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The Big Bang Theory, i punti deboli della serie di cui nessuno parla

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The Big Bang Theory è in corso da nove stagioni, quindi evidentemente i creatori stanno facendo qualcosa di giusto. Certo, questa serie può essere molto divertente, se non ci si ferma a pensare troppo alle battute (cose su cui si basano gli autori). Però, se si guarda da vicino, si inizia a vedere quanto sia superficiale questo show, basandosi su un umorismo pigro. In fondo sembra celebrare la cultura nerd, ma in realtà fa esattamente l’opposto. Qui ci sono i maggiori problemi con The Big Bang Theory di cui nessuno parla secondo Looper.com

IL METODO DI SCRITTURA DELLE DONNE

Il modo con il quale gli scrittori ritraggono le donne in questa sitcom è bizzarro. Cominciamo con il fatto che non hanno mai avuto la briga di dare a Penny un cognome (fino a diventare la signora Holfstadter, naturalmente). Inoltre, sembra che le donne dello spettacolo possano essere intelligenti (meno rispetto ai ragazzi, intendiamoci) o attraenti e in possesso di competenze sociali, ma non entrambi. Per non parlare della vergogna dilagante di Penny per la sua promiscuità e la palese oggettività delle donne di Howard e Raj prima delle loro relazioni. Gli abiti di Penny sembrano spesso gratuiti e fatti puramente per uno sguardo maschile del pubblico. Lo show mostra in maniera troppo ridicola le donne che potrebbero essere nerd, nessuna delle quali condivide gli hobby dei ragazzi. Anche Penny è costantemente svalutata per la sua mancanza di una laurea e il sogno di diventare attrice.

POLARIZZAZIONE

La caratterizzazione delle donne, di cui si è appena trattato, in effetti sembra estendersi per la maggior parte dei personaggi dello show. Chiunque è ritratto come una persona intelligente e con un moderato successo nel loro campo di studio, ed è inoltre, non convenzionalmente attraente e socialmente inetto. Lo stesso vale in senso inverso; personaggi attraenti devono avere il quoziente intellettivo di una roccia. Ad esempio, l’ex ragazzo di Penny, Zack è: alto, muscolo, attraente, ed ha il cervello di un uomo di Neanderthal. Ogni ragazzo di Penny, oltra a Leonard è bello ma insulso e donnaiolo.

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FOCUS SULLE RELAZIONI

Inizialmente lo show era basato sulle vicende di un gruppo di nerd con una vita sociale praticamente inesistente, contrariamente a quella della loro vicina di casa Penny, incuriosita dai loro comportamenti. Ora, lo spettacolo invece è concentrato solo sulle relazioni romantiche dei personaggi, e di conseguenza ha perso molto del suo fascino. Coppie come quella di Sheldon ed Amy si muove ad un ritmo glaciale, poi ci sono Bernadette ed il fastidioso Howard, Penny e Leonard che inventano qualcosa di nuovo per ravvivare ogni episodio. Il rapporto di amicizia al limite del morboso tra Howard e Raj è stato esagerato fino all’assurdo. Gli scrittori devono smettere di proporre un umorismo a buon mercato. La fidanzata raccapricciante di Raj sembra esistere ai margini delle cose per la maggior parte del tempo, così da assumere la funzionalità come la settima ruota imbarazzante per il gruppo.

INSENSIBILITA’ VERSO LE PERSONE CON DISABILITA’ E DISTURBI MENTALI

Il numero di volte della paralizzante ansia sociale di Raj, il difetto di pronuncia di Barry Kripke, o i comportamenti autistici tipo di Sheldon sono stati alcuni scherzi troppo numerosi da raccontare. Questo non è solo un altro esempio di umorismo pigro dello show, ma è anche molto insensibile alle persone che realmente vivono in queste condizioni. Quante volte abbiamo sentito, “Io non sono pazzo, mia madre mi aveva provato?”  Il comportamento di Sheldon è ovviamente destinato ad emulare alcuni disturbi o disabilità mentali e l’uso coerente del termine “pazzo” è a dir poco offensivo.

