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Netflix, le serie tv più strane da vedere

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Netflix è un archivio straordinario di follia, stranezze, e sofferenza umana. Ovviamente, senza tralasciare il suo incredibile lato divertente, tra le serie tv originali e quelle più classiche disponibili sulla piattaforma streaming,  gli angoli bui di Netflix sono davvero bui. Di seguito vi consigliamo alcune serie tv Netflix più strane, da vedere.

Stranger Things

La prima stagione di Stranger Things ha preso d’assalto il mondo da quando è sbarcata su Netflix nel 2016. L’atmosfera lunatica, l’atmosfera nostalgica degli anni ’80, e le prestazioni di molte star (come Winona Ryder), hanno avuto un ottimo riscontro guadagnando molti fan, tanto da mettersi subito al lavoro sulla seconda stagione dello show. Se non avete mai trascorso una serata a guardare Stranger Things, correte subito ai ripari. Se avete visto la prima stagione preparatevi a tantissimi colpi di scena per la seconda.

The OA

Una delle uscite esclusive più recenti di Netflix, è la serie The OA, un misterioso thriller di fantascienza che inizia con un botto e continua per il resto degli episodi con questo andamento. Sulla stessa lunghezza d’onda di Stranger Things , e di 4400 , è un altro gioiello nascosto di Netflix, insieme ad Awake, The OA mantiene una costante intensità in ogni episodio. Ma dove The OA eccelle veramente è nel suo abile mescolamento di generi, servendo porzioni intere di sci-fi, fantasy, i misteri di Hitchcock, e tanto altro. Purtroppo non siamo in grado di dirvi molto sulla trama – è solo uno di quegli spettacoli fragili come cristallo, dove sapendo ciò che accade c’è il rischio che tutto si rompa. Fatevi un favore e mettere seduti e godetevi il viaggio.

Making a Murderer

C’è buio della finzione, e poi c’è quel particolare tipo di oscurità che accade solo quando la storia raccontata è fin troppo vera. La serie di Making a Murderer è composta da dieci puntate e racconta la storia vera di Steven Avery, un uomo che è stato ingiustamente condannato per violenza sessuale e tentato omicidio, obbligato a trascorrere 18 anni in prigione prima di essere prosciolto. Non ha trascorso molto tempo in libertà prima di essere nuovamente arrestato e mandato di nuovo in prigione per omicidio. Ma lo ha fatto davvero? O la giustizia ha fallito per la seconda volta? Alcune storie dell’orrore sono troppo spaventose per essere immaginarie.

Black Mirror

Lo sci-fi / horror d’antologia Black Mirror è il successore spirituale di Ai confini della realtà , solo che contiene storie moderne, sensibilità, ed effetti. Originariamente ha fatto il suo debutto in Inghilterra su Channel 4, ma di recente è riuscito a conquistare anche Netflix programmando la terza stagione, rendendo così possibile un’operazione di recupero per chi è in ritardo e non ha potuto seguire le prime due stagioni. Chi non è riuscito a seguirlo si è perso, tra l’altro, uno dei migliori e più acclamati spettacoli in TV, con un cast incredibile che comprende artisti del calibro di Jon Hamm, Hayley Atwell, Domhnall Gleeson, Rupert Everett, e Rafe Spall. Non c’è nulla di simile in televisione.

Jessica Jones

Si può prendere posto nello stesso mondo di personaggi come Ant-Man e Guardiani della Galassia , ma Jessica Jones è un universo a parte in termini di stile e sostanza. Una discesa vertiginosa nella manipolazione e l’abuso, sia fisico che emotivo, che spinge Jessica Jones oltre i confini non solo della televisione dei supereroe, ma di un periodo televisivo. Si tratta di un coltello pronto a colpire direttamente nel cuore nero della cultura dello stupro, della società, mostrando l’oscurità anche nelle anime più pure.

Attack on Titans

Attack on Titans racconta la storia degli ultimi umani sopravvissuti che vivono all’interno di una città murata per proteggersi da enormi, giganti che mangiano. Attack on Titans è un buffet di immagini ricche di azioni esplosive (spade e jetpack!). Il rovescio della medaglia? Gli episodi sono molto brevi (20 minuti), ci si trova a fare clic per quello successivo, senza pensarci, e alla fine ti accorgi di aver sprecato un giorno intero, senza renderti conto magari che stai morendo di fame, o che da qualche parte in casa c’è un bambino che piange.

