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Interviste

Oliver Stone, Travolta e Hayek a Roma per Le Belve

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Il prossimo mese uscirà Le Belve, l’ultimo film del pluripremiato regista Oliver Stone.Dal 25 Ottobre la Universal Pictures ne distribuirà ben 350 copie in tutta Italia. Stamane il regista, accompagnato da John Travolta e Salma Hayek, ha incontrato la stampa.

Una domanda per Travolta e Hayek: che cosa vi ha attirato della sceneggiatura de Le Belve?

 John Travolta: Mi è sembrato che la sceneggiatura fosse molto attuale, che potesse descrivere situazioni che si verificano realmente in Messico, ma anche in altre zone. Inoltre tutte le cose che amo vedere in un film sono raccolte in questa pellicola . Volevo far parte di questo film e Oliver mi ha offerto un ruolo molto interessante.

Salma Hayek: Ero così entusiasta di lavorare con Stone che avrei fatto anche un albero! Poi ho letto la sceneggiatura ed ho capito che il mio personaggio sarebbe stato molto interessante e poi lavorare con Oliver è semplicemente fantastico.

Mr. Stone c’è differenza tra lavorare su materiale preesistente e creare qualcosa dal nulla?

Oliver Stone: Mi è molto piaciuto lavorare partendo da un libro. L’autore e il produttore non erano molto d’accordo con i notevoli cambiamenti che ho apportato, ma, nonostante le divergenze di vedute, mi hanno sostenuto. Ho tagliato molto: delle 350 scene presenti nel libro ne ho lasciate solo 20; il finale è cambiato ed è diventato doppio. Il personaggio di John è stato modificato parecchio, perché alla fine del libro si suicida. Io invece l’ho fatto diventare il vero burattinaio di tutta la vicenda, ma questo emerge solo alla fine.

Voi pensate che il popolo americano abbia un futuro?

Oliver Stone:  Gli americani fanno la guerra contro i cartelli della droga senza successo da quarant’ anni, ma secondo me non c’è un futuro nella guerra. Il personaggio interpretato da Salma è un esempio di soggetto coinvolto nella guerra: è una vedova cattolica, a cui la guerra tra narcotrafficanti ha portato via il marito. Lei non è cattiva da sempre e perde la sua forza cercando di proteggere la figlia viziata. Lado (Benicio Del Toro) e Azul (Joaquìn Cosio) subodorano la sua debolezza e se ne approfittano.

Chi sono oggi le Belve secondo lei Stone? C’è qualcosa della nostra cinematografia che l’ha influenzata?

Oliver Stone: Il titolo l’ha scelto Don Winslow, quindi io non saprei con precisione a chi si riferisse metaforicamente, ma so che tutti i personaggi di questa storia diventano delle belve in un certo modo, addirittura lo diventano anche O. (Blake Lively) e Ben (Aaron Taylor- Johnson), giovane spirituale. Tutto contraddice quello in cui credevano questi ragazzi e finisce per corromperli. Si tratta di una storia di sopravvivenza, in cui tutti fanno un gioco che coinvolge la morale.

John  Travolta: Stone ha notato che il cinema è diventato più scuro negli ultimi anni, allora probabilmente ha creato delle immagini più chiare e vivaci, che riprendessero un po’ la luminosità presente nei film  di Sergio Leone. È bello tornare a vedere i volti degli attori. Per quello che riguarda la guerra, io penso che sia sempre stata alimentata dal denaro e dalla droga, ma la cosa preoccupante è che quando c’è crisi sembra che la guerra sia la soluzione, ma non è così.

Salma Hayek: Tutti noi viviamo tempi bui e dobbiamo cambiare! Se non iniziamo ad agire nell”interesse della comunità, noi stessi finiremo per trasformarci in selvaggi. Dobbiamo cambiare questo atteggiamento individualista che ci spinge a ricercare ossessivamente solo la nostra sopravvivenza.

Mr. Travolta ci sono nella sua carriera uno o più ruoli che le mancano e vorrebbe riproporre?

