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Omaggio a Marilyn Monroe domenica 9 luglio al Cinema Farnese

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Domenica 9 luglio al cinema Farnese di Roma, si terrà il nuovo appuntamento della  rassegna “estaRte: i grandi protagonisti dell’Arte nel fresco della sala cinematografica” organizzata con la collaborazione di Wanted Cinema.

Alle 18:30 sarà proiettato il documentario Love Marilyn – I diari segreti di Liz Garbus (del 2012), distribuito Feltrinelli Real Cinema in collaborazione con Wanted. Il documentario mostra i lati più fragili e meno conosciuti della vita di una delle icone più splendenti della storia del cinema, celebrata in questi giorni a Roma anche a Palazzo degli Esami con la mostra “Imperdibile Marilyn” (presentando il biglietto della mostra, si potrà assistere al film a soli 5 euro). Il documentario nasce dal ritrovamento di numerose lettere nascoste dalla stessa Marilyn, reinterpretate da alcune delle più grandi star di Hollywood (tra cui Glenn Close, Marisa Tomei – la Zia May del nuovo Spider-Man – Evan Rachel Woods, Adrien Brody e tanti altri) che gettano nuova luce in particolare sulle relazioni di Marilyn con Joe Di Maggio, Arthur Miller e sul suo rapporto complesso, quasi conflittuale, con la recitazione. Il documentario costituisce un approfondimento ideale del film MARILYN con Michelle Williams.

In prima serata, alle 20:30, il programma presenta la proiezione speciale di Richard Linklater: Dream Is Destiny di Louis Black e Karen Bernstein. Apprezzato all’ultima Festa del Cinema di Roma, il documentario sarà proiettato per la prima volta al pubblico dopo il festival e ricostruisce e analizza la carriera di uno degli “outsider” più noti di Hollywood, Richard Linklater, autore di Boyhood, che negli anni ’80 e ’90 è stato capace di costruire una Factory cinematografica a Austin, Texas, ispirando di fatto un’intera New Wave di cineasti indipendenti.

La rassegna prosegue lunedì 10 luglio alle 18:30 con il documentario Bill Cunningham New York di Richard Press, un ritratto del noto fotografo di moda, scomparso a giugno dello scorso anno, la cui filosofia era: “La vera sfilata di moda è nelle strade” e alle 20:30 è la volta di Mapplethorpe – Look at the Pictures  di Fenton Bailey e Randy Barbato su uno dei fotografi più controversi e scandalosi del ventesimo secolo. Il documentario costruisce una visione complessiva dell’esistenza dell’artista attraverso interviste ai suoi più stretti collaboratori, da Fran Lebowitz e Debbie Harry con la speciale partecipazione di Patty Smith, un tempo anche sua compagna.

La rassegna prosegue il 16 luglio con “Alla ricerca di Vivian Maier” di John Maloof e Charlie Siskel e “Robert Doisneau – La lente delle meraviglie di Clémentine Deroudille”. Di un grande artista contemporaneo si parlerà lunedì 17 luglio con il documentario “Maurizio Cattelan – Be Right Back” di Maura Axelrod, seguito da “Peggy Guggenheim – Art Addict” di Lisa Immordino Vreeland”. Domenica 23 luglio sul grande schermo del Farnese arrivano due documentari dedicati alla grande performer Marina Abramovic: “Marina Abramovic – The Artist is Present” di Matthew Akers e “The Space in Between – Marina Abramovic and Brazil” di Marco Del Fiol. Mentre lunedì 24 luglio alle 18:30, in versione italiana, il documentario “Io, Claude Monet” di Phil Grabsky e alle 20.30 “Segantini – ritorno alla natura” di Francesco Fei. Chiudono la rassegna il 30 luglio due documentari su uno degli artisti più famosi e controversi al mondo, Banksy, di cui nessuno conosce l’esatta identità: “Exit Throught the Gift Shop” (ore 18.30) e “Banksy Does New York” di Chris Moukarbel su come Banksy ha conquistato la Grande Mela con la caccia al tesoro più folle della storia dell’arte.

Nella zona di Campo de’ Fiori, gli spettatori avranno l’opportunità di gustare aperitivi, cocktail, panini, pizze, cene, dolci e gelati con sconti esclusivi riservati per la rassegna.