The X-Files

Non esiste una persona che abbia vissuto negli anni 90 che non abbia visto almeno un episodio di X-Files . Non importa se non avete guardato il recente rinnovamento della serie, non è mai troppo tardi per recuperare con una maratona della serie con Scully e Mulder. Poche cose fatte nel corso degli anni ’90 hanno avuto una rilevanza culturale, e questo innovativo spettacolo di fantascienza è stato uno dei risultati migliori.

The Returned

Non è il solito remake americano. L’originale serie horror francese The Returned , nota anche come Les Revenants , merita di essere guardata. Badate bene che non ha nulla a che fare con Leonardo DiCaprio e il rischio di essere mangiato da un orso. In realtà è molto peggio, con un numero di morti tornati misteriosamente in vita senza avere alcuna informazione su come o perché. E poi le cose cominciano a diventare davvero raccapriccianti.

Il mio amore più grande?! Il cinema. Passione che ho voluto approfondire all’università, conseguendo la laurea magistrale in Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale a Salerno. I miei registi preferiti: Stanley Kubrick, Quentin Tarantino e Mario Monicelli. I film di Ferzan Ozpetek e le serie tv turche sono il mio punto debole.

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Netflix inaugurata la sede a Roma | annunciate le future produzioni italiane

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La prima sede italiana di Netflix è stata inaugurata nel cuore di Roma, alla presenza di Reed Hastings, fondatore e co-Ceo della piattaforma streaming. Le parole dichiarate nel suo discorso, non hanno dato spazio alle interpretazioni, affermando quanto sia serio e forte l’impegno di voler lavorare nel nostro Paese. Una notizia che fa da eco, a un passo dal celebrare i 5 milioni di abbonati in Italia.

Nel giardino di Villino Rattazzi con lo slogan “Siamo a casa” sono stati annunciati i titoli dei film, serie tv, documentari e il primo reality di Netflix Italia.

I film annunciati a Roma

Iniziamo l’annuncio delle prossime produzioni italiane di Netflix, occupandoci dei film, che nei prossimi mesi andranno ad arricchire il catalogo multimediale di milioni di abbonati in tutto il mondo.

Il Mio Nome è Vendetta (Colorado Film) scritto e diretto da Cosimo Gomez, vede nel ruolo di protagonista Alessandro Gassmann. Ambientata in Nord Italia, è una storia ricca di azione, di voglia di sopravvivenza e soprattutto di vendetta.

Rapiniamo il Duce (Bibi Film) diretto da Renato de Maria, nel cast troviamo Pietro Castellitto, Matilda De Angelis e Isabella Ferrari. Si tratta di un film incentrato su un colpo, nel quale azione e humour si fondono per dar vita a una storia avvincente e divertente.

Rapiniamo il Duce con Pietro Castellitto

Love & Gelato (HT Film) scritto e diretto da Brandon Camp. La giovane americana Lina si troverà per le strade di Roma, alla ricerca delle sue origini, tra un gelato e un altro.

Sotto il Sole di Amalfi (Lucky Red) opera prima di Martina Pastori, è il sequel del film Sotto il sole di Riccione. Ambientato nella nota città della costiera amalfitana, tra gli interpreti Lorenzo Zurzolo, Ludovica Martino, Isabella Ferrari e Luca Ward.

Per Lanciarsi dalle Stelle (Lotus Film) diretto da Andrea Jublin, nel cast troviamo: Federica Torchetti, Lorenzo Richelmy, Cristiano Caccamo, Celeste Savino, Anna Ferruzzo e Massimiliano Gallo. Ispirata all’omonimo romanzo, Stella è una giovane donna provata dalla morte della sua migliore amica. Questo evento la porterà a dover e voler fare i conti con le proprie paure, con l’intento di superarle e vincerle.

Leggi anche: Apollo 10 e mezzo | perché non perdersi il film di Linklater su Netflix

Gli attori e le attrici presenti alla conferenza stampa di Netflix a Roma

Leggi anche: Dawson’s Creek sbarca su Netflix | 10 scene per rinfrescare la memoria

Netflix | i titoli delle serie italiane in uscita

Archiviato il mondo dei film, ora è arrivato il momento delle nuove serie annunciate durante l’evento, alla presenza anche di alcuni artisti direttamente coinvolti.

