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Interviste

The Bourne Legacy: la conferenza stampa

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Si è svolta questa mattina la conferenza stampa di The Bourne Legacy, il nuovo attesissimo capitolo della saga iniziata nel 2002 con The Bourne Identity. Diretto da Tony Gilroy e interpretato da Jeremy Renner, Rachel Weisz, Edward Norton, Albert Finney, Joan Allen , Scott Glenn e Oscar Isaac, The Bourne Legacy espande l’universo di Jason Bourne introducendo un nuovo interessante personaggio, Aaron Cross, costretto a sfuggire alle grinfie del colonnello Ric Byer, direttore della agenzia segreta National Research Assay Group. Potete trovare qui sotto alcune interessanti domande poste a Jeremy Renner, Edward Norton e Tony Gilroy:

Come è stato l’ingresso da regista in questa incredibile saga action?

Tony Gilroy: Abbiamo appena finito di montare il film e nei 25 minuti che avete visto credo ci siano molte cose già conosciute, come le location, i viaggi e le incredibili scene di azione. In ogni caso come potete vedere vi è anche qualcosa di diverso nella narrazione, una prospettiva più ampia per quanto riguarda i ruoli e il panorama del film, decisamente più epico.

C’è un confronto molto forte tra i personaggi interpretati da Norton e Renner. Cosa ne pensate?

Jeremy Renner: Il film intero dura più di 25 minuti, ci sono in realtà un paio di ore di cinema fantastico. Ovviamente c’è il rapporto tra il buono e il cattivo, con Ed ci siamo trovati a lavorare sulla stessa scena per una sola giornata ma ha reso molto semplice il mio lavoro. C’è un grande scontro di intelligenze che fa fluire bene il film.

Edward Norton: Io sono un grande ammiratore di entrambi questi personaggi e lo sono da molto tempo. E quando si salta dentro qualcosa che è una saga di cui sono già usciti molti episodi ti chiedi perché continuare a narrare la storia. E Tony avendo già scritto le altre parti era interessato a realizzare storie diverse. Amo molto i suoi film e mi chiedevo cosa lo spingesse a fare ancora Bourne.

Che differenza c’è tra il personaggio che hai interpretato in The Hurt Locker e questo Aaron Cross? Sono due eroi?

Jeremy Renner: Non saprei bene le differenze tra eroi. Non so come si possano paragonare due film, sono come due quadri, due cose completamente diverse. Io non vedo questi personaggi come eroi, non credo di essere in grado di rappresentare un eroe, cerco solo di fare una rappresentazione onesta del personaggio. Questo film oltre a grandi scene di azione mostra anche una grande intelligenza. Aaron Cross più che un eroe è un anti eroe. E una vittima delle circostanze.

The Bourne Legacy forse è una nuova versione del celebre 007?

Tony Gilroy: E un momento molto interessante nella industria cinematografica. Ci sono questi grossi franchise e tanti autori che cercano di scrivere delle storie in più episodi, come negli anni ’30. Dopo la prima trilogia c’era grande appetito per continuare a fare questo film e l’idea da cui siamo partiti era proprio se tutto ciò che finora avessimo visto fosse solo una piccola parte della storia. The Bourne Ultimatum è l’avvio di The Bourne Legacy. Un personaggio riceve una telefonata e da avvio a un nuovo capitolo. In ogni caso per Bourne lo standard è di non avere mai nulla di cinico. Noi non strizziamo l’occhio come Bond, non facciamo merchandising e The Bourne Legacy rappresenta un nuovo modo di fare narrazione cinematografica.

Sappiamo che è un grande attore. Quale è il personaggio che ha preferito interpretare e come lo lega a quello di questo film?


Edward Norton: Credo che in via generale ogni attore è attratto da personaggi complessi. Credo che i personaggi su cui ho lavorato mi hanno portato ad una esperienza ricca e soddisfacente, soprattutto quando si trattava di personaggi difficili da ridurre ad una certa categoria, personaggi contraddittori, come quello che interpreto anche in questo film. Qui dentro c’è un ritratto che vede ognuno di questi personaggi prendere delle decisioni che da un canto si basano su una serie di ideali, mentre dall’altro scendono a compromessi per realizzare un obiettivo patriottico. Ci sono persone che fanno cose cattive per un bene superiore e questa è una prospettiva interessante. Queste razionalizzazioni sono molto reali nella cultura odierna e come diceva Tony in questi film c’è molta azione, ci si diverte molto, ma oltre a questo c’è anche il ritratto di un mondo che esiste. Mission Impossible, 007, sono dei film di super eroi. I film invece della serie di Bourne sono ambientati in un mondo che effettivamente esiste, in cui esistono persone che dicono e fanno cose cattive per un bene superiore. Questo radica questi film nel momento in cui viviamo.

