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Legends of Tomorrow, lo spettacolare show tratto dai fumetti della DC

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La cinecomic-mania ha colpito anche la televisione. Ebbene sì, dopo lo straordinario successo di Arrow, The Flash, Daredevil e Jessica Jones, arriva in tv Legends of Tomorrow, un interessante progetto targato The Cw che riunisce alcuni dei personaggi più simbolici della DC Comics. Non parliamo di Batman o Superman ma di Atom (Brandon Routh), White Canary (Caity Lotz), Capitan Cold (Wentworth Miller), Heatwave (Dominic Purcell), Firestorm (Victor Garber, Franz Drameh), Hawkman (Falk Hentschel) e Hawkgirl (Ciara Renée); super-eroi dei giorni nostri che non hanno ancora avuto l’occasione di mostrare di che pasta sono fatti. Ma a cambiare il destino di anonimato che li attende c’è Rip Hunter (Arthur Devill), un Agente del 2166 disposto a tutto per fermare Vandal Savage (Casper Crump), il responsabile di tutte le peggiori guerre che hanno colpito la Terra; una missione difficile che offrirà alla squadra composta da questi intrepidi e indisciplinati super-eroi la giusta occasione per diventare le leggende che tutti conosciamo. A differenza della maggior parte delle serie televisive costruite sulle avventure di un unico eroe, Legends of Tomorrow racconta le vicende di un team di super-eroi. Chi pensa ai vari The Avengers o all’imminente Batman Vs. Superman non sbaglia perché lo show prodotto da Greg Berlanti, Andrew Kreisberg e Marc Guggenheim, mettendo nello stesso team personaggi di fumetti diversi, segue la stessa formula vincente; un’operazione ambiziosa che porta la The Cw, dopo i vari The Vampire Diaries, The Originals, Arrow e The Flash, a rischiare con uno show che è la vera sorpresa di questo inizio anno.

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Due episodi sono pochi per giudicare la serie nella sua interezza ma è indiscutibile che Legends of Tomorrow abbia un cast composto da nomi del calibro di Victor Garber, Wentworth Miller, Dominic Purcell e Brandon Routh, un ritmo eccezionale e una ironia di fondo che strizza l’occhio ai film targati Marvel: Quando mi hanno contattato ho chiesto subito se ci fosse uno script o qualcosa da leggere ma la risposta è stata “no” – ha dichiarato Wentworth Millerquesto show è stato un po’ un salto nel buio ma sono felice di averlo fatto. Dopotutto quando il produttore esecutivo è Greg Berlanti, l’autore di capolavori come Arrow e The Flash e un attore del calibro di Victor Garber è nel cast, è facile dire “si”. Ma tra i maggiori punti di forza di Legends of Tomorrow c’è l’umanità di questi super-eroi che, a differenza degli invincibili Oliver Queen e Barry Allen, sono fragili come tutti noi: È come in Rocky III, fa schifo svegliarsi un giorno e accorgersi di non essere degli eroi ma delle persone come tutte le altre – ha dichiarato il produttore Marc Guggenheimquando abbiamo iniziato a sviluppare la serie abbiamo voluto dare al pubblico qualcosa in cui riconoscersi. Anche perché la maggior parte delle persone non pensano di essere destinate a grandi cose, anzi l’opposto. Questo permette agli spettatori di trovare qualcosa di unico in questi personaggi. A caratterizzare Legends of Tomorrow come uno dei migliori show tratti dai fumetti di sempre ci sono anche gli spettacolari effetti speciali e l’irresistibile mix di viaggi nel tempo, astronavi e villain sopra le righe che non possono non far pensare a capolavori della televisione come Doctor Who e Firefly; un risultato che, nonostante l’incognita dei prossimi quattordici episodi, rende Legends of Tomorrow uno di quegli show di cui sentiremo sicuramente parlare in futuro.

