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Primetime, recensione: Robert Pattinson sconvolge Venezia 83 con un’interpretazione da brividi

Robert Pattinson è Chris Hansen nel debutto alla fiction di Lance Oppenheim: un film disturbante che mette sotto accusa il lato oscuro della TV

Robert Pattinson non è mai stato così inquietato. Sì, avete capito bene, non inquietante ma inquietato. In Primetime, dal 15 ottobre al cinema, infatti, il sempre più camaleontico attore britannico, veste i panni scomodi e turbati di Chris Hansen, il controverso conduttore di To Catch a Predator.

Presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia il 5 settembre 2026, prodotto da A24, il primo lungometraggio di finzione del regista Lance Oppenheim, trasforma il grande schermo in un confine davvero molto sottile tra magnetismo dell’intrattenimento e spettacolarizzazione della cronaca.

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Di cosa parla Primetime

Nel 2006 Chris Hansen è pronto a trasformare To Catch a Predator in un fenomeno televisivo. Attraverso telecamere nascoste e operazioni sotto copertura, il programma smaschera in diretta uomini sospettati di voler incontrare minori.

Il successo consacra Hansen come volto simbolo della TV americana, ma porta anche alla luce un inquietante cortocircuito: dove finisce l’inchiesta e dove comincia lo spettacolo?

Tra giornalismo, giustizia e voyeurismo, il confine diventa sempre più sottile, mettendo in discussione la natura stessa del programma e il prezzo della sua popolarità.

Primetime di Lance Oppenheim
Primetime di Lance Oppenheim (Foto: Ufficio stampa La Biennale di Venezia) – newscinema.it

Primetime: l’ambizione che acceca e condanna

Un po’ come già visto nel film d’apertura di Danny Boyle Ink, si torna a parlare di ambizione declinata all’eccesso. In questo Primetime, biopic non biopic, l’insostenibilità del proprio ruolo all’interno di un contesto ben preciso si fa strada affinché il lato umano di noi stessi venga meno, lasciando spazio solamente al degrado.

Scritto da Ajon Singh, Primetime orchestra un bel gruppo di tematiche potenzialmente intriganti, che non sempre vengono però approfondite. Il film riesce a fondere i sani valori di una giustizia sociale, spesso pomposa e coatta, con intenti che sfociano in un climax cariato.

Basato su una storia vera, il film offre uno sguardo travolgente sul potere oscuro della televisione, sulla spettacolarizzazione del nostro lato più ostile e sul dualismo tra ciò che è giusto fare e l’ossessione di arrivare con ogni mezzo possibile. Una società preoccupante, violenta, che gode e giudica. Individui pronti a puntare il dito senza guardarsi dentro, che sfruttano vite altrui nascondendo la propria.

Lance Oppenheim: un esordio registico che fa ben sperare

Classe ’96, nato e cresciuto in Florida, il regista Lance Oppenheim si presenta al Lido di Venezia privo di esperienza nel mondo dei lungometraggi di finzione ma con all’attivo diversi cortometraggi e documentari.

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Senza una storia alle spalle che lo anticipi dunque, avanza in punta di piedi nel mondo dei giganti del cinema supportato dalla figura, ormai consolidata, di Robert Pattinson. A fine visione però, ci si rende conto di quanto Oppenheim abbia investito, di quanto abbia le idee chiare sul suo percorso e di come potrebbe stupirci in futuro. Indubbiamente l’alone Pattinson pesa molto sul risultato finale, ma il modo in cui il regista sceglie di inquadrarlo diventa essenziale per il compimento dell’opera.

Lance Oppenheim, regista di Primetime, nel dietro le quinte del film
Lance Oppenheim, regista di Primetime, nel dietro le quinte del film (Foto: Ufficio stampa La Biennale di Venezia) – newscinema.it

Virtuosismi vari, seppur dosati, primissimi piani utili ad enfatizzare il turbamento, fessure attraverso cui spiare e infiniti silenzi. Una pellicola ripresa dagli occhi di chi giudica ma, al tempo stesso, non condizionata dalle scelte e libera di mostrare, invadere, punire e infine indurre a riflettere.

Robert Pattinson, un altro capitolo sorprendente di una carriera camaleontica

Dopo essersi scrollato di dosso l’etichetta del vampiro Cullen e aver vestito gli infiniti panni di un guardaroba cinematografico il più disparato possibile, eccoci di fronte a un altro volto di Robert Pattinson.

Dopo personaggi complessi e assurdi che potenziano film come Mickey 17 e Good Time, proseguendo sulle terre narrative opposte di High Life e The Lighthouse e finendo per raggiungere Die my love, Odissea e The Batman, questa volta Pattinson ci mostra un volto scosso, che nasconde sé stesso ma rivela al mondo gli altri.

“Inizia lo spettacolo” dice spesso il suo Chris Hansen, perché di quello in fondo si parla, di show, di una recita con un copione ripetuto all’infinito dove solo un elemento del cast non era stato informato.

Pattinson in questo è favoloso, riesce a veicolarci la sua inquietudine, il menefreghismo, l’accanimento e il suo senso di inadeguatezza sulla sfera privata che si oppone al totale talento da performer sul lavoro.

Una scena di Primetime, il nuovo film con Robert Pattinson
Una scena di Primetime, il nuovo film con Robert Pattinson (Foto: Ufficio stampa La Biennale di Venezia) – newscinema.it

Primetime: provocazione, talento e uno sguardo al futuro

Al fianco del protagonista troviamo poi Merritt Wever, Skyler Gisondo e la cantautrice Phoebe Bridgers, un gruppo coeso di interpreti che porta a compimento il lavoro con lucidità e carisma. Tra i produttori del film anche il regista Ari Aster (Hereditary, Midsommar, Eddington) che, conoscendo la sua filmografia, avrà di certo trovato un appiglio intrigante in una storia distorta e profondamente frammentata.

Provocatorio, intenso e capace di interrogare lo spettatore su molteplici questioni sociali, Primetime è un esordio riuscitissimo. Non un capolavoro di certo, da un regista navigato ci aspetteremmo senza dubbio di più, ma per essere un primo tuffo nella piscina dei grandi, mette sicuramente la voglia di aspettare curiosi il prossimo salto dal trampolino più alto.

Lorenzo Usai
Lorenzo Usaihttps://www.instagram.com/madraine8/
Contraddistinto da una passione cinefila quasi maniacale, cresciuta in me come una vocazione, cerco ogni giorno che passa di scoprire sempre di più, farmi esperienza, parlare e scrivere di questo magico mondo. Fin da piccolo sono sempre rimasto incantato dal cinema, la sala, l’enorme schermo davanti a me e tutte le storie che mi portano dentro ad infiniti mondi, vivendo esperienze come in prima persona. Insomma i film emozionano, insegnano, confortano, incoraggiano, divertono, sono una potenza reale e concreta, per me non sono un passatempo ma un vero stile di vita.

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