Dustin Yellin è un artista contemporaneo americano che ha costruito negli anni un linguaggio molto riconoscibile e difficile da collocare in una sola categoria. Le sue opere si posizionano a metà strada tra pittura, scultura, collage e installazione.
Ma il materiale che più di ogni altro definisce il suo lavoro è il vetro. Yellin realizza infatti enormi composizioni facendo co-esistere nello stesso spazio migliaia di frammenti visivi e di oggetti che ci raccontano l’evoluzione dell’umanità attraverso una stratificazione di immagini e simboli.
Con Goodnight Lamby compie il definitivo passaggio dal suo “frozen cinema” al cinema delle immagini in movimento, con l’ausilio di Primordial Soup, ovvero lo studio AI fondato da Darren Aronofsky.
Per animare il film, infatti, è stata utilizzata l’AI di Google DeepMind. Uno strumento potentissimo che ha permesso a Yellin di esplorare il suo complesso universo artistico senza perdere quella indispensabile componente tattile e quel fascino tutto materico delle sue sculture.
Goodnight Lamby, il passaggio al cinema di Dustin Yellin
Il cortometraggio, che il regista ha dedicato a sua figlia Zia, segue la bambina in un viaggio fantastico dentro una delle opere più note del papà, The Politics of Eternity, in cui “cade” mentre è alla ricerca del suo giocattolo preferito. Si tratta di una monumentale scultura-installazione composta da sette grandi pannelli di vetro.
Da lontano può apparire come un unico corpo solido e compatto, ma avvicinandosi, si scopre una cornucopia di immagini, simboli e riferimenti culturali che sembrano galleggiare nello spazio e che ci permettono di osservare una sorta di archivio vivente della coscienza collettiva.

L’eternità non viene rappresentata come qualcosa di spirituale o trascendente, ma come un ciclo continuo in cui la storia tende a ripetersi. Yellin sembra suggerire che l’umanità, infatti, pur cambiando strumenti e tecnologie, continui a seguire pressoché gli stessi modelli culturali e politici. Migliaia di anni fa e così ancora oggi.
Animazione e intelligenza artificiale
Per questo le sue opere sono state spesso interpretate soprattutto come delle meditazioni sull’Antropocene, l’epoca in cui l’essere umano è diventato la principale forza di trasformazione del pianeta.
Una riflessione che ben si sposa – anche concettualmente – con l’impiego dell’intelligenza artificiale al cinema, in un film che però non ha nulla di “sintetico”, ma che anzi rimanda alla stop-motion tradizionale di Jan Švankmajer, dei fratelli Quay o ancora Michel Gondry.
Quello che colpisce del cortometraggio è soprattutto la sua capacità di mescolare registri completamente diversi, presentandosi allo stesso tempo come un affresco rinascimentale, un collage dadaista e un archivio scientifico.
Lo spettatore si lascia guidare all’interno di una quantità quasi infinita di dettagli ed elementi, ma è proprio questa sensazione di sovraccarico e accumulazione a costituire parte del significato della ricerca di Yellin. Uno spazio in cui tutte le immagini della storia umana — miti, scienza, consumismo, religione, tecnologia e catastrofe — convivono senza più confini chiari.

In questo senso, il progetto riflette perfettamente la filosofia di Primordial Soup. Esplorare nuove forme di narrazione nate dall’incontro tra arte, cinema e intelligenza artificiale. Il film non rinuncia quindi alla dimensione artigianale e manuale tipica del lavoro di Yellin, ma la espande in una forma cinematografica capace di trasformare le sue immagini “congelate” in un’esperienza fluida e immersiva.
Il papà di Zia, nelle sequenze in live action del film, è interpretato da Paul Rudd, vecchia conoscenza del regista. Mentre la voce di Copernipus, un polpo che la bambina incontra nel corso della sua avventura, è affidata a Chris Rock.


