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Perché Onslaught – Assalto finale è un cult istantaneo: recensione agguerrita

Tra citazioni cult, sequenze splatter ad alto tasso d'adrenalina e una straordinaria Adria Arjona in stile Kill Bill, Adam Wingard firma un folle action-thriller che unisce intrattenimento puro e riflessioni profonde.

Scritto e diretto da Adam Wingard, in uscita nelle sale italiane da giovedì 1° ottobre, Onslaught – Assalto finale è un perfetto prodotto di intrattenimento, che strizza l’occhio a una serie di cult intramontabili e si diverte a giocare con i limiti del pubblico. Se l’eccesso è sicuramente uno dei punti forti della pellicola, quest’ultima possiede una coerenza ineccepibile.

Con uno sguardo a tratti nostalgico, una grande conoscenza della materia e idee chiare alla base, ne viene fuori qualcosa di molto interessante, a oggi abbastanza raro ma decisamente notevole. Non fosse altro per ciò che si cela dietro il puro e semplice divertissement: non una vera e propria critica, quanto uno spunto di riflessione.

Spunto a cui è importante porre la giusta attenzione e che affonda le radici in un passato da non dimenticare mai. Sia perché ne va del futuro di tutti, sia perché c’è ancora chi lo nega.

Di cosa parla Onslaught – Assalto finale con Adria Arjona e Drew Starkey

Celeste (Adria Arjona) vive nella sua roulotte, in un parcheggio nel mezzo del deserto del New Mexico, dove affronta i demoni legati alla sua esperienza nell’esercito statunitense. Cecchina di professione (e di natura), la donna ha un matrimonio finito alle spalle e una figlia teenager, Daisy (Blake Kennedy), con la quale non ha un rapporto molto stretto.

Quello che ha visto sul campo di battaglia non le permette di lasciarsi andare, di rifarsi una vita, ed è il motivo per cui non ha ancora messo radici da qualche parte. Quando l’ex marito piomba alla porta della sua roulotte lasciandole la figlia per il weekend, Celeste si ritrova tutto a un tratto a dover fare la mamma a una ragazzina che è esattamente il suo opposto.

Nel frattempo, da un laboratorio segreto nel quale si svolgevano esperimenti su esseri umani, fuggono tre elementi alquanto pericolosi. Questi ultimi sono frutto del lavoro di una vita del dottor Hans Kammler (Dan Stevens), un tedesco rimasto ancorato alle tradizioni naziste e deciso a creare una razza superiore di soldati.

Le tre cavie, geneticamente modificate per non avere emozioni né provare dolore, lasciando una scia di sangue e morti dietro di loro. La prossima meta è proprio il parcheggio delle roulotte in cui si trovano Celeste e la figlia.

onslaught assalto finale
Una scena di Onslaught – Assalto finale (Foto: ufficio stampa) – Newscinema.it

Divertissement supportato da temi importanti

Usando come escamotage il rapporto madre-figlia, la pellicola gioca alla perfezione con tutto ciò che ha a disposizione. E lo si capisce sin dall’inizio, con la presentazione di ogni personaggio e del suo background.

Lo sviluppo ordinato permette di entrare gradualmente, restando incuriosito da come ogni elemento andrà a incastrarsi con l’altro, dai collegamenti che potrebbero crearsi, dai rimandi a periodi storici fondamentali e dall’attenzione (non sottovalutabile) a temi quali la sanità mentale e l’importanza della cura. Lo svago e la leggerezza rimangono l’obiettivo da raggiungere, ma ciò non toglie che sotto la superficie si muovano discorsi più pregnanti e seri.

Al termine della visione la sensazione che si ha è comunque quella di aver fatto un incredibile giro sulle montagne russe. Adrenalina, esaltazione, fomento. Dopo circa novanta minuti di assedio, tra uccisioni sempre più assurde, violente e sanguinolente, la mente si ritrova in un trip di cui non può più fare a meno.

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Forte delle suggestioni offerte dalle location e da una protagonista degna della Sposa di Kill Bill, Onslaught – Assalto finale riesce a costruire un racconto compatto, accattivante, ma non per tutti. Il vero godimento arriva solo per chi accetta di rinunciare alla credibilità, al realismo, e a chi non teme di ritrovarsi in uno splatter di alto livello, a chi ama l’esagerazione e le donne tostissime.

Donne tostissime e una ciliegina sulla torta

Celeste entra di diritto nei più iconici personaggi femminili, con tanto di benda sull’occhio e di pigiama come outfit. Allenata, indomita e inarrestabile, da brava mamma non permette che niente e nessuno tocchino la figlia.

Sebbene diversissima da lei, o forse proprio grazie alla distanza percepita dalla ragazzina, la protagonista cambia prospettiva, capisce di voler fare un salto e di lasciare indietro quei demoni che non la fanno dormire la notte. Ma non prima di aver esibito e sfruttato tutte le sue skills da combattente.

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Drew Starkey in una scena di Onslaught – Assalto finale (Foto: ufficio stampa) – Newscinema.it

Se il ritmo non concede tregua, ben scandito com’è da momenti dove si salta sulla poltrona – a meno di non avere una preparazione appropriata o di essere avvezzi al genere – lo stile registico arricchisce ancora di più il progetto. Pescando dal western, dalla fantascienza e dall’horror, Wingard realizza un’opera come non se ne vedono spesso, ma che sanno divertire nella maniera più genuina del termine.

Un’ultima ciliegina su una torta già particolarmente gustosa, è rappresentata dalla presenza di Drew Starkey in un ruolo inedito e incontenibile, che mette in luce la gamma di potenzialità in suo possesso.

Sabrina Colangeli
Grande appassionata di cinema, teatro, libri e serie tv. Scrivere di ciò che si ama è molto più di un lavoro. Eclettica nei gusti e curiosa di scoprire e conoscere gli sguardi degli altri.

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