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Salvatore Garritano, addio al bomber dimenticato: la battaglia contro una malattia rara e la denuncia sul mondo del calcio

Il calcio italiano perde oggi Salvatore Garritano, ex attaccante di Torino, Ternana, Atalanta, Sampdoria, Bologna e Pistoiese, morto a Cosenza all’età di 69 anni.

La notizia della scomparsa di Salvatore Garritano ha commosso tifosi e colleghi. Non è stato solo un atleta di talento, ma anche una voce coraggiosa contro i silenzi del mondo del pallone.

Nato a Cosenza nel 1955, Garritano aveva esordito giovanissimo nella Ternana, conquistando una storica promozione in Serie A. Poi il passaggio al Torino, con cui vinse lo scudetto del 1975-76 nel leggendario gruppo dei “gemelli del gol”. Nel corso della sua carriera, vestì anche le maglie di Atalanta, Sampdoria e Bologna, lasciando il segno per generosità, tecnica e umanità.

La malattia e il coraggio di denunciare

Da oltre vent’anni Garritano combatteva contro una forma di leucemia “capelluta” o leucemia cronica, una malattia rara del sangue che aveva lui stesso collegato all’abuso di farmaci nel calcio degli anni ’70 e ’80.

In un’intervista a L’Avvenire, rilasciata nel 2009, raccontava con lucidità e dolore:
«Tutte le mattine mi sveglio e ringrazio il Signore per tenermi ancora in vita. Io sono un miracolato, e per fortuna che Dio è sempre con me, perché il mondo del calcio mi ha abbandonato».

Parole amare di un uomo che aveva dato tutto al suo sport e che si sentiva dimenticato:
«Sono affetto da una leucemia cronica. Mi dicono che non si muore, ma non è certo uno scherzo conviverci… Sopravvivo a fatica con la pensione da calciatore, 1.400 euro, la maggior parte dei quali servono per mantenere i miei due figli. Ho dovuto mettere in vendita la mia casa di Cosenza, ma nessuno si è fatto avanti».

Garritano denunciava anche il silenzio delle istituzioni sportive: «Ho dato tanto alle squadre in cui ho giocato e speravo in un pizzico di riconoscenza in più. Ho militato in tutte le selezioni della Nazionale, eppure nessuno ha mosso un dito. Solo Albertini si è dimostrato sensibile alla mia situazione».

denuncia calcio
Il mondo del calcio (Foto: Wikimedia Commons) – Newscinema.it

Un grido di verità contro l’abuso di farmaci

L’ex bomber aveva anche parlato apertamente dell’abuso di sostanze nel calcio professionistico, sollevando dubbi e domande che oggi risuonano ancora più forti: «Ci davano il Micoren: ‘prendetelo, serve a rompere il fiato’, dicevano medici e massaggiatori. E noi ci fidavamo, convinti che la carriera venisse prima di tutto. Ho fatto flebo convinto che contenessero solo zucchero, ma chi può dirlo? Ai ragazzi di oggi dico: non prendete niente, sudore e allenamento sono gli unici veri farmaci».

Garritano ricordava con commozione tanti colleghi colpiti da malattie simili — da Bruno Beatrice a Giorgio Rognoni e Giuliano Fiorini — chiedendo più indagini e giustizia per quella che definiva “la generazione della palla avvelenata”.

Il sogno infranto e la dignità fino alla fine

Negli ultimi anni Garritano aveva trovato un po’ di serenità grazie all’incarico di osservatore per il Torino, assegnatogli dal presidente Urbano Cairo su segnalazione dell’amico Ciccio Graziani: «Con quella collaborazione arrivavano 600 euro al mese, che dividevo con mio figlio Francesco. Mi aiutava a cercare giovani talenti, ma il contratto scadeva a giugno e non sapevo cosa sarebbe successo dopo».

Anche nel dolore, però, non aveva perso la fede e la voglia di lottare: «Sogno di tornare a Madrid, dove ho vissuto sei anni. Vorrei ricominciare, tornare a una vita normale e continuare ad offrire il mio contributo al calcio che mi ha dato tanto, compreso il dolore di questi anni».

Salvatore Garritano ci lascia una lezione di dignità, coraggio e fede. Un uomo che ha combattuto fino all’ultimo giorno, denunciando le ombre di un sistema che troppo spesso dimentica i suoi protagonisti. La sua voce rimarrà nella memoria collettiva come quella di un atleta che, anche di fronte alla malattia, non ha mai smesso di dire la verità.

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