SPOT TV

Segnato da un amore incondizionato per la settima arte, cresciuto a pane e cinema e sopravvissuto ai Festival Internazionali di Venezia, Berlino e Cannes. Sono sufficienti poche parole per classificare il mio lavoro, diviso tra l’attenta redazione di approfondimenti su cinema, tv e musica e interviste a grandi personalità come Robert Downey Jr., Hugh Laurie, Tom Hiddleston e tanti altri.

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Cinema

Coupez | il 75esimo Festival di Cannes si apre con un’ode al cinema amatoriale

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Coupez | il 75esimo Festival di Cannes si apre con un’ode al cinema amatoriale
3.4 Punteggio
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora

Girato con pochissimi soldi, la commedia horror giapponese Zombie contro Zombie è riuscita qualche anno fa ad incassare milioni in tutto il mondo proponendo un inedito mix tra horror a basso budget, metacinema, amore per il medium e caustica parodia dei mezzucci commerciali che muovono l’industria, riuscendo nel miracolo di tenere tutto assieme. Non è un caso che a quel film si sia appassionato Michel Hazanavicius, regista di The Artist e Il mio Godard, da sempre abituato a realizzare film che parlando di cinema e di chi lo fa.

Il suo remake, dal titolo Cuopez (Final Cut), ha aperto la 75esima edizione del Festival di Cannes.

Coupez | il remake di Hazanavicius apre Cannes 75

Come il film originale di Shin’ichirô Ueda, anche il remake francese di Hazanavicius si apre con un finto piano sequenza di trenta minuti: uno zombie movie che ci appare di inspiegabile dilettantismo e di cui, solo nel corso della narrazione, capiremo origine, intoppi e realizzazione. Ancora di più che nel film di Ueda, però, il piano sequenza iniziale di Hazanavicius è appositamente brutto e sgraziato, quasi mai comico ma effettivamente faticoso da guardare, che mette costantemente a durissima prova i nervi dello spettatore (specialmente di chi non ha familiarità con l’espediente narrativo del film originale). Si riprende quindi la dinamica di Rumori fuori scena e la si adatta alla storia di un regista che si definisce da solo “rapido, economico e decente”, a cui viene affidato un compito difficile, costellato di problemi e difficoltà.

Pur seguendo quasi pedissequamente il copione di Ueda, il remake di Hazanavicius sembra però meno interessato alla sua componente metacinematografica, ma piuttosto ad inserirsi nel filone tracciato da The Disaster Artist: quello dell’omaggio innamorato della serie Z, che racconta come si realizzano i film, ma spiegando al pubblico che non conta tanto il prodotto in sé, ma quel che accade alle persone coinvolte durante la fase di realizzazione. Rispetto all’originale giapponese, quindi, in Coupez occupa maggiore così il racconto famigliare, i problemi del regista con la moglie ex-attrice (che è Berenice Bejo, moglie di Hazanavicius nella realtà) e con la figlia, integerrima aspirante regista che cova ambizioni più alte di quelle del padre (che è Simone Hazanavicius, figlia del regista).

Meno tecnica, più cuore

Proprio in questo evidente cambio di focus sta la forza di un film che, nel corso della sua durata, sembra sempre suggerire di poter essere migliore di quello che è. Esattamente come nel film di Ueda, anche in quello di Hazanavicius i protagonisti sono chiamati a realizzare uno zombie movie in presa diretta che mette in scena le vicissitudini di una troupe cinematografica che si ritrova assalita da zombie veri mentre cerca di girare un film con degli zombi falsi. Ma lì dove il film giapponese tentava, almeno parzialmente, di tenere vivo l’inganno e di rendere il piano sequenza iniziale tutto sommato credibile, prima di svelarne i retroscena, il remake francese punta fin da subito sull’esibizione della goffaggine, sul disvelamento del trucco, non facendo mistero dei suoi intenti.

