Connect with us

Festival di Venezia

Sal, la recensione

Published

on

sal_32

Sabato 3 settembre 2011 è stato presentato a pubblico e critica della 68 edizione della Mostra del Cinema di Venezia il nuovo film diretto da James Franco, Sal, un intenso e interessante biopic basato sulla vita di Sal Mineo, ex bambino prodigio interprete del classico Gioventù bruciata. Dopo una intro shock che mostra allo spettatore il telegiornale del 12 febbraio 1976 con tanto di annuncio della morte di Sal, il film torna indietro di 24 ore, raccontando con uno stile lento e cerebrale l’ultima giornata dell’attore, fatta di allenamento fisico, incontri con i produttori, prove di recitazione e tanto altro ancora.

Sal, essendo gay, cerca di realizzare un progetto cinematografico a sfondo e tematiche omosessuali senza alcun compromesso e restrizione e alla fine di un estenuante dialogo con un produttore hollywoodiano riesce ad ottenerere la direzione del film, vero e proprio trampolino di lancio per l’avvio di una nuova carriera. Il film prosegue poi con la descrizione momento per momento del resto della giornata di Sal fino alla chiusura shock della sua uccisione, avvenuta senza motivo a causa di un ferita da pugnale inflittagli da un bandito. Sal è un film semplice, girato con uno stile documentaristico e a tratti vicino all’arte visiva di Gus Van Sant che vuole rendere omaggio ad una persona troppo poco compresa nella storia del cinema. L’interpretazione e la fisicità di Val Lauren sono a dir poco perfette, andando a rappresentare un moderno Sal perfettamente in linea con l’originale. Franco mostra allo spettatore le varie sfaccettature del personaggio, da quelle più materiali evidenziate in ore e ore di allenamento fisico a quelle più profonde mostrate in un attore commosso all’idea di essere riuscito a realizzare il film in cui crede. Sal era sicuramente una persona passionale, un uomo buono ed un ottimo professionista, una metafora ovvia delle durezze di Hollywood che un giorno ti loda come star e un altro ti distrugge omologandoti in un ruolo fisso o in uno stereotipo.

Il regista James Franco non è nuovo alla tematica omosessuale, avendo preso parte a numerosi e importanti film di denuncia come Milk , Urlo e tanti altri ancora, quindi non stupisce che alla direzione di questo piccolo e allo stesso tempo grande film ci sia proprio lui. Sal è un film cerebrale, lentissimo, caratterizzato da piani sequenza infiniti e da primi piani ravvicinatissimi, che pur stancando lo spettatore, lo portano ad una fase di ascolto e di visione superiore, non basata sul piacere ma sulla comprensione della personalità di Sal. Questo film è un vero e proprio omaggio che Franco ha voluto dedicare a Sal, una sorta di riscrittura della vita dell’attore intesa a far arrivare a tutti una visione del personaggio prima di tutto come essere umano. Non è difficile capire il motivo per cui Franco abbia deciso di dirigere questo film, essendo lui stesso un moderno Sal, perennemente diviso tra blockbuster imponenti in cui non crede e piccoli film in cui mette il cuore. Di certo Hollywood ha trovato un nuovo autore in James Franco, vera e propria personalità poliedrica ricca di numerose sfaccettature, comiche, drammatiche, impegnate, proprio come il protagonista della sua storia Sal Mineo.

Segnato da un amore incondizionato per la settima arte, cresciuto a pane e cinema e sopravvissuto ai Festival Internazionali di Venezia, Berlino e Cannes. Sono sufficienti poche parole per classificare il mio lavoro, diviso tra l’attenta redazione di approfondimenti su cinema, tv e musica e interviste a grandi personalità come Robert Downey Jr., Hugh Laurie, Tom Hiddleston e tanti altri.

Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Cinema

The Rossellinis | video intervista ad Alessandro Rossellini sul documentario che racconta la sua famiglia

Published

on

1599332478661

Alla Settimana Internazionale della Critica, durante la 77esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, è stato presentato The Rossellinis, documentario diretto dal primo nipote del regista di Roma città aperta. Alessandro, al suo esordio con un lungometraggio cinematografico dopo una lunga carriera come fotografo, torna al Lido dopo aver presentato il cortometraggio Viva Ingrid! nel 2015. The Rossellinis è un ritratto ironico, allo stesso tempo affettuoso e sardonico, di una delle famiglie più chiacchierate del cinema. Internazionale e numerosissima.

The Rossellinis | intervista ad Alessandro Rossellini

La famiglia che scandalizzò la società degli anni Cinquanta, nel documentario di Alessandro, viene mostrata per la prima volta “dall’interno”, rappresentata su schermo ribaltando l’immaginario che i rotocalchi ne hanno fatto negli anni. Il regista cerca quindi di andare oltre quel “circo mediatico” nato intorno alla figura di nonno Roberto e alla sua famiglia, ma anche oltre il mito inscalfibile del maestro venerato dagli appassionati di cinema.  

Nella nostra intervista, Alessandro Rossellini ci racconta della “rossellinite”, ovvero di quella sindrome di cui sono stati “affetti” per anni lui e gli altri componenti della famiglia, e del lavoro, lungo anni, fatto sul film.