I primi tre film di Bourne si sono identificati con il protagonista, Matt Damon. Sostituire Damon credo sia stata una delle cose più complicate. Come è stato affrontato questo momento e come è ricaduta la scelta su Jeremy Renner?

Tony Gilroy: L’ultima volta che ho partecipato alla saga di Bourne è stato durante la stesura del copione di The Bourne Ultimatum. Quando abbiamo finito The Bourne Ultimatum tutti hanno pensato che avremmo trovato un modo per continuare, ma non era facile capire cosa fare con questi personaggi. La trilogia era venuta bene e non era facile capire cosa fare dopo. E allora ci hanno proposto di fare una espansione della prima trilogia, che mantenesse fede al personaggio di Matt Damon. Per me non c’era motivo di continuare se non attraverso un personaggio equivalente a Jason Bourne, ci ho messo tempo per creare un personaggio che facesse valere il film. E quando si è presentato il personaggio di Aaron Cross allora finalmente ho trovato interessante fare questo film. La cosa più difficile è stata convincere le persone che erano titubanti a credere nel film, che è stata la decisione più difficile.
Aaron Cross in cosa si differenzia da Jason Bourne?

Tony Gilroy: In realtà ciò che vogliamo dire con questo film è che voi avete visto tre film e avete visto una storia. Il personaggio di Norton ad esempio c’è sempre stato nella storia di Bourne, ma ora ha costruito una sua organizzazione a Washington. Bourne era un assassino come ricorderete ed era una narrazione molto interessante passare poi ad una visione più etica. Per quanto riguarda il programma di Jeremy lo abbiamo immaginato invece molto più complesso.

Jeremy Renner: Io non sono Jason Bourne. Però per quel poco che so del personaggio vedo che Aaron Cross sa cosa sta facendo. Vuole essere parte di qualcosa, una persona che ha un obiettivo, come tutti noi.

Per quali registi vorrebbe lavorare? Quale è la sua opinione sul mestiere dell’attore?

Edward Norton: La recitazione è un lavoro splendido se si riesce a farlo. Il mondo in cui viviamo oggi è difficile, la situazione di avere un lavoro che piace è molto difficile. Non sono mai stato cinico, per me è un gran divertimento fare un film, è un apprendimento costante, per ogni film si entra in un mondo diverso, in una situazione che non avevamo approfondito prima. Il mio lavoro mi consente di continuare a crescere e molto di ciò che avviene attorno al mondo del cinema e della televisione è sovradimensionato. Raccontare storie al pubblico è splendido, le persone vanno a vedere un film per divertirsi ma anche per affrontare temi scottanti e giungere ad una maggiore conoscenza del mondo e di se stessi. Spesso le forze che noi abbiamo si bilanciano con le nostre debolezze, non credo di essere diverso da qualsiasi altra persona e sono sempre riluttante a dire cosa porto nel mio lavoro e cosa apprendo dai miei personaggi. Io cerco di esaminare questo processo come una sorta di ricerca/analisi in cui cerco di rivestire i panni del personaggio nel modo migliore. E’ sicuramente un lavoro divertente ma la sceneggiatura è fondamentale. Ciò che ha realizzato Tony in maniera eccellente è proprio questa situazione. Ciò che mi è piaciuto del personaggio che interpreto è che non è un cattivo esplicito, tutti i personaggi sono sfumati,non è il classico cattivo con ambizioni cattive, è molto complesso. Inoltre adoro il cinema italiano, ho visto Mamma Roma e Anna Magnani è veramente straordinaria, sembra quasi uscire dallo schermo.

Come ti sei preparato a questo ruolo conoscendo i film precedenti?

Jeremy Renner: Ho fatto molto stretching. C’è stata molta preparazione fisica, la cosa più importante è proprio la grande capacità atletica di Aaron Cross. Se non fossi stato allenato avrei compromesso tutta la storia del film.

Nella 25ora interpreti uno spacciatore senza remore, mentre in questo film un altro uomo oscuro? Li trovi simili?