LA MANCANZA DI PERSONALITA’ DI LEONARD

Penny è il personaggio più a tutto tondo dello show. Contrariamente a Leonard, più blando. Certo che sarebbero finiti insieme. Leonard è molto meno intelligente di Sheldon, ma manca della peculiarità di Howard e Raj. A parte i suoi problemi con la mamma, non c’è niente di distintivo nella sua personalità; sembra esistere solo perché esiste Penny. La sua attrazione per lui, sembra forzata, non perché è un nerd, ma perché non ha qualità interessanti di cui parlare.

HUMOR GENERICO

Certo, può sembrare che The Big Bang Theory sia geek – friendly, ovvero predisposto per il nerd più “figo”, facendo semplicemente riferimento ai fumetti senza trucchi. Gli scrittori hanno incluso pochi riferimenti alla cultura pop qua e là che sono facilmente riconoscibili, e il pubblico ride. Anche le battute scientifiche si basano sulla mancanza del pubblico di comprendere i principi che stanno dietro queste. Sono spesso imprecisi e presentati in un modo che fa sembrare che qualcuno li possa raggiungere. La premessa di un gruppo di scienziati che lavorano presso la CalTech non è realmente essenziale per lo show – sembra solo di capitalizzare la crescente popolarità della cultura del secchione. Inoltre, l’uomorismo è spesso misogeno, razzista, discriminatorio ed omofobico.

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PRENDENDO IN GIRO I GEEK

Diciamoci la verità: questo è uno spettacolo sui geek, non per i geek. Il pubblico è chiaramente inteso ad identificarsi con Penny e vedere questo gruppo di nerd come outsider. Sei destinato a ridere di loro, non con loro. Big Bang Theory ritrae tutti i nerds come strambi e poco attraenti che mancano ogni parvenza di abilità sociali e non possono ottenere una data per salvare le loro vite (a parte le poche donne che sono abbastanza disperata da dormire con Howars e Raj). Perché non è possibile che una persona che ama i fumetti e ha un quoziente intellettivo a tre cifre, possa essere contemporaneamente, completamente repellente per il sesso opposto? La sitcom è stata ovviamente fatta per interessare un pubblico più ampio non solo geek.

Il mio amore più grande?! Il cinema. Passione che ho voluto approfondire all’università, conseguendo la laurea magistrale in Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale a Salerno. I miei registi preferiti: Stanley Kubrick, Quentin Tarantino e Mario Monicelli. I film di Ferzan Ozpetek e le serie tv turche sono il mio punto debole.

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1 Comment

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  1. Beatrice

    15 Aprile 2021 at 18:45

    In generale sono d’accordo con molti punti di questo articolo ma non penso di aver mai riso dei “geek” piuttosto mi sono molto affezionata a loro e mi sono identificata in molti atteggiamenti seppur stereotipati di essi, la passione per la scienza, per i classici film “da nerd”, l’amore per le convention ecc.
    D’altra parte il ruolo delle minoranze in certe situazioni è marginale e svilente tuttavia nonostante sia donna non mi sono lasciata condizionare troppo dal ruolo dei personaggi femminili dello show.
    Penso che, almeno le stagioni iniziali, fossero cucite sulle tematiche in voga al momento delle riprese e in generale rispetto alle serie di oggi non hanno subito quel processo di inclusione che avrebbe dato più punti a favore della serie! In conclusione come serie non ni dispiace, l’ho trovata piacevole da seguire!

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Servant | trailer e data di uscita della terza stagione

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Apple TV+ ha pubblicato oggi un primo teaser della terza stagione dell’acclamata serie originale Servant. La nuova stagione di 10 episodi debutterà il 21 gennaio 2022 con il primo episodio, proseguendo poi con il rilascio settimanale delle puntate ogni venerdì.

