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Interviste

Oceania, la conferenza stampa: “Vaiana, una ragazza moderna che vive in un mondo antico”

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Questa mattina a Roma, presso l’Hotel De Russie si è svolta la conferenza stampa del film d’animazione targato Disney Oceania, nelle sale italiane a partire dal 22 dicembre 2016. Inutile dire che l’impronta del marchio più famoso di lungometraggi e cortometraggi animati è ben riconoscibile anche in questo prodotto, che porterà intere famiglie al cinema, durante le vacanze natalizie. La storia narra l’avventura intrapresa dalla piccola Vaiana, la quale metterà a disposizione della natura, anima e corpo, per far in modo che il cuore di Te Fiti ritorni al suo posto.

Durante questa missione, sul suo cammino incontrerà il semidio Maui, che è proprio colui che le ha tolto il cuore. Sebbene inizialmente le darà del filo da torcere, ben presto capirà il suo intent,o insegnandole a navigare e ad indirizzarla verso Te Fiti, per far in modo che la natura riacquisti il suo antico splendore. Oceania, conosciuto anche con vari nomi come Moana, valido per tutto il mondo, è stato introdotto quest’oggi da Francesco Alò il quale ha monitorato l’incontro al quale hanno preso parte i registi e colonne portanti della Disney, Ron Clements e John Musker, insieme alla produttrice Osnat Shurer, per la prima volta al lavoro su un lungometraggio.

Da sinistra verso destra, i registi John Musker, Ron Clements e la produttrice Osnat Shurer

Da sinistra verso destra, i registi John Musker, Ron Clements e la produttrice Osnat Shurer

Perchè avete deciso di trattare questa porzione di mondo, approfondendo il lavoro attraverso varie ricerche sul posto per studiare le tradizioni locali?

John Musker: L’idea di fare un film ambientato in Polinesia è nata circa 5 anni fa. Non ero mai stato di persona in quel luogo, avevo visto solo dipinti e letto libri sulla mitologia polinesiana. Così mi sono imbattutto nella storia di Maui e il suo amo da pesca magico e i tatuaggi, ed ho presentato l’idea a Ron, e ora eccoci qui.

Ron Clements: Come ha già detto John, l’idea del personaggio di Maui ci piacque molto, e da questo personaggio abbiamo deciso di approfondire tutto. Siamo partiti e abbiamo trascorso tre settimane in quei luoghi. Tra l’altro gli abitanti della Polinesia, hanno contribuito notevolmente alla storia della navigazione, essendo i migliori del mondo. Loro in fondo trattano l’Oceano come se fosse vivo, compresa la natura.

Osnat Shurer: Abbiamo fatto vari viaggi con tutta l’equipe per poter studiare da vicino quei luoghi ed imparare a familiarizzare con la gente del posto.

Com’è nata la collaborazione con il compositore e paroliere Lin-Manuel Miranda e Mark Mancina? E il successivo lavoro per la Sirenetta?

Ron Clements: Quando ci siamo recati sull’isola con John, ovunque si sentiva musica. C’erano canzoni di benvenuto, canzoni di saluto e d’addio. In quel momento abbiamo capito che la musica avrebbe dovuto ricoprire un ruolo fondamentale.Per questo motivo, Osnat ha fatto delle ricerche per trovare delle musiche adatte al film. Per questo motivo abbiamo chiamato Lin-Manuel Miranda, il quale ha fatto un lavoro di traduzione dalla lingua locale all’inglese. Il nome di Miranda è stato scelto anche per la Sirenetta, per l’immenso amore che lui prova da sempre verso questo cartone animato, tanto da aver chiamato Sebastian, il figlio.

Che cosa ha di più Vaiana, rispetto le altre eroine della Disney?