Il Gattopardo (Indiana Production e Moonage Pictures), per la prima volta verrà realizzata la trasposizione seriale del noto romanzo di Tomasi di Lampedusa. Partendo dal capolavoro diretto da Luchino Visconti nel 1963, a sedersi sulla sedia di regista sarà Tom Shankland. Al centro della storia il Principe di Salina e la sua famiglia, mostrando un’Italia tra passato e presente. Verranno raccontati alcuni personaggi e storie inedite, rispetto la versione cinematografica.

Inganno (titolo provvisorio) prodotto da Cattleya parte di ITV Studios, è un thriller sentimentale incentrata su una relazione molto passionale fatta di scomode verità sull’amore. La storia vedrà coinvolti una donna matura e un giovane ragazzo, reo di mettere in discussione le classiche regole della società e gli equilibri sociali. In particolar modo, quando si parla di maternità.

Leggi anche: Venezia 75, La Profezia dell’Armadillo intervista: “Un film da Zerocalcare e non di Zerocalcare”

Zerocalcare

Netflix Italia | tra fumetti, amore e storie vere

Zerocalcare (Movimenti Production in collaborazione con Bao Publishing) dopo il successo della serie Strappare lungo i bordi, l’artista torna su Netflix. Un linguaggio innovativo e i suoi personaggi più amati, formeranno i sei episodi della durata di mezz’ora, incentrati su tematiche care al fumettista romano.

Lotto Gang (titolo provvisorio) prodotta da BIM Produzione e Feltrinelli Originals, racconterà la storia della geniale truffa mai avvenuta al gioco del Lotto. La storia è liberamente ispirata a fatti realmente accaduti, a Milano verso la metà degli anni ’90, unendo azione al genere della commedia.

Odio Il Natale (Lux Vide, società del Gruppo Fremantle) per la prima volta in Italia è stata realizzata una serie natalizia. Incentrata sulla ricerca dell’amore da parte di una giovane ragazza, la protagonista è l’attrice piemontese Pilar Fogliati.

Michela Giraud durante la conferenza stampa

Netflix Italia | tra documentari e il primo reality

A suscitare molto clamore nelle ultime ore, le notizie riguardanti soprattutto la realizzazione dei documentari (uno in particolare) e del primo reality firmato Netflix.

Wanna (prodotto da Fremantle Italy) è una serie crime in formato documentario, dedicato a una delle donne più discusse del mondo della televisione. Sotto i riflettori, saranno mostrati aspetti noti e inediti di Wanna Marchi, nota per delle truffe ai danni dei suoi clienti.

Il Caso Alex Schwazer (prodotta da Indigo Film) racconta senza peli sulla lingua, la tortuosa storia dell’atleta, passato dall’essere un campione e sportivo accusato di aver fatto uso di sostanze dopanti.

Summer Job (prodotto da Banijay Italia) è un’assoluta novità per Netflix, trattandosi del primo reality originale italiano condotto da Matilde Gioli. Cosa accadrà a dieci ragazzi e ragazze alle prese con la loro prima esperienza di lavoro, in un posto paradisiaco?

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Cinema

Apollo 10 e mezzo | perché non perdersi il film di Linklater su Netflix

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Apollo 10 e mezzo | perché non perdersi il film di Linklater su Netflix
4.5 Punteggio
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora

Da sempre Richard Linklater lavora per una propria poetica della “trascurabilità”, in cui la trama cinematografica si compone degli episodi più marginali che scandiscono i giorni dei suoi personaggi, in cui tutto ciò che altrove sarebbe irrilevante per la narrazione diviene elemento principale del racconto.

Non stupisce quindi che il suo Apollo 10 e mezzo, felliniano già dal titolo, metta in scena il primo allunaggio di un essere umano negando la prospettiva dell’astronauta e invece adottando quella di un ragazzino, ultimo di sei fratelli, che vive con la propria famiglia ad Houston nel 1969. Se sono solo dodici le persone che hanno camminato sulla Luna fino a questo momento, sono centinaia di milioni quelle che hanno guardato in televisione quei primi passi. Ed è proprio con chi di quell’evento è stato “solo” spettatore che Linklater cerca di immedesimarsi, descrivendo così l’ansia di una intera comunità per la corsa allo spazio e i suoi riverberi sulle piccole cose di ogni giorno.