Edward Norton: Il trucco è capire come sono giunti a questo punto della loro vita. Questo è il tipo di personaggi che adoro interpretare. Ma ho anche interpretato un intrattenitore per bambini, un mostro verde. E questa è la cosa bella del mio mestiere. La possibilità di fare cose molto diverse tra loro. La 25ora è un film molto diverso. È divertente fare cose diverse.

Quali sono i grandi cattivi del passato che considera punti di riferimento?

Edward Norton: Questa è una interrogazione di storia della cinematografia. Recentemente ho pensato a Daniel Day Lewis in There Will Be Blood, adoro Gene Hackman in Superman, John Huston in Chinatown, mi piacciono i cattivi che sono persuasivi, con cui magari vorresti andare a cena.
Negli ultimi anni c’è la Renner mania, è ovunque in questi film? Se fosse uscito prima avrebbe rimpiazzato Ethan Hunt o Jason Bourne? Nelle scene ambientate a Manila ha guidato solo lei?

Jeremy Renner: Non lo so. Non fatemi domande impossibili. L’unica cosa che posso dire è che non avrei mai voluto fare Ethan Hunt o Jason Bourne. Nessun attore vorrebbe fare questi personaggi già così perfettamente rappresentati sul grande schermo. A Manila ho guidato per il 90% delle scene. Avevo Rachel come passeggera e non volevo prendermi dei rischi anche per lei.

Se le offrissero una parte in una commedia/storia romantica, sarebbe contento?

Jeremy Renner: Ho fatto molti film di azione perché mi divertono moltissimo. Ed ho fatto cose molto diverse. Sinceramente non so cosa farò dopo, credo però che il prossimo non sarà un film di azione. Una commedia romantica? Credo di poterla fare, ma non credo mi interessi più di tanto. Nei personaggi cerco la complessità e la commedia romantica a volte è un po’ povera di personaggi complessi. La tragedia romantica invece sarebbe più interessante. O anche un Kramer contro Kramer? O un Tootsie? Questi film purtroppo non li fanno più a Hollywood.

The Bourne Legacy uscirà in tutti i cinema italiani a partire dal 14 settembre 2012.

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Classe 1988, nato con l'idea del cinema come momento magico, cresciuto con la prassi di vedere (almeno) un film a sera, abituato a digerire qualsiasi tipo di opera (commedia, splatter, dramma, horror) sin dai primissimi anni di età, propenso a scavare nei meandri più nascosti per trovare sconosciute opere horror da torcersi le budella... appassionato, commerciale, anti-commerciale, romantico, seriofilo, burtoniano...disponibile davanti e dietro le quinte e disposto per tutti voi ad intervistare le più grandi celebrità italiane e internazionali... questo è Carlo Andriani ovvero: IO.

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Cinema

X-Men: Dark Phoenix, intervista a Michael Fassbender e Nicholas Hoult

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X-Men: Dark Phoenix (puoi leggere qui la nostra recensione) l’ultimo capitolo della saga dedicata ai celebri mutanti che hanno popolato i fumetti Marvel, arriva al cinema il 6 giugno distribuito da 20thCentury Fox. Scritto e diretto da Simon Kinberg, il nuovo episodio è interpretato da Sophie Turner, James McAvoy, Michael Fassbender, Jennifer Lawrence, Nicholas Hoult, Tye Sheridan, Alexandra Shipp e Jessica Chastain. In occasione dell’uscita nelle sale cinematografiche italiane a partire da domani, potete scoprire di più su alcuni dei personaggi principali del film sui mutanti.

Nella prima intervista l’attore Michael Fassbender parlerà del suo ruolo nei panni di Magneto.

Questo atteso episodio è la storia di uno dei personaggi più amati della saga degli X-Men, Jean Grey, che si evolve nell’iconica Dark Phoenix. Nel corso di una pericolosa missione nello spazio, Jean viene colpita da una potente forza cosmica che la trasforma in uno dei più potenti mutanti di tutti i tempi. Lottando con questo potere sempre più instabile e con i suoi demoni personali, Jean perde il controllo e strappa qualsiasi legame con la famiglia degli X-Men, minacciando di distruggere il pianeta.

La seconda intervista riguarda l’attore Nicholas Hoult nel ruolo della Bestia.

