La prima giornata della 56° edizione del Giffoni Film Festival è iniziata con la presentazione del film Sunny Dancer del regista George Jacques, prodotto da Kenneth Petric e con protagonista Bella Ramsey.
Premiato alla 76° edizione del Festival Internazionale del Cinema di Berlino, ironia e drammaticità si fondono in questo film, con l’intento di raccontare la battaglia contro il cancro, fuori dalle corsie di ospedale e in una maniera decisamente inedita.
Di cosa parla Sunny Dancer
Ivy (Bella Ramsey) è una diciassettenne determinata, che non ama le etichette, la compassione e i quei discorsi che dovrebbero aiutarti a dare sempre del tuo meglio. Il suo ultimo desiderio è di trascorrere un’estate in un campo di ragazzi sopravvissuti al cancro.
Nonostante i genitori non siano d’accordo con la sua scelta, alla fine, decidono di accettare. Tra amicizie, primi amori e regole pronte per essere infrante, per Ivy questa sarà l’estate più bella della sua vita.
Bella Ramsey al Giffoni 2026 per Sunny Dancer
Le domande poste al regista George Jacques, il produttore Kenneth Petric e l’attrice Bella Ramsey, hanno messo in evidenza, quanto sia stato importante professionalmente e umanamente questo film, soprattutto per la giovane interprete.
Il regista ha dichiarato: “La storia è nata proprio da un caso di cancro avvenuto nella mia famiglia, con la madre tumore seno al terzo stadio. In questo periodo sono stato spesso in contatto con ragazzi che avevano questa malattia e sono rimasto colpito dalla loro estrema normalità, la gioia di vivere che avevano, nonostante avessero il cancro”.
In merito al cast e alla presenza di Bella Ramsey nel cast del film, il regista ha dichiarato: “Bella è un’attrice irripetibile, unica. Per me è stato subito forte il desiderio di averla nel cast. Ho pianto, sudato, ho pregato, ho fatto di tutto pur di averla e i produttori mi sono stati vicino. Una volta avuta nel cast, non solo si è dimostrata fantastica insieme agli altri attori.”
Jacques ha continuato dicendo: “Ma anche gli altri attori si sono dimostrati delle persone fantastiche. Tutti dividevano la stessa auto, esperienza nel gruppo ed era questo il mio intento, creare un gruppo di persone che come nel campo estivo, potessero condividere questa esperienza di formazione.”

Intervista al regista George Jacques
Il regista George Jacques a NewsCinema.it ha parlato di quanto fosse fondamentale per lui e i produttori, fare gruppo e mostrare un lato inedito dei film incentrati su malattie come il cancro.
Sunny Dancer dimostra che a volte, i legami più forti nascono da situazioni inaspettate. Pensi che questo film possa aiutare i giovani a sentirsi meno soli nelle loro fragilità?
“Se ci rifletto, le persone affette da cancro si autodefiniscono membri di un club, nel quale nessuno vuole farne parte. Invece, questo summer camp, è un posto dove si iscrivono e vogliono farne parte, perché è un posto dove vanno i ragazzi che hanno il cancro in remissione e questo li unisci nell’esperienza. E poi, volevo celebrare la loro gioia di vivere piuttosto che mostrare, come sempre, scene di ospedali, di sofferenza e di morte. Volevo mostrare come la vita prendesse il sopravvento in questi ragazzi, grazie al loro istinto vitale”.
Bella Ramsey contro un mostro invisibile
In merito all’esperienza sul set del film Sunny Dancer, Bella Ramsey ha dichiarato: “Nelle settimane in cui abbiamo girato, sono riuscita a vivere una parte della vita che non ero riuscita a vivere prima. A 22 anni ho avuto la mia fase adolescenziale e grazie a questo campo estivo, insieme a quel gruppo di scalmanati, abbiamo vissuto dei momenti eccezionali. Abbiamo vissuto in una bolla emozionale”.
Parlando dei suoi successi maggiori, Il Trono di Spade e The Last of Us, i suoi personaggi si trovano a dover combattere di mostri fantastici, come draghi e zombie. Ma in Sunny Dancer, la Ramsey si trova a dover combattere contro un mostro invisibile: il cancro.
A tal proposito ha affermato: “Tra tutti i mostri, fa decisamente più paura il cancro. Passare da personaggi irreali a personaggi reali per me è stato importante passare da interpretare personaggi del mondo non reale, passando al mondo reale. Il mio è un personaggio calato in una realtà profondamente dolorosa, dal quale tirare fuori una certa intimità. Un’intimità che sicuramente non è immediatamente visibile, a causa dell’età e dell’esperienza”.


