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Interviste

Oceania, la conferenza stampa: “Vaiana, una ragazza moderna che vive in un mondo antico”

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Questa mattina a Roma, presso l’Hotel De Russie si è svolta la conferenza stampa del film d’animazione targato Disney Oceania, nelle sale italiane a partire dal 22 dicembre 2016. Inutile dire che l’impronta del marchio più famoso di lungometraggi e cortometraggi animati è ben riconoscibile anche in questo prodotto, che porterà intere famiglie al cinema, durante le vacanze natalizie. La storia narra l’avventura intrapresa dalla piccola Vaiana, la quale metterà a disposizione della natura, anima e corpo, per far in modo che il cuore di Te Fiti ritorni al suo posto.

Durante questa missione, sul suo cammino incontrerà il semidio Maui, che è proprio colui che le ha tolto il cuore. Sebbene inizialmente le darà del filo da torcere, ben presto capirà il suo intent,o insegnandole a navigare e ad indirizzarla verso Te Fiti, per far in modo che la natura riacquisti il suo antico splendore. Oceania, conosciuto anche con vari nomi come Moana, valido per tutto il mondo, è stato introdotto quest’oggi da Francesco Alò il quale ha monitorato l’incontro al quale hanno preso parte i registi e colonne portanti della Disney, Ron Clements e John Musker, insieme alla produttrice Osnat Shurer, per la prima volta al lavoro su un lungometraggio.

Da sinistra verso destra, i registi John Musker, Ron Clements e la produttrice Osnat Shurer

Da sinistra verso destra, i registi John Musker, Ron Clements e la produttrice Osnat Shurer

Perchè avete deciso di trattare questa porzione di mondo, approfondendo il lavoro attraverso varie ricerche sul posto per studiare le tradizioni locali?

John Musker: L’idea di fare un film ambientato in Polinesia è nata circa 5 anni fa. Non ero mai stato di persona in quel luogo, avevo visto solo dipinti e letto libri sulla mitologia polinesiana. Così mi sono imbattutto nella storia di Maui e il suo amo da pesca magico e i tatuaggi, ed ho presentato l’idea a Ron, e ora eccoci qui.

Ron Clements: Come ha già detto John, l’idea del personaggio di Maui ci piacque molto, e da questo personaggio abbiamo deciso di approfondire tutto. Siamo partiti e abbiamo trascorso tre settimane in quei luoghi. Tra l’altro gli abitanti della Polinesia, hanno contribuito notevolmente alla storia della navigazione, essendo i migliori del mondo. Loro in fondo trattano l’Oceano come se fosse vivo, compresa la natura.

Osnat Shurer: Abbiamo fatto vari viaggi con tutta l’equipe per poter studiare da vicino quei luoghi ed imparare a familiarizzare con la gente del posto.

Com’è nata la collaborazione con il compositore e paroliere Lin-Manuel Miranda e Mark Mancina? E il successivo lavoro per la Sirenetta?

Ron Clements: Quando ci siamo recati sull’isola con John, ovunque si sentiva musica. C’erano canzoni di benvenuto, canzoni di saluto e d’addio. In quel momento abbiamo capito che la musica avrebbe dovuto ricoprire un ruolo fondamentale.Per questo motivo, Osnat ha fatto delle ricerche per trovare delle musiche adatte al film. Per questo motivo abbiamo chiamato Lin-Manuel Miranda, il quale ha fatto un lavoro di traduzione dalla lingua locale all’inglese. Il nome di Miranda è stato scelto anche per la Sirenetta, per l’immenso amore che lui prova da sempre verso questo cartone animato, tanto da aver chiamato Sebastian, il figlio.

Che cosa ha di più Vaiana, rispetto le altre eroine della Disney?

Osnat Shurer: Noi siamo profondamente orgogliosi dell’eredità Disney. Vaiana non ha precedenti. Lei è l’eroina del proprio viaggio, cerca di salvare il mondo, senza pensare alla classica storia d’amore, perchè non ha tempo. E’ una ragazza moderna, nonostante la storia sia ambientata in un contesto diverso.

