In questi giorni Ryan Gosling ha conquistato i riflettori globali grazie al tour promozionale del suo nuovo L’Ultima Missione: Project Hail Mary. Il film, al cinema dal 19 marzo 2026, è tratto dal romanzo Project Hail Mary scritto da Andy Weir, autore anche di The Martian.
Diretto da Phil Lord e Christopher Miller, il film porta nuovamente Gosling nello spazio ma per motivi totalmente diversi da quelli dei suoi film precedenti.
Tra le varie interviste rilasciate, che hanno approfondito il contesto e la produzione di questo nuovo progetto, l’attore si è lasciato scappare qualche curiosità sul suo passato. Tra queste, abbiamo pescato un retroscena inedito che ha svelato ai microfoni di BBC Radio 2 qualche giorno fa.
L’unico incontro col suo mito Sylvester Stallone
Durante l’ospitata che citavamo poco fa, tra domande e aneddoti sul film, a un certo punto la conversazione ha virato sulla connessione tra Rocky, l’alieno del nuovo film, e Rocky, il celebre personaggio interpretato da Sylvester Stallone.
Oltre a confermare la sua ammirazione per l’attore italo-americano e citare film che adora come Rambo, Over the Top e appunto Rocky, Gosling ha raccontato il suo primo, unico e strano incontro con Stallone.
”Mi stavo intrufolando in un posto in cui dovevo andare e ho attraversato la cucina. Anche Stallone era lì, si nascondeva in cucina. Entrambi non volevamo essere a quella festa, quindi siamo rimasti lì e ho potuto parlargli. Mi aveva battuto sul tempo, ma non sembrava lì nascosto, era tipo come se quella cucina fosse sua, per come stava messo. È stato figo, un’esperienza davvero fantastica”.

Poi Gosling ha continuato, immaginando che quel momento sia stato un po’ come lo scambio di battute da film, che ha sempre adorato nelle pellicole di Stallone.
“Mi ha detto così tante cose, è stato davvero utile. In tutti i suoi film ha sempre fatto grandi discorsi da mentore, ad esempio in Over the Top o con Michael B. Jordan nei vari Creed. In un certo senso, ho avuto il mio piccolo momento in cucina, mi ha fatto un fantastico discorso di incoraggiamento”.
Project Hail Mary: il film più difficile per Ryan Gosling
Durante la stessa intervista, l’attore ha poi esternato quanto sia stato difficile preparare questo nuovo film.“È stata così dura fare questo film. È stata la cosa più difficile che abbia mai fatto, e probabilmente che farò mai” ha dichiarato l’attore.
“Tutta la storia è difficile. Loro sono in un’altra galassia, stanno cercando di salvare le stelle, questi alieni vivono in un’altra atmosfera e parlano un’altra lingua. È stato come risolvere tanti problemi per metterli poi nella stessa stanza e persino farli parlare tra loro, il che rispecchiava il processo di lavorazione. In pratica, è come se ci fossero dei meta-strati, con i quali non vi annoierò, ma tutto ciò si aggiunge alla salsa segreta del film”.
In effetti, ciò a cui Ryan Gosling allude, non è affatto da sottovalutare. Se ci si focalizza sulla gamma di sapori che questo film prova ad amalgamare insieme, si può facilmente notare quanto in Project Hail Mary risiedano molti più strati di quelli che sulla carta sembrerebbero esserci.
“Non ho mai fatto un film che con uno spettro così ampio” ha concluso l’attore.
In questo brevissimo video (qui di seguito), abbiamo provato a darvi un’idea del sapore finale che Project Hail Mary lascia allo spettatore. L’abbiamo fatto attraverso altri dieci film, tutti legati a questo nuovo titolo per un motivo o per l’altro ma, ovviamente, non solo per lo spazio. Sarebbe troppo banale.
Di cosa parla L’ultima Missione: Project Hail Mary
Il film racconta la storia di Ryland Grace (Ryan Gosling), un insegnante di scienze che si risveglia da solo su un’astronave, senza memoria e lontanissimo dalla Terra. Mentre cerca di ricostruire la propria identità, riaffiorano ricordi che rivelano una missione cruciale: salvare il sistema solare.
Il Sole, infatti, sta morendo a causa di un misterioso fenomeno che colpisce anche altre stelle, tranne una distante anni luce.
Grazie alle sue competenze scientifiche, Ryland prova a trovare una soluzione, affrontando isolamento e pericoli. Il viaggio prende una svolta decisiva quando incontra un essere alieno, con cui stringe un’alleanza fondamentale per la sopravvivenza.
Nel cast troviamo anche Sandra Hüller (Anatomia di una caduta, La zona d’interesse) Lionel Boyce (The Bear), Ken Leung (A.I. – Intelligenza artificiale), Milana Vayntrub (A cena con il lupo – Werewolves Within).
Nel video di seguito, la nostra recensione del film senza spoiler.

La saga di Rocky: un’icona del cinema tra sport, emozione e riscatto
La saga di Rocky è molto più di una semplice serie di film sportivi: è un vero e proprio viaggio umano che ha segnato la storia del cinema e la carriera di Sylvester Stallone. Tutto nasce nel 1976 con Rocky, un film che racconta la storia di un pugile sconosciuto di Philadelphia, Rocky Balboa, che riceve un’occasione unica per affrontare il campione del mondo Apollo Creed. Più che la vittoria, però, al centro c’è la dignità: la possibilità di dimostrare a sé stesso di valere qualcosa.
Il successo straordinario del primo capitolo – premiato con tre Oscar, tra cui Miglior Film – ha dato vita a una saga che, film dopo film, ha seguito l’evoluzione del protagonista. Nei capitoli successivi (Rocky II, Rocky III e Rocky IV), il personaggio cresce, diventa campione e affronta sfide sempre più grandi, anche simboliche, come lo scontro con Ivan Drago durante la Guerra Fredda.
Con Rocky V e soprattutto Rocky Balboa, la narrazione torna più intima, riflettendo sul tempo che passa e sul senso della sconfitta. Il passaggio di testimone arriva poi con la saga di Creed, dove Rocky assume il ruolo di mentore, dimostrando quanto il suo mito sia ancora attuale.

Dietro le quinte e il legame con Stallone: una storia che ha cambiato tutto
La storia di Rocky è potente anche fuori dallo schermo. Stallone scrisse la sceneggiatura in pochi giorni, ispirato da un incontro di pugilato realmente accaduto, quando era ancora un attore sconosciuto e in difficoltà economiche.
Nonostante offerte importanti, rifiutò di vendere il copione se non fosse stato lui a interpretare il protagonista: una scelta rischiosa che ha cambiato per sempre la sua vita.
Molti elementi iconici del film nascono proprio da questa dimensione “artigianale”: la celebre corsa sulle scale del Philadelphia Museum of Art è diventata una delle immagini più riconoscibili della cultura pop, mentre il tono realistico del primo film deriva anche dal budget limitato e dalla libertà creativa concessa al regista e all’attore.
Nel corso degli anni, Stallone ha più volte raccontato quanto Rocky sia stato fondamentale per la sua esistenza, arrivando a dire che quel personaggio gli ha “salvato la vita”. La sua storia personale si intreccia profondamente con quella di Rocky Balboa: entrambi partono dal nulla, affrontano rifiuti e difficoltà, e riescono a emergere grazie a determinazione e perseveranza.
È proprio questa autenticità che ha reso la saga immortale. Rocky non è solo un film sul pugilato, ma una metafora universale della lotta quotidiana, capace di parlare a generazioni diverse e di restare attuale ancora oggi.

