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Cinema

Gretel e Hansel | l’horror estetizzante di Oz Perkins arriva in sala

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È da oggi in sala il film Gretel e Hansel, riadattamento firmato Oz Perkins del classico dei fratelli Grimm, crudelissima cautionary tale da sempre immune al trattamento-Disney e invece oggetto di innumerevoli rivisitazioni horror. Il film di Perkins, rimanendo fedele alla narrazione originale, punta tutto su di un impianto estetico accattivante e raffinato.

Gretel e Hansel | i Grimm secondo Oz Perkins

Se è vero che dal 2000 in poi il genere horror mainstream ha seguito l’enorme successo commerciale di pochi e ben definiti titoli (Saw, Paranormal Activity, Insidious, in questo ordine), adattandosi di volta in volta al modello di film che incassava di più, è anche vero che dal 2015 qualcosa è cambiato, grazie soprattutto ad un prodotto decisamente meno dirompente sul fronte degli incassi, ma ugualmente in grado di cambiare la rotta: The Witch di Robert Eggers.

È grazie ad Eggers, infatti, se il filone del folk horror, così in voga negli anni di The Wicker Man, dopo quasi quarant’anni di abbandono, ha riacceso l’interesse del pubblico (e di determinati registi, dai campioni del cinema indie come Ari Aster agli autori raffinati come Luca Guadagnino) nei confronti del cinema a sfondo esoterico. Gretel e Hansel si inserisce esattamente in quel filone. Oz Perkins, sfruttando la celebre favola dei fratelli Grimm come pretesto, utilizza il suo nuovo film per cavalcare quel rinnovato gusto cinematografico verso i boschi, le campagne e la loro realtà alchemica.

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Il magnetismo di Sophia Lillis

Sophia Lillis, sempre più desiderosa di emanciparsi dalla sua Beverly Marsh, prosegue il suo percorso da “final girl” nell’horror a basso budget, stavolta al servizio dell’abile Oz Perkins, che le taglia i capelli come la Giovanna D’Arco di bressoniana memoria. Come già IT dipendeva moltissimo dalla sua bravura (che reggeva il film insieme a Bill Skarsgård), così anche nel nuovo horror di Oz Perkins la giovane attrice dimostra di avere ilperfettophysique du rôle per questo genere di ruoli, il talento, l’intensità e un’estrema naturalezza nel fare cinema che le permette di rubare la scena a qualsiasi altro interprete senza grande fatica.

Con il suo magnetismo, Sophia Lillis cerca di vincere la pochezza irrimediabile del suo personaggio, ma anche lei è costretta a rinunciare all’impresa dopo poco, “accontentandosi” di servire al meglio il ruolo che le è stato scritto. La scelta del film di Perkins si inserisce comunque in maniera coerente nel suo percorso, che la vede attualmente in cerca di una collocazione cinematografica. La Lillis, con una mossa editorialmente astuta, ha scelto di specializzarsi in un genere specifico, pescando autonomamente dallo strettissimo bacino di ruoli pensati per le interpreti della sua età. 

Estetica e narrazione

Oz Perkins e Galo Olivares (direttore della fotografia, allievo di Cuaron) confezionano un film esteticamente sorprendente, tra cambi di formato, giochi di lenti, distorsioni e focus, lavorando sui colori di ogni immagine per mettere in scena quel “verismo” magico e alchemico su cui la fiaba originale dei fratelli Grimm si è sempre basata. Meno “duro” e arido di quello di Eggers, ma più onirico e psichedelico. Solo fintamente retrò (si guarda a Refn più che al cinema degli anni ’50 e ’60).

Pur cercando in ogni modo di rendere chiaro ed esplicito il sottotesto metaforico e morale, Perkins non si “vergogna” del genere, ma addirittura si concede alla exploitation, accetta i meccanismi della serie B e sceglie di non complicare una trama universalmente conosciuta. Nonostante ciò, il suo film fa comunque estremamente fatica ad emanciparsi dallo “showcase” di regia e tecnicismi. Così, nonostante la linearità della trama e il rispetto rigoroso dei canoni cinematografici di riferimento, Gretel e Hansel termina in maniera stanca, accasciandosi su se stesso.

