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Il 29° TFF apre i battenti con Moneyball – L’Arte di Vincere

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Dichiaro ufficialmente aperto il 29° Torino Film Festival” così ha esordito ieri sera l’attrice Laura Morante, madrina della nuova edizione del TFF presso il Teatro Regio. La serata di apertura ufficiale ha avuto inizio con un video di presentazione di gran parte dei film selezionati per questo festival ricco di lungometraggi, documentari e rassegne interessanti su alcuni registi come Robert Altman e Aki Kaurismaki.

Laura Morante e Gianni Amelio hanno ringraziato tutti coloro che hanno reso possibile questo festival, nato con Nanni Moretti e sopravvissuto fino ad oggi, nonostante le scarse risorse economiche e altre difficoltà. Tanti gli ospiti in sala, da Valeria Golino a Valeria Solarino, fino al regista giapponese Sion Sono a cui è dedicato un’intero focus del Festival. Torino è spesso set cinematografico e, proprio in questi giorni, si stanno svolgendo le riprese di “Venuto al mondo“, film ispirato al romanzo omonimo di Margaret Mazzantini e diretto da Sergio Castellitto. Quest’ultimo, invitato da Amelio sul palco, ha raccontato il suo lavoro affiancato dalla Film Commission di Torino, con un cast brillante che vanta nomi come Emile Hirsch e Penelope Cruz, anch’essi presenti ieri sera.  Tra i fuori programma la manifestazione dei precarri fuori dal Teatro Regio e l’assenza del regista Kaurismaki che doveva salire sul  palco per ricevere il Gran Premio Torino. Ma la serata continua con il film di apertura  “Moneyball – L’arte di vincere” di Bennett Miller, prodotto dallo stesso protagonista Brad Pitt, ispirato ad un libro sul baseball di Michael Lewis.

In sala soltanto dal prossimo 29 gennaio 2012, “Moneyball – L’arte di vincere” apre il TFF con eleganza e intensità, raccontando la storia vera di Billy Beane, giocatore di baseball che decide un giorno di impegnare il suo talento nel management. General Manager degli Oakland A’s dal 2002, Beane si trova a fare i conti con una delle squadre più povere del baseball americano e prova a reinventare questo sport, escogitando un modo innovativo per mettere su una squadra vincente. Con un budget molto limitato, deve scegliere quali giocatori includere negli Oakland A’s, utilizzando un terzo della busta paga dei giocatori di grandi squadre come gli Yankees, i Mets, Red Sox etc…,con l’aiuto di Pete (Jonah Hill), un curioso laureato in Economia che analizza al computer i giocatori come se fossero delle azioni in borsa, prendendo decisioni in base a numeri e statistiche. L’impresa appare difficile, soprattutto perchè la vecchia guardia è molto scettica sull’operato di Beane e non lo appoggia in questa suo coraggioso e bizzarro progetto.

Questo film risulta estremamente attuale e importante per il periodo storico in cui è stato realizzato, ponendo l’attenzione sulla crisi economica che imperversa ancora oggi e che investe ogni settore, compreso lo sport. Come per il calcio in Italia, sono continue le polemiche sugli stipendi stellari dei giocatori e Moneyball vuole dimostrare che per creare una squadra come corpo unico e vincente, non occorrono tutti giocatori fuoriclasse, ma un insieme equilibrato e variegato di professionisti motivati, ognuno con la propria specialità. Come il resto del programma di questo nuovo TFF, i film spingono l’idea di un cinema di importanza sociale, che permette una riflessione doverosa su alcuni temi importanti che investono la quotidianità. Brad Pitt nei panni del determinato e testardo Beane, regge magistralmente ben 133 minuti di storia, regalando emozioni, sorrisi e commozione anche grazie alle scelte stilistiche di Miller che limita i movimenti di macchina, lasciando molto spazio alla sceneggiatura realizzata da Steven Zaillian e Aaron Sorkin.

Infatti, alcune inquadrature statiche e silenziose vivono grazie ai dialoghi brillanti e acuti dei personaggi, soprattutto le tavole rotonde del comitato tecnico della squadra e il duetto Beane – Pete. “Moneyball – L’arte di vincere” è un film manifesto del cinema di qualità contemporaneo, ricco di contenuto e interpretato da un attore che si rinnova sempre e stupisce in ruoli sempre diversi. Un film ispirato ad una storia vera che parla però della sconfitta, quasi a sottolineare che la vita è anche ricca di perdenti, ma la vera ricchezza è saper affrontare le sconfitte ed essere consapevoli delle scelte fatte. Anche la scelta del finale del film convince pienamente senza cadere in uno scontato lieto fine, mantenedo la linea narrativa realistica presente fin dal primo minuto di film.