John Travolta: C’è una frase di Tennesse Williams che dice: “Io dipendo dalla gentilezza degli sconosciuti“. La stessa cosa vale per me, nel senso che dipendo dalla gentilezza degli scrittori. Io amo essere la musa di qualcuno, ma non sarei capace di scrivere quello che hanno scritto per me. Anche in questo caso ho iniziato a leggere il copione pieno di curiosità ed ho trovato interessante portare in vita un personaggio doppiogiochista come Dennis.

Mr. Travolta scrittori e produttori le hanno mai proposto di interpretare di nuovo Tony Manero?

John Travolta: Non amo molto i sequel, preferisco le nuove creazioni. Comunque non so come sarebbe oggi, forse avrebbe la mia età, ma lo lascio nell’immaginario del suo creatore. So che era un personaggio che amava ballare, che parlava chiaro e riconosceva le frottole. Ho amato molto lavorare con Oliver. Lui riesce a porti delle sfide importanti. Lavora molto con gli attori, si aspetta che si facciano dei compiti a casa, si aspetta che tu te la studi. Si aspetta il massimo dai suoi attori.

Mrs.Hayek, secondo lei come è possibile fermare il narcotraffico?

Salma Hayek: Sul narcotraffico so quello che sapete voi, ma credo che sia giunto il momento di decidere di cambiare. La mia speranza è che nel vedere questo film, molti spettatori capiscano che assumere droga significa assumersi una pesante responsabilità, perché molte persone muoiono per creare quella dose. Chi acquista droga partecipa a quel versamento di sangue terribile che avviene regolarmente in Messico da quindici anni. La violenza che abbiamo rappresentato è molto vicina a quella della realtà.

Mrs.Hayek, sappiamo che le donne come Elena esistono davvero. Come immagina che vivano realmente?

 Salma Hayek: È vero ci sono donne che hanno assunto un ruolo preponderante nei cartelli della droga. Il regista ci ha dato la possibilità di poter parlare con tante persone a livello diverso. Essendo messicana ho conosciuto persone di tutti i tipi. Con l’occasione di questo film ho avuto accesso ad una donna che era a capo di un cartello e mi sono resa conto che le donne sono molto determinate, non sono prese dall’aspetto del macho, non scatenano guerre perché sanno che ciò potrebbe influenzare negativamente gli affari. Sono molto più sveglie di quello che si possa pensare.

Mr. Stone qualcosa del cinema italiano l’ha ispirata per caso?

Oliver Stone: Non mi viene in mente nessuna ispirazione proveniente dal vostro cinema. Ho visto Gomorra qualche anno fa, ma il mio è un film specifico che si rifà ad un libro di Winslow.

Mr. Stone che cosa lha attratta del romanzo di Winslow?

Oliver Stone: Nell’ambito del poliziesco/crime/thriller non ho mai letto un libro così originale. È una storia imprevedibile: il primo atto è la descrizione della vita da spiaggia, infatti anche nel film abbiamo fatto vedere i bei fisici,i  bei volti; nel secondo atto entriamo in un noir messicano con la tortura, i cappelli, le prigioni; infine il terzo atto è come un western moderno: automobili al posto dei cavalli, bei paesaggi e utilizzo di armi da guerra arrivate dall’Iraq e dall’Afghanistan.

Un suo giudizio sulle presidenziali in Usa, come vede Obama Mr. Stone?

Oliver Stone: Sto completando un documentario dal titolo La storia mai raccontata degli USA, che uscirà il 12 Novembre negli Stati Uniti. È un progetto che va avanti da quattro anni, in cui c’è un mix tra i miei lavori precedenti e filmati storici. Per rispondere alla sua domanda sul Presidente le dico che, se verrà eletto Romney torneremo agli anni di Bush, se sarà rieletto Obama avremo qualche speranza.

Che cosa intende Mr. Stone per Savages?