Gretel e Hansel | l’horror estetizzante di Oz Perkins arriva in sala
3.2 Punteggio
Pro
Il fascino magnetico di Sophia Lillis
Contro
Gravi problemi di ritmo
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora

Studente presso la facoltà di Medicina e chirurgia dell'Università degli Studi di Bari Aldo Moro. Autore di diversi articoli pubblicati su mensili locali quali Bisceglie in Diretta e Il Biscegliese e siti d’informazione online locali e non. Ha collaborato con siti di informazione videoludica, come GameBack, GamesArmy e gamempire.it. Attualmente è redattore di Bisceglie24 e gestisce il blog cinematografico Strangerthancinema.it.

Cinema

Mission Impossible 7 | le riprese con Tom Cruise continuano a Venezia

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Continuano senza stop le riprese del settimo capitolo del film Mission Impossible con protagonista Tom Cruise nuovamente nei panni dell’agente Ethan Hunt. Grazie agli scatti che potrete vedere al centro della pagina, avvenuti a opera di Stefano Mazzola, l’attore rigorosamente con la mascherina durante i momenti di pausa, ha salutato tutte le persone accorse lì per lui.

Tom Cruise e le riprese a Roma

Come vi abbiamo mostrato qualche settimana fa, la squadra di Mission Impossible 7 è tornata in Italia, per riprendere a girare a Roma, dopo lo stop forzato del marzo scorso a causa del coronavirus. Cruise diretto dal regista Christopher McQuarrie e dal resto del cast per alcune settimane ha ‘bloccato’ il cuore di Roma, girando molte sequenze d’azione nel Rione Monti e ai Fori Imperiali.

Tra un inseguimento e un altro per le vie del centro, tutta la squadra si è mossa verso il nord Italia, per approdare nella suggestiva Venezia, come viene mostrato in questi scatti.

Leggi anche: Mission Impossible 7 | video dal set a Roma in esclusiva per NewsCinema

Leggi anche: Tom Cruise nello spazio per il prossimo film | svelata la data di partenza

Mission Impossible 7 direzione Venezia

Come era stato preannunciato mesi e mesi fa, nonostante il periodo delicato che il nostro Paese sta attraverso a causa del COVID-19, tutta l’equipe si è spostata a Venezia. Tom Cruise insieme a Pom Klementieff, Hayley Atwell e Simon Pegg, in questi giorni saranno presenti nei tipici canali della città lagunare, per girare le ultime sequenze d’azione, prima di tornare negli Stati Uniti.

Il debutto nelle sale americane del settimo film è previsto per il 19 novembre del 2021. Di conseguenza, l’ottavo già in programma, dovrebbe arrivare agli spettatori di tutto il mondo dal 4 novembre del 2022.

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Cinema

Matthew McConaughey rivela di essere stato vittima di abusi

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L’attore Matthew McConaughey affida al suo libro «Greenlights» il racconto di alcune drammatiche esperienze passate che fino a questo momento non aveva rivelato. “A 18 anni fui molestato da un uomo mentre avevo perso i sensi nel retro di un furgone”, racconta l’attore tra le pagine del libro autobiografico.

Le rivelazioni di McConaughey

L’attore premio Oscar grazie alla sua interpretazione in Dallas Buyers Club ha scritto di non essersi “mai sentito una vittima”, ma anzi di “aver avuto molte prove che il mondo stesse cospirando per rendermi felice”. L’attore racconta anche di un altro episodio di cui fu vittima da ragazzo: “Fui ricattato per fare sesso per la prima volta a 15 anni. Ero certo che sarei andato all’inferno per questo rapporto prematrimoniale. Oggi spero davvero che non sia così”.

