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Una Mamma per Amica: Di nuovo insieme

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Ambientata circa otto anni dopo le vicende narrate in Una mamma per amica, il revival torna nell’immaginaria cittadina di Stars Hollow per raccontare come le vite di Lorelai Gilmore e di sua figlia Rory, così come dei loro eccentrici amici e conoscenti, vanno avanti nell’arco di un anno solare, tra amori non ancora sbocciati, altri cresciuti e alcuni del tutto nuovi.

Serie tv

Sweet Tooth | Un nuovo capolavoro fantasy targato Netflix

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Sweet Tooth

Disponibile dal 4 giugno su Netflix, Sweet Tooth è una serie fantasy basata sull’omonimo fumetto del canadese Jeff Lemire. Ed è, senza dubbio, tra i migliori titoli offerti dalla piattaforma in questi ultimi anni. Tra i produttori esecutivi compare il nome niente meno che di Robert Downey Jr.

Sweet Tooth | La trama

Un’epidemia mondiale, chiamata l’afflizione, si diffonde tra gli adulti, decimando la popolazione e creando una spaccatura tra gli esseri umani, ormai inabili a fidarsi l’uno dell’altro. Durante questo periodo un altro strano fenomeno si verifica: la nascita dei cosiddetti ibridi, ossia bambini con elementi animali.

Il piccolo Christian Convery nei panni di Gus

Gus (Christian Convery) è uno di loro. Il piccolo cresce insieme al papà (Will Forte) nella foresta, lontano dagli occhi degli ultimi uomini che cacciano e uccidono la razza a cui appartiene. Quando però la malattia raggiunge anche lui, Gus sarà costretto a cavarsela da solo.

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L’incontro con Tommy Jepperd (Nonso Anozie), rinominato l’uomo grande, gli darà una nuova speranza. Nel frattempo, il dottor Aditya Singh (Adeel Akhtar) tenta di trovare un rimedio all’afflizione per salvare la moglie (Aliza Vellani), e la giovane Aimee (Dania Ramirez) organizza un rifugio per gli ibridi.

Un fantasy di altissimo livello

La bellezza di un prodotto come Sweet Tooth è contenuta in tantissimi diversi elementi. L’appartenenza al genere fantasy gli permette di giocare con effetti speciali e suggestioni altrimenti inconcepibili. Ma l’asticella si alza nel momento in cui vengono trovate ed esibite soluzioni semplicemente magiche.

Un esempio lampante di tale discorso è rappresentato da un paio di sequenze (nel quinto episodio), durante le quali il passato dei personaggi si sovrappone al presente. Il rugby diventa in qualche modo una metafora dell’esistenza, con i suoi fondamentali e la sua etica.

Una scena di Sweet Tooth

A ciò si aggiunga l’ammirevole lavoro effettuato sulla scelta dei brani musicali, capaci di esaltare ogni singola sfumatura emotiva. Sweet Tooth fa l’effetto di una girandola e di un libro di avventure messi insieme: le sensazione che si ha dopo i primi minuti è qualcosa che ricorda l’essere bambini.

Il punto di vista infantile è cruciale per il racconto

Non a caso questi ultimi sono una parte essenziale della storia. Non solo Gus e Bear (Stefania LaVie Owen), ma anche i piccoli ibridi salvati da Aimee e Rusty, il figlio della coppia incontrata nel secondo episodio. Attraverso i loro sguardi, i loro gesti e le vicende si tratta di famiglia, di amicizia, di coraggio, di perdita.

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Ma dietro tutto ciò, non manca nemmeno una velata critica a ciò che l’umanità sta facendo al nostro pianeta. La natura, in sofferenza, reagisce per non soccombere. E lo fa a modo suo, totalmente inaspettato e incredibile.

Un po’ Jumanji, un po’ Hook, la serie si sviluppa come una sorta di on the road. Di tappa in tappa, Gus impara cose nuove, sperimenta emozioni a lui ignote, cresce. Ma il percorso compiuto dal bambino, cambia anche l’adulto al suo fianco: Jepperd riprova sentimenti che aveva scelto di accantonare, ritrovando un’importante parte di se stesso.

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Home Video

Dal 9 giugno in home video “Bastardi a mano armata”

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Bastardi a mano armata

Disponibile dal 9 giugno in DVD e Blu-ray, grazie a Eagle Pictures, Bastardi a mano armata è una storia di vendetta e di riscatto, con Marco Bocci, Fortunato Cerlino e Peppino Mazzotta.

Bastardi a mano armata | La trama

Sergio Diotallevi (Bocci) ha finito di scontare la sua pena in una prigione in Algeria. In realtà, la sua uscita dipende da un favore che l’uomo accetta di fare per un uomo di cui non conosce l’identità (Cerlino).

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Si tratterà di recuperare dei documenti in un’abitazione abbandonata. Se non che al suo interno si imbatte in una famiglia, composta da padre (Mazzotta), madre e una figlia ventenne. Le cose non andranno quindi come il previsto.

Una scena del film con Fortunato Cerlino

Dietro la missione, che in teoria sarebbe dovuta essere semplice e sbrigativa, si cela infatti un piano di vendetta alquanto elaborato. Sergio ne diventa una pedina. Ma non ci vorrà molto prima che la sua etica, per quanto criticabile, guidi le sue decisioni e azioni.

Ode al cinema italiano anni Settanta

Bastardi a mano armata affonda le sue radici nella cinematografia nostrana anni Settanta, di cui riprende topoi e mood, riuscendo a regalare 90 minuti di puro divertimento.