C’ è un legame tra il vulcano del cortometraggio Lava e questo film? Come vi è venuta in mente l’idea dei tatuaggi animati?

John Musker: Per noi Lava è stato una sorpresa, lo avevamo elaborato concentrandosi sulle Hawaii, ma senza l’ukulele. L’idea dei tatuaggi animati è nata dall’inizio. Sviluppando la storia, poi è nato il Mini Maui, il quale rappresenta la sua coscenza, come se fosse un alter ego.

Come mai avete deciso di disegnare dei personaggi rotondi, ma soprattutto come avete fatto a fare in maniera così realistica i capelli e l’acqua?

Ron Clements: Effettivamente i capelli e l’acqua sono le due cose più difficili da riprodurre in maniera digitale. Un altro elemento complicato è stata la lava. Quando abbiamo deciso di fare questo film abbiamo capito fin da subito, che sarebbe stata una vera sfida. Dopo la presentazione e l’approvazione del progetto, il problema fondamentale è stato ricreare questi elementi. Dopo vari esperimenti e varie documentazioni, ecco il risultato.

John Musker: Tornando a 5 anni fa, quando siamo partiti per la Polinesia, siamo stati su un’isola in particolare, ed abbiamo incontrato un uomo che parlava con l’oceano come se fosse vivo, come fosse un essere umano. Per questo motivo, abbiamo deciso di trattare l’Oceano come se fosse un personaggio, come fu il Tappeto per Aladino.

Dopo l’incontro con i registi e la produttrici, sono arrivate le voci italiane del film, composte da l’attrice Angela Finocchiaro nel ruolo della Nonna Tala, il cantante Raphael Gualazzi nel ruolo del granchio vanitoso Tamatoa, la cantante Chiara Grispo nel ruolo di Vaiana per le canzoni. Ed infine il rapper Rocco Hunt, il quale ha composto il testo della canzone dei titoli di coda e il vincitore di Amici ’16, Sergio Sylvestre, collaborando per la prima volta insieme nella canzone Prego.

Da sinistra a destra: Rocco Hunt, Sergio Sylvestre, Chiara Grispo, Angela Finocchiaro, Raphael Gualazzi.

Da sinistra a destra: Rocco Hunt, Sergio Sylvestre, Chiara Grispo, Angela Finocchiaro, Raphael Gualazzi.

Hai avuto difficoltà nell’adattare la tua voce alle canzoni all’interno del film?

Chiara Grispo: Si, è stato difficile perchè per me è una cosa nuova ed ho dovuto prestare molta attenzione. Ma nonostante tutto, è stata un’esperienza che mi ha dato tantissimo.

Vaiana è forte e sapeva da subito qual era il suo sogno e obiettivo. Ti rivedi in lei?

Chiara Grispo: Mi ritrovo molto in lei, ho fatto in modo di arrivare a realizzare il mio sogno e anche se ho solo 19 anni, purtroppo ho ricevuto anche molte porte in faccia.

Come ti sei trovato a doppiare un cartone animato?

Raphael Gualazzi: Doppiare per me è stato un caso. Avevo interpretato già dei brani del Libro della giungla, per un cd della Disney. Sono favvero felissimo.

Com’è il vostro rapporto con il mare? Per quale motivo prendereste anche voi una zattera per fare come Vaiana?

Raphael Gualazzi: Io la prenderi per l’amore della musica.

Angela Finocchiaro: Io per l’amore. Non per una persona, ma come ha fatto Vaiana, per il suo popolo, per gli altri.

Chiara Grispo: Io per la musica e la famiglia. Sono fondamentali per me.

Sergio Sylvestre: Io in effetti già l’ ho fatto. Chi conosce un po’ la mia storia lo sa. Quando sono partito da Los Angeles per l’Italia, ho rischiato.