Osnat Shurer: Noi siamo profondamente orgogliosi dell’eredità Disney. Vaiana non ha precedenti. Lei è l’eroina del proprio viaggio, cerca di salvare il mondo, senza pensare alla classica storia d’amore, perchè non ha tempo. E’ una ragazza moderna, nonostante la storia sia ambientata in un contesto diverso.

C’ è un legame tra il vulcano del cortometraggio Lava e questo film? Come vi è venuta in mente l’idea dei tatuaggi animati?

John Musker: Per noi Lava è stato una sorpresa, lo avevamo elaborato concentrandosi sulle Hawaii, ma senza l’ukulele. L’idea dei tatuaggi animati è nata dall’inizio. Sviluppando la storia, poi è nato il Mini Maui, il quale rappresenta la sua coscenza, come se fosse un alter ego.

Come mai avete deciso di disegnare dei personaggi rotondi, ma soprattutto come avete fatto a fare in maniera così realistica i capelli e l’acqua?

Ron Clements: Effettivamente i capelli e l’acqua sono le due cose più difficili da riprodurre in maniera digitale. Un altro elemento complicato è stata la lava. Quando abbiamo deciso di fare questo film abbiamo capito fin da subito, che sarebbe stata una vera sfida. Dopo la presentazione e l’approvazione del progetto, il problema fondamentale è stato ricreare questi elementi. Dopo vari esperimenti e varie documentazioni, ecco il risultato.

John Musker: Tornando a 5 anni fa, quando siamo partiti per la Polinesia, siamo stati su un’isola in particolare, ed abbiamo incontrato un uomo che parlava con l’oceano come se fosse vivo, come fosse un essere umano. Per questo motivo, abbiamo deciso di trattare l’Oceano come se fosse un personaggio, come fu il Tappeto per Aladino.

Dopo l’incontro con i registi e la produttrici, sono arrivate le voci italiane del film, composte da l’attrice Angela Finocchiaro nel ruolo della Nonna Tala, il cantante Raphael Gualazzi nel ruolo del granchio vanitoso Tamatoa, la cantante Chiara Grispo nel ruolo di Vaiana per le canzoni. Ed infine il rapper Rocco Hunt, il quale ha composto il testo della canzone dei titoli di coda e il vincitore di Amici ’16, Sergio Sylvestre, collaborando per la prima volta insieme nella canzone Prego.

Da sinistra a destra: Rocco Hunt, Sergio Sylvestre, Chiara Grispo, Angela Finocchiaro, Raphael Gualazzi.

Da sinistra a destra: Rocco Hunt, Sergio Sylvestre, Chiara Grispo, Angela Finocchiaro, Raphael Gualazzi.

Hai avuto difficoltà nell’adattare la tua voce alle canzoni all’interno del film?

Chiara Grispo: Si, è stato difficile perchè per me è una cosa nuova ed ho dovuto prestare molta attenzione. Ma nonostante tutto, è stata un’esperienza che mi ha dato tantissimo.

Vaiana è forte e sapeva da subito qual era il suo sogno e obiettivo. Ti rivedi in lei?

Chiara Grispo: Mi ritrovo molto in lei, ho fatto in modo di arrivare a realizzare il mio sogno e anche se ho solo 19 anni, purtroppo ho ricevuto anche molte porte in faccia.

Come ti sei trovato a doppiare un cartone animato?

Raphael Gualazzi: Doppiare per me è stato un caso. Avevo interpretato già dei brani del Libro della giungla, per un cd della Disney. Sono favvero felissimo.

Com’è il vostro rapporto con il mare? Per quale motivo prendereste anche voi una zattera per fare come Vaiana?

Raphael Gualazzi: Io la prenderi per l’amore della musica.

Angela Finocchiaro: Io per l’amore. Non per una persona, ma come ha fatto Vaiana, per il suo popolo, per gli altri.

Chiara Grispo: Io per la musica e la famiglia. Sono fondamentali per me.

Sergio Sylvestre: Io in effetti già l’ ho fatto. Chi conosce un po’ la mia storia lo sa. Quando sono partito da Los Angeles per l’Italia, ho rischiato.