Apollo 10 e mezzo | un capolavoro tra realtà e fantasia

Tutto ciò che si può dire su Apollo 10 e mezzo è tutto quello che, banalmente, si dice per molti altri film. E cioè che vita, sogno, memoria e fantasia si confondono tra loro fino a non essere più distinguibili e che ciò che guardiamo e ciò che immaginiamo si mescola in un unico flusso di immagini. La differenza è che tutto questo il film di Linklater lo fa realmente e quello che generalmente si afferma in maniera metaforica parlando di cinema, in Apollo 10 e mezzo accade davvero.

È per questo che la riflessione sulla distinzione tra realtà e rappresentazione, tra cinema ed esperienza personale, in questo caso non è solo una suggestione, qualcosa che viene accennato da una trama che parla di altro, ma è la trama stessa, la base di un film fatto solamente di ricordi, che si svolge tutto nel cervello, in cui il punto di vista di un ragazzino viene raccontato dal sé stesso adulto, cinquant’anni dopo, giocando sul cambiamento di percezione fino al punto che l’intreccio propriamente detto può diventare qualcosa da enunciare e poi immediatamente accantonare. Persino lo spunto narrativo, presentato nei primissimi minuti del film, diviene immediatamente oggetto di ambiguità, qualcosa impossibile da collocare, almeno inizialmente, nel film che stiamo osservando o in quello che il protagonista sta creando nella sua mente.


Linklater torna ad utilizzare la tecnica del rotoscoping, vent’anni dopo Waking Life e sedici anni dopo A Scanner Darkly (adattamento da Philip K. Dick), affiancato dallo stesso animatore di sempre (Tommy Pallotta). Ma questa volta, la “pittura digitale” che copre le immagini filmate dal vero le spinge meno verso il surrealismo e più verso una forma di animazione classica, necessaria per posizionare il film a metà tra la reminiscenza pre-adolescenziale e la fantasia.

Narrata con malizia da Jack Black, questa infanzia prende la forma di un’epopea ugualmente minuscola e galattica in cui quasi nulla sembra suggerire un peso narrativo diverso tra lo sbarco sulla Luna e un pomeriggio al parco giochi nel fine settimana (un’altra cosa che si dice spesso di tanti film, ovvero la capacità di affiancare macroscopico e microscopico, qui è resa plasticamente in una scena sul divano, davanti alla tv, prima di andare a dormire). Scegliendo, per quasi metà del suo film, di soffermarsi solo sui dettagli, in modo quasi documentaristico, abbandonando completamente la drammaturgia e prediligendo una operazione di categorizzazione alla Neil Packer, Apollo 10 e mezzo si presenta come un inventario poetico di ciò che era, culturalmente (soprattutto), ma anche politicamente e socialmente, il 1960 in Texas, nobilitando, finalmente, la nostalgia senza ridurla a feticcio. Un affresco (in senso quasi letterale) dell’America degli anni Sessanta, intimo ma mai privato.

Ricordi e documenti di archivio

Come già evidente con Boyhood o con la Before Trilogy, ogni film per Linklater è un processo prospettico, uno slancio in avanti che può arrivare a coprire anche diversi decenni di lavorazione per arrivare ad un traguardo finale. Anche in questo caso, sono passati diversi anni prima di accumulare tutto il materiale audio-visivo necessario per ricreare in maniera esatta le abitazioni degli anni ’60, i punti di riferimento della città di Houston così come effettivamente apparivano nell’anno dell’allunaggio, raccogliendo materiale dagli archivi personali di chi, come lui, abitava lì a quel tempo: fotografie, filmini di famiglia, ritagli di giornale. E se può sembrare che il protagonista del film, con il suo amore per la cultura pop e il baseball, sia il perfetto alter-ego giovanile dello stesso Linklater, Apollo 10 e mezzo non è un film specificamente autobiografico. Non frequentava la scuola media più vicina allo Space Center, la sua famiglia non era davvero così numerosa e suo padre non lavorava davvero per la Nasa (anche se la madre di Jack Black sì).