La serie nasce da un’idea del produttore esecutivo M. Night Shyamalan e racconta la storia di una coppia di Filadelfia colpita da una terribile tragedia che mette in crisi il loro matrimonio, aprendo così le porte della loro casa a una forza misteriosa. L’imminente terza stagione vedrà tornare su schermo l’intero cast della serie, tra cui Lauren Ambrose, Toby Kebbell, Nell Tiger Free e Rupert Grint nei panni rispettivamente di Dorothy, Sean, Leanne e Julian, il fratello di Dorothy. Nei nuovi episodi comparirà anche un nuovo personaggio interpretato da Sunita Mani (Spirited, Mr. Robot, GLOW).

I registi della terza stagione saranno M. Night Shyamalan, Ishana Night Shyamalan, Carlo Mirabella-Davis, Dylan Holmes, Celine Held, Logan George, Kitty Green, Veronika Franz e Severin Fiala. I venti episodi delle prime due stagioni sono disponibili in streaming su Apple TV+.

Di seguito il nuovo teaser trailer pubblicato in queste ore:

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Vita da Carlo | conferenza stampa della serie Amazon con Carlo Verdone

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L’anteprima dei primi quattro episodi della serie Vita da Carlo scritta e diretta con Carlo Verdone è stata seguita da un’interessante conferenza stampa alla presenza di tutto il cast e dei produttori De Laurentiis. Tra gli argomenti principali, la linea sottile tra finzione e realtà e la possibilità di avere come Sindaco di Roma, l’attore romano. La serie sarà disponibile dal 5 novembre su Amazon Prime Video.

Le origini della serie Vita da Carlo

Ad aprire le danze, la prima domanda inerente a come sia nata l’idea di creare una serie come questa e alla scelta di una cifra stilistica differente rispetto ai lavori del passato.

“Devo ringraziare lo sceneggiatore Pasquale Plastino per avermi convinto a farlo. Era una nuova opportunità, una nuova strada da percorrere. È stato un lavoro molto impegnativo come attore e regista e per questo ho chiesto aiuto ad Arnaldo Cantinari come co-regista. Mi sono detto ‘proviamoci’, magari ho più libertà rispetto a quando faccio film. Ho notato che tutto è più dilatato, non soffi l’ansia di interpretare momenti in cui devi far ridere e subito dopo far piangere.

Ci sono voluti due mesi per scrivere 10 episodi, avevamo le idee molto chiare. C’è molto della mia vita privata e mi sono trovato a recitare in maniera differente, rispetto al passato. Ho vissuto tutto con maggiore naturalezza. Mi sono accorto inoltre, che non assomiglia a nessun altra serie italiana interpretata fino a oggi. Ho potuto contare anche su un cast pronto, che non mi ha fatto perdere tempo a spiegare cosa fare. A parte Anita (Caprioli) con la quale ho fatto già tre film; con Max che si è rivelato perfetto nei panni del mio migliore amico con il quale avevo già recitato una volta, ad esempio i tre giovani attori, avevano già la parte dentro di loro. Aiutarli è stato un lavoro davvero gratificante.”

Leggi anche: Vita da Carlo | i primi quattro episodi della serie scritta e diretta da Verdone

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Carlo Verdone a un passo dal diventare Sindaco di Roma

Una delle domande che tutti i presenti avrebbero voluto porre all’attore romano riguardava la sua candidatura come Sindaco di Roma. Ma nella realtà, questo proposta è avvenuta? E cosa ne pensa del neo eletto sindaco Roberto Gualtieri.

“Considerate che il 35-40% delle cose che vedrete nella serie è vera. Si, la proposta mi venne fatta molto tempo fa. Sono venuti anche con dei sondaggi alla mano. Mi ci sono voluti 30 minuti per rispondere che nella vita bisogna saper far bene una sola cosa e io so fare solo il cinema. Per riuscire nelle cose, bisogna avere passione e preparazione e io non ho la seconda. Ma poi, perché avrei dovuto abbondare il mio lavoro nel cinema?

“Quanto a Gualtieri, non lo conosco. Fare il Sindaco vuol dire fare squadra con persone che siano oneste, rapide e che sappiano snellire la burocrazia di questa città. Si deve partire dalla periferia che è ridotta malissimo.”