Operando questa scelta, Hazanavicius mette al centro del suo film l’amore e la passione per il cinema, riuscendo ad esprimerla in maniera ancora più sincera e compiuta rispetto al testo originale forse proprio grazie al venire meno di qualsiasi interesse nella forma. Ci si abbandona completamente alla gioia del processo, senza curarsi di stupire lo spettatore con la tecnica.

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Recensioni

Top Gun: Maverick va oltre ogni aspettativa, alla conquista del cielo

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top gun maverick
Top Gun: Maverick va oltre ogni aspettativa, alla conquista del cielo
4.1 Punteggio
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora

Dopo la lunga e trepidante attesa, Top Gun: Maverick arriva nelle sale italiane il 25 maggio 2022. Una data a dir poco storica, soprattutto per chi non vedeva l’ora di ritrovare uno dei personaggi cult nella ricca filmografia di Tom Cruise. In cabina di regia troviamo Joseph Kosinski (Oblivion), mentre figura tra gli sceneggiatori Christopher McQuarrie (che ha diretto Cruise in un paio di Mission: Impossible).

Top Gun: Maverick | La trama

Alla soglia di un cruciale test point, Pete “Maverick” Mitchell (Cruise), “l’uomo più veloce del mondo”, viene richiamato dalla Marina per un nuovo incarico. Dopo aver indossato la sua irrinunciabile giacca di pelle, sale a bordo della moto e raggiunge la base di San Diego, in California. Qui, il Vice Ammiraglio Cyclone (Jon Hamm) gli spiega il motivo della chiamata, sebbene non mostri particolare stima per il Capitano di Vascello.

Leggi anche: Io e Lulù | Channing Tatum racconta l’amicizia che salva dalla guerra

Maverick dovrà addestrare un esiguo numero di piloti – tra i quali c’è anche il figlio del compianto amico Goose, Bradley “Rooster” Bradshaw (Miles Teller) – affinché possano compiere una missione altamente rischiosa. Tra i due non scorre buon sangue, ma saranno costretti a collaborare e a fidarsi l’uno dell’altro, dal momento che ne va della loro stessa vita e di quella dei loro compagni.

Spingersi oltre i limiti, testarne i confini e superare le proprie paure, sono insegnamenti che forse solo uno come Maverick può trasmettere alle nuove leve della Marina. Eppure di ostacoli è costellato il percorso, tra regole, restrizioni e risentimenti personali.

Il poster del film

Oltre i limiti, oltre le aspettative

Se le aspettative sono state ampiamente soddisfatte, il merito lo si deve al rispetto tributato nei confronti dell’originale. Top Gun: Maverick nasce infatti come sequel della pellicola del lontano 1986, diretta da Tony Scott – a cui il secondo capitolo è dedicato – tra i più grandi successi di pubblico e critica dell’epoca.

E proprio grazie a questo approccio, ne viene fuori un’opera emozionante, straordinariamente e profondamente nostalgica. L’atmosfera diventa quindi il primo vero punto di forza del progetto, andando a contaminarne ogni più piccolo aspetto collaterale. L’inserto di alcuni flashback e la rievocazione di interi frammenti narrativi permette di tornare con la mente, gli occhi e il cuore lì dove per la prima volta si è fatta la conoscenza di Maverick, Goose, Iceman…

I migliori piloti al mondo tornano sul grande schermo e, sebbene abbiano volti diversi, non cambiano la passione, la determinazione, lo spirito di sacrificio, l’adrenalina, la voglia di andare oltre i limiti. Il passaggio di testimone prende così forma, nel migliore dei modi possibile, andando anche a delinare un preciso contesto, realistico e attualizzato.

Il valore della scrittura

Legati da una comune e dolorosa perdita, Maverick e Rooster appartengono a due generazioni differenti; dal confronto tra le rispettive esperienze di vita, si delineano le personalità, così simili da risultare quasi incompatibili. Top Gun: Maverick sfrutta la splendida caratterizzazione di personaggi per costruire un racconto solido, sfaccettato, nel quale è facile (e piacevole) perdersi.

