L’attrice italiana Tecla Insolia è stata alla Berlinale 2026 tra i giovani talenti in ascesa ed ecco qui la nostra intervista esclusiva.
Tecla Insolia è oggi una delle artiste più interessanti, eclettiche e apprezzate del cinema italiano contemporaneo. L’attrice, classe 2004, si è appena lasciata alle spalle una lunga scia di progetti molto interessanti, ampiamente e trasversalmente lodati.
Da L’arte della gioia – con il quale ha vinto il David di Donatello 2025 come Migliore Attrice Protagonista (dopo il David Rivelazioni per Familia) a L’Albero di Sara Petraglia e Primavera di Damiano Michieletto, due degli esordi più interessanti degli ultimi anni.
Proprio grazie alla sua interpretazione nel primo lungometraggio di Michieletto, presentato in anteprima mondiale al Toronto International Film Festival, Insolia è stata selezionata tra i nuovi talenti europei per il programma European Shooting Stars, curato dall’European Film Promotion e presentato alla 76esima edizione della Berlinale.
Un riconoscimento che viene assegnato a dieci giovani attori e attrici in ascesa da un’apposita giuria internazionale, offrendo ai giovani talenti del cinema europeo una settimana di formazione, promozione, networking e visibilità internazionale.
Proprio in questa occasione, abbiamo avuto modo di intervistare Tecla Insolia e farci raccontare come sta vivendo questa fase della sua carriera.
Come stai vivendo questa esperienza a Berlino da European Shooting Star italiana?
È una bellissima esperienza perché mi dà la possibilità di confrontarmi con un mondo che almeno per me è nuovo, non avendo mai fatto esperienze internazionali come attrice. Ed è bello perché avviene in un contesto molto protetto, dal momento che dietro c’è un team di persone super organizzate pronte a rispondere alle nostre richieste, alle nostre domande. A darci una specie di assaggio di quella che potrebbe essere un’esperienza lavorativa fuori dal nostro Paese.
Sono insieme ad altre nove persone, tra attori e attrici, che sono veramente professionisti stupendi e gentili. Questo è fondamentale, visto che bisogna condividere quattro giorni intensi, dove ognuno dovrà dare il meglio di sé o comunque si sentirà messo alla prova. Per me è già una grande emozione essere stata selezionata tra i candidati provenienti da 38 paesi diversi.
Non sono venuta qui non con l’idea di performare o di incontrare un casting director e dirgli: ecco, sono io la protagonista del tuo prossimo film. Penso che sia la cosa più sbagliata da fare, ma abbiamo tantissimi incontri in programma e bisogna essere pronti a parlare.
Qualcuno dei casting director che ho incontrato era informato su quello che avevo fatto, quindi mi sono sentita un po’ a mio agio. Però di lavoro ho scelto di interpretare altre persone, quindi presentare me stessa non è proprio la cosa che mi riesce meglio (ride, ndr).

Hai spesso interpretato protagoniste caratterizzate da un rapporto conflittuale con il tempo della loro vita. Come attrice, in questa fase della tua carriera, senti la pressione di dover “capitalizzare” il successo o invece puoi ancora prenderti il tuo tempo e scegliere con cura i progetti a cui dedicarti?
Sta finendo l’anno bonus dopo il David Donatello, quindi devo stare attenta (ride, ndr). Gli ultimi film che ho fatto sono usciti tutti molto vicini fra di loro, ma adesso è da un po’ che mi sono fermata. Anche se ovviamente ho fatto altre esperienze, tipo doppiare un cartone animato (Jumpers – Un salto tra gli animali).
Il fatto che a Berlino non ci siano film italiani è un problema, ma è un problema perché il nostro Paese non dà la possibilità di girarli. Ci sono produzioni che devono partire per forza a fine febbraio perché sennò non partono più, perché non hanno soldi. Quindi anche a volerlo “capitalizzare”, questo successo, come dici tu, non ci sono le condizioni.
Io però non ho mai avuto e, per come sono io di carattere, credo che non avrò mai la smania di “esserci” per forza. Sono perfettamente cosciente che una cosa può andare benissimo e dopo ti cercano tutti quanti per mesi.
Ma magari dopo un po’ sei costretta a ricominciare da capo. È da quando ho undici anni che lavoro, per arrivare dove sono oggi, che è una posizione che io ritengo fortunata. Un po’ ho capito come funziona e quindi so di dovermi preparare alle cose brutte che possono succedere.
