Torna a dirigere un lungometraggio, a distanza di un decennio da The Neon Demon, Nicolas Winding Refn: in uscita nelle sale italiane il 30 settembre, distribuito da Mubi, Her Private Hell è un’opera stratificata e suggestiva, dove lo stile e l’atmosfera la fanno da padroni. Sophie Tatcher ne è la protagonista, affiancata da due attori sulla cresta dell’onda, quali Charles Melton e Diego Calva.
Fuori concorso al 79esimo Festival di Cannes, la pellicola segna un momento importante per il cineasta danese. Dopo aver portato la sua visionarietà anche sul piccolo schermo, con due serie alquanto apprezzate – Too old to die young e Copenaghen cowboys – Refn realizza qualcosa di controverso, contorto e conturbante. Ma a volte non basta solo l’apparenza, per quanto affascinante possa risultare, per colpire nel segno.
Se la scena di apertura dà immediatamente una chiara indicazione del tipo di ambiente che andremo a esplorare, la sensazione di stupore, meraviglia e magia, lascia sin troppo presto spazio a una sorta di fastidio e di insofferenza. In poco meno di due ore si passa dal rimanere a bocca aperta a fare fatica a rimanere seduti sulla poltrona. E questo non è decisamente un buon segno…

Tra la leggenda di Leatherman e la Yakuza: la trama e i personaggi di Her Private Hell
Elle (Sophie Tatcher) fa l’attrice di professione. Tornata al Tower Hotel per iniziare a lavorare su un nuovo progetto, conosce una giovane ed entusiasta influencer, di nome Hunter (Kristine Froseth). Dopo averla invitata nella sua stanza e averla messa a suo agio, Elle ritrova una sua vecchia conoscenza, Dominque (Havana Rose Liu).
I sentimenti che provava nei confronti della donna riemergono, mentre l’incontro con il padre, Johnny Thunders (Dougray Scott), le dà modo di riflettere sul loro rapporto. La leggenda di Leatherman, uno spirito dai guanti di diamanti, destinato a cercare la figlia in eterno e a uccidere brutalmente chiunque incroci sul suo percorso, le penetra nella mente. Sino al giorno in cui lo vede da una finestra.
Mentre la lavorazione del film procede ed Elle spera di recuperare il tempo perso col genitore, si rende conto che la sua somiglia molto a una battaglia persa. Nel frattempo, anche il soldato K (Charles Melton) combatte qualcosa di simile, vagando per le strade del Giappone alla ricerca di Leatherman. Secondo l’uomo, infatti, lo spirito sarebbe la causa della scomparsa della figlia. Deciso a scoprire la verità e a ottenere la sua vendetta, K finisce nel mirino della Yakuza, prima di essere trasportato in un altro universo…

Un affascinante esercizio di stile: perché il nuovo film di Refn incanta gli occhi ma non il cuore)
Lontano anni luce dalla bellezza e dalla poesia di un capolavoro quale Drive, Refn sceglie di raccontare un altro rapporto umano, con le sue complessità e l’intimità di fondo. Stavolta al centro del discorso c’è una figlia, evidentemente segnata dalla figura paterna che le è capitata. Per quanto cerchi di farsi notare, fallisce sempre.
Quel vuoto, quella mancanza, quel fallimento, la costringono a prendere una strada ambigua, in cui i confini si confondono e sembra impossibile capire davvero chi si è. Circondata di persone che pretendono, fingono, galleggiano in un universo etereo e ineffabile, Elle si aggrappa dove può, a chi può. Anche se forse vorrebbe solo il genitore al suo fianco.
Colui che le ha dato i natali appare però inarrivabile, concentrato com’è su di sé, sul suo ego smisurato, sulle sue relazioni. E proprio una di queste ultime mette in crisi Elle: prima di essere la nuova conquista di Johnny Thunders, Dominique era la sua migliore amica, la sua amante. Tra le due donne esiste un legame autentico, ma ormai contaminato dalle circostanze. L’infelicità e il bisogno appaiono strettamente connessi, elementi fondanti di personalità allo sbando.
Tra la nebbia e la polvere di stelle, i personaggi di Her Private Hell si muovono in questo limbo tra sogno/incubo e realtà/fantascienza, nutrendosi di suggestioni e ammaliando con la loro anima oscura, ambivalente, enigmatica. Peccato che, alla fine, il film somigli a un puro esercizio di stile, per quanto fascinoso sia, senza riuscire a raggiungere una seppur minima profondità nella narrazione.
