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Horror Mania

Gli psicopatici più convincenti del cinema

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Un film horror classico interpretato da uno psicopatico omicida è sempre un marchio di fabbrica per un buon film. Ci sono pochi assassini sullo schermo, la cui presenza è stata così terrificante da farci fare un salto sulla poltrona e senza i quali alcuni film non sarebbero stati lo stesso. Vediamo più da vicino alcuni di questi psicopatici che hanno spaventato generazioni e generazioni.

Colonnello HANS LANDA  – Bastardi Senza Gloria

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Non c’è una scena recente più tesa dell’incontro ad inizio film del Colonnello nazista Landa con un allevatore francese e la sua famiglia. I suoi sorrisi e le azioni cortesi non sono tanto ingenue e denunciano la sua voglia di ucciderlo in qualsiasi momento. Mentre è più probabile che egli si stato un opportunista piuttosto che un autentico nazista, il rimorso di Landa per l’uccisione di coloro che intralciavano i suoi piani, lo hanno reso nella realtà uno psicopatico perfetto per i libri di storia.

JACK TORRANCE – The Shining

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Di tutte le storie di Stephen King che sono state adattate per un film, non c’è un antagonista migliore del patriarca psicotico Jack Torrance in Shining di Stanley Kubrick, interpretato da Jack Nicholson. Anche se Torrance è stato scritto come un ragazzo pauroso, è stato l’ enigmatico Nicholson che ha dato vita a questo personaggio enigmatico con una follia omicida costruita su vari livelli.

ANNIE WILKES – Misery non deve Morire

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Kathy Bates ha continuato a fare ruoli più cordiali e socievoli dopo il film Misery non deve Morire, ma continua ad essere ricordata ancora per il suo ruolo da Oscar nei panni di Annie Wilkes, una fan ossessiva di un famoso scrittore. Quest’ultimo, di nome Paul Sheldon, resta prigioniero della donna, che lo tortura, costringendolo a finire il suo nuovo libro. Una donna apparentemente innocua, che vive in un piccolo paese da sola, facendo marmellate, si rivela una persona estremamente disturbata.

NORMAN BATES – Psycho

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Lo psicopatico di tutti gli psicopatici è Norman Bates. Legato in modo ossessivo alla mamma scomparsa anni prima, il protagonista di questo celebre film di Alfred Hitchcock in bianco e nero, rimane ancora un simbolo nella moderna cultura pop. Oltre al marchio di fabbrica della colonna sonora indimenticabile, Psycho ci ha sempre incoraggiato a prenotare un’altra camera come diverso punto di vista presso il Bates Motel.

ANTHONY HOPKINS – Il Silenzio degli Innocenti

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Avete presente quando un personaggio è sullo schermo per meno di 20 minuti ma vince l’Oscar come miglior attore? Beh, si tratta del Dottor Hannibal Lecter che ha investito la coscienza collettiva degli spettatori del celebre Il Silenzio degli Innocenti, molto più in fretta di quanto abbia fatto con la co-protagonista Clarice. Non c’è nessun altro film psicopatico servito così deliziosamente su un piatto disumano come quello di Lecter.

ALEX DELARGE – Arancia Meccanica

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Carismatico, allegro e mortale, Alex De Large è un prodotto della violenta gioventù ribelle, un pupazzo della politica che impara una cosa sola: per lui nessun metodo oltre la follia e la violenza è fonte di gioia. Ne seguono mutilazioni e omicidi e un caos generale che lui porta avanti insieme a tre amici che lo assecondano nella sua follia.

TRAVIS BICKLE – Taxi Driver

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New York può certamente essere un luogo solitario in cui vivere. Ma mentre gli abitanti normali partecipano magari ad una partita di softball o vanno a correre a Central Park, Travis Bickle ha altri piani e organizza gli omicidi di figure di governo e protettori locali. E’ terrificante soprattutto considerando che potrebbe essere un normale membro della società, se non facesse strane scelte. La follia di Bickle è ancora in fermento tra quelle luci luminose della città di New York.

JOKER – Il Cavaliere Oscuro

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Non sapremo mai come si è fatto quelle cicatrici, e non importa. Poiché il regno del terrore di Joker per Gotham ha minato fortemente la nostra sanità mentale. Guerriero di strada, maestro della tortura, sono solo alcuni delle esperienze nel curriculum di questo eccentrico personaggio. Anni dopo la sua residenza in Gotham, stiamo ancora cercando di capire se Joker sia un maniaco o se i veri pazzi sono altri. E proprio perchè non lo sapremo mai come ha ottenuto quelle cicatrici, la follia di Joker ancora solleverà questioni per gli anni a venire.

ANTON CHIGURGH – Non è un paese per Vecchi

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Ricordate l’ intimidatorio Anton Chigurh di Non è un Paese per Vecchi? Chiaramente una rappresentazione simbolica di Grim Reaper, Chigurh ha dimostrato di essere ancora molto più spaventoso dei suoi modi tranquilli e del taglio di capelli ordinato. Un sapiente uso di armi e delle attrezzature per combattere lo contraddistinguono.