Leggi anche: Jack Reacher 2 recensione: Tom Cruise e la rivoluzione dell’action movie

Le tematiche affrontate nel corso delle oltre due ore di durata non hanno bisogno di essere originali, poiché affondano le loro radici in una realtà nota e ammirata. Ma la scrittura di McQuarrie, Eric Warren Singer ed Ehren Kruger, fa sì che nulla risulti scontato o superficiale. La ricchezza dei dettagli, in termini narrativi, emotivi e scenici, rende il film un vero e proprio capolavoro da annoverare tra i sequel realizzati.

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Recensioni

Io e Lulù | Channing Tatum racconta l’amicizia che salva dalla guerra

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'Io e Lulù' | Channing Tatum racconta l'amicizia che salva dalla guerra
3.5 Punteggio
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora

Dal 12 maggio 2022 al cinema, distribuito da Notorius Pictures, Io e Lulù porta la firma di Channing Tatum e Reid Carolin – i due sono anche produttori con la loro Free Association. L’apprezzato interprete, divenuto celebre con titoli quali Step Up e Magic Mike, debutta così alla regia, con un’opera divertente e commovente, semplice eppure profonda. E con una colonna sonora assolutamente eccezionale.

Io e Lulù | La trama

Ex veterano di guerra, ferito durante un combattimento, Briggs (Tatum) lavora in un fast food e sogna di essere riammesso in missione. Ma il trauma cranico subito non gli permette di ricevere l’ok dal suo comandante. Il giorno in cui riceve la telefonata di un suo commilitone, che lo informa della morte dell’amico e compagno Rodriguez, tutto cambia.

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Gli viene infatti assegnato un compito alquanto particolare: accompagnare il cane di Rodriguez, Lulù, al funerale di quest’ultimo, dall’altra parte del Paese. Inizia così un viaggio nel cuore degli Stati Uniti d’America, a bordo di un pick up che appare, almeno inizialmente, troppo stretto per entrambi.

Nel corso della loro personale missione, Briggs e Lulù impareranno a fidarsi l’uno dell’altro e a ritrovare quel briciolo di serenità cancellato dalla guerra che hanno visto e vissuto.

Il genere on the road al servizio di una grande storia d’amicizia

Io e Lulù – in originale Dog – riesce perfettamente a coniugare l’intrattenimento e l’emozione. La scrittura di Carolin ritrae uno spaccato realistico, ponendo l’accento su quelli che sono i meccanismi che scattano tra un uomo e il suo animale. Non a caso, l’idea è nata dal dolore provato da Tatum, nel momento in cui ha perso il suo amico a quattro zampe. Inoltre, nel 2017, Tatum e Carolin avevano prodotto il documentario War Dog: A Soldier’s Best Friend per la HBO.

Il genere cinematografico on the road si presta benissimo allo scopo, permettendo di andare a esplorare dinamiche e sentimenti in maniera semplice, alla portata di tutti, ma non per questo meno potente. I due protagonisti convivono con delle ferite pesanti da gestire, ferite che sono al tempo stesso fisiche e psicologiche.

Oltre il dolore, alla ricerca della vita

Di tappa in tappa – e ognuna di queste riceve una sua precisa importanza all’interno del racconto – il legame tra Briggs e Lulù si stringe, non senza ovvie difficoltà. Le cicatrici resteranno per sempre sui loro corpi e nei loro cuori, ma il vuoto lasciato dal conflitto e dalle sue inevitabili conseguenze verrà riempito da una nuova e indissolubile amicizia.

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“I ranger fanno strada, fino in fondo”, e loro non sono altro se non due compagni d’arme che cercano e trovano insieme il modo di andare oltre la pura sopravvivenza, verso un barlume di ciò che può essere di nuovo chiamato vita. Sofferenza, suicidio, solidarietà, sono elementi che caratterizzano le esistenze di coloro che vivono esperienze traumatiche come i protagonisti.

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