Ovviamente io mi auguro, come auguro alle persone che vogliono fare questo mestiere, di avere la possibilità di fare sempre tante cose diverse e di fare le cose che si amano. E proprio per questo motivo mi sento fortunata ad aver avuto la possibilità di prendere parte a progetti che mi interessavano veramente. Ecco, non sarà sempre così. E non è stato sempre così. Però ultimamente ho avuto questa fortuna.
Tra gli ultimi film a cui hai lavorato c’è Idda, scritto e diretto da Irene Dionisio. Uscirà prossimamente e proprio in questi giorni lo si sta presentando all’European Film Market. Cosa puoi dirci a riguardo?
Non ho ancora visto nulla di quello che abbiamo fatto, perciò sono molto curiosa. Ma lavorare con Romana Maggiora Vergano e con Giuseppe De Domenico è stato bellissimo. Sono un’attrice e un attore fondamentali per rappresentare al meglio il cinema italiano oggi. Idda è un film girato sull’Etna.
Girato non con tantissime possibilità ma con tanta cura, grazie a una produzione attenta a tutto: la Kino Produzioni di Giovanni Pompili. Persone gentili che hanno lavorato a un progetto realmente sentito, quindi io spero di emozionarmi guardandolo come mi sono emozionata girandolo.
È una storia di amicizia, di litigi, di cose non dette, è una storia di ricordi, con un forte attaccamento alla natura. Io mi sento siciliana, ho il sangue siciliano, ma sull’Etna non c’ero mai stata. Partivamo la mattina che c’era la pioggia, poi arrivava il nevischio, anche se era ottobre. Faceva freddissimo e poi faceva caldissimo.
C’era la nebbia e poi spuntava il sole per mezz’ora. Stare lì vuol dire mettersi in una condizione di totale ascolto del luogo in cui ti trovi. Ci siamo sentiti accolti e allo stesso tempo rigettati dal vulcano.
Gira tutto intorno all’Etna, un po’ come in Picnic ad Hanging Rock con la formazione geologica a fare da sfondo. È una presenza magnetica. Minacciosa e rigenerante allo stesso tempo.
Hai recitato in film tratti da grandi romanzi. Penso ovviamente a L’arte della gioia, ma anche a Stabat Mater di Tiziano Scarpa, da cui è stato tratto Primavera. La letteratura è parte integrante anche del tuo lavoro di attrice? E ci sono delle letture che pensi abbiano contribuito a formare la tua sensibilità artistica?
Così come con il cinema, la letteratura è una cosa che ho iniziato ad affrontare un po’ da sola, non avendo persone intorno a me che mi sapessero consigliare cosa leggere. A undici anni certamente non pensavo a Dostoevskij…
Alle medie ho provato a leggere Pier Paolo Pasolini, però diciamo che forse non l’ho capito tantissimo. Sarebbe stato meglio leggerlo più tardi. Però comunque qualcosa mi ha dato. Le parole sono tutto, quindi ovviamente la lettura è una parte fondamentale della vita e del lavoro.
È terribile non avere il tempo per farlo abbastanza, non avere la concentrazione giusta per farlo. Gli autori che sto leggendo di più in questo momento sono Emmanuel Carrère e Virginia Woolf. La lettura, come la musica, è fondamentale se vuoi fare questo mestiere. Ti arricchisce.
Che tipo di spettatrice sei, invece?
Al cinema vado tutte le volte che ne ho la possibilità. Anche tre volte al giorno. Sono una spettatrice molto attenta, critica. Non perché non mi emozioni facilmente, ma perché un film mi piace se riesco a comprendere chi l’ha fatto, se capisco le motivazioni di chi ci ha lavorato, qual è la storia che ha portato quelle persone a realizzare proprio quel progetto lì.
Settimana scora ho visto diversi film, poi sono andata a vedere Sentimental Value e tutti gli altri film che avevo visto in precedenza sono stati spazzati via. È un film in cui si avverte la necessità di dire qualcosa.
In cui non c’è la voglia di spettacolarizzare qualcosa o qualcuno, ma di comunicare un sentimento, un’urgenza, che appartiene a tutti noi. Ecco, quelli sono i film che mi piacciono. E sono anche i film che vorrei fare.