Rocco Hunt: Lo stesso discorso di Sergio, vale per me. Da dove vengo io, se non avessi superato il Reef come nel film, non sarei qui. Io lo farei per me stesso e poi per aiutare gli altri. In fondo anche io ho portato i problemi della mia terra per aiutarla, come ha fatto Vaiana.

Che emozione hai provato nel doppiare una principessa Disney? Hai ascoltato le canzoni originali? Qual è la tua canzone preferita Disney?

Chiara Grispo: Si, ho visto la versione in inglese. Ho realizzato un sogno nel doppiare nel canto una principessa Disney. Sono cresciuta con Camp Rock e High School Musical sono i motivi per i quali ho iniziato a cantare e la mia canzone preferita è presente nel secondo film.

Com’è il tuo rapporto con la Disney?

Angela Finocchiaro: Io sono innamorata dei cartoni animati. Mi ricordo della VHS di Dumbo, che si ruppe improvvisamente. Fu una tragedia. Poi quando ho avuto i miei figli ne ho approfittato per fargli vedere tutti i film Disney.

Cosa ne pensi del personaggio anticondormista della Nonna Tala?

Angela Finocchiaro: Il rapporto tra Vaiana e la Nonna è davvero prezioso, cosa che io non ho avuto. Riuscire a capire di avere accanto una figura come lei, che ti fa da guida è un grande regalo e per riuscire a captarlo, bisogna avere le antenne. Vaiana ha avuto la nonna, mentre io gli amici.

Cosa pensate delle metafore presenti nel film?

Rocco Hunt: Una bimba che insegna a Maui come combattere un demone è tanta roba. Forse in questo modo, un bambino che vedrà questo film, potrà capire che prevenire è meglio che curare.

Sergio Sylvestre: Andare oltre alle proprie paure e ai propri limiti.

Chiara Grispo: Vaiana non poteva superare il Reef, ma nonostante tutto è riuscita a superare i suoi limiti. La mia nonna è il mio papà che mi sprona sempre a fare di più.

Angela Finocchiaro: Quando i bimbi inizialmente sono spaventati da alcune situazioni, non si arrendono e cercano in tutti i modi di superare gli ostacoli. Vaiana va anche verso la morte. Se nelle favole non entri nel dolore, non cresci.

Raphael Gualazzi: C’è un ritorno al valore educativo delle emozioni, del cuore che non può essere tenuto solo per se. I valori più importanti sono per l’amore e la famiglia.

Il mio amore più grande?! Il cinema. Passione che ho voluto approfondire all’università, conseguendo la laurea magistrale in Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale a Salerno. I miei registi preferiti: Stanley Kubrick, Quentin Tarantino e Mario Monicelli. I film di Ferzan Ozpetek e le serie tv turche sono il mio punto debole.

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Cinema

Le Mans ’66, James Mangold parla del suo nuovo film a Roma

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le mans 66

Il regista James Mangold (Walk The Line, Logan – The Wolverine) ha presentato  a Roma il suo ultimo film Le Mans ’66, ambientato nel mondo delle corse automobilistiche al tempo della spietata concorrenza tra Ford e Ferrari, e ispirato alla vera storia dell’amicizia tra Carroll Shelby e Ken Miles, rispettivamente interpretati dai due formidabili attori Matt Damon e Christian Bale. Alla presenza della stampa, e insieme a Remo Girone (che nel film interpreta Enzo Ferrari) il regista Mangold ha spiegato com’è nato questo film e cos’è per lui il cinema.

Signor Mangold, le volevo chiedere se è vero che da un grande storyteller (narratore di storie) derivano grandi responsabilità? 