 

 

 

 

 

 

Il cinema e la scrittura sono le compagne di viaggio di cui non posso fare a meno. Quando sono in sala, si spengono le luci e il proiettore inizia a girare, sono nella mia dimensione :)! Discepola dell' indimenticabile Nora Ephron, tra i miei registi preferiti posso menzionare Steven Spielberg, Tim Burton, Ferzan Ozpetek, Quentin Tarantino, Hitchcock e Robert Zemeckis. Oltre il cinema, l'altra mia droga? Le serie tv, lo ammetto!

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Cinema

Grandi bugie tra amici, il tempo dell’amicizia secondo Guillaume Canet

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Sono passati diversi anni da quando lo storico gruppo di amici si è separato, dopo un’ultima estate che anticipava e sanciva il cordoglio dell’amico nella bellissima villa al mare di Cap Ferret del sempre facoltoso Max. E la morte di Ludo (Jean Dujardin), in ogni caso, ha destabilizzato quel gruppo un tempo unito di amici ed esacerbato le idiosincrasie di ognuno di loro, generando incomprensioni e conflitti sempre più difficili da risolvere. A distanza di anni gli amici tornano però di nuovo sul luogo dei loro ricordi per fare una sorpresa a Max, in procinto di festeggiare il suo sessantesimo compleanno. Ma tante cose sono cambiate e nessuno di  loro sa che ora Max naviga in brutte acque ed è anche in procinto di vendere la storica villa.

Il grande freddo dei rapporti

Dopo piccole bugie tra amici, Guillaume Canet torna sui propri nostalgici passi con Grandi bugie tra amici (Titolo originale Nous finirons ensemble – Noi finiremo insieme), e rimette insieme quella comitiva di personaggi ognuno sull’orlo di una crisi di nervi per osservare ancora una volta da vicino conflitti, solidarietà, tensioni, amori, passioni che si alternano e si avvicendano tra amici di vecchia data giunti a un punto di volta nelle loro vite e ancora oberati dal grande lutto della perdita di un amico caro. Un grande freddo relazionale che si mischia dunque alle nuove realtà (nuovi e potenziali nuovi rapporti, strascichi dei vecchi) per poi adagiarsi lungo le sponde di quel mare calmo divenuto improvvisamente burrascoso e in cerca del proprio sole. E ancora una volta in memoria dei vecchi legami e nel ricordo di Ludo, alti e bassi di quella manciata di giorni insieme andranno pian piano sciogliendo i nodi di un relazionarsi che è sempre e comunque complesso, delicato, soggetto all’equilibrio precario delle emozioni e transizioni della vita.

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Tra una crisi, una litigata, una risata, e un atto liberatorio (la discoteca, il volo in paracadute) Guillaume Canet con questo secondo capitolo, seguito ideale dell’amatissimo Piccole bugie tra amici di nove anni fa, torna a riflettere sull’amicizia in quanto ideale astratto che poi deve confrontarsi con le tante asperità e i tanti imprevisti della vita. Dalle tante piccole bugie del primo capitolo qui Canet sposta il fuoco della storia su una grande nuova bugia, ovvero la necessità che tutto appaia sempre come è stato in passato, e che le difficoltà della vita non subentrino a macchiare la perfezione di certi ideali. Ma è proprio la vita con i suoi bassi, i fallimenti, le delusioni, la morte, e il suo gettarci addosso delle ondata anomale che lì per lì ci fanno perdere l’equilibrio,  che va presa così come viene, sostenuti sempre dalla capacità di rileggere ogni dramma con occhi e tempi nuovi.

Ancora una volta in equilibrio tra comico e drammatico, con scene esilaranti sostenute dal sempre bravo François Cluzet nei panni di Max (personaggio come al solito calato nelle sue mille psico-nevrosi) e picchi drammatici di grande impatto emotivo, Grandi bugie tra amici è ancora una volta il grande freddo della vita rischiarato dalla capacità di resilienza e affidati a un futuro che in un modo o nell’altro “ci riporterà insieme”. Meno perfetto e meno armonico del film d’origine, il film di Canet riporta comunque in auge il senso di familiarità amicale aprendo e chiudendo le porte di un ritrovarsi, al cambiare della vita e dei suoi tempi, che non è mai semplice o banale. E al netto dei suoi cliché, e della caratterizzazione estrema dei personaggi che in qualche frangente virano verso macchiette (l’ipocondria di Max, la leggerezza svampita di Marie, la goffaggine irrequieta di  Antoine) Canet realizza un film che non tocca certo le vette del primo capitolo ma che sulla scia di quel successo e di quel cameratismo amicale chiude con sincerità e tenerezza la stagione relazionale di Cap Ferret per aprire un varco verso nuovi lidi. Sempre complici di una ritrovata armonia forse utopica ma di sicuro rinfrancante.

Grandi bugie tra amici, il tempo dell’amicizia secondo Guillaume Canet
3.5 Punteggio
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora
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Cinema

RomaFF14: l’atteso The Irishman di Martin Scorsese alla Festa del cinema

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The Irishman di Martin Scorsese sarà presentato lunedì 21 ottobre alla quattordicesima edizione della Festa del Cinema di Roma. Lo annunciano il Direttore Artistico Antonio Monda e Laura Delli Colli, Presidente della Fondazione Cinema per Roma, d’intesa con Francesca Via, Direttore Generale.