Oliver Stone: Il cartello messicano non pone limiti al proprio potere, quindi se la Mafia italiana non tocca donne e bambini, la malavita messicana non si ferma davanti a nulla. Questo intendo.

Salma, ci dice qualcosa in più sul suo personaggio?

Salma Hayek: Il mio è un personaggio molto cattivo. Se me lo chiedi, sì mi è piaciuto interpretarlo. Io amo interpretare ruoli ben scritti, mi piace lavorare con grandi colleghi e registi straordinari. Nel caso di Elena ho cercato di mostrare il suo approccio con persone diverse: con la figlia, con il personale di servizi, con i nemici. Mi è piaciuto molto mostrare le varie nuance del personaggio, ma la cosa fondamentale su cui mi sono concentrata è la sua solitudine. Anche il rapporto con O. è un rapporto madre-figlia, in cui Elena traspone questo suo enorme bisogno di affetto.

Mr. Stone qual è il segreto del suo lavoro? È la curiosità a guidarla verso progetti ambiziosi?

Oliver Stone: Non ho mai fatto Hairspray, in cui John è straordinario! Aggiungo che adoro Salma, che ho amato in Frida, di cui lei è stata anche produttrice, soffrendo molto. Sul mio lavoro direi che mio padre mi diede una grossa spinta, quando mi disse che affermare la verità crea sempre un sacco di problemi. Aveva ragione, ma a me piace dire la verità. Sono stato istruito nel solito modo conformista, poi negli anni ho capito molto e ho cercato di condividere con il pubblico quello che ho scoperto. Credo che il mio ultimo documentario di dieci ore sia il culmine della mia carriera.

Mr. Stone l’ultima scena è un omaggio al western, ha mai pensato di girarne uno?

Oliver Stone: Si mi piacciono moltissimo perché hanno sempre a che fare con scelte morali. Non c’è un western che forse finisce così, probabilmente in Sergio Leone ci sono finali così tragici, però credo che Le Belve sia molto originale. Non vedo molti punti in comune.

Mr. Stone a proposito del lavoro fatto con Del Toro, come è andata?

Oliver Stone: Ci siamo molto divertiti con lui!  È un attore fra gli attori. Salma e John conoscono la sua ossessione per il dettaglio e il fatto che improvvisa in maniera brillante. John mi ha detto che lo ha fatto lavorare con il solo sguardo. Quando succedono queste cose vuol dire che sul set si sta lavorando bene.

John Travolta: Sì è vero, mi guardava come un falco e dovevo convincerlo a lasciarmi vivere veramente.

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Cinema

Freaks Out | intervista in esclusiva all’uomo calamita Giancarlo Martini

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Il cinema italiano sta vivendo delle giornate d’oro grazie alla genialità e l’audacia di Gabriele Mainetti e dei suoi meravigliosi quattro super eroi pronti a combattere il nazismo nel film Freaks Out. I social sono letteralmente esplosi dal primo giorno e continuano a osannare questo gioiello ‘made in Italy’ che non ha niente da invidiare al cinema spettacolare americano. A tal proposito abbiamo voluto intervistare uno dei protagonisti, Giancarlo Martini che nel film interpreta il ruolo di Mario, l’uomo calamita, pronto a buttarsi in qualsiasi avventura sempre con il sorriso sulle labbra.

Intervista a Giancarlo Martini

Ciao Giancarlo, vorrei ringraziarti per aver accettato il mio invito per NewsCinema.it. Sono certa che attraverso le tue parole scopriremo ancora di ‘più il magico mondo di Freaks Out creato dal regista Gabriele Mainetti insieme allo sceneggiatore Nicola Guaglianone.

D: “L’immaginazione diventa realtà e niente è come sembra”. Questa è la frase che racchiude Freaks Out. Secondo te, il pubblico che decide di andare in sala a vederlo cosa dovrebbe aspettarsi?

R: Uno spettacolo grandioso, che fa sognare, che ti aiuta ad imparare, ad indagare oltre l’apparenza. Per conoscere la magia della diversità attraverso una storia intima e fantastica, dove personaggi con poteri semplici, ma singolari contribuiscono alla sconfitta del male.