Continue Reading

Cinema

Venezia 77 | Pietro Castellitto presenta I Predatori: “Senza Nietzsche forse non avrei fatto il regista”

Published

on

Pietro Castellitto minipress

“Mio padre ad un certo punto si era messo in testa di voler recitare la parte del padre del mio personaggio nel film. Allora io l’ho preso in disparte e gli ho detto: ma tu ci tieni al mio futuro o no?”. Così Pietro Castellitto, figlio di Sergio, presenta in conferenza stampa il suo esordio alla regia. I Predatori è in concorso Orizzonti durante la 77esima edizione della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. Un film pregno di cattiveria, cinismo e coraggio di andare sopra le righe, mettendo in scena dei personaggi appartenenti a due famiglie solo superficialmente differenti per estrazione sociale e comportamenti, ma accomunate dalla stessa ferocia e disperazione. Nel cast del film figurano Massimo Popolizio, Manuela Mandracchia, Pietro Castellitto, Giorgio Montanini, Dario Cassini, Anita Caprioli e Marzia Ubaldi.

dsc 0163

Venezia 77 | I Predatori di Pietro Castellitto

Pietro Contento Castellitto, nato nel 1991, ha debuttato nel cinema a tredici anni in una piccola parte nel film Non ti muovere (2004), diretto dal padre. Dopo altri piccoli ruoli da attore, Pietro ha abbandonato per diversi anni la recitazione per dedicarsi alla carriera universitaria, laureandosi in filosofia. Da qui anche la centralità della figura di Nietzsche nel suo film (“se non ci fosse stato Nietzsche probabilmente non avrei fatto il regista”).

dsc 0167

“Agli inizi sentivo di andare incontro ad una ferocia immotivata, ad un pregiudizio su di un attore che ancora non aveva dimostrato nulla. Mi convinsi allora che non ero in grado di fare quel mestiere. Spesso va così, si reagisce alle ingiustizie convincendosi di meritarsele”, ha spiegato Pietro Castellitto. Adesso il giovane interprete e regista è pronto per tornare come attore in produzioni importanti come Freaks Out di Gabriele Mainetti e nella serie su Francesco Totti in cui interpreterà il leggendario capitano della Roma.

Un film antiborghese

Ma anche l’esordio da regista non è stato facile. “Ho scritto la sceneggiatura de I Predatori quando avevo 22 anni. Ma all’epoca non avevo credibilità lavorativa. Scrivevo cose e le facevo leggere a gente che prima mi faceva i complimenti e poi scompariva, non richiamandomi mai. Domenico Procacci è stato il primo ad avermi dato fiducia. Quando sono entrato nei loro uffici mi sono detto: ecco, si stanno sbagliando, questi mi fanno fare un film per davvero”.

dsc 0165 copia

Un film che alcuni potrebbero giudicare “antifascista”, ma che, come spiega il suo stesso autore, è in realtà un film antiborghese: “Un film antifascista avrebbe avuto senso sono durante il Ventennio. Ma allora non te lo facevano fare. I fascisti del mio film sono colorati e sfarzosi, come quegli animali dai pigmenti colorati che fanno finta di avere in corpo un veleno letale che in realtà è esaurito da tempo”.

Manomettere il mondo

Ne I Predatori torna centrale il tema delle classi sociali, dimostrando la differenza tra un classe (quella del proletariato) “che ha bisogno delle armi per essere dei predatori” e quella opposta (la borghesia), che ha invece strumenti molto più raffinati e funzionali a propria disposizione dei fucili e delle pistole. “Quasi tutte le opere scritte dai giovani nascono da un disagio o da un sentimento da voler comunicare. Non dalla volontà di imporre un messaggio. Federico è l’unico personaggio un po’ autobiografico e per questo lo interpreto io nel film. Come me appare impacciato anche quando è sicuro di sé. Ha la voglia di reinventare la modernità, di manomettere il mondo”. 

Continue Reading

Cinema

Guida romantica a posti perduti | la nostra intervista con il cast e la regista del film

Published

on

60716 guida romantica a posti perduti romantic guide to lost lands jasmine trinca and clive owen 1

Giorgia Farina, a cinque anni dalla black comedy Ho Ucciso Napoleone, torna dietro la macchina da presa per Guida Romantica a Posti Perduti, road movie quieto e malinconica con protagonisti due personaggi “sbagliati”, interpretati da Jasmine Trinca e Clive Owen, che perseverano nei propri errori ma cercano allo stesso tempo di dare al mondo, attraverso la tv o il web, un’immagine di sé che non corrisponde alla realtà. 

Il film, presentato alle Giornate degli Autori di Venezia 77 (e al cinema dal 24 settembre), segna il passaggio per la regista Giorgia Farina dalla commedia pura ad un cinema dai tempi più dilatati e dai ritmi meno concitati. Abbiamo chiesto a lei e a due degli interpreti principali, Andrea Carpenzano e Irène Jacob, quali nuove sfide ha posto la realizzazione di questo atipico film “on the road”.

Continue Reading
Advertisement

Facebook

Advertisement

Popolari