In eslusiva su Prime Video dal 28 novembre, Un Natale senza Babbo è la nuova divertente commedia con una coppia d’eccezione, formata da Alessandro Gassmann e Luisa Ranieri.
In cabina di regia, a distanza di circa tre anni dal precedente lavoro (Educazione fisica), di tutt’altro genere, Stefano Cipani confeziona una pellicola per le famiglie, che sfrutta il clima natalizia e gioca sui buoni sentimenti.
Natale senza babbo, in esclusiva su Prime Video dal 28 novembre, porta la commedia all’ennesima potenza, forte anche di un cast impeccabile, dove oltre ai due protagonisti – Alessandro Gassmann e Luisa Ranieri – spuntano i nomi di Caterina Murino, Angela Finocchiaro e Michela Andreozzi (queste ultime due in ruoli piccoli ma memorabili).

E proprio la Andreozzi è autrice della sceneggiatura, dopo la pregevole prova di Unicorni, presentato al Giffoni Film Festival. Tra battute geniali e momenti di riflessione affrontati attraverso il filtro della risata, prende forma una storia capace di divertire ed emozionare con semplicità.
Di cosa parla Natale senza babbo
Come ogni anno, quando il momento del Natale si avvicina, fervono i preparativi per chi dovrà consegnare i regali ai bambini del mondo. Ne sanno qualcosa Nicola (Gassmann) e Margaret (Ranieri), impegnati come Babbo Natale e sua immancabile assistente e genitori di Lampo (Paolo Calvano) e Stella (Rita Longordo). Peccato che, dopo anni e anni in quelle vesti, Nicola stia attraversando la fatidica crisi di mezza età. Stanco della situazione e determinato a prendersi una pausa, accetta di andare in terapia con la moglie.
Nonostante i metodi alquanto originali ma funzionali della psicologa (Finocchiaro), la coppia sembra sull’orlo di scoppiare. Una mattina, al suo risveglio, Margaret scopre che il marito si è dato alla macchia. Proprio il giorno in cui avrebbe dovuto trasformarsi in Babbo Natale per la sua prima apparizione pubblica della stagione…

Come superare le difficoltà esistenziali
Se la forza della pellicola è la comicità insita nelle vicende raccontate, va senza dubbio riconosciuto quanto di reale vi sia nel sottotesto. In fondo, Babbo Natale è un uomo come tanti e, in virtù delle sue esigenze, desideri, aspettative, capita di doversi sentire un po’ giù di tono. Soprattutto se si vive una condizione di burn out. La commedia, l’ironia, l’ilarità divengono così un tramite infallibile e pregevole per andare a raccontare tutta una serie di problematiche che riguardano una certa fascia d’età.
Il punto di vista infantile serve a dare una prospettiva diversa, rafforzando l’idea di connessione tra l’uno e l’altro membro di una famiglia. Anche quell più allargata. Interessante inoltre notare come e quanto le figure femminili assumano un ruolo fondamentale all’interno del racconto, insistendo sull’importanza di una coesione che supera qualsiasi differenza. A tal proposito una lode a parte la merita Valentina Romani, nei panni di una meravigliosa Santa Lucia.
L’ambientazione natalizia completa il quadro e lo suggella con la sua magia simbolica e inconfondibile. Natale senza babbo riesce così a sfruttare tutti i canoni del genere, abbracciando i gusti di un pubblico ampio e variegato. Unica pecca: sarebbe potuto essere asciugato di una ventina di minuti.