Rocco Hunt: Lo stesso discorso di Sergio, vale per me. Da dove vengo io, se non avessi superato il Reef come nel film, non sarei qui. Io lo farei per me stesso e poi per aiutare gli altri. In fondo anche io ho portato i problemi della mia terra per aiutarla, come ha fatto Vaiana.

Che emozione hai provato nel doppiare una principessa Disney? Hai ascoltato le canzoni originali? Qual è la tua canzone preferita Disney?

Chiara Grispo: Si, ho visto la versione in inglese. Ho realizzato un sogno nel doppiare nel canto una principessa Disney. Sono cresciuta con Camp Rock e High School Musical sono i motivi per i quali ho iniziato a cantare e la mia canzone preferita è presente nel secondo film.

Com’è il tuo rapporto con la Disney?

Angela Finocchiaro: Io sono innamorata dei cartoni animati. Mi ricordo della VHS di Dumbo, che si ruppe improvvisamente. Fu una tragedia. Poi quando ho avuto i miei figli ne ho approfittato per fargli vedere tutti i film Disney.

Cosa ne pensi del personaggio anticondormista della Nonna Tala?

Angela Finocchiaro: Il rapporto tra Vaiana e la Nonna è davvero prezioso, cosa che io non ho avuto. Riuscire a capire di avere accanto una figura come lei, che ti fa da guida è un grande regalo e per riuscire a captarlo, bisogna avere le antenne. Vaiana ha avuto la nonna, mentre io gli amici.

Cosa pensate delle metafore presenti nel film?

Rocco Hunt: Una bimba che insegna a Maui come combattere un demone è tanta roba. Forse in questo modo, un bambino che vedrà questo film, potrà capire che prevenire è meglio che curare.

Sergio Sylvestre: Andare oltre alle proprie paure e ai propri limiti.

Chiara Grispo: Vaiana non poteva superare il Reef, ma nonostante tutto è riuscita a superare i suoi limiti. La mia nonna è il mio papà che mi sprona sempre a fare di più.

Angela Finocchiaro: Quando i bimbi inizialmente sono spaventati da alcune situazioni, non si arrendono e cercano in tutti i modi di superare gli ostacoli. Vaiana va anche verso la morte. Se nelle favole non entri nel dolore, non cresci.

Raphael Gualazzi: C’è un ritorno al valore educativo delle emozioni, del cuore che non può essere tenuto solo per se. I valori più importanti sono per l’amore e la famiglia.

Il mio amore più grande?! Il cinema. Passione che ho voluto approfondire all’università, conseguendo la laurea magistrale in Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale a Salerno. I miei registi preferiti: Stanley Kubrick, Quentin Tarantino e Mario Monicelli. I film di Ferzan Ozpetek e le serie tv turche sono il mio punto debole.

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Cinema

Green Book, la conferenza stampa

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green book

Green Book è un film che fa bene al cuore. L’amicizia nata nel 1962 tra un uomo di colore e un uomo bianco, sono al centro del film diretto da Peter Farrelly, con Viggo Mortensen e Mahershala Ali. In questi 130 minuti dove a regnare sono le tante risate e i momenti di riflessione, i due protagonisti dimostrano che il sentimento come l’amicizia, non si ferma davanti a differenze di sesso e di razza. Durante la conferenza stampa, l’attore Viggo Mortensen ha stupito l’intera platea ascoltando le domande dei giornalisti in Sala Petrassi totalmente privo di cuffiette per le traduzioni, e risposto in maniera esaustiva alle domande con un italiano a tratti maccheronico.

Questo film è tratto da una storia vera. Come hai reso tuo questo personaggio?

Quando ho letto la sceneggiatura ho capito subito che era tra le più complete che avessi mai ricevuto. Ho trovato una storia vera basata su eventi veri, che fanno ridere e piangere. Io non sono italiano ma ho lavorato con attori italo-americani davvero bravi. L’importante era non farne una caricatura. Mi ha aiutato molto avere a che fare con la famiglia Vallelunga. È stato un film davvero importante. Green Book non ti dice cosa fare, cosa pensare, cosa dire o pensare. È un viaggio che ti fa ridere, piangere e riflettere allo stesso tempo. È una storia del passato che fa riflettere sul presente.