D: Negli ultimi giorni sui social non si parla d’altro che dell’uscita di Freaks Out, tanto da esser riuscito a mettere d’accordo critica e pubblica con bellissimi commenti e recensioni che parlano di una nuova pagina del cinema italiano. Durante le riprese ti saresti mai immaginato un successo del genere?

R: Dal primo giorno di riprese ero talmente affascinato dalla magnificenza di quest’opera e dalla perfezione scenografica delle ambientazioni, che tutto mi sembrava un sogno: la cura minuziosa di ogni dettaglio; le soluzioni straordinarie ai problemi che si presentavano; le condizioni estreme di lavoro hanno confermato la mia sensazione che il film avrebbe regalato emozioni forti allo spettatore.

Giancarlo Martini (Mario) e Aurora Giovinazzo (Matilde) in una scena del film

D: Il regista Gabriele Mainetti in un post sul suo profilo Instagram ha raccontato il vostro primo incontro, facendo intendere che il personaggio di Mario, ti è stato praticamente cucito addosso. Sei a tutti gli effetti uno dei pochi personaggi che riesce a far sorridere il pubblico, nonostante le atrocità che avvengono nella Roma occupata dai nazisti. Come ti sei preparato a dover affrontare il personaggio dell’uomo calamita?

R: All’inizio il personaggio di Mario era stato pensato in un modo un po’ diverso da quello interpretato da me, doveva avere addirittura la testa microcefala. Poi lavorando con Gabriele su molta improvvisazione si è sviluppato un personaggio avente la mia struttura fisica e sentimentale. La preparazione per poter affrontare il personaggio è avvenuta – oltre che con le improvvisazioni insieme a Gabriele – facendo ricerca sulle caratteristiche di persone con quel particolare comportamento umano, che per la nostra società è considerato ritardo mentale.

Il lavoro fondamentale è avvenuto insieme a mia moglie. Abbiamo deciso di accogliere la percezione di avere un figlio come Mario nella nostra famiglia e quindi nella vita quotidiana: mangiavamo con lui; dormivamo con lui; lo accudivamo; lo difendevamo; piangevamo e ridevamo insieme, era nostro figlio a tutti gli effetti. Tutte queste percezioni ho cercato di immagazzinarle dentro di me, immedesimandomi in Mario con tutto l’amore possibile.

Per dare a Mario una personalità sempre positiva mi sono ispirato a quella purezza d’animo dell’essere umano non intaccato da sovrastrutture che avvelenano lo spirito. Mi sono immaginato che Mario fosse la rappresentazione dell’inclusività, dell’uomo libero. Un Mario che si concede a tutti senza moralismi, si prende cura indistintamente di tutta la comunità, sia della sua famiglia patchwork sia dei nemici quando si fanno male. Che riesce ad essere allegro e a ricostruire la forza di reagire.

Leggi anche: Freaks Out | quattro supereroi in lotta contro il nazismo nel film di Mainetti

Leggi anche: FREAKS OUT | un gruppo ‘mostruoso’ contro i nazisti nel trailer del film

D: Una storia come quella raccontata in Freaks Out non si era mai vista e nessuno ha mai avuto il coraggio di spingersi a questo punto, anche negli effetti speciali. Qual è stata la tua prima impressione/reazione quando hai letto la sceneggiatura?

R: Sono rimasto molto colpito e affascinato dall’originalità di questa storia, ma anche un po’ perplesso da come si potessero realizzare certe visioni così atipiche per il cinema italiano. Per fortuna questa esperienza mi ha insegnato che con un regista come Gabriele ‘L’IMMAGINAZIONE DIVENTA REALTÀ’ per davvero.

Freaks Out | Il profondo valore dell’amicizia dentro e fuori il set

D: I protagonisti del film sono quattro freaks dotati di super poteri differenti ma uniti da una profonda amicizia. Com’è stato il rapporto con il resto del cast sul set?