Basta al politicamente corretto!

Un argomento che tiene banco in tutto il mondo è l’estremizzazione (in alcuni casi) del politicamente corretto. L’inserimento di un personaggio ebreo interpretato da Alessandro Haber, ha portato Carlo Verdone a rispondere su questo argomento.

“Posso dire una cosa? Non se ne può più di questo politicamente corretto. C’è il terrore di scrivere. Ogni volta stavamo dieci minuti a pensare cosa avrebbe potuto provocare una frase piuttosto che un’altra. Il pezzo che fa Haber si avvicina a Il Mercante di Venezia di Shakespeare, al monologo di Shylock. Non c’è alcuna stoccata al politicamente corretto. Anzi, da un punto di vista di un personaggio ebreo, per me può aver detto anche la verità.”

Vita da Carlo | La linea sottile tra realtà e finzione

I diretti interessati alla domanda inerente alla realtà e la finzione spesso uniti nel corso degli episodi, sono stati Max Tortora, Monica Guerritore e Anita Caprioli.

Tortora: ” Mai come in questo caso, realtà e finzione sono presenti. Questa serie ha un taglio internazionale e per me è stato un vero onore farne parte. Ogni giorno che passavo a leggere la sceneggiatura mi rendevo conto che avevano scritto cose vere su di me, pur non sapendolo. Mi sono detto ‘ ma questi sanno più cose di me, che manco io conosco’. E poi, anche il fatto che la gente mi scambia per De Sica, lui non lo sapeva (riferendosi a Verdone) ma una volta una maestra insieme ai suoi bambini, li rimproverò dicendogli ‘bambini lasciate in pace il signor De Sica’.

Guerritore: ” Interpretare il ruolo di Gianna, l’ex moglie amata e presente nella vita di Carlo è stato un grande piacere per me. Tutti questi legami che vediamo nella serie aiutano a raccontare la storia di un italiano compiuto. Dopo aver fatto la madre di Francesco Totti, il re di Roma, non potevo non interpretare l’ex moglie dell’Imperatore di Roma.”

Caprioli: ” La cosa bella del rapporto tra la farmacista e Carlo è il fatto che lei sia affascinata da questo uomo, che la fa divertire e non dal personaggio. Lavorare con Carlo è sempre bello, anche perché tutta la serie è basata sull’ascolto e su ciò che la gente gli dice”.

Ed infine, citando la serie A casa tutti bene diretta da Gabriele Muccino e presentata ieri sempre a Roma, è stato chiesto a Verdone se questo passaggio dal cinema alle serie sia ‘obbligatorio’ visto il periodo delicato che sta passando la settimana arte da circa due anni.

“Se va bene questa serie non escludo che possa esserci una seconda. L’idea della serie è arrivata prima della pandemia. Io ho i miei anni e volevo fare la mia prima serie, cimentarmi in qualcosa di nuovo. Il pubblico giovane segue molto questi prodotti e spero che le sale possano tornare piene molto presto. Lo auguro a me e ai miei colleghi.”

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Vita da Carlo | i primi quattro episodi della serie scritta e diretta da Verdone

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Vita da Carlo
4 Punteggio
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora

Questa mattina sono stati presentati i primi quattro episodi della serie Vita da Carlo alla Festa del Cinema di Roma. Scritta da Carlo Verdone insieme a Nicola Guaglianone, Menotti, Pasquale Plastino, Ciro Zecca e Luca Mastrogiovanni è stata diretta da Verdone in collaborazione con Arnaldo Cantinari. La serie Vita da Carlo sarà disponibile nei prossimi mesi su Amazon Prime, Sky Q e Now Smart Stick.

