Torna al cinema con Lucky Red, a 30 anni dall’uscita, Prima dell’alba: il capolavoro di Richard Linklater che nel 1995 vinse l’Orso d’Argento per la miglior regia al Festival di Berlino. Qui l’elenco completo delle sale per rivederlo.
Appuntamento il 20, 21 e 22 aprile per salire nuovamente sul treno diretto a Vienna e incontrare Celine e Jesse, ovvero Julie Delpy (ai tempi reduce da Tre colori – Film bianco di Krzysztof Kieślowski) e Ethan Hawke (fresco del successo de L’attimo fuggente di Peter Weir).
Il ritorno di un cult: perché rivedere “Prima dell’alba” al cinema oggi
Scritto da Richard Linklater con Kim Krizan, il film è il primo capitolo di una trilogia proseguita poi con Prima del tramonto (2004) e Before Midnight (2013). Un progetto cinematografico ambiziosissimo che ancora oggi conserva intatta la sua potenza e la sua struggente malinconia.
Ma cosa rende Prima dell’alba un film impossibile da dimenticare?

Il segreto della chimica tra Jesse e Céline: la magia delle riprese cronologiche
Girare un film in ordine cronologico (cioè pianificando le riprese seguendo passo passo la sceneggiatura, dall’inizio alla fine) è piuttosto raro nel cinema, per fattori prevalentemente economici (vuol dire, ad esempio, tornare più volte in una stessa location). Eppure è una tecnica che può offrire molti vantaggi, specialmente in quei film che si basano sulle relazioni e sullo sviluppo emotivo dei propri protagonisti.
Linklater cercò per quanto possibile di girare Prima dell’alba in sequenza, dando così la possibilità agli attori di far evolvere naturalmente e spontaneamente anche la loro relazione nel tempo (dalla timidezza iniziale, passando per una intimità crescente, fino alla malinconia finale).
Quando si gira cronologicamente, inoltre, ciò che accade in una scena può influenzare davvero le successive e il copione non è più qualcosa da rispettare religiosamente, ma da poter cambiare in base a nuove e sopraggiunte esigenze espressive.
Ed è per questo che in in Prima dell’alba molte battute sono nate dall’improvvisazione degli attori e dal loro contributo alla sceneggiatura, con quest’ultima che si è adatta al flusso delle riprese e non viceversa.
Vienna come set dell’anima: la scelta (quasi) casuale della location
In Prima dell’alba, la scelta di Vienna come location principale si rivela sorprendentemente azzeccata proprio perché non nasce da un’intenzione simbolica troppo esplicita, ma da una serie di contingenze produttive (innanzitutto dalla possibilità di ottenere dei sussidi statali) che il film riesce a trasformare in valore espressivo.
La città, infatti, non impone mai un’immagine stereotipata o eccessivamente riconoscibile, ma, con il suo carattere sospeso tra passato imperiale e quotidianità contemporanea, diventa uno spazio neutro e transitorio, ideale per accogliere l’incontro tra due sconosciuti che vivono una relazione destinata a esistere solo nel breve arco di una notte.
Lo ha detto benissimo Claudio Magris: «Vienna è uno di quei luoghi nei quali ritrovare il noto e il familiare, l’incanto delle cose che, come nell’amicizia e nell’amore, diventano col tempo sempre più nuove. Questa familiarità di Vienna è forse la sua natura di crocevia, luogo di partenze e di ritorni, di persone, famose e oscure, che la storia raccoglie per poi disperdere, in una errabonda provvisorietà che è il nostro destino».
Ed è proprio quella “errabonda provvisorietà” a rendere speciale il film di Linklater.