Per la prima volta dirigerai un film. Che tipo di regista sei?

Nella mia carriera ho trovato dei grandissimi registi. Tutti hanno delle tecniche di regia diverse, ma l’importante è fare lavoro di squadra. Non voglio fingere di fare tutto, ma voglio fare questo film ed ho bisogno dell’aiuto di tutta la squadra. Infatti ho detto al mio staff che se hanno idee per il film, devono parlarmene, senza avere paura di farlo. Potrebbe sembrare una storia noiosa il viaggio di due persone in una macchina, ma con il lavoro di squadra si è trasformato in qualcosa di formidabile.

Questo è un film importante, soprattutto per gli ultimi tempi. Cosa ne pensi?

Onestamente questo film non è importante solo per questi tempi. Storie come questa, aiutano ad essere meno ignoranti. Non è un problema che riguarda solo l’Italia o l’America ma tutto il resto del mondo. La cosa peggiore è che ci sono leader politici che dovrebbero essere informati ma in realtà, spesso sono quelli più ignoranti o a volte fingono di esserlo per restare al potere. Per questo ci si chiede: ma cosa votiamo a fare, se non abbiamo voce in capitolo per cambiare le cose? Basta poco anche uno “scusa” per avere un po’ di umanità verso il prossimo. Questa è una storia che ti invita a riflettere ed è un esempio per i giovani.

Per interpretere Tony Lip hai dovuto ingrassare e parlare italiano. Che tipo di preparazione hai effettuato?

Ho preso 20kg per questo ruolo. È stato più facile ingrassare che dimagrire, in questo anno, soprattutto per la mia età. Per quanto riguarda l’italiano, è una lingua che conosco e quando sul copione era scritto di parlarci, improvvisavo. Stando a contatto con la famiglia Vallelonga ho scoperto un mix tra italiano e dialetto calabrese. D’altronde si capisce che la famiglia appartiene al sud Italia. Divertente è stato l’aneddoto al ristorante della famiglia di Tony Lip, dove il figlio del protagonista ha iniziato a portarmi portate diverse, come quattro piatti di pasta che ho dovuto mangiare per non offenderli, entrando nel mood della tipica famiglia italiana. Il cibo mi ha schiacciato, ma per me è stata una sfida. Ho anche fatto delle ricerche sulla loro famiglia.

Visto che conosci l’italiano, ti piacerebbe lavorare con un regista italiano?

Sarebbe una bella sfida. Ho fatto una volta un film con un regista francese pur non conoscendo approfonditamente la lingua. Conosco anche l’arabo. Il cinema italiano ha ottimi registi. Da quando sono qui ho conosciuto solo Tornatore, ma nonostante questo, non mi sento di fare un nome con la quale lavorare. Vedremo…

 

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Cinema

RomaFF13, Sigourney Weaver: “Per un regista io non sono una scelta logica, ma un’intuizione”

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Sigourney Weaver

Sigourney Weaver è ospite alla 13° edizione della Festa del Cinema di Roma per ricordare alcuni dei suoi successi sul grande schermo, da Ghostbusters al cult di fantascienza Alien, che hanno plasmato la sua carriera di attrice all’insegna della versatilità. Prima di essere protagonista di un Incontro Ravvicinato con il Direttore artistico Antonio Monda, la star di Hollywood ha incontrato la stampa. “La cosa interessante per me è sempre la storia. Ghostbusters è stata una fantasia sui fantasmi e poi tutto si è spostato verso la fantascienza, un genere sofisticato adesso che affronta alcune grandi domande sull’esistenza (chi siamo?, dove andiamo?, cosa succede al nostro pianeta?) In America abbiamo grandi scrittori di fantascienza” ha affermato, continuando poi a condividere la sue esperienza dentro e fuori dal set sorridente e disponibile.

I suoi genitori sono entrambi attori. Ha imparato qualche lezione importante da loro?