Il programma completo della rassegna è sul sito: www.cinemafarnesepersol.com

PREZZI:
Intero € 8
Ridotto € 6
Carnet da 3, 5, 10 biglietti a 15, 22,50 e 40€

 

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Cinema

E poi c’è Katherine, Emma Thompson nei panni della superdiva Katherine Newberry

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e poi cè katherine recensione

Katherine Newberry (il premio oscar Emma Thompson) è una leggenda televisiva, e ha costruito un’intera carriera sulla sua proverbiale comicità e sul talkshow di successo che conduce da ormai circa trent’anni, dal titolo Late Night. Ma il tempo passa, gli ascolti sono in calo e anche la sua immagine è in costante declino. Circondata da un team di autori tutto al maschile, accompagnata dalla voce secondo cui odia le donne, e minacciata dallo spauracchio di perdere la sua storica conduzione, Katherine dovrà per una volta scendere dal piedistallo, a compromessi con il canale, e tornare a rimboccarsi le maniche proprio come agli inizi della sua carriera. In primis, dovrà assumere una donna nel team di autori, poi dovrà lavorare sodo per provare a svecchiare il suo format affinché il pubblico torni ad amarla e desiderarla sul piccolo schermo come un tempo. Infine, la sua quota rosa Molly Patel, ragazza di origini indiane sveglia ma senza alcuna esperienza televisiva, darà uno scossone non solo alla trasmissione ma anche all’intera vita di Katherine, costretta infine a guardare ogni cosa con occhi nuovi.

ecco la seconda clip ufficiale italiana di e poi ce katherine

Sull’ottima sceneggiatura di Mindy Kaling (protagonista e anche produttrice del film) e su dialoghi incalzanti che servono con grande brio il duo femminile di protagoniste, Nisha Ganatra confeziona una commedia che sa di già visto (il diavolo veste Prada su tutti) ma possiede comunque una sua fresca identità soprattutto verbale e di alchimia tra le due protagoniste. Film sulle donne e sui conflitti tra donne fatto da donne, E poi c’è Katherine sfrutta proprio la brillante verve dei dialoghi per costruire il classico incontro/scontro tra un’icona glamour molto piena di sé (la Katherine del titolo) e una scaltra ma goffa apprendista (Molly) decisa a scalzare tutti i cliché deleteri sul suo conto.

Sullo sfondo, si muove insidioso il sempre brutale e crudele mondo dello showbiz dove il pubblico e il successo decretano il valore sul mercato indicando di volta in volta con un pollice verso (o meno) chi può restare sula cresta dell’onda e chi no. A fare la differenza, come sempre in queste commedie leggere annaffiate di un buonismo poco reale ma rinfrancante, saranno la solidarietà e la capacità di mutare lo sguardo al mutare delle situazioni. E così la Katherine intransigente d’inizio film lascerà il passo a una Katherine molto più solidale e comprensiva, aperta al prossimo e di nuovo capace di intercettare i favori del suo pubblico, finendo per tracciare la sua personale parabola di “redenzione” applicata al mondo dello spettacolo.

diffusa la prima clip ufficiale italiana di e poi ce katherine

Partendo dall’ottima sceneggiatura di Mindy Kaling, Nisha Ganatra confeziona una commedia leggera e divertente sull’incontro scontro tra donne di mondi diversi ma accomunate da un talento speciale. Grazie alla buona verve dei dialoghi e all’ottimo duo di protagoniste (la sempre brava Emma Thompson e la poliedrica Mindy Kaling) E poi c’è Katherine si attesta come una commedia leggera e ammiccante che scivola via di ritmo senza lasciare un segno incisivo, ma assicurando  – di contro – una quota “rosa” di scene divertenti con un’ironia che si fa a tratti smaccata e originale.

E poi c’è Katherine, Emma Thompson nei panni della superdiva Katherine Newberry
3.1 Punteggio
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora
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Cinema

Caso Harvey Weinstein: cruciale la testimonianza dell’attrice Gwyneth Paltrow 

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Gwyneth Paltrow è stata nominata come figura chiave nella storia del New York Times che per prima ha sporto una serie di accuse di molestie sessuali contro Harvey Weinstein e ha portato al licenziamento del produttore cinematografico dalla sua stessa compagnia e al conseguente procedimento giudiziario.

In un nuovo libro intitolato She Said: Breaking the Sexual Wassment Story That Helped Ignite a Movement di Jodi Kantor e Megan Twohey – i reporter del New York Times la cui storia il 5 ottobre 2017 ha scatenato la caduta di Weinstein – riporta che Paltrow sia stata “spaventata di andare a denunciare, ma poi è diventata ben presto una testimone cruciale, condividendo il suo racconto di molestie sessuali e cercando di reclutare altre attrici per farle parlare”.  In un’apparizione al Today Show , Kantor e Twohey hanno dichiarato: “Gwyneth [Paltrow] è stata in realtà una delle prime persone a mettersi al telefono, ed è stata determinata ad aiutare questa indagine anche quando Harvey Weinstein si è presentato a una festa da lei e fu costretta a nascondersi in bagno [mentre parlava con i giornalisti]. “

Paltrow, che ha recitato in numerosi film sostenuti da Weinstein tra cui Shakespeare in Love, è stata successivamente citata da Kantor e Rachel Abrams , accusando Weinstein di molestie sessuali. “Ero una bambina, ero pietrificata”. Dopo Brad Pitt, all’epoca suo fidanzato, decise di affrontare Weinstein, e disse: “Pensavo che mi avrebbe licenziata”.