R: Abbiamo lavorato per entrare in empatia dal momento che era fondamentale risultare uniti come una famiglia patchwork. Per questo Gabriele ci ha fatto fare un ritiro di quattro giorni in una location isolata dal mondo. In quei giorni ci siamo dedicati completamente ai personaggi, parlavamo, dormivamo e mangiavamo come fossimo Fulvio, Aurora, Cencio e Mario, Gabriele ci dirigeva creando delle situazioni inerenti alcune scene del film. Gli ultimi due giorni è arrivato anche Giorgio che si è inserito come nostro padre putativo e abbiamo così amplificato il legame che si stava costruendo.
Un’esperienza fondamentale e nutriente.

Successivamente il rapporto con Franz è stato molto piacevole, Franz è una persona speciale e il suo modo moderno di essere tedesco e cittadino del mondo mi riportava con la mente al mio adorato nipotino Otis, tedesco anche lui, in lui vedevo, dalle sue movenze e dalla sua dolcezza disinibita Otis da grande. Vederlo come crudele e tormentato antagonista nel film è stato per me affascinante e istruttivo.

Franz Rogowski (Franz), Pietro Castellitto (Cencio) e Giancarlo Martini (Mario) in Freaks Out

D: Prima di chiudere e rinnovarti i complimenti per il ruolo di Mario, hai qualche aneddoto inedito accaduto durante le riprese di Freaks Out da voler condividere con i lettori di NewsCinema.it?

R: Mi domandavo come sarebbero riusciti a realizzare la scena a piazza Margana dovendo bloccare tutto il traffico della città. Un giorno andando negli sudi di Videa mi sono ritrovato catapultato nel centro di Roma e piazza margana era stata completamente ricostruita, perfettamente uguale, solo con le sembianze del 1943. Per me è stato uno shock emotivo: ho sentito nel petto quell’angoscia degli orrori dell’epoca.

Un evento invece lieto e commovente è stato dopo circa un mese dall’inizio delle riprese. Gabriele aveva ingaggiato un vero circo, il Rony Roller, per le scene del Zirkus Berlin del film. Mentre lavoravamo a fianco a dei veri circensi sono nati due cuccioli di tigre in perfetta salute che sono stati le mascotte del film di quel periodo. Tant’è vero che uno dei tigrotti è stato inserito nella scena del delirio chiaroveggente di Franz.

Un altro aneddoto che ricordo, fu durante la scena nella sala delle torture, per riprendermi sulla ruota che girava, fecero per quattro ore, tentativi, riprendendomi da più angolazioni. Presi dalla realizzazione della scena non davano peso alla posizione in cui mi lasciavano quando Gabriele dava lo stop, mi trovavo una volta capovolto a testa in giù, una volta obliquo o appeso in orizzontale. Nonostante io gridavo per farmi rimettere in posizione verticale loro continuavano a ragionare sulla resa della scena, e questo provocava scrosci di risate di tutto il resto della troupe che alla fine decideva spontaneamente di venirmi ogni volta in soccorso.

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Festa del Cinema di Roma

Tim Burton a Roma | via libera alla fantasia e meno al politically correct

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Il secondo giorno dedicato al premio alla carriera previsto dal programma della Festa del cinema di Roma è finalmente arrivato. Dopo l’arrivo del regista Quentin Tarantino, oggi è stata la giornata del grande Tim Burton, autore di grandi film di successo come Edward mani di forbice, Alice in Wonderland e tanti altri. In conferenza stampa, iniziata leggermente in ritardo rispetto alla tabella di marcia, il cineasta ha risposto a diverse domande, in maniera diretta e spesso divertente.

Prima regola: essere sempre convinti di ciò che si fà

Parlando del passato, del presente e concedendo qualche piccola indiscrezione riguardante il suo futuro professionale, Tim Burton è stato categorico circa la realizzazione di ogni sua opera.

“Devo essere convinto emotivamente su ciò che faccio. Sono un paio di anni che non faccio film e se collaboro con qualcuno vuol dire che è derivato da una scelta emotiva.”