Ho ammirato molto entrambi. Mio padre mi ha fatto innamorare di questo mondo e di questa arte. Faceva soprattutto programmi televisivi e quando tornava la sera a casa si capiva che si era divertito. Per questo mi ha fatto sviluppare una inclinazione verso questo mondo. Mia madre invece non parlava mai della sua carriera che ha dovuto abbandonare quando ha sposato mio padre. Non l’ha mai superata, e mi diceva sempre che è un mondo corrotto e di starne lontana, perché tutti volevano solo portarti a letto e approfittarsi di te.

Agganciandoci al consiglio di sua madre, cosa ne pensa del recente scandalo molestie con Harvey Weinstein e tutto quello che ne è derivato? E crede che per le donne qualcosa sta cambiando nell’industria cinematografica?

Era ora direi. E’ stato un passo fondamentale nella lotta per la qualità sul posto di lavoro. Queste donne coraggiose che hanno parlato hanno iniziato una rivoluzione, però l’industria che io conosco, delle troupe, dei registi, volevano che le cose cambiassero da molto tempo e che il cinema fosse più aperto alle donne. Credo che ci sia ancora molto da fare, ma siamo sulla strada giusta per un cambiamento, la parità e l’uguaglianza.

Il regista migliore con cui ha lavorato? 

Ho lavorato con registi molto diversi, ma tutti meravigliosi. James Cameron ha intuito in modo sottile come potevo lavorare, mentre ad Ang Lee, mentre giravamo Tempesta di Ghiaccio, bastava uno sguardo per capire cosa dovevo o non dovevo fare.

Conosce il cinema italiano?

Ho incontrato Luca Guadagnino e mi ha chiesto di essere in un paio di suoi film, ma uno poi non lo ha mai girato e un altro io non l’ho potuto fare. Però tutti sappiamo l’importanza del cinema italiano. In particolare ho visto e amato Roma di Fellini. 

Come ha vissuto l’esperienza di Alien? Si immaginava il successo che è arrivato dopo aver fatto quel film?

Ridley Scott aveva fatto I Duellanti e questo era il suo secondo film. C’era molta improvvisazione sul set e, venendo dal teatro questo un po’ mi spaventava, ma in fondo adoro farmi trasportare un po’ da tutte le parti quando faccio il mio lavoro. Alien è stata una grande sfida e poi sono passati due anni per fare un altro film. Lo ricordo come un film fantastico e innovatore semanticamente, ne sono molto orgogliosa. 

Non le hanno mai proposto il ruolo di una fidanzata o una moglie?

Quando parlavo con i produttori si volevano subito sedere perchè ero troppo alta. Appena mi vedevano non riuscivano a considerarmi una potenziale fidanzata di qualcuno perchè li mettevo in soggezione per la mia fisicità. Un anno vissuto pericolosamente forse è stato l’unico ruolo di quel tipo. Ma nella mia carriera sono stata ingaggiata da registi molto fantasiosi, perché la mia scelta non era mai logica ma solo l’intuizione di qualcuno.

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Alice nella Città

Skam Italia 2: intervista esclusiva ai protagonisti e qualche anticipazione

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skam italia 2

Casa Alice ha ospitato il cast di Skam Italia, la serie creata da Julie Andem, portata al successo in Italia dal regista Ludovico Bessegato per TimVision. Skam Italia è il remake dell’omonima serie norvegese iniziata nel 2015 e terminata nel 2017, che ha ottenuto ottimi risultati a livello mondiale. La versione italiana fa parte di un progetto internazionale a cui molti Paesi hanno deciso di contribuire con le proprie caratteristiche territoriali e sociali, pur rimanendo fedeli all’idea originale. Per la versione nostrana è stata scelta Roma. La città eterna è l’ambiente all’interno della quale i giovani studenti di un liceo romano narrano le proprie vicende, mostrando carattere, debolezze, primi amori e dubbi sulla propria identità sessuale.