Dialoghi o realtà? La sottile linea tra vita e cinema secondo Linklater
Nella sua recensione del 1995 di Prima dell’Alba, il celebre critico Roger Ebert celebrò il film sottolineando quanto gli sembrasse vicino alla vita reale, come se fosse stato girato con una macchina da presa invisibile.
La situazione di partenza è senza dubbio plausibile: un ragazzo americano e una giovane francese si conoscono su un treno e decidono di passare insieme una giornata a Vienna prima di tornare alle rispettive vite.
Eppure ciò che si dicono, dal loro primo incontro, è tutt’altro che ordinario: fin da subito le loro conversazioni scivolano su temi profondi, lontani dalla banalità delle conversazioni quotidiane. Ed è proprio qui che sta il punto del film.
Quella che può sembrare una costruzione artificiale dei dialoghi è in realtà una scelta consapevole di Linklater. Il regista sa benissimo che il cinema non è la realtà, ma ci dice che anche la nostra vita lo è solo in parte, dal momento che la riempiamo continuamente di proiezioni, fantasie e narrazioni romantiche.
Un concetto che lo stesso Jesse esplicita a sua volta, affermando che le persone tendono a caricare tutto di aspettative romantiche che non hanno un vero fondamento nel reale.
Ed è questa la chiave di lettura del film: per Linklater, la distanza tra vita e cinema è molto più sottile di quanto si possa pensare, perché anche noi tendiamo a manipolare la realtà secondo modelli che non le appartengono.
L’omaggio a James Joyce e il significato del 16 giugno
I due protagonisti si incontrano il 16 giugno. Data che non è assolutamente casuale, ma un chiaro riferimento a James Joyce e al suo romanzo più celebre.
In Ulisse, come nel film di Linklater, tutta la vicenda si svolge nell’arco di una sola giornata – proprio il 16 giugno 1904 – una data diventata simbolica al punto da essere celebrata ogni anno come il “Bloomsday”. Joyce scelse quel giorno perché coincideva con il suo primo appuntamento con Nora Barnacle, la donna di cui poi si innamorò e che sarebbe diventata la sua compagna di vita.
Che questo rimando sia intenzionale è difficile da mettere in dubbio, soprattutto considerando che già in Slacker il romanzo di Joyce veniva esplicitamente citato.
Il legame più evidente tra Joyce e il cinema di Richard Linklater riguarda proprio il modo in cui entrambi trattano il tempo: se Ulisse resta uno degli esperimenti più radicali nel tentativo di far coincidere il tempo della narrazione letteraria con quello dell’esperienza vissuta, è altrettanto vero che Linklater ha sempre provato a ridurre le distanze tra il tempo del racconto e quello della vita reale.
La citazione al celebre scrittore non è solo un gioco colto, ma suggerisce una forma di speranza: ovvero che anche il 16 giugno vissuto da Jesse e Céline in Prima dell’Alba possa essere l’inizio di qualcosa di significativo come avvenne per la relazione tra Joyce e Barnacle.

L’eredità della trilogia Prima dell’Alba
Secondo Ethan Hawke, la trilogia composta da Before Sunrise, Before Sunset e Before Midnight segue un percorso molto chiaro: il primo film racconta “ciò che potrebbe essere”, il secondo “ciò che dovrebbe essere” e il terzo “ciò che davvero è”.
È una sintesi perfetta, perché riflette l’evoluzione di una relazione nel tempo, passando dalla possibilità alla scelta, fino alla realtà concreta. Le relazioni, infatti, a volte nascono in modo imprevedibile, e possono trasformarsi in qualcosa di turbolento, fatto anche di conflitti e momenti difficili.
Ma è proprio questa instabilità a renderle autentiche: ciò che conta davvero si costruisce su fragilità condivise, su equilibri precari che si rafforzano solo attraverso il tempo e l’impegno reciproco.
Seguendo Jesse e Céline lungo questi tre film, lo spettatore attraversa un vero e proprio percorso emotivo, osservandoli mentre crescono, cambiano, si allontanano e poi si ritrovano, fino a iniziare insieme una nuova fase della loro vita.
In questo senso, Richard Linklater offre una rappresentazione dell’amore in cui al centro c’è sempre il dialogo, presentato fin dall’inizio come elemento fondamentale. Mostrando come la comunicazione sia la base più solida su cui può poggiare qualsiasi relazione sana.