J. Mangold: in verità io non so se sono un grande storyteller, ma di sicuro so di prendermi le mie responsabilità facendo film. La cosa più semplice che mi viene da dire è che in effetti spesso i film che vediamo possono essere noiosi o non appassionanti, e quindi dal momento che io amo fare film, se avessi mai davvero pensato di far annoiare le persone o di “addormentarle” lascerei proprio perdere il mestiere di regista.

Signor Girone, che indicazioni ha ricevuto sul set da James Mangold?

R. Girone: James Mangold è un grande direttore di attori e io credo che mi abbia insegnato molte cose. Lui ha un occhio molto attento e si accorge subito se un attore dà l’impressione di recitare e se lavora solo in favore della macchina da presa senza essere veramente calato nel personaggio. 

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D: Questo film è una metafora del filmmaking moderno, o della società moderna? Le corporation da un lato e dall’altro il talento e l’arte?

Certamente io mi rivedo molto in Shelby e Miles e in tutto questo ambiente anche se per il cinema non è esattamente la stessa cosa. Da una parte è pur vero che per fare film devi avere soldi, idee, sponsor, e devi convincere le persone della realtà dei tuoi sogni. Lo sforzo, in generale, che dobbiamo fare tutti in questo mondo per realizzare le nostre idee è quello di convincere, e quindi se la domanda è sì o no, la mia risposta è sì! Poi c’è anche da dire che lo sport negli anni in cui è ambientato il film era senz’altro un qualcosa di più puro, innocente, adesso invece è molto più simile a una corporazione, una questione di profitti e interessi, ed è un sistema che è molto peggiorato negli anni. Anche nel cinema senza dubbio devi trovare un equilibrio tra arte e commercio, ma è il motivo anche per cui amo fare film, ed è sempre una scelta quella di entrare nell’arena o meno.

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D: Com’è stato lavorare con due superstar come Matt Damon e Christian Bale?

J. Mangold: Come sa anche Remo, Matt e Christian sono due attori davvero “facili”, nel senso che hanno la testa sulle spalle e amano il loro mestiere, amano recitare. E non si considerano delle grandi superstar ma quando sono sul set si considerano semplicemente degli attori al lavoro, e poi io non sono molto paziente con chi non approccia il mestiere di attore in questo modo. In questo film ci sono davvero tanti grandi attori e in ogni caso io sul set mi sento sempre un po’ il papà di tutti loro e non posso spendere tutto il mio tempo solo con due attori, ho bisogno che ci sia un team e che collabori. Matt e Christian sono esattamente così, sono generosi, sempre disponibili con i loro colleghi. Io li conosco entrambi da oltre vent’anni e quindi mi è sembrato davvero come se stessi girando un film con degli amici.

D: Remo, in questo film Enzo Ferrari è visto un po’ come l’uomo da battere. Com’è stato interpretare questo personaggio che per il nostro Paese ha rappresentato davvero tanti successi?

R. Girone: É stato davvero bello interpretare Enzo perché si tratta di un personaggio conosciuto universalmente oltre che di un uomo di fondamentale importanza per la storia italiana. Sul set tutte le macchine sono a grandezza naturale, ricostruite, ed erano tutte portate da un team di tecnici che non mi conoscevano come attore, ma quando hanno visto che io ero quello che faceva Ferrari hanno tutti voluto fare una foto con me. 

D: Quanto è stato importante la ricerca di materiale per il film?

J. Mangold: Beh in un film come questo si tratta di uno sforzo monumentale di ricerca. Avevamo un intero team di persone a fare ricerche perché bisognava raccogliere davvero tante informazioni. Non solo libri e lettere ma anche documentari da visionare, materiale d’archivio, e c’erano davvero tante registrazioni interessanti di eventi, foto, film. Abbiamo visionato tutto e devo dire che per quanto mi riguarda gli elementi più intimi dei personaggi sono sempre quelli che mi interessano di più. E c’è un aneddoto relativo a una scena e al rapporto con Miles e suo figlio Peter: la scena in cui sta tramontando il sole e loro sono all’aeroporto e Miles descrive il suo punto di vista, la sua filosofia in merito alle corse e a tutto quel mondo. Ecco, quel dialogo è stato diciamo tratto da un’intervista radiofonica di Ken Miles che noi abbiamo poi inserito nella sceneggiatura. In quel dialogo è spiegato bene quello che Miles concepiva come una sorta di “matrimonio” che deve instaurarsi tra il pilota e la macchina da corsa, in maniera da capire nei minimi dettagli e nelle sfumature fin dove una macchina può spingersi o meno, guidando con la consapevolezza di quei limiti. 

