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Giffoni 2026, Gianluca Gazzoli tra il fenomeno BSMT e Toy Story 5: «Doppiaggio ai talent? Basta il buon senso»

Dallo scantinato più famoso d'Italia alla Cittadella del Cinema. Ospite della programmazione del Giffoni Film Festival 2026, lo speaker di Radio Deejay e conduttore di "Passa dal BSMT" racconta il segreto di una comunicazione fondata sull'ascolto empatico.

Nella programmazione del Giffoni Film Festival 2026, ad attirare l’attenzione dei giurati e del pubblico, è stato lo speaker radiofonico e conduttore televisivo Gianluca Gazzoli. Un filo conduttore invisibile ma potentissimo, ha unito lo scantinato più famoso d’Italia alla Cittadella del Cinema di Giffoni: la capacità di ascoltare.

Tra il lavoro come speaker a Radio Deejay, al successo di Sanremo Giovani fino alle interviste virali del suo Passa dal BSMT, per Gianluca Gazzoli ogni nuovo progetto, rappresenta una nuova sfida da affrontare e prendere di petto. E parlando di sfide, Gazzoli ha prestato la sua voce per il personaggio del cavallo di pezza Bullseye, nel film Disney-Pixar, Toy Story 5.

Il mondo della comunicazione di Gianluca Gazzoli

Se c’è una lezione che Gianluca Gazzoli impartisce in ogni puntata del BSMT è l’ascolto senza il giudizio. Un aspetto che a volte non viene apprezzato e notato come meriterebbe e che giustifica anche il grandioso successo che riscuote da anni, ad ogni intervista.

A partire dalla Generazione Z, passando per i Millennials, fino agli adulti, Gazzoli ha costruito un nuovo modo di comunicare, che mette tutti d’accordo e risulta immediato ed empatico.

Se gli altri format prediligono un modo di intervistare che somiglia a un interrogatorio, Gianluca Gazzoli riesce a far sentire tutti nelle proprie zone di comfort, anche quando vengono trattati argomenti complicati, come la salute mentale e i crolli psicologici.

Gianluca Gazzoli
Gianluca Gazzoli – Foto: Ufficio stampa/Ugo Maria Reale

Intervista a Gianluca Gazzoli

Il conduttore radiofonico, da intervistatore è diventato intervistato, per rispondere a un argomento molto caldo e che sta richiamando l’attenzione dei professionisti del mondo del doppiaggio.

Ovvero, il coinvolgimento dei giovani content creator, chiamati a doppiare film d’animazione, sebbene non lo facciano di mestiere. Un’accusa che pone sotto i riflettori una grave crisi, che da anni sta colpendo il mondo del doppiaggio e che sta diventando sempre più seria, a causa dell’avvento dell’Intelligenza Artificiale.

L’esperienza come doppiatore di Bullseye in Toy Story 5

Ciao Gianluca, nell’ultimo periodo sei diventato anche doppiatore perché hai prestato la tua voce al film d’animazione Toy Story 5. Volevo sapere com’è stata per te questa esperienza.

Personalmente è stato un sogno incredibile. Il mondo del doppiaggio mi ha sempre affascinato. Anche nei miei programmi in radio e al Basement (BSMT), ho invitato grandi doppiatori spesso, perché è un tema che mi ha sempre molto incuriosito e poter essere io dall’altra parte e provare questa esperienza è stato veramente bello. Soprattutto per un film che ha segnato la mia infanzia come Toy Story e pensare oggi, di essere uno di quei personaggi, mi fa molta impressione. 

La polemica dei doppiatori contro i creator

In questo periodo, aleggia anche una polemica nata tra i doppiatori e i talent che doppiano i film, tu cosa ne pensi?

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La polemica l’ho sentita e l’ho letta, va avanti da tanto tempo, in realtà. Direi che fino a che il ruolo del talent, che è la mia figura, che è un professionista di altri ambiti e settori. Io personalmente con la voce ci lavoro da tanti anni e  finché sono limitati a ruoli secondari, credo che ne beneficiano tutti di questo tipo di intervento.

Sia il film perché viene raccontato da altri personaggi, ma anche gli altri doppiatori del cast, quindi i veri professionisti di questo mestiere ne beneficiano in qualche modo, perché poi c’è un racconto anche della loro professione e in realtà io la vedo solo come una cosa positiva, finché viene fatta come tutte le cose del mondo, con il buon senso, che è quella cosa che aiuta sempre.

Leila Cimarelli
Leila Cimarelli
Il mio amore più grande?! Il cinema. Passione che ho voluto approfondire all’università, conseguendo la laurea magistrale in Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale a Salerno. I miei registi preferiti: Stanley Kubrick, Quentin Tarantino e Mario Monicelli. I film di Ferzan Ozpetek e le serie tv turche sono il mio punto debole.

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