mio padre mi ha fatto innamorare di questo mondo e di questa arte. Faceva soprattutto programmi televisivi e quando tornava la sera a casa si capiva che si era divertito. Per questo mi ha fatto sviluppare una inclinazione verso questo mondo. Mia madre invece non parlava mai della sua carriera che ha dovuto abbandonare quando ha sposato mio padre. Non l’ha mai superata, e mi diceva sempre che è un mondo corrotto e di starne lontana, perché tutti volevano solo portarti a letto e approfittarsi di te.

Agganciandoci al consiglio di sua madre, cosa ne pensa del recente scandalo molestie con Harvey Weinstein e tutto quello che ne è derivato? E crede che per le donne qualcosa sta cambiando nell’industria cinematografica?

Era ora direi. E’ stato un passo fondamentale nella lotta per la qualità sul posto di lavoro. Queste donne coraggiose che hanno parlato hanno iniziato una rivoluzione, però l’industria che io conosco, delle troupe, dei registi, volevano che le cose cambiassero da molto tempo e che il cinema fosse più aperto alle donne. Credo che ci sia ancora molto da fare, ma siamo sulla strada giusta per un cambiamento, la parità e l’uguaglianza.

Il regista migliore con cui ha lavorato? 

Ho lavorato con registi molto diversi, ma tutti meravigliosi. James Cameron ha intuito in modo sottile come potevo lavorare, mentre ad Ang Lee, mentre giravamo Tempesta di Ghiaccio, bastava uno sguardo per capire cosa dovevo o non dovevo fare.

Conosce il cinema italiano?

Ho incontrato Luca Guadagnino e mi ha chiesto di essere in un paio di suoi film, ma uno poi non lo ha mai girato e un altro io non l’ho potuto fare. Però tutti sappiamo l’importanza del cinema italiano. In particolare ho visto e amato Roma di Fellini. 

Come ha vissuto l’esperienza di Alien? Si immaginava il successo che è arrivato dopo aver fatto quel film?

Ridley Scott aveva fatto I Duellanti e questo era il suo secondo film. C’era molta improvvisazione sul set e, venendo dal teatro questo un po’ mi spaventava, ma in fondo adoro farmi trasportare un po’ da tutte le parti quando faccio il mio lavoro. Alien è stata una grande sfida e poi sono passati due anni per fare un altro film. Lo ricordo come un film fantastico e innovatore semanticamente, ne sono molto orgogliosa. 

Non le hanno mai proposto il ruolo di una fidanzata o una moglie?

Quando parlavo con i produttori si volevano subito sedere perchè ero troppo alta. Appena mi vedevano non riuscivano a considerarmi una potenziale fidanzata di qualcuno perchè li mettevo in soggezione per la mia fisicità. Un anno vissuto pericolosamente forse è stato l’unico ruolo di quel tipo. Ma nella mia carriera sono stata ingaggiata da registi molto fantasiosi, perché la mia scelta non era mai logica ma solo l’intuizione di qualcuno.

Continua a leggere

Alice nella Città

Skam Italia 2: intervista esclusiva ai protagonisti e qualche anticipazione

Pubblicato

:

skam italia 2

Casa Alice ha ospitato il cast di Skam Italia, la serie creata da Julie Andem, portata al successo in Italia dal regista Ludovico Bessegato per TimVision. Skam Italia è il remake dell’omonima serie norvegese iniziata nel 2015 e terminata nel 2017, che ha ottenuto ottimi risultati a livello mondiale. La versione italiana fa parte di un progetto internazionale a cui molti Paesi hanno deciso di contribuire con le proprie caratteristiche territoriali e sociali, pur rimanendo fedeli all’idea originale. Per la versione nostrana è stata scelta Roma. La città eterna è l’ambiente all’interno della quale i giovani studenti di un liceo romano narrano le proprie vicende, mostrando carattere, debolezze, primi amori e dubbi sulla propria identità sessuale.