Un film “boomer” (l’esaltazione dei bei vecchi tempi) assolutamente contemporaneo nei modi e nei tempi (l’effetto playlist, la velocità delle scene, il picture in picture), che sembra estremamente personale anche se non lo è, maniacale nei dettagli e allo stesso tempo archetipico. Se si controllano gli orari e le date presenti nel film, ci si accorge che l’episodio di Beverly Hillbillies mostrato è effettivamente quello andato in onda quel giorno a quell’ora. Janis Joplin era ospite dello show di Dick Cavett in quell’esatto momento che viene raccontato e così i quattro film al drive-in sono quelli che erano realmente in programmazione quella sera di luglio del 1969.

Proprio questa precisione permette di amplificare la distorsione e l’astrazione operata dalla memoria, così come la saturazione di dischi, titoli di film e serie tv, pubblicità e brand commerciali, permette di rendere maggiormente evidente ciò che manca. Linklater, infatti, esplicita il suo contesto famigliare bianco, borghese e privilegiato principalmente per omissione. Le disuguaglianze sociali, la questione razziale e la guerra in Vietnam rimangono contenute nella scatola televisiva, senza mai diventare oggetto di discussione tra i membri della famiglia, che preferiscono parlare (molto) di altro.

Uno “scrapbook” poetico e gioioso

Animato a 12 frame al secondo (come i filmati della missione Apollo 16) e senza ricorrere all’interpolazione (come invece avveniva in A Scanner Darkly), il nuovo film di Richard Linklater riesce a rendere perfettamente su schermo la distanza tra ciò che è stato e ciò che ricordiamo essere stato, proprio perché la sua produzione si è basata sull’utilizzo di documenti attendibili e ricordi dello stesso regista, necessari per riempire i buchi nell’archivio (come nel caso della sequenza delle montagne russe di Astroworld).

Il risultato finale è un enorme “scrapbook” in cui tantissimo materiale diverso è “ritagliato” ed “incollato” preservando la propria eterogeneità in termini di dettaglio, proporzioni e risoluzioni. Tutta questa raffinatissima operazione sulla memoria, sul cinema, sul colore e sulle immagini non sovrasta mai la gioia del racconto. Proprio per questo motivo, Apollo 10 e mezzo èfino alla fine, un film che conserva una voglia matta di scherzare con il rumore dei tasti del telefono e di inventarsi nuovi modi di giocare a baseball nel garage quando piove.

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Bridgerton 2 | la serie di Shonda Rhimes conquista (di nuovo) il pubblico

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Un altro record è stato conquistato dalla produttrice Shonda Rhimes e la piattaforma streaming Netflix con il rilascio di Bridgerton 2 diretta da Garth Jennings. Ispirata al secondo romanzo della collana Bridgerton dal titolo Il Visconte Che Mi Amava di Julia Quinn, il pubblico imparerà a conoscere Anthony Bridgerton, schiacciato tra le paure del passato e i tormenti del presente.

Ambientata nell’età della Reggenza a Londra, ad animare le vicende amorose dei protagonisti tra scenografie suggestive, sontuosi balli, abiti pregiati e il trucco e parrucco glamour, diverse cover musicali in chiave classica di grandi successi contemporanei. Giusto per citare alcuni titoli: Sign of the time di Harry Styles o Wrecking Ball di Miley Cyrus. Lo showrunner di Bridgerton 2, Chris Van Dusen può ritenersi davvero soddisfatto del risultato ottenuto.

Bridgerton 2 | è tempo di celebrare un nuovo amore

Come molti di voi sapranno, le storie narrate dalla scrittrice Quinn sono raccolte in otto volumi, ognuno dei quali è dedicato alle vicende di ogni figlio dei Bridgerton. Secondo l’albero genealogico, dopo Daphne spetta al primogenito Anthony Bridgerton (Jonathan Bailey) stare al centro dell’attenzione delle nobil donne londinesi. Trovare moglie – sperare nel vero amore – e metter su famiglia, è l’unico obiettivo per il giovane uomo.

Dopo il matrimonio tra il diamante Daphne e il Duca Simon, per la Regina Charlotte (Golda Rosheuvel) è giunto il momento di scegliere il nuovo ‘Diamante’ della stagione. La scelta ricadrà sulla protetta di Lady Danbury (Adjoa Andoh), ossia la giovanissima Edwina Sharma (Charithra Chandran) giunta a Londra insieme alla madre Mary (Shelley Conn) e alla sorella maggiore Kate (Simone Ashley), per trovate marito.

