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La torta del presidente: recensione del candidato iraqueno agli Oscar

Ad Alice nella città arriva La torta del presidente, presentato dall’Iraq come candidato agli Oscar per il Miglior film straniero e trionfatore alla Croisette.In concorso ad Alice nella Città 2025, La torta del presidente è il candidato iraqueno agli Oscar. Dopo la vittoria della Caméra d’Or al Festival di Cannes e del Premio del Pubblico alla Quinzaine des Réealisateurs, il titolo è sicuramente tra i più papabili alla shortlist delle statuette come Miglior Film Straniero. Se dovesse farcela, il merito sarebbe della sua capacità di coniugare una storia di bambini con un contesto politico sempre più preoccupante e attuale. La torta del presidente arriverà nelle sale italiane nel 2026 con Lucky Red e rappresenta il commovente debutto nel lungometraggio di Hasan Hadi. Rifacendosi a un certo tipo di cinema del passato, che strizza l’occhio e omaggia il neorealismo nostrano, la pellicola regala emozioni semplici ma profonde, portando alla luce due piccoli ma grandissimi interpreti che rispondono ai nomi di Baneen Ahmad Nayyef e Sajad Mohamad Qasem.

La trama del film in lizza per l’Oscar come Miglior film straniero

Lamia e Saeed sono amici per la pelle. Hanno un gioco preferito che consiste nel guardarsi negli occhi e sfidarsi a chi sbatte prima le palpebre. Sebbene a scuola non siano compagni di banco, nulla e nessuno sembra poterli separare. Uniti anche dalle difficoltà economiche – Lamia vive con la nonna Bibi, molto anziana ma affettuosa, Saeed ha un papà costretto a medicare e rubare per sostenere la famiglia – i due trascorrono le loro giornate remando sulla piccola imbarcazione sul fiume o studiando insieme.Il giorno in cui il maestro sorteggia chi dovrà portare la frutta a scuola il sabato seguente e realizzare la famosa torta del presidente – siamo in Iraq durante gli anni Novanta e Saddam Hussein pretende un dolce ogni anno per il suo compleanno – Lamia e Saeed si ritrovano entrambi chiamati in causa. Dopo aver assistito di nascosto a una conversazione che la coinvolge in prima persona, Lamia scappa di casa e finisce per vagare tra le stradine polverose della città, a caccia degli ingredienti mancanti per la torta. Per fortuna al suo fianco ha il suo gallo di compagnia e l’inseparabile Saeed.

Una favola stridente ma potente

Attraverso le vicende della piccola protagonista, La torta del presidente prende le sembianze di un road movie. Il ritmo stesso ne risente, o meglio ne giova, conducendo il pubblico a dare uno sguardo da più vicino alla realtà in cui vivono Lamia e Saeed. Un popolo in bilico tra povertà e dittatura mostra ancora la sua vitalità, i colori e il calore di esseri uniti nella sofferenza. Sebbene tra gli incontri che fanno Lamia e Saeed ci siano anche personaggi non esattamente positivi, la sensazione è quella di trovarsi davanti un’umanità desiderosa di rinascere, di tramutare la sopravvivenza in dignità e speranza.Non a caso la bambina prende così sul serio il suo incarico, convinta forse che da esso dipenda il suo futuro e desiderosa di fare una buona impressione. Gli occhi infantili guidano i nostri, alla riscoperta della bellezza delle piccole cose. Come un palloncino rosso, la morbidezza di una piuma, il sapore di una meringa. Sullo sfondo di una realtà tragica e dolorosa, la storia di Lamia diviene una sorta di favola stridente ma potente. 

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