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R. Girone: Oggi per un attore è anche un po’ più facile reperire informazioni perché grazie a internet si possono trovare tante cose. Io per esempio ho visto le interviste di Enzo Biagi a Ferrari, i video degli amici e dei collaboratori che parlano di lui. Documentarsi oggi come attore è senz’altro più a portata di mano e ti permette di accedere a tanti dettagli ed elementi che magari prima era davvero difficile avere. 

D: Quanto conta il lavoro estetico e di fotografia in questo film?

J. Mangold: Io e il mio direttore della fotografia Phedon Papamichael abbiamo un rapporto davvero stretto. Ci conosciamo da tanto tempo e la cosa che più ci unisce è il fatto che quando siamo su un set entrambi cerchiamo l’interiorità dei personaggi, la loro vita intima e più profonda. Io vedo il mio lavoro in maniera molto semplice e questo da un lato mi aiuta anche a realizzare film più complessi.  D’altronde, secondo me l’effetto più speciale che si può ottenere in un film è quello di riuscire a fotografare il volto umano e carpirne i pensieri, i sentimenti, percepirne le emozioni. Il mio obiettivo ultimo è quello di fare film che poi la gente ricorda. E infatti i film che io amo di più non sono quelli più costosi o spettacolari ma quelli che riescono a farmi sentire qualcosa, suscitarmi qualche emozione. E in fondo la cosa che accomuna me e Phedon è il fatto che siamo sulla stesa linea d’onda, entrambi cerchiamo nell’immagine quel pensiero umano capace di catturare e restituire l’emozione in un film.  

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Cinema

Maleficent 2: Signora del Male, Angelina Jolie e Michelle Pfeiffer a Roma (conferenza stampa)

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Maleficent 2 (In uscita il 17 ottobre prossimo). Un mondo di fiaba tra creature magiche, principesse e regine. Ma anche un mondo fatto di donne dolci, forti e volitive, pronte a lottare per il proprio posto nel mondo. Pre-apertura della sezione  – dedicata ai ragazzi – Alice nella città della Festa del Cinema di Roma edizione 2019, è stato presentato alla stampa Maleficent 2: Signora del Male. Presenti alla Conferenza stampa le due bellissime attrici coprotagoniste Angelina Jolie (nei panni dark di Malefica) e Michelle Pfeiffer (nei panni della regina Ingrith).

Nel film ci sono dei personaggi complessi, stratificati. Cosa è stato, davvero, ad appassionarvi di questa storia?

Jolie: La cosa interessante di questo film è la rappresentazione della forza nelle sue varie forme. Ci sono donne forti, ma anche uomini forti, ed è stato interessante vedere l’interrelazione esistente tra tutti questi elementi.

M. Pfeiffer: Credo che Angie abbia detto bene. Nel film noi siamo  – Aurora (interpretata da Elle Fanning), Malefica, e Ingrith – tutte donne  molto forti anche se in maniera estremamente diversa, e credo che di fatto sia questa la parte più interessante del film.

Nel film si parla di maternità, vissuta diversamente dalle due protagoniste. Cosa ne pensate e cosa pensate in generale del concetto di famiglia?