Inutile dirsi che tra i tanti pretendenti, il fascino di Anthony farà breccia nel cuore della giovane Edwina, nonostante il parere contrario di Kate, convinta che il giovane Bridgerton, non sia intenzionato a vivere una vera storia d’amore ma a legarsi a lei solo per accasarsi e mandare avanti il cognome della sua famiglia. Gli scontri tra Anthony e Kate, mascherati solo per il bene della futura sposa, in realtà nascondono un’altra verità che nessuno dei due è pronto o vuole accettare.

Se è vero il detto “chi disprezza vuol comprare”, a un certo punto della storia, saranno proprio queste parole a prendere il sopravvento, portandoli a dover fare i conti con i propri sentimenti. Ma se da un lato c’è chi cerca di non portare la famiglia in rovina, di evitare di trovare marito e di fare i conti con il passato, dall’altro c’è la misteriosa Lady Whistledown alias Penelope Featherington (Nicola Coughlan).

Pronta ancora una volta a dare del filo da torcere alla Regina e ad alcuni degli esponenti più in vista della nobiltà inglese con la sua penna tagliente. E così, tra nuove alleanze e alcuni passi falsi, l’identità della scrittrice scandalistica per la prima volta rischia di essere svelata.

Bridgerton 2 | quando la passione è più forte del sesso

Inutile girarci intorno: la prima stagione di Bridgerton è stata tra le più chiacchierate, soprattutto per le scene esplicite tra Daphne e Duca di Hastings. Una relazione nata improvvisamente per cercare di salvare l’onore della ragazza, scoppiata poi in un matrimonio fatto di amore e diversi rendez-vous tra le lenzuola. Ma quando tutto stava andando per il meglio ecco la doccia gelata per il pubblico. L’attore inglese Regé-Jean Page non vestirà più i panni del Duca di Hastings.

Tra malumori e tweet di protesta nella speranza di un ripensamento, intanto il cast si stava preparando a dar vita a una storia ancora più intensa della precedente. La love story – battibecchi compresi- tra Anthony e Kate hanno mostrato la bellezza del romanticismo nella sua forma più pura in Bridgerton 2. Se dopo il matrimonio, ogni stanza dell’ immensa reggia di Daphne e Simon era terreno fertile per ricongiungersi carnalmente, la musica per il primogenito Bridgerton e la primogenita di casa Sharma è stata decisamente differente.

Scambi di sguardi, mani sfiorate, parole dette (e non dette) con ardore e gelosie soffocate con estrema difficoltà sono state il cuore degli episodi. Del resto, di fronte a scene così intense e ricche di pathos, aver preferito dialoghi profondi rispetto a scene di sesso, si è rivelata una scelta perfetta e in linea con il resto della storia.

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Cosa dobbiamo aspettarci per Bridgerton 3?

La voglia di sapere sempre di più dei retroscena riguardanti la serie Bridgerton sono oggetto di discussione ancora adesso. A una settimana dal rilascio degli otto episodi, il pubblico è alla costante ricerca di easter egg e di anticipazioni sulla terza stagione. Tra il nome Miss Quinn inserito nel taccuino delle pretendenti di Anthony per omaggiare la scrittrice; alla notizia della serie spin-off dedicata alla Regina Charlotte, il pubblico più di ogni altra cosa, vuole sapere cosa accadrà nella terza stagione. Quel che è certo è che i fan della neo coppia Kate e Anthony avranno modo di innamorarsi ancora di più di loro, visto che proprio la nobil donna di origini indiane sarà al comando della famiglia Bridgerton.

Il prossimo capitolo dovrebbe avere al centro della narrazione, la vita dell’artista di casa, Benedict Bridgerton (Luke Thompson). Il condizionale è d’obbligo in questo caso, visto che i produttori sono seriamente intenzionati di fare un ‘piccolo’ salto temporale. A quanto pare la storia tra Colin (Luke Newton) e Penelope Featherington narrata nel quarto libro Un uomo da conquistare verrà narrata in Bridgerton 3. Questo significa che prima di vedere le vicende del terzo volume La proposta di un gentiluomo, gli spettatori dovranno avere ancora un po’ di pazienza.

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