In sala dal 13 novembre per Teodora Film, I colori del tempo porta la firma di Cédric Klapisch e rappresenta la prima volta in selezione ufficiale, fuori concorso, al Festival di Cannes per il regista.
Diretto da Cédric Klapisch, che ne cura anche la sceneggiatura – a quattro mani con Santiago Amigorena – I colori del tempo è una brillante commedia, figlia del più bel cinema francese. Un cast corale e un racconto a cavallo tra due epoche ne sono il cuore, da cui si sprigionano emozioni fresche e delicate. Da sempre ossessionato dalla Parigi di fine Ottocento, durante cui aveva ambientato il suo primissimo corto, il cineasta decide di ambientare lì la sua nuova opera. Il risultato è assolutamente riuscito, pregevole e divertente.
Grazie anche alla partecipazione di attori del calibro di Suzanne Lindon, Vincent Macaigne, Paul Kircher e Cécile De France, la storia intrattiene con leggerezza ma non superficialità. La fotografia di Alexis Kavyrchine diviene un valore aggiunto, così come le note musicali curate da Rob. Ovviamente, trattandosi in parte di un’opera in costume, imprescindibili appaiono gli apporti di costumi (Pierre-Yves Gayraud), scenografia (Marie Cheminal), trucco (Delphine Jaffart) e acconciature (Jane Milon).
I colori del tempo | La trama della nuova commedia firmata da Cédric Klapisch
In una Parigi dei giorni nostri, la vita di un gruppo di persone sta per cambiare. Chiamati a discutere di un’eredità misteriosa, questi uomini e donne si ritrovano improvvisamente parenti. L’albero geneaologico che li vede coinvolti ha a che fare con una donna di nome Adéle Meunier (interpretata dalla bravissima Lindon), a cui appartiene un casale in Normandia, ormai nascosto da piante e arbusti, e destinato all’abbattimento per la costruzione di nuovi impianti.

Per far sì che ciò sia possibile, quattro prescelti dovranno recarsi in loco e farsi portavoce per gli altri, di modo da valutare la decisione da prendere. È così che Seb (Abraham Wapler), Guy (Macaigne), Abdelkrim (Zinedine Soualem) e Céline (Julia Piaton) partono alla volta della casa della loro antenata. Scopriranno un mondo popolato di artisti e amanti, una sorta di specchio magico della loro realtà. E, al tempo stesso, troveranno l’uno nell’altro un confidente di cui non credevano di aver bisogno.
Un’opera deliziosa sull’importanza del passato
Campione di incassi in patria sin dalla sua uscita, I colori del tempo possiede una genuinità spesso dimenticata. Nato dalla passione e dalla sensibilità di Klapisch, il film restituisce la bellezza di un’epoca come la fine dell’Ottocento, sfruttando le suggestioni di luoghi come Parigi e la Normandia.
Se l’intento dell’apprezzato cineasta era quello di proporre un confronto tra il passato e il presente, il risultato è una riflessione curiosa e invitante non solo sull’arte o, meglio, sulla riproduzione delle immagini, quanto piuttosto sul tempo e sulla memoria.

Ogni figura diviene in qualche modo emblematica di un particolare aspetto del vissuto, scoprendo, nel corso delle vicende, l’importanza di un passato che l’ha resa chi è nel presente e che ne guida le azioni verso il futuro. Fresca, originale e delicata, l’idea alla base fornisce tanti ottimi spunti su cui lavorare. La mano e lo sguardo di Klapisch fanno il resto, regalando al pubblico qualcosa di assolutamente delizioso.