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Weinstein, che sarà presto processato per stupro e abuso sessuale, nega tutte le accuse di attività sessuale non consensuale. In una dichiarazione a Deadline , un rappresentante di Weinstein ha messo in dubbio l’affermazione della Paltrow secondo cui “è in gioco il suo lavoro”“Gwyneth Paltrow proviene dalla regalità di Hollywood … Suo padre era un grande produttore, sua madre un’attrice famosa, suo padrino è Steven Spielberg. Non aveva bisogno di fare film con Harvey Weinstein; lo voleva, e ha vinto i premi più importanti ed è stata l’attrice femminile più pagata per quasi un decennio, con Weinstein.”

Kantor e Twohey descrivono anche le attività dell’avvocato di alto profilo Lisa Bloom, che ha agito per conto di Weinstein. Un memo che Bloom ha scritto nel 2016 è citato nel libro. Il memo di Bloom ha delineato un piano per minare le accuse di Rose McGowan , citando la sua esperienza come rappresentante delle vittime. In un’intervista a Variety, McGowan ha dichiarato: “Ciò che queste persone hanno fatto alla mia posizione nel mondo è stato sistematico – è stato malvagio …” La Bloom si è scusata con i social media , scrivendo: “Mentre soffro, imparo molto di più dai miei errori che dai miei successi. A coloro che hanno perso le mie scuse del 2017, e in particolare alle donne: mi dispiace. ”

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Cinema

Ravenna Nightmare Film Fest 2019: ospite d’onore la regista Liliana Cavani

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Liliana Cavani ha confermato la sua presenza alla XVIIa edizione del Ravenna Nightmare Film Fest, lo storico festival della città di Ravenna dedicato al lato oscuro del cinema. La regista sarà al Palazzo dei Congressi sabato 2 novembre, poco prima della conclusione del Festival (30 ottobre-3 novembre), per incontrare il pubblico e presentare il suo film più famoso, Il Portiere di Notte, nella copia restaurata dal Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale, in lingua originale con sottotitoli in italiano. Una copia preziosissima in quanto il restauro è stato realizzato nel 2018 da CSC-Cineteca Nazionale e Istituto Luce-Cinecittà a partire dal negativo originale 35 mm, con la supervisione della regista Liliana Cavani. Questo film s’inserisce a pieno nel nuovo percorso di inclusione che abbiamo intrapreso, che abbraccia il cinema in tutte le sue declinazioni con la barra ben diretta verso il lato oscuro del cinema. Questa libertà di azione ci ha aperto infinite porte, ci ha mostrato infiniti scenari ed è in questo percorso che s’inserisce la presenza di una delle registe più autorevoli, che ha lavorato negli anni con una coerenza ammirevole e che ha sondato, indagato, scandagliato, investigato, analizzato, il lato oscuro del cinema, ma forse ancor più il lato oscuro del vivere umano. Le sarà consegnato un riconoscimento al valore del lavoro svolto e a lei sarà anche dedicato il manifesto ufficiale del Festival.

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Liliana Cavani, conosciuta in tutto il mondo anche per le sue regie teatrali, ha scandagliato l’animo umano attraverso la sua intera produzione senza risparmiarsi. Ha infatti creato maschere e feticci che ancora oggi ritroviamo nella moda e nel sociale, ma, ancora di più, ha indagato tematiche scomode come il razzismo, il sadomaso, l’omosessualità, il fanatismo e la violenza, portando alla luce la natura umana di tabù che si credevano indecifrabili. “Ci sono tante cose belle e tante tremende nell’individuo. Ignorarle sarebbe da sciocchi, ci sono tutte e due. Eppure l’uomo ha potenzialmente tutto in sé dall’alfa all’omega, intendo l’uomo che pensa, che immagina, che approfondisce, che cerca…”. Liliana Cavani mantiene la sua verve incontenibile e continua a muoversi in vari campi artistici: nel 2019 infatti ha firmato la regia de La Traviata a Milano e ha presenziato al Festival di Berlino per consegnare l’Orso d’oro alla carriera all’attrice Charlotte Rampling.

Con Il Portiere di Notte (1973), Liliana Cavani scardina lo schema tradizionale del racconto cinematografico, scegliendo come protagonista un “eroe del male”: un ex nazista, diventato portiere d’albergo, che ritrova casualmente una donna sopravvissuta all’olocausto, con la quale aveva avuto una relazione sadomasochista. II rapporto riprende, ma la donna nel frattempo è diventata una testimone pericolosa della quale altri nazisti vogliono liberarsi. Il film ha provocato polemiche infinite in Francia, per la scelta di un nazista come protagonista, mentre in Italia il motivo dello scandalo è stato incentrato su17 questioni sessuali, nonostante il film avesse ricevuto il plauso della critica. Il Portiere di Notte indaga l’ambiguità della natura umana e in particolare il misterioso rapporto tra vittima e carnefice. Nel cast spiccano Dirk Bogarde, Charlotte Rampling, Philippe Leroy e Gabriele Ferzetti.

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