Carlo Verdone, l’uomo giusto per Roma

La serie Vita da Carlo è uno dei titoli più attesi di quest’anno nel catalogo di Amazon Prime Video. Durante i dieci episodi della durata di trenta minuti ognuno, della serie di e con Carlo Verdone verranno mostrati alcuni spaccati della sua vita. Non si parlerà solo della sua carriera, ma verrà mostrato Verdone come cittadino di Roma. O meglio, come l’uomo giusto per risollevare le sorti della città di Roma.
Questo aspetto non toglierà sarà spazio alle risate, alla commozione, nel ricordare (o scoprire) aneddoti narrati nei suoi libri, come la storia della signora Erminia.

Tra gli amici intervenuti in questi primi episodi, oltre alla presenza di Anita Caprioli nel ruolo della farmacista di fiducia di Verdone, appaiono anche l’attore Alessandro Haber e il cantante Antonello Venditi. Nel ruolo della ex moglie Gianna c’è Monica Guerritore, mentre i figli Giovanni e Maddalena, sono interpretati rispettivamente dall’attore Filippo Contri e Caterina De Angelis, figlia di Margherita Buy e del medico Renato De Angelis.

Leggi anche: Festival di Roma: Carlo!, la recensione

Leggi anche: Oscar 2014, Carlo Verdone commenta la vittoria di Sorrentino

La recensione dei primi quattro episodi della serie Vita da Carlo

Se amate Carlo Verdone non potete perdervi questa serie. Dopo aver iniziato come attore, sceneggiatore e regista cinematografico, questa volta il suo campo di battaglia è la serie. Una scommessa – che almeno a vedere i primi 4 episodi – risulta essere assolutamente vinta. Cosa lo rende speciale e semplice allo stesso momento? La genuinità nel raccontare alcuni aspetti della sua vita. Così come viene mostrato in Vita da Carlo, quando si incontra Verdone per strada è impossibile non fermarsi per chiedere un selfie, un autografo o – per i più audaci – una battuta di uno dei suoi personaggi più famosi. Rendere partecipe il pubblico, facendolo sentire parte integrante della storia, non è un aspetto comune a molti altri artisti.

In particolar modo, il discorso incentrato su tutti gli aspetti negativi di Roma, come l’immondizia e la mancanza di cariche politiche adatte a governare una città del genere, colpiranno sicuramente il pubblico romano. Se il primo episodio fosse andato in onda prima delle elezioni del nuovo sindaco di Roma, è probabile che alcuni cittadini avrebbero segnato il nome di Verdone sulle schede.
Un altro esempio di genuinità e veridicità è facilmente riscontrabile nelle parole utilizzate dall’attore di fronte alla sua farmacia di fiducia, a seguito di un incidente causato da una delle migliaia buche di Roma.

Dai primi quattro episodi (su 10 totali) si percepisce l’attenzione di Verdone per tutto il suo mondo.
La farmacia di quartiere, che sembra frequentare come se fosse il bar della piazza, unita alla nota ipocondria, sono parte del cuore di questa serie. L’altro pezzo di cuore sono la famiglia e gli amici che ricoprono un ruolo fondamentale nella sua vita. Le risate provocate dal duo Carlo Verdone e Max Tortora insieme alla passione sfegatata per la Roma, porteranno ben più di una risata.

I silenzi e gli sguardi di ‘Carlo’ come amano chiamarlo i romani quando lo incontrano, come se fosse uno di famiglia, mostrano non solo la stanchezza e la confusione, ma anche la fragilità di un uomo che sembra avere tutta Roma ai suoi piedi ma che in realtà, ogni giorno sente il peso delle responsabilità come padre e come artista. Se a preoccuparlo inizialmente è l’idea di realizzare un film drammatico, ci penseranno due persone a distoglierlo da questo pensiero.

Il primo sarà il produttore Ovidio, fissato con l’idea che il pubblico vuole solo ridere con Verdone, chiedendogli di fare un film con una versione più “matura” dei suoi storici personaggi. Mentre dall’altra parte c’è il presidente della Regione Signoretti, che vuole candidare Carlo Verdone come Sindaco di Roma. Queste proposte che non lo convincono per nulla, lo metteranno di fronte a un bivio: iniziare un nuovo cammino in politica o continuare a fare cinema ma scendendo a compromessi?

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