Il cinema e la scrittura sono le compagne di viaggio di cui non posso fare a meno. Quando sono in sala, si spengono le luci e il proiettore inizia a girare, sono nella mia dimensione :)! Discepola dell' indimenticabile Nora Ephron, tra i miei registi preferiti posso menzionare Steven Spielberg, Tim Burton, Ferzan Ozpetek, Quentin Tarantino, Hitchcock e Robert Zemeckis. Oltre il cinema, l'altra mia droga? Le serie tv, lo ammetto!

Cinema

Venezia 78: Last Night in Soho, la recensione del film

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A Venezia 78 abbiamo avuto l’occasione di vedere in anteprima Last Night in Soho, il nuovo film di Edgar Wright con Anya Taylor Joy, Matt Smith e Thomasin McKenzie. Qui di seguito la video recensione di Lorenzo e Letizia in diretta dal festival.

Last Night In Soho (L’Ultima Notte a Soho) è un thriller psicologico con scene oniriche accompagnate in maniera travolgente e geniale da una colonna sonora vibrante e coinvolgente scelta con cura. Un’inattesa rivisitazione del lato oscuro della swinging London degli anni 60′.

Last Night in Soho uscirà nelle sale italiane il 4 novembre e segue le vicende di una giovane ragazza, appassionata di moda, che misteriosamente scopre il modo di trovarsi negli anni ’60, dove si imbatte nel proprio idolo, un’affascinante cantante che spera di sfondare. Ma Londra negli anni 60′ non è sempre come appare e le cose sembrano andare a rotoli con delle conseguenze.

Un incubo a occhi aperti che regala inquadrature ipnotiche e glamour. Dopo Baby Driver Wright si conferma un regista interessante e curioso che sa come catturare l’attenzione dello spettatore.

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Cinema

Spiral | la saga di Saw tenta di ritrovare nuova verve con Chris Rock

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Solo quattro anni fa Saw Legacy aveva cercato disperatamente di resuscitare il franchise nel momento sbagliato, appena sette anni dopo la sua conclusione, troppo tardi per essere rilevante e troppo presto per puntare sul fattore nostalgia.

Nonostante ciò, gli Spierig Brothers (i primi a mettere le mani sulla saga già con un loro rispettabile curriculum alle spalle) erano riusciti a mettersi efficacemente al servizio di un brand pieno di linee guida già stabilite, con il piglio dei fans affezionati e rispettosi, che si piegano volentieri a un volere superiore e offrono in cambio la propria professionalità. A fronte di un budget di appena 10 milioni di dollari, il film aveva incassato almeno dieci volte tanto, dimostrando il grande interesse attorno alla saga (cosa non affatto scontata).

Attraverso una operazione molto simile (Chris Rock, fan della serie, decide di scrivere il soggetto del nuovo film), il franchise propone nel 2021 l’ennesimo tentativo di cambiare rotta, focalizzandosi sulla componente poliziesca/procedurale e meno su quella orrorifica.

Spiral: L’eredità di Saw riprende il solito pretesto degli ultimi film della saga – c’è un assassino che imita gli omicidi di Jigsaw –  ma stavolta lo declina in una inedita chiave militante (le vittime sono poliziotti corrotti). L’idea, in teoria, sarebbe quella di confezionare un’operazione sferzante sulla scia di Scappa – Get Out. Il risultato, invece, è un film hard-boiled di vecchissimo stampo.

Spiral | from the book of Saw

Spiral è, alla fine dei conti, un capitolo abbastanza classico della saga di Saw, atipico solamente nell’avere per la prima volta un protagonista dotato di carisma a cui poter dedicare tutto lo screentime che vuole. Le trappole omicide sono le più semplici e banali della saga e il film spinge nuovamente il piede sul pedale della violenza (eliminando quella componente ironica introdotta con il penultimo episodio) per mascherare la clamorosa carenza di idee (si sente la mano del veterano Darren Lynn Bousman, di nuovo al timone dopo Saw 2, 3 e 4).

La cosa che però davvero sorprende (in negativo) è che questo epigono poliziesco di Saw riesca ad essere anche uno dei capitoli meno convincenti dal punto di vista della scrittura. Se persino i film peggiori della saga erano comunque riusciti ad imbastire almeno il colpo di scena e la rivelazione finale, usando diversi trucchi furbi e depistando sempre in maniera efficace o come minimo avvincente, questo invece a metà commette un errore clamoroso a causa del quale, quando arriva la “sconvolgente” rivelazione, tutti sanno già cosa aspettarsi.

Il sadismo come cifra della saga

Ambientato in una città accaldata che fa sudare tutti come negli hard boiled di Los Angeles, Spiral cerca in ogni modo di sembrare un film fuori canone, autonomo dalla saga in cui in realtà si inserisce (e anche la release primaverile-estiva appare come una precisa scelta di marketing). E lo fa, stranamente, guardando al cinema americano del passato.