La particolarità di Skam Italia è il rapporto che si viene a creare tra il personaggio e lo spettatore, riuscendo a condividere messaggi di WhatsApp e aggiornamenti sui social network dei protagonisti, proprio come avviene quotidianamente nella realtà. In questo modo si ha la possibilità di conoscere segreti e indagare su alcune situazioni poco chiare che portano avanti la storia. Nel corso della prima stagione, sul sito web di Skam Italia, ogni giorno vengono rilasciate delle clip che compongono un episodio. L’incredibile successo derivato da questa serie, seguita e amata da milioni di adolescenti in tutta Italia, ha creato un grandissimo richiamo di interesse e approvazione. L’entusiasmo dimostrato dal pubblico e della critica è stata la scintilla che ha convinto i produttori e il regista a confermare l’inizio delle riprese di una terza stagione di Skam Italia.

La domanda che tutti si sono posti dopo l’ultimo episodio della prima stagione è stata: “Cosa ci riserveranno i prossimi episodi?” NewsCinema.it prova a svelarvi qualche curiosità su quello che vedrete nella seconda stagione, offrendovi l’intervista esclusiva con i protagonisti della serie, durante la presentazione delle prime due clip del terzo episodio all’interno della 16° edizione di Alice nella città. Presente all’evento il regista e sceneggiatore Ludovico Bessegato e tutto il cast composto della prima stagione più una new entry: Ludovica Martino (Eva Brighi), Ludovico Tersigni (Giovanni Garau), Benedetta Gargari (Eleonora Sava), Federico Cesari (Martino Rametta), Beatrice Bruschi (Sana Allagui), Greta Ragusa (Silvia Mirabella), Martina Lelio (Federica Cacciotti), Giancarlo Commare (Edoardo Incanti), Luca Grispini (Federico Canegallo), Rocco Fasano (Niccolò Fare), Francesco Centorame (Elia Santini) e Pietro Turano (Filippo Sava).

Beatrice Bruschi! Federico Cesari e Pietro Turano.

SKAM Italia e il tema dell’integrazione

Il personaggio di Sana affronta una delle tematiche più scottanti presente nel nostro Paese: l’integrazione. L’attrice che interpreta Sana, parlando del suo personaggio ha detto: “Sicuramente è molto importante il discorso dell’integrazione in Italia. In qualche modo mi sento ambasciatrice di questa situazione. Riscontro una grande responsabilità su questo tema, tanto che ho ricevuto anche molte critiche perché non sono veramente musulmana. Premetto che sto studiando molto questa religione, che mi affascina moltissimo e oggi posso dire di conoscerla bene e chiaramente sto cercando di far fare al mio personaggio un percorso di crescita attraverso l’andamento delle stagioni. Credo che sia importante mandare un messaggio. Per quanto Skam sia una serie semplice, senza pretese, che racconta la quotidianità di giovani ragazzi, un messaggio c’è sempre. Inoltre spero che l’ integrazione, come fa Sana – perché alla fine è cmq integrata, riesce a crearsi a costruirsi un gruppo di amiche ed amici – riesca a realizzarsi e a concretizzarsi anche nella vita reale. Spero che tutte le persone che si sentono emarginate possano trovare la forza di essere se stessi. Come infatti fa Sana. Lei è se stessa. Lei non si preoccupa di dirti che un vestito non ti sta bene. Lei te lo dice, se ne frega di tutto perché lei è fatta così.”