La particolarità di Skam Italia è il rapporto che si viene a creare tra il personaggio e lo spettatore, riuscendo a condividere messaggi di WhatsApp e aggiornamenti sui social network dei protagonisti, proprio come avviene quotidianamente nella realtà. In questo modo si ha la possibilità di conoscere segreti e indagare su alcune situazioni poco chiare che portano avanti la storia. Nel corso della prima stagione, sul sito web di Skam Italia, ogni giorno vengono rilasciate delle clip che compongono un episodio. L’incredibile successo derivato da questa serie, seguita e amata da milioni di adolescenti in tutta Italia, ha creato un grandissimo richiamo di interesse e approvazione. L’entusiasmo dimostrato dal pubblico e della critica è stata la scintilla che ha convinto i produttori e il regista a confermare l’inizio delle riprese di una terza stagione di Skam Italia.

La domanda che tutti si sono posti dopo l’ultimo episodio della prima stagione è stata: “Cosa ci riserveranno i prossimi episodi?” NewsCinema.it prova a svelarvi qualche curiosità su quello che vedrete nella seconda stagione, offrendovi l’intervista esclusiva con i protagonisti della serie, durante la presentazione delle prime due clip del terzo episodio all’interno della 16° edizione di Alice nella città. Presente all’evento il regista e sceneggiatore Ludovico Bessegato e tutto il cast composto della prima stagione più una new entry: Ludovica Martino (Eva Brighi), Ludovico Tersigni (Giovanni Garau), Benedetta Gargari (Eleonora Sava), Federico Cesari (Martino Rametta), Beatrice Bruschi (Sana Allagui), Greta Ragusa (Silvia Mirabella), Martina Lelio (Federica Cacciotti), Giancarlo Commare (Edoardo Incanti), Luca Grispini (Federico Canegallo), Rocco Fasano (Niccolò Fare), Francesco Centorame (Elia Santini) e Pietro Turano (Filippo Sava).

Beatrice Bruschi! Federico Cesari e Pietro Turano.

SKAM Italia e il tema dell’integrazione

Il personaggio di Sana affronta una delle tematiche più scottanti presente nel nostro Paese: l’integrazione. L’attrice che interpreta Sana, parlando del suo personaggio ha detto: “Sicuramente è molto importante il discorso dell’integrazione in Italia. In qualche modo mi sento ambasciatrice di questa situazione. Riscontro una grande responsabilità su questo tema, tanto che ho ricevuto anche molte critiche perché non sono veramente musulmana. Premetto che sto studiando molto questa religione, che mi affascina moltissimo e oggi posso dire di conoscerla bene e chiaramente sto cercando di far fare al mio personaggio un percorso di crescita attraverso l’andamento delle stagioni. Credo che sia importante mandare un messaggio. Per quanto Skam sia una serie semplice, senza pretese, che racconta la quotidianità di giovani ragazzi, un messaggio c’è sempre. Inoltre spero che l’ integrazione, come fa Sana – perché alla fine è cmq integrata, riesce a crearsi a costruirsi un gruppo di amiche ed amici – riesca a realizzarsi e a concretizzarsi anche nella vita reale. Spero che tutte le persone che si sentono emarginate possano trovare la forza di essere se stessi. Come infatti fa Sana. Lei è se stessa. Lei non si preoccupa di dirti che un vestito non ti sta bene. Lei te lo dice, se ne frega di tutto perché lei è fatta così.”