Il film è il più intenso ed emozionante della saga, mai realizzato prima. È il culmine di vent’anni di film dedicati agli X-Men, la famiglia di mutanti che abbiamo amato e conosciuto deve affrontare il nemico più devastante: uno di loro. Ed infine la terza intervista vede come protagonista proprio Jean Grey, la Dark Phoenix, interpretata da Sophie Turner, reduce dal successo de Il Trono di Spade.

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Cinema

X Men: Dark Phoenix, l’attrice Sophie Turner racconta la sua fenice oscura (video)

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X Men Dark Phoenix

Manca sempre meno all’uscita nelle sale cinematografiche del film X-Men: Dark Phoenix, l’ultimo capitolo della saga dedicata ai celebri mutanti che hanno popolato i fumetti Marvel. Il film arriva al cinema il 6 giugno distribuito da 20th Century Fox. Scritto e diretto da Simon Kinberg, il nuovo episodio è interpretato da Sophie Turner, James McAvoy, Michael Fassbender, Jennifer Lawrence, Nicholas Hoult, Tye Sheridan, Alexandra Shipp e Jessica Chastain.

Questo atteso episodio è la storia di uno dei personaggi più amati della saga degli X-Men, Jean Grey, che si evolve nell’iconica Dark Phoenix. Nel corso di una pericolosa missione nello spazio, Jean viene colpita da una potente forza cosmica che la trasforma in uno dei più potenti mutanti di tutti i tempi. Lottando con questo potere sempre più instabile e con i suoi demoni personali, Jean perde il controllo e strappa qualsiasi legame con la famiglia degli X-Men, minacciando di distruggere il pianeta.

Il film è il più intenso ed emozionante della saga, mai realizzato prima. È il culmine di vent’anni di film dedicati agli X-Men, la famiglia di mutanti che abbiamo amato e conosciuto deve affrontare il nemico più devastante: uno di loro.

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Attacco a Mumbai – Una vera storia di coraggio, le video interviste al regista e all’eroe Oberai

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Il film Attacco a Mumbai – Una vera storia di coraggio  uscito nelle sale il 30 aprile 2019, distribuito da ITALIAN INTERNATIONAL FILM – società controllata da Lucisano Media Group – e M2 Pictures il thriller drammatico Attacco a Mumbai – Una vera storia di coraggio, diretto da Anthony Maras e interpretato da Dev Patel, attore inglese già nominato ai Premi Oscar per Lion, Armie Hammer (Chiamami col tuo nome; Mine), Jason Isaacs (saga di Harry Potter) e Nazanin Boniadi (Counterpart; Homeland).

Il film ricostruisce gli attacchi terroristici che hanno scosso Mumbai nel 2008, gettando nel caos la città più popolosa dell’India. Oltre a luoghi di ritrovo e alle stazioni, i terroristi hanno colpito anche il leggendario Taj Mahal Palace Hotel, preso di mira in quanto simbolo del progresso e dell’apertura dell’India moderna. In occasione dell’uscita nei cinema italiani, sono state rilasciate due interviste esclusive al regista Anthony Maras e allo chef Hemant Oberai, l’eroe degli attacchi terroristici del 2008. Per poter ascoltare i racconti di questi due uomini strettamente legati a questa pellicola emozionante e da vedere tutta d’un fiato, cliccate play.

Leggi anche: Chi è Armie Hammer, il nuovo sex symbol di Hollywood?

La prima clip riguarda l’intervista allo chef Oberai.

La seconda clip invece è l’intervista al regista Maras:

Nel novembre del 2008 un gruppo di terroristi mette in atto una serie di devastanti attentati in tutta Mumbai. Per tre giorni gli attentatori assediano anche il Taj Mahal Palace Hotel tenendo in ostaggio oltre 500 persone tra ospiti e dipendenti. Mentre il mondo è testimone impotente dell’attacco attraverso i media, il rinomato chef dell’hotel e un umile cameriere rischiano la vita per portare in salvo gli ospiti della struttura, una giovane coppia tenta disperatamente di proteggere il proprio bambino, mentre un freddo miliardario sembra essere interessato solo a salvare se stesso.

Attacco a Mumbai – Una vera storia di coraggio è un thriller avvincente e pieno di suspense basato su storie vere di umanità, eroismo e sopravvivenza, che porta il pubblico nel cuore degli eventi. Storie di persone comuni e di ogni estrazione sociale, che hanno trovato il coraggio di far prevalere la propria umanità sulla violenza.

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