Gabriele Albanesi, dirige e scrive soggetto e sceneggiatura – insieme al produttore Gianluca Curti e al giallista Luca Poldelmengo (di recente impegnato nel poliziottesco Calibro 9, in uscita anch’esso il 9 giugno, sempre per Eagle Pictures).

Bastardi a mano armata
Marco Bocci nel film

L’ironia fa parte integrante del progetto. Il non prendersi troppo sul serio è ciò che lo rende così riuscito e appetibile. Bravissimi in tal senso gli interpreti principali: un trio di grandi attori, forti della loro esperienza teatrale, capaci di mettersi in gioco e di sfruttare le dinamiche tra i rispettivi ruoli.

Il fatto che due di loro provengano da importanti show televisivi di genere poliziesco, quali Gomorra e Romanzo Criminale, aiuta nello scopo.

Bastardi a mano armata in home video dal 9 giugno

L’uscita home video presenta una confezione d’effetto. La locandina a tema scuro, con i tre protagonisti in primo piano, armati fino ai denti, rende bene l’idea del genere di appartenenza.

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Mentre la grafica del titolo porta in qualche modo la mente al caro buon vecchio Quentin Tarantino. E non a caso qualche sequenza di Bastardi a mano parmata sembra debitrice alla cinematografia del cineasta statunitense.

Tra i contenuti extra delle edizioni DVD e Blu-ray troviamo un interessante e gustosissimo backstage.

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Cinema

Run | il thriller con Sarah Paulson trova il ritmo giusto

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Run segna il ritorno dietro la macchina da presa di Aneesh Chaganty, che già nel 2018 aveva stupito tutti grazie al successo del piccolissimo Searching, lungometraggio d’esordio capace di incassare oltre 75 milioni a fronte di un costo di produzione inferiore al milione di dollari. Ancora una volta al fianco di Chaganty nello scrivere la sceneggiatura c’è Sev Ohanian, che co-firmava con lui il precedente film.

Stavolta Chaganty preme il pulsante sull’acceleratore e abbandona fin da subito le velleità di complicare la trama con enigmi e meccanismi da spiegare allo spettatore, riducendo all’osso il film e limitandosi all’essenziale.  

Run | il lato morboso di Sarah Paulson

Diane (Sarah Paulson) è una madre dedita ad accudire la figlia Chloe (Kiera Allen), una adolescente disabile. Il comportamento morboso, inquietante ed invadente della donna induce però Chloe a porsi degli interrogativi che la portano a mettere in discussione il suo rapporto con la madre. La loro relazione si trasforma sempre più in una prigione, svelando tetri segreti.

Il passaggio verso l’emancipazione individuale della giovane Chloe è l’inizio di un incubo hitchcockiano, dove l’unica persona che dovrebbe proteggerla e amarla si rivela invece un’aguzzina folle, capace delle peggiori crudeltà pur di tenerla assoggettata al proprio cuore malato. La povera Chloe, ridotta su una sedia a rotelle, costretta a fare colazione con i farmaci e condannata ad una vita di infermità apparentemente senza uscita, ha un solo lieto fine possibile nel quale sperare: che quella sua vita così limitata sia in realtà tutta un’illusione da cui si possa ancora fuggire. Il film vero comincia dopo una decina di minuti, quando l’unico colpo di scena (si fa per dire) è smaltito e può iniziare la corsa a cui allude il titolo.

Il piede sull’acceleratore

Costruito come un thriller, Run – che pone ovviamente l’enfasi sull’azione, quella di scappare, che è negata alla protagonista – è un prodotto di maniera, di cui si intuiscono presto gli sviluppi e i retroscena e che fallisce nel tentativo di rappresentare il terrore di chi si trova nella condizione di dover dipendere in tutto e per tutto da una persona di cui ci si fida ciecamente e di cui invece si scopre presto la completa insincerità. In un’ora e mezzo scarsa di durata, pochissimo tempo viene utilizzato per approfondire la vicenda di cui racconta il film e per esplorare le motivazioni che possono spingere una madre a fare ciò che fa Sarah Paulson nei confronti della figlia.

La scelta dell’attrice di American Horror Story nel ruolo della aguzzina non permette ad una interprete che già altrove aveva espresso con efficacia tutte le sfumature del terrore, di aggiungere un tassello significativo alla sua performance. Run non lascia infatti il minimo dubbio, fin dall’inizio, sul fatto che questa madre tanto amorevole e preoccupata sia in realtà bugiarda e cattiva. Non lo fa lo sceneggiatura, che elimina qualsiasi forma di ambiguità, e non lo fa la Paulson, le cui espressioni mettono subito in chiaro le intenzioni tutt’altro che positive del suo personaggio.

Un thriller di regia e montaggio

In un film che non si pone mai l’obiettivo di sorprendere lo spettatore (a differenza del precedente Searching), tutto è affidato al montaggio e alla regia, che qui riescono a tenere in piedi la baracca e a dare il giusto ritmo ad un thriller che, in mano ad altri, probabilmente avrebbe esaurito tutto il suo potenziale interesse nei primi quindici minuti. Run non è mai un film sbagliato o disonesto, ma uno che deliberatamente sceglie di fare il minimo sindacale che gli viene richiesto, senza approfondire le tematiche che emergono dal racconto. In alcuni momenti, grazie alla mano ferma di Aneesh Chaganty, questo sembra anche poter bastare.

Run | il thriller con Sarah Paulson trova il ritmo giusto
3 Punteggio
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora
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