Ma nonostante ci tenga tantissimo alla sua trama di polizia corrotta, infiltrati, colpe dei genitori che ricadono sui figli, reclute e storiacce all’interno del distretto, il fulcro del film è ancora una volta il desiderio di giustizia consumato attraverso la violenza sadica ed efferata.

Anche in questo caso, infatti, il feroce omicida cerca nel pubblico un complice del suo sguardo assetato di sofferenza e privo di pietà. I colpevoli sono sempre ritratti come uomini che non meritano di vivere e le loro azioni, quando vengono presi nei meccanismi letali dell’Enigmista, ne confermano l’egoismo, la stupidità e la totale mancanza di onore. Saw è il vero e possibile equivalente dei film sul Giustiziere della notte degli anni ‘70, che incanalavano lo sfogo sociale di desideri di ordine e rigore. L’aderenza estetica a quel genere di film è forse l’unico elemento di interesse di un capitolo che, invece, non riesce né ad arricchire la saga, né a sfangarla come un dignitoso more of the same.

Spiral | la saga di Saw tenta di ritrovare nuova verve con Chris Rock
2.5 Punteggio
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora
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Cinema

Run | il thriller con Sarah Paulson trova il ritmo giusto

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Run segna il ritorno dietro la macchina da presa di Aneesh Chaganty, che già nel 2018 aveva stupito tutti grazie al successo del piccolissimo Searching, lungometraggio d’esordio capace di incassare oltre 75 milioni a fronte di un costo di produzione inferiore al milione di dollari. Ancora una volta al fianco di Chaganty nello scrivere la sceneggiatura c’è Sev Ohanian, che co-firmava con lui il precedente film.

Stavolta Chaganty preme il pulsante sull’acceleratore e abbandona fin da subito le velleità di complicare la trama con enigmi e meccanismi da spiegare allo spettatore, riducendo all’osso il film e limitandosi all’essenziale.  

Run | il lato morboso di Sarah Paulson

Diane (Sarah Paulson) è una madre dedita ad accudire la figlia Chloe (Kiera Allen), una adolescente disabile. Il comportamento morboso, inquietante ed invadente della donna induce però Chloe a porsi degli interrogativi che la portano a mettere in discussione il suo rapporto con la madre. La loro relazione si trasforma sempre più in una prigione, svelando tetri segreti.

Il passaggio verso l’emancipazione individuale della giovane Chloe è l’inizio di un incubo hitchcockiano, dove l’unica persona che dovrebbe proteggerla e amarla si rivela invece un’aguzzina folle, capace delle peggiori crudeltà pur di tenerla assoggettata al proprio cuore malato. La povera Chloe, ridotta su una sedia a rotelle, costretta a fare colazione con i farmaci e condannata ad una vita di infermità apparentemente senza uscita, ha un solo lieto fine possibile nel quale sperare: che quella sua vita così limitata sia in realtà tutta un’illusione da cui si possa ancora fuggire. Il film vero comincia dopo una decina di minuti, quando l’unico colpo di scena (si fa per dire) è smaltito e può iniziare la corsa a cui allude il titolo.

Il piede sull’acceleratore

Costruito come un thriller, Run – che pone ovviamente l’enfasi sull’azione, quella di scappare, che è negata alla protagonista – è un prodotto di maniera, di cui si intuiscono presto gli sviluppi e i retroscena e che fallisce nel tentativo di rappresentare il terrore di chi si trova nella condizione di dover dipendere in tutto e per tutto da una persona di cui ci si fida ciecamente e di cui invece si scopre presto la completa insincerità. In un’ora e mezzo scarsa di durata, pochissimo tempo viene utilizzato per approfondire la vicenda di cui racconta il film e per esplorare le motivazioni che possono spingere una madre a fare ciò che fa Sarah Paulson nei confronti della figlia.

La scelta dell’attrice di American Horror Story nel ruolo della aguzzina non permette ad una interprete che già altrove aveva espresso con efficacia tutte le sfumature del terrore, di aggiungere un tassello significativo alla sua performance. Run non lascia infatti il minimo dubbio, fin dall’inizio, sul fatto che questa madre tanto amorevole e preoccupata sia in realtà bugiarda e cattiva. Non lo fa lo sceneggiatura, che elimina qualsiasi forma di ambiguità, e non lo fa la Paulson, le cui espressioni mettono subito in chiaro le intenzioni tutt’altro che positive del suo personaggio.

Un thriller di regia e montaggio

In un film che non si pone mai l’obiettivo di sorprendere lo spettatore (a differenza del precedente Searching), tutto è affidato al montaggio e alla regia, che qui riescono a tenere in piedi la baracca e a dare il giusto ritmo ad un thriller che, in mano ad altri, probabilmente avrebbe esaurito tutto il suo potenziale interesse nei primi quindici minuti. Run non è mai un film sbagliato o disonesto, ma uno che deliberatamente sceglie di fare il minimo sindacale che gli viene richiesto, senza approfondire le tematiche che emergono dal racconto. In alcuni momenti, grazie alla mano ferma di Aneesh Chaganty, questo sembra anche poter bastare.

Run | il thriller con Sarah Paulson trova il ritmo giusto
3 Punteggio
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora
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