SKAM Italia e la comunità LGBT

Un’altra tematica molto cara ai più giovani è l’orientamento sessuale. Durante la seconda stagione cambierà il rapporto tra Martino e Filippo dal momento che Martino avrà una storia sentimentale con Niccolò? Parlando del mondo delle comunità gay, è stato chiesto a Federico Cesari quali sono le differenze tra Isak, la sua trasposizione norvegese e quella italiana di Martino e se pensa che in un Paese bigotto – sotto certi aspetti – come l’Italia, questa serie possa aiutare a comprendere che l’amore tra due uomini è una cosa naturale, perché  l’amore è universale e non fa alcun tipo di distinzioni sessuali. “Rispetto al personaggio di Isak le tematiche e gli sviluppi vengono riprese dalla versione norvegese, così come anche le dinamiche rimangono invariate. Per quanto mi riguarda io ho cercato di attenermi alle versione norvegese, ma rendendo mio questo personaggio. Nella versione originale Isak è interpretato da un attore bravissimo e sinceramente copiare il suo modo di recitare sarebbe stato paragonato a quello di una “brutta copia” dell’originale. Per questo motivo ho cercato di italianizzare Martino, visto che le mie radici sono ben radicate nella cultura italiana. Per quanto riguarda la speranza che questa serie possa far comprendere, soprattutto agli adulti, che essere gay non vuol dire avere dei problemi, spero vivamente che questa produzione possa simboleggiare un punto di svolta nel nostro Paese. Come ben sappiamo Skam Italia nasce come serie e pertanto ha il potenziale limitato di una serie. Nonostante questo vedo che comunque molti mi scrivono, confidandomi che dopo averla vista sono riusciti a trovare la forza di fare determinate cose. Questo tipo di messaggi rappresentano la mia idea di complimento. Trovo che leggere messaggi come:’Skam mi da la forza di fare questo’ sia una cosa bellissima. Speriamo vivamente di normalizzare la tematica dell’omosessualità, raccontando una normale storia d’amore tra due ragazzi, che viene vissuta in maniera serena, tenendo conto degli sviluppi introspettivi dei personaggi. Noi abbiamo cercato di normalizzarla il più possibile.”

Il nuovo personaggio di SKAM Italia

Agganciandoci alle dichiarazioni rilasciate dall’attore che interpreta Martino, abbiamo scambiato quattro chiacchiere anche con la new entry del gruppo, Filippo Sava, il fratello di Eleonora. Il suo personaggio nella seconda stagione darà una bella scossa alla trama e alla vita di Martino. “Filippo è un personaggio molto ironico che si permette con una sottile ironia, di dire ed essere ciò che vuole. Riesce a mostrare ciò che è realmente, esprimendosi in maniera libera, proprio grazie a questa sua ironia simpatica, semplice e molto onesta. Trovo che questo personaggio sia onesto, profondamente sensibile  – e che come fanno molte persone – cerca di difendersi con il sarcasmo e con un po’ di cinismo, senza perdere mai la sua sensibilità. Questo aspetto emerge proprio nel rapporto con Martino, con il quale cerca fin dall’inizio un contatto per poterlo aiutare, ponendosi come punto di riferimento nella sua vita. Poi con sua sorella ce ne saranno delle belle, ma questo lo vedremo più tardi.”

C’è la speranza che questa serie possa aiutare gli adulti a comprendere il mondo omosessuale durante il periodo dell’adolescenza? Pietro Turano ha risposto: ” Sono convinto che questa storia tra Filippo e Martino, possa aiutare a comprendere che l’amore non ha sesso. Sono anni che io faccio attivismo LGBT e negli anni mi sono reso conto che spesso i giovani si sentono soli. Quando i punti di riferimento non ci sono sul territorio bisogna fare quel passo in più per andarli a cercare. Sempre più spesso ci sono storie come questa raccontata nella serie. Skam è molto vicina alla realtà dei giovani, essendo un prodotto fatto da giovani e per i giovani, con l’auspicio che magari li possa aiutare a compiere quel famoso passo di coraggio, per andare a cercare qualcuno con cui confrontarsi. È vero che siamo in un Paese un po’ bigotto, un po’ difficile, ma Roma non è una città omofoba. Certo, c’è un po’ di tutto in giro e spesso ci si sente soli, ma non bisogna pensare tutto in negativo. Le persone con cui confrontarsi esistono, non si è mai veramente soli e anche l’Italia è un Paese ricco di opportunità, di conoscenza, di confronto, di dialogo, di condivisione. Sono profondamente sicuro che Skam aiuterà i giovanissimi a trovare il coraggio di essere se stessi”.

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