Jolie: Il personaggio di Malefica diventa madre in un modo del tutto particolare, e probabilmente lei stessa pensava che non sarebbe mai diventata madre, ovvero un po’ quello che è successo anche a me. Da giovane pensavo che non sarei mai stata abbastanza “brava” da poter essere una madre, anche se mia madre diceva che proprio il fatto di dubitare mi avrebbe reso una brava madre. Eppure, in fondo Malefica crede di essere la persona giusta per Aurora e si impegna molto nel suo ruolo, impara a suo modo a essere madre. E in quella sorta di lotta con sé stessa lei diventa più sicura del suo ruolo, e in qualche modo è proprio la maternità a salvarla, a darle equilibrio, dal momento che di suo Malefica non è proprio un personaggio così stabile o equilibrato.

Sono sicura che la famiglia non sia solo quella rappresentata dai legami di sangue, e credo di essere stata molto fortunata ad avere la famiglia che ho sempre voluto, con tanti figli, e da ognuno di loro ho imparato qualcosa. Per questo motivo, per il fatto di condividere l’esperienza di una maternità “diversa”, il personaggio di Malefica mi sta molto a cuore, tocca delle corde legate a un’esperienza che in fondo ci accomuna.

M. Pfeiffer: Spesso si sente fare dalle persone domande come: è il tuo vero figlio? Sei la sua vera madre? – E penso che queste domande siano davvero fuori luogo, e che fondamentalmente le persone le facciano per superficialità, ignoranza. Io ho cercato di interpretare il mio ruolo di madre nella maniera più naturale, e innocente possibile.

Di solito un attore/un’attrice si cimenta con personaggi tratti dalla realtà. In questo caso invece siamo in una dimensione prettamente di favola. Quali sono le difficoltà nell’interpretare ruoli come questi?

Jolie: A essere onesti è davvero divertente. Senz’altro voi penserete che vestirmi da grande uccello nero con le ali non sia stata proprio la mia felicità, ma in realtà è stato molto divertente. Interpretare un ruolo così ti dà una libertà estrema che non hai con altri ruoli. Hai le ali, le corna e di fatto sei mentalmente proiettato in un mondo parallelo. A volte come attore devi interpretare ruoli davvero seri e devi cercare di ricreare fedelmente un personaggio, ma in film come questi noi attori giochiamo anche molto e invitiamo il pubblico a giocare con noi. 

M.Pfeiffer: Di base l’approccio è esattamente lo stesso a quello di un personaggio reale, ovvero si cerca di rintracciarne l’umanità. Ovviamente si tratta un po’ di una sfida quando devi interpretare una fata con le ali, ma penso che allo stesso tempo sia più divertente perché puoi sottrarti a molte regole. Nel film io interpreto un’umana quindi non c’è stato tutto il divertimento che si sperimenta a interpretare un essere magico, però sono anche piuttosto maligna e cattiva e quindi per me il divertimento  e la sfida sono stati tutti nel rendere il mio personaggio multi cromatico, con varie sfaccettature. Il fatto di essere cattiva, di spaventare le persone e di rappresentare una minaccia per Malefica sono stati tutti elementi di estremo divertimento. 

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Angelina Jolie e Michelle Pfeiffer a Roma

M. Pfeiffer, come si fa a invecchiare con tanta grazia?

M. Pfeiffer: Beh ainvecchiare con grazia non so in realtà come si faccia. Si cerca di fare del proprio meglio considerando che c’è molta pressione in particolare sulle donne e sul loro processo d’invecchiamento. Credo che ognuna di noi faccia del proprio meglio e credo sia davvero la risposta più saggia che io possa darti. 

Nel film c’è un invito all’inclusione e alla diversità. Quanto è importante oggi questo tipo di messaggio?