“La partecipazione alla Festa del Cinema di Roma di The Irishman rappresenta un grandissimo onore per me e per tutti coloro che lavorano alla Festa – ha dichiarato il Direttore Artistico Antonio MondaÈ il film più atteso dell’anno e con un cast eccezionale: il fatto che questo gigante del cinema abbia scelto Roma segna ulteriormente quanto sia cresciuta la Festa in questi ultimi anni”.

Con il suo nuovo film il maestro statunitense, autore di una straordinaria serie di capolavori, porta sul grande schermo un’epica saga sulla criminalità organizzata nell’ America del dopoguerra: la storia è raccontata attraverso gli occhi di Frank Sheeran, veterano della Seconda Guerra Mondiale, imbroglione e sicario che ha lavorato al fianco di alcune delle figure più importanti del XX secolo. The Irishman racconta, nel corso dei decenni, uno dei più grandi misteri irrisolti della storia statunitense, la scomparsa del leggendario sindacalista Jimmy Hoffa, in uno straordinario viaggio attraverso i segreti del crimine organizzato, i suoi meccanismi interni, le rivalità e le connessioni con la politica tradizionale.

Eccezionale il cast dei protagonisti: a fianco di due leggende della storia del cinema come Robert De Niro e Al Pacino, rispettivamente nei ruoli di Frank Sheeran e Jimmy Hoffa, spiccano altri straordinari interpreti come Joe Pesci e Harvey Keitel, Ray Romano, Bobby Cannavale, Anna Paquin, Stephen Graham. Il film è tratto dal libro di Charles Brandt “L’irlandese. Ho ucciso Jimmy Hoffa” (Fazi Editore), mentre la sceneggiatura è firmata da Steven Zaillian, che aveva già collaborato con Scorsese in Gangs of New York.

The Irishman uscirà in cinema selezionati e su Netflix in autunno.

Vi ricordiamo i numerosi gli eventi già annunciati della prossima edizione della Festa del Cinema tra i quali il premio alla Carriera a Bill Murray consegnato da Wes Anderson e gli Incontri Ravvicinati con Bret Easton Ellis, Ron Howard, che presenterà il documentario su Pavarotti, Oliver Assayas, che parlerà della Nouvelle Vague, e Bertrand Tavernier, che analizzerà il cinema di Renoir, Bresson e Clouzot.

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Cinema

A Roma le Giornate dedicate alla violenza e indifferenza nel Cinema, dal 19 al 21 Settembre

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Lo spazio Apollo11 presenta “Le giornate dedicate alla Violenza e Indifferenza nel Cinema”. Il 19, 20 e 21 Settembre saranno proiettate alcune opere che affrontano da vicino la violenza e l’indifferenza, tematiche sempre più attuali in una società ormai incline alla sorda frenesia e all’individualismo cieco. Tre sere per tre film, preceduti dal cortometraggio EYESdi Maria Laura Moraci, vincitore ai Corti D’Argento 2019 nella sezione “Società e Solidarietà”.

L’evento ha inizio ogni giorno alle ore 20:30.

19 SETTEMBRE 2019:

– NON ESSERE CATTIVO di Claudio Caligari. Premiato come Film dell’anno nei Nastri D’Argento 2016.

20 SETTEMBRE 2019:

– SOLE CUORE AMORE di Daniele Vicari. Candidato per la migliore attrice protagonista ai David di Donatello 2018.

21 SETTEMBRE 2019:

– SULLA MIA PELLE di Alessio Cremonini. Premiato come Film dell’anno nei Nastri D’Argento 2019.

giornate di cinema

Nella prima serata modera il dibattito/incontro con il pubblico Alessandro De Simone, mentre le ultime due serate a moderare le interviste è il critico Boris Sollazzo. Tra gli ospiti, oltre ai registi Daniele Vicari, Alessio Cremonini, Maria Laura Moraci, saranno presenti anche Eva Grieco, Roberta Mattei, Davide Zurolo, casting director di Non essere cattivoe Simone Isola,produttore diNon Essere Cattivo. La riflessione poi toccherà anche la scelta delle location e le varie analogie di queste quattro opere, prima fra tutte, l’ambientare molte scene all’interno di bus, metro, mezzi di trasporto, come metafora di attesa e di viaggio a cui siamo destinati in eterno. La vita oscilla tra la scelta di rimanere fermi e di muoversi e agire. Ci auspichiamo di percorrere un percorso, anche di crescita per cambiare, e ritrovare quell’umanità che ci sta scivolando dalle mani, ma che insieme, attraverso il ritrovarsi a parlare, discutere, emozionarci, possiamo ancora non perdere del tutto.

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