Citando i personaggi nati dalla sua genialità e fervida immaginazione, Burton ha confessato di sentirsi vicino a due in particolare: Edward mani di forbice ed Ed Wood “anche se non mi vesto da donna”. E di preferire il film Vincent, tra i suoi, perché dura solo 5 minuti, così da non dedicargli troppo tempo. Impossibile non citare il nuovo progetto che lo ha visto impegnato in Romania per diversi mesi, ovvero la serie Wednesday per Netflix, incentrata sul ruolo della ragazzina Mercoledì Addams.

Tim Burton tra fantasia e diversità

Il regista, sceneggiatore, produttore americano è stato il primo a occuparsi dei ‘diversi’, portando sul grande schermo storie complesse da un punto di vista fisico ma soprattutto psicologico. A tal proposito, il buon Tim ha risposto, includendo anche l’elemento cardine della sua cinematografia: la fantasia.

“Mi hanno sempre colpito i diversi e l’ho sempre considerato come parte integrante della mia vita. Per quanto riguarda la fantasia nel mondo del cinema, trovo che ci sia ancora spazio. C’è fantasia quando si parla di supereroi, tempo fa ne feci uno anche io. Si, è vero che ci sono molti biopic, ma anche le storie di fantasia ci sono ancora. A volte capita che la realtà superi addirittura la fantasia”.

Leggi anche: Dumbo, la recensione del live action di Tim Burton

Tim Burton e l’amicizia con Johnny Depp

Poteva non esserci almeno una domanda riguardante il suo rapporto con l’amico di sempre Johnny Depp? Certo che no. Parlando di un ipotetico sequel di Edward mani di forbici, Burton ha risposto:

“Dopo aver visto il fumetto porno di Edward mani di forbici, ho capito che non era il caso di continuare. Quanto al rapporto con Johnny Depp, sono stato fortunato a lavorare con persone come lui, sempre pronto a sperimentare. Non escludo di continuare a lavorare con lui.”

L’opinione del regista sul politically correct

Come è accaduto in altre conferenze stampa, anche in questa è stato toccato il tema del politically correct, che da qualche anno sta terrorizzando tutto il mondo del cinema e delle serie tv, per lo più. Il terrore di offendere qualche categoria con battute, che qualche anno prima non avrebbero fatto altro che scatenare una sana risata, sta facendo tremare tutti, nessuno escluso.

“Non vorrei mai essere un comico perché non puoi dire più nulla. Trovo sia una situazione opprimente per tutti. Onestamente non faccio caso a ciò che dico e non mi interessa nemmeno”.

Leggi anche: Tim Burton a Roma: “Avreste adorato il mio Superman”

Alla scoperta dell’animo di Tim Burton

Un regista come lui, considerato dal pubblico come il Maestro del gotico, per la prima volta ha parlato di alcuni aspetti della sua persona che non tutti sapevano. Nello specifico, la sua giovinezza, le sue paure e cosa lo ha fatto rimanere male nella sua carriera.

“Ho sempre avuto dei sogni. Adoro il cinema e sono fortunato perché posso continuare a sognare ad occhi aperti, disegnando e scrivendo per lo spirito umano, per fare qualcosa per me stesso.
La mia paura? Essere su questo palco in questo momento. Non ho dormito stanotte al pensiero di trovarmi qui davanti a voi.
Cose sbagliate sul mio conto? Quando mi dicono che sono ‘dark’. Non è vera questa etichetta. A dire il vero non mi piace etichettare le persone, e questo è una cosa che mi ha segnato”.

Il cinema, lo stop motion e il timbro di Tim Burton

Siamo tutti d’accordo nel dire che lo stile del regista americano è inconfondibile. Il suo cinema, fatto tra realtà e animazione ha conquistato platee intere di spettatori di tutte le età, anche grazie agli attori prescelti, come ad esempio lo stesso Johnny Depp. Proprio in merito a questo argomento, come avviene questo scambio di sinergie?