Jolie: Si tratta di un messaggio estremamente importante perché oggigiorno i ragazzi delle nuove generazioni sono sempre più interconnessi tra loro. Eppure, nonostante siamo così connessi e vicini, assistiamo a una crescente ondata di odio, indipendenza, divisioni, tanto è vero che anche la politica riesce a ottenere appoggio cavalcando queste visioni. Si tratta di un processo destabilizzante e dettato perlopiù dall’ignoranza, però è anche vero che questo tipo di idee non potranno mai vincere perché il mondo è in realtà un posto bello e pieno di diversità, multiculturalità. E tutti noi in fondo sappiamo che possiamo solo restare uniti e accettare le diversità se vogliamo un mondo migliore per i nostri figli. 

Nel film ci sono dolo due scene in cui siete entrambe sullo schermo. Vi sarebbe piaciuto fare qualche scena in più insieme?

Jolie:  Sì assolutamente, mi sarebbe piaciuto perché ci siamo divertite davvero tanto insieme. Però è anche vero che è stato divertente sapere che stavamo andando una incontro all’altra. Magari però nel prossimo film…

Le protagoniste sono tre donne.  Secondo voi è vero che negli ultimi anni le donne al cinema stanno conquistando maggiori ruoli da protagoniste?

Jolie: No, in realtà non credo. Anche sei anni fa eravamo due donne. Il fatto è che in questo film anche il cattivo, ovvero l’antagonista, è una donna. Credo che in questo film però sia importante anche vedere il rapporto che le donne hanno con gli uomini, e quanto apprendono da loro, quanto si affidino all’idea di costruire dei legami, una famiglia.

D’altro canto è pur vero che c’è in atto una discussione sulle donne e su come dovrebbero essere, magari più forti, o combattive. Per esempio, per il film abbiamo discusso molto sul ruolo di Aurora. Ci siamo domandati se infine avesse dovuto prendere la spada e combattere, ma poi abbiamo creduto che fosse giusto lasciare che Aurora restasse dolce e mite, perché la forza di Aurora è proprio nella sua dolcezza. E infine abbiamo pensato come sia sempre giusto lasciare a ogni donna il proprio ruolo, lasciare che segua la propria indole, lasciare che resti così com’è.   

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Cinema

X-Men: Dark Phoenix, intervista a Michael Fassbender e Nicholas Hoult

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X-Men: Dark Phoenix (puoi leggere qui la nostra recensione) l’ultimo capitolo della saga dedicata ai celebri mutanti che hanno popolato i fumetti Marvel, arriva al cinema il 6 giugno distribuito da 20thCentury Fox. Scritto e diretto da Simon Kinberg, il nuovo episodio è interpretato da Sophie Turner, James McAvoy, Michael Fassbender, Jennifer Lawrence, Nicholas Hoult, Tye Sheridan, Alexandra Shipp e Jessica Chastain. In occasione dell’uscita nelle sale cinematografiche italiane a partire da domani, potete scoprire di più su alcuni dei personaggi principali del film sui mutanti.

Nella prima intervista l’attore Michael Fassbender parlerà del suo ruolo nei panni di Magneto.

Questo atteso episodio è la storia di uno dei personaggi più amati della saga degli X-Men, Jean Grey, che si evolve nell’iconica Dark Phoenix. Nel corso di una pericolosa missione nello spazio, Jean viene colpita da una potente forza cosmica che la trasforma in uno dei più potenti mutanti di tutti i tempi. Lottando con questo potere sempre più instabile e con i suoi demoni personali, Jean perde il controllo e strappa qualsiasi legame con la famiglia degli X-Men, minacciando di distruggere il pianeta.

La seconda intervista riguarda l’attore Nicholas Hoult nel ruolo della Bestia.

Il film è il più intenso ed emozionante della saga, mai realizzato prima. È il culmine di vent’anni di film dedicati agli X-Men, la famiglia di mutanti che abbiamo amato e conosciuto deve affrontare il nemico più devastante: uno di loro. Ed infine la terza intervista vede come protagonista proprio Jean Grey, la Dark Phoenix, interpretata da Sophie Turner, reduce dal successo de Il Trono di Spade.

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