Il rapporto con il padre

Tutto il suo vissuto doloroso è stato raccontato nelle pagine di «Greenlights», libro in cui McConaughey, oggi sposato con la modella Camila Alves, da cui ha avuto tre figli, racconta anche del matrimonio burrascoso fra i genitori e del difficile rapporto con il padre James. L’attore definisce la figura paterna “burbera e rigida, ma mi ha insegnato come essere un uomo”. Dal 2016 Matthew McConaughey è uno dei sostenitori del programma contro gli abusi sessuali messo in piedi dall’Università del Texas. 

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Cinema

Rebecca | la recensione del remake Netflix con Lily James

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Rebecca – La prima moglieè stato il solo film del leggendario Alfred Hitchcock a vincere un Oscar per il Miglior film (un dato incredibile se si considera la lunghissima filmografia del cineasta britannico). Il capolavoro hitchcockiano fu ispirato dal celebre classico della letteratura scritto da Daphne du Maurier nel 1938. Nel corso degli anni quella storia ha subito diversi adattamenti: uno radiofonico a cura di Orson Welles, film e miniserie televisive (con interpreti del calibro di James Mason, Jeremy Brett, Charles Dance e Diana Rigg). Degli oltre 15 romanzi che la scrittrice ha prodotto nei suoi 40 anni di carriera, nessuno è stati più amato di Rebecca, la prima moglie.

Adesso tocca a Ben Wheatley, enfant terrible del cinema indipendente a cui si devono film come Kill List e A Field in England, mettere mano a quel racconto. 

Rebecca | il remake di Ben Wheatley

Se gli appassionati della filmografia di Wheatley faticheranno a riconoscere la sua mano, le sue trovate visive (ad esclusione di qualche digressione onirica francamente evitabile) e la sua voglia di scardinare i meccanismi che governano il cinema di genere, è facile capire cosa abbia spinto il regista britannico ad accettare di dirigere la sceneggiatura scritta a sei mani da Jane Goldman, Joe Shrapnel e Anna Waterhouse. Scegliendo di non fare un remake del precedente adattamento hitchcockiano, ma rimanendo invece fedele al romanzo originale, Wheatley “inganna” il suo pubblico proponendo un film dalla risoluzione della vicenda solo apparentemente più lieta, ma invece caratterizzata da un profondo pessimismo.

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Il personaggio di Maxim (interpretato da Armie Hammer) è infatti un altolocato “white man”, manipolatore e abituato a non pagare mai per i propri misfatti. Nonostante quindi lo sguardo decisamente più benevolo riservato al personaggio femminile di Lily James, le sue scelte sembrano sempre il frutto dell’influenza negativa esercitata da Maxim (le cui parole vengono qui messe costantemente in discussione, a differenza di molti adattamenti precedenti).

Un film diviso in due

Il film è rigidamente diviso in due sezioni: la prima, ambientata a Monte Carlo, costruita come un melodramma in costume, la seconda, che si svolge nella tenuta della Cornovaglia di Manderley, che guarda invece al thriller gotico. Wheatley sceglie quindi di adottare un approccio diverso per ciascuna delle due sezioni. Se le scene in Francia sono presentate con colori vivaci e uno sfondo lussureggiante, quelle inglesi sono più cupe e orrorifiche (atmosfere rispetto alle quali il regista si sente chiaramente più a suo agio). 

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Cambiare il senso del racconto

Come già aveva fatto Sofia Coppola con il suo adattamento del romanzo A Painted Devil del 1966, costruendo un period drama in costume impeccabile ed inserendo solo alla fine l’inquadratura in grado di cambiare completamente il senso del racconto rispetto al precedente adattamento cinematografico (La notte brava del soldato Jonathan del 1971 diretto da Don Siegel), così Wheatley trova proprio nel finale la chiave di lettura per attualizzare il romanzo di Daphne du Maurier. E lo fa rendendo evidente allo spettatore la natura fasulla di una serenità che non è tale.

Gretel e Hansel | l’horror estetizzante di Oz Perkins arriva in sala
3.2 Punteggio
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Il fascino magnetico di Sophia Lillis
Contro
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