In anteprima mondiale alla Berlinale 2026 è arrivato Rosebush Pruning, una tagliente sferzata alla ricchezza attraverso il racconto di una famiglia disfunzionale
Presentato in anteprima mondiale alla Berlinale 2026, in concorso, Rosebush Pruning segna il ritorno dietro la macchina da presa di Karim Aïnouz, autore molto apprezzato nel panorama festivaliero. Il film, sadico e pungente, inquadra in appena 94 minuti un coeso gruppo di star hollywoodiane in perfetta sincronia.
Da Callum Turner a Riley Keough, da Elle Fanning a Jamie Bell, passando per Lukas Gage, Tracy Letts, Elena Anaya e Pamela Anderson, tutti componenti essenziali per un film che vive di coralità e performance.
Oltre a questi, Rosebush Pruning spicca di certo per tematiche attuali e stile autoriale, ma si può considerare veramente innovativo? Il suo essere così provocatorio, paga?
Di cosa parla Rosebush Pruning
In una lussuosa dimora immersa nel sole della Catalogna, i fratelli americani Jack, Ed, Anna e Robert vivono protetti dal privilegio e dalla ricchezza di famiglia, isolandosi dal mondo e dalle richieste del padre cieco. Cercano affetto e rassicurazioni reciproche, aggrappati tanto al loro legame quanto al comfort dei beni materiali e dello status.

L’equilibrio si incrina quando Jack, il primogenito e perno dell’intero nucleo familiare, annuncia la decisione di trasferirsi con la fidanzata Martha. La sua scelta spezza dinamiche consolidate e spinge Ed a indagare sulle circostanze della morte della madre.
Segreti a lungo taciuti riaffiorano, le menzogne tramandate per anni si sgretolano e l’impalcatura familiare comincia a cedere. Ne emerge una satira tagliente che mette alla berlina le contraddizioni della classica famiglia patriarcale.
Influenze alla Lanthimos
Sceneggiato da Efthimis Filippou, storico collaboratore di Yorgos Lanthimos, questo Rosebush Pruning ha infatti il sapore del cinema greco partorito dal duo. Profondamente disturbante per ciò a cui allude, esteticamente curato e tinto di follia e perversione, il film di riassume fin dal titolo il tragico epilogo verso cui ci condurrà.
Un clima familiare ma anche sconnesso, dove ogni membro pare appartenere a un ruolo ben definito ma, capiremo, anche molto facile da spodestare. L’opera di potatura del rosaio, troverà ben presto una via sicura seppur celata, tra relazioni disfunzionali, equilibri instabili e una villa lussuosa e accogliente ma al tempo stesso, sede di tremendi intrecci perversi.
Un po’ come gli intrighi di corte del suo precedente Firebrand, presentato a Cannes 2023 con Jude Law e Alicia Vikander, anche questi meccanismi familiari diventano viziosi e corrotti attraverso gli occhi di Aïnouz e la mano di Filippou.

Cosa c’entra Bellocchio con Rosebush Pruning?
La trama oscura che viaggia di pari passo a un chiaro intento simbolistico, altro non è che un reticolo piramidale che parte da un padre perverso e scende alla progenie disturbata.
L’origine di tutto ciò, però, deve il suo innescato al nostrano Marco Bellocchio. È stato infatti il primo lungometraggio del regista italiano, I pugni in tasca del 1965, a influenzare la sceneggiatura di Filippou e la visione di Aïnouz.
Rosebush Pruning è da considerarsi dunque un remake? Non proprio, meglio dire “ispirato a”, seppur le attinenze siano tante e il riferimento ufficiale, come dichiarato in conferenza stampa a Berlino.
Una perversa critica alla ricchezza
Inquadra ogni dettaglio fin da subito questo Rosebush Pruning, si concentra sulle minuzie, gioca col montaggio e non si trattiene mai. Attraverso una regia spesso pretenziosa e insaziabile, segue, indaga, spia a tradimento e provoca lo spettatore oltre ai suoi protagonisti.
Arrogante ma furbo, il film delinea questa famiglia disfunzionale che segue le leggi di una classica struttura patriarcale ma spinta in una cascata di immorale depravazione.
Critiche lampanti verso l’abuso della ricchezza e del potere contemporaneo, sono di certo alla base dell’opera. In parallelo però, non manca mai una sorta di ironia deforme, una voglia di uscire dai binari della linearità narrativa come a volersi rendere visibile tra le righe.
Un narratore di storie, che racconta il diegetico mostrandosi di tanto in tanto.
Rosebush Pruning, dunque, non è forse il capolavoro che le premesse suggerivano, ma neanche un disastro filmico. È solamente un nuovo film coraggioso, seppur poco prudente, che dietro la corazza ha più di ciò che mostra.