“Ogni attore è diverso e io non sono un bravo comunicatore. Cerco di sondare il terreno per capire dove posso spingermi con ognuno di loro. Tipo come accadde con Michelle Pfifer in Catwoman, quando le chiesi di mettersi in bocca un topo vero. Mi piace lavorare con persone che non hanno limiti e mi piacciono attori che amano solo fare il loro lavoro e che non amano rivedersi alla fine”.
“Il processo di immaginazione nasce dalla voglia di sognare ad occhi aperti e vedere il diverso negli altri ha sempre fatto parte di me.”

Allora domanda su possibili errori o pentimenti inerenti ad alcuni lungometraggi realizzati fin ora, Tim Burton ha risposto: ” Una volta si diceva che i film sono come figli. Non ho pentimenti. Certo, si possono fare errori ma non mi pento di nulla. Quello che fai è parte di te. Ho ricordi belli e brutti per ogni progetto, ma mai pentimenti. Posso solo dire che per Dumbo, ho avuto qualcosa che va vicino a un esaurimento nervoso per tutta la storia, la situazione ed è per questo che ho smesso di fare film da due anni”.

Per concludere, non poteva mancare una domanda sullo stop-motion, che ha contribuito a rendere Burton uno dei registi di animazione più apprezzati di sempre.

“Un prossimo lavoro in stop motion? Qualcosa in mente c’è sempre, ma per ora nulla in cantiere. Serve un team di artisti, persone che lo sappiano fare molto bene, anche perché amo molto questa arte.

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Cinema

Ancora più Bello: le video interviste esclusive a tutto il cast

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Ancora più Bello arriva al cinema dal 16 settembre in 350 copie, distribuito da Eagle Pictures. Si tratta del secondo capitolo della trilogia dedicata alle avventure sentimentali di Marta, adolescente affetta da una malattia che affronta con grande dose di ottimismo, e del suo gruppo di amici. (Qui la recensione del film)

Diretto da Claudio Norza, da un’idea di Roberto Proia, che lo ha anche sceneggiato insieme con Michela Straniero – si svolge esattamente un anno dopo i fatti raccontati nel primo capitolo (Sul più bello, diretto da Alice Filippi). Nel cast Ludovica Francesconi, Giancarlo Commare, Gaja Masciale, Jozef Gjura, Jenny De Nucci, Diego Giangrasso che abbiamo incontrato a Roma. Qui sotto le video interviste realizzate da Sabrina Colangeli per MadRog Cinema, il nostro canale youtube ufficiale.

Ancora più Bello: la sinossi del film

Dopo dodici mesi, la storia tra Marta (Ludovica Francesconi) e Arturo è finita. “In amore gli opposti si attraggono ma alla fine si lasciano”, si ripete Marta, che giura a se stessa di voler rimanere da sola per un po’ e continua a convivere con ottimismo con la malattia che da sempre l’accompagna. Ma quando arriva Gabriele (Giancarlo Commare), un giovane disegnatore tanto dolce e premuroso quanto buffo e insicuro, Marta riconosce che potrebbe essere lui l’anima gemella che non riusciva a trovare in Arturo. Ma prima di farsi coinvolgere del tutto in una nuova storia, è sempre meglio aver chiuso definitivamente con quella precedente.

Approfittando di un temporaneo trasferimento di Gabriele a Parigi, Marta cerca di schiarirsi le idee anche grazie all’aiuto dei suoi amici di sempre Federica (Gaja Masciale) e Jacopo (Jozef Gjura). Mentre ormai è sempre più convinta a lasciarsi andare alla storia con Gabriele, il ragazzo in preda alla gelosia commette un errore imperdonabile, che li farà separare. Quando tutto sembra andare storto arriva però una telefonata dall’ospedale che cambia le priorità di tutti: c’è un donatore compatibile per Marta. 

Il resto sarà svelato nel terzo capitolo della trilogia, Sempre più bello, in uscita nelle sale cinematografiche nel 2022.

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