SKAM Italia e la comunità LGBT

Un’altra tematica molto cara ai più giovani è l’orientamento sessuale. Durante la seconda stagione cambierà il rapporto tra Martino e Filippo dal momento che Martino avrà una storia sentimentale con Niccolò? Parlando del mondo delle comunità gay, è stato chiesto a Federico Cesari quali sono le differenze tra Isak, la sua trasposizione norvegese e quella italiana di Martino e se pensa che in un Paese bigotto – sotto certi aspetti – come l’Italia, questa serie possa aiutare a comprendere che l’amore tra due uomini è una cosa naturale, perché  l’amore è universale e non fa alcun tipo di distinzioni sessuali. “Rispetto al personaggio di Isak le tematiche e gli sviluppi vengono riprese dalla versione norvegese, così come anche le dinamiche rimangono invariate. Per quanto mi riguarda io ho cercato di attenermi alle versione norvegese, ma rendendo mio questo personaggio. Nella versione originale Isak è interpretato da un attore bravissimo e sinceramente copiare il suo modo di recitare sarebbe stato paragonato a quello di una “brutta copia” dell’originale. Per questo motivo ho cercato di italianizzare Martino, visto che le mie radici sono ben radicate nella cultura italiana. Per quanto riguarda la speranza che questa serie possa far comprendere, soprattutto agli adulti, che essere gay non vuol dire avere dei problemi, spero vivamente che questa produzione possa simboleggiare un punto di svolta nel nostro Paese. Come ben sappiamo Skam Italia nasce come serie e pertanto ha il potenziale limitato di una serie. Nonostante questo vedo che comunque molti mi scrivono, confidandomi che dopo averla vista sono riusciti a trovare la forza di fare determinate cose. Questo tipo di messaggi rappresentano la mia idea di complimento. Trovo che leggere messaggi come:’Skam mi da la forza di fare questo’ sia una cosa bellissima. Speriamo vivamente di normalizzare la tematica dell’omosessualità, raccontando una normale storia d’amore tra due ragazzi, che viene vissuta in maniera serena, tenendo conto degli sviluppi introspettivi dei personaggi. Noi abbiamo cercato di normalizzarla il più possibile.”

Il nuovo personaggio di SKAM Italia

Agganciandoci alle dichiarazioni rilasciate dall’attore che interpreta Martino, abbiamo scambiato quattro chiacchiere anche con la new entry del gruppo, Filippo Sava, il fratello di Eleonora. Il suo personaggio nella seconda stagione darà una bella scossa alla trama e alla vita di Martino. “Filippo è un personaggio molto ironico che si permette con una sottile ironia, di dire ed essere ciò che vuole. Riesce a mostrare ciò che è realmente, esprimendosi in maniera libera, proprio grazie a questa sua ironia simpatica, semplice e molto onesta. Trovo che questo personaggio sia onesto, profondamente sensibile  – e che come fanno molte persone – cerca di difendersi con il sarcasmo e con un po’ di cinismo, senza perdere mai la sua sensibilità. Questo aspetto emerge proprio nel rapporto con Martino, con il quale cerca fin dall’inizio un contatto per poterlo aiutare, ponendosi come punto di riferimento nella sua vita. Poi con sua sorella ce ne saranno delle belle, ma questo lo vedremo più tardi.”

C’è la speranza che questa serie possa aiutare gli adulti a comprendere il mondo omosessuale durante il periodo dell’adolescenza? Pietro Turano ha risposto: ” Sono convinto che questa storia tra Filippo e Martino, possa aiutare a comprendere che l’amore non ha sesso. Sono anni che io faccio attivismo LGBT e negli anni mi sono reso conto che spesso i giovani si sentono soli. Quando i punti di riferimento non ci sono sul territorio bisogna fare quel passo in più per andarli a cercare. Sempre più spesso ci sono storie come questa raccontata nella serie. Skam è molto vicina alla realtà dei giovani, essendo un prodotto fatto da giovani e per i giovani, con l’auspicio che magari li possa aiutare a compiere quel famoso passo di coraggio, per andare a cercare qualcuno con cui confrontarsi. È vero che siamo in un Paese un po’ bigotto, un po’ difficile, ma Roma non è una città omofoba. Certo, c’è un po’ di tutto in giro e spesso ci si sente soli, ma non bisogna pensare tutto in negativo. Le persone con cui confrontarsi esistono, non si è mai veramente soli e anche l’Italia è un Paese ricco di opportunità, di conoscenza, di confronto, di dialogo, di condivisione. Sono profondamente sicuro che Skam aiuterà i giovanissimi a trovare il coraggio di essere se stessi”.

Continua a leggere
Pubblicità

Facebook

Film in uscita

Novembre, 2018

Nessun Film

Film in uscita Mese Prossimo

Dicembre

Nessun Film

Recensioni

Nuvola dei Tag

Pubblicità

Popolari

X