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Bones and All – Il viaggio dell’America profonda tra amore, cannibalismo e campi di mais

Il primo film americano di Luca Guadagnino attraversa il cuore rurale degli Stati Uniti, trasformando paesaggi dimenticati del Midwest in una cornice epica tra horror e romanticismo.

Con Bones and All, il regista Luca Guadagnino firma il suo primo film interamente ambientato e girato negli Stati Uniti, immergendosi in un’America dimenticata, ruvida e malinconica.

Il risultato è un sorprendente ibrido tra road movie, storia d’amore e horror, ambientato nella seconda metà degli anni ’80. Ma è anche, nelle parole dello stesso team creativo, una vera e propria lettera d’amore al Midwest e ai suoi paesaggi tanto sconfinati quanto intimi.

Una love story cannibale on the road

Protagonisti del film sono Maren (Taylor Russell) e Lee (Timothée Chalamet), due giovani “mangiatori” — persone affette da una fame incontrollabile di carne umana — che si incontrano per caso e decidono di viaggiare insieme alla ricerca delle proprie origini.

Il loro è un itinerario di formazione e scoperta, che li porta da Baltimora, nel Maryland, fino a Fergus Falls, in Minnesota, attraversando stati come Ohio, Indiana, Kentucky, Iowa e Nebraska.

Ma il vero viaggio è interiore: Bones and All esplora il bisogno di essere accettati nonostante la propria “mostruosità”, e il desiderio, profondamente umano, di amare ed essere amati. A bordo di un pick-up o su un autobus Greyhound, i due protagonisti si perdono in una geografia fatta di campi di mais, tavole calde, case fatiscenti e cieli sconfinati. Un’America senza tempo che, secondo Guadagnino, rappresenta l’altra faccia del sogno americano.

Bones and All trama
La trama e il cast di Bones and All (Foto: Ufficio stampa Vision Distribution) – Newscinema.it

Il Midwest secondo Guadagnino

Prima delle riprese, Luca Guadagnino non conosceva affatto il Midwest americano. Per entrare nello spirito del luogo, ha deciso di partire in prima persona per un viaggio su strada di due settimane con parte della troupe, ripercorrendo l’itinerario dei protagonisti del film: dal Maryland fino al Nebraska occidentale.

Durante il tragitto, ha scoperto un’America tanto affascinante quanto trascurata, fatta di silenzi, cittadine spettrali e natura che avvolge tutto. “Mi sono innamorato del Midwest,” ha raccontato il regista. “È un luogo in cui natura e umanità si fondono in modo meraviglioso. Ho trovato umiltà, comunità dimenticate, persone laboriose. Volevo rendere omaggio a tutto questo nel film.”

A guidarlo in questo viaggio è stato anche il production designer Elliot Hostetter, originario di Indianapolis, che ha aiutato Guadagnino a cogliere le sfumature della regione: “Il Midwest ha un’energia tutta sua, un paesaggio che nasconde segreti, compartimenti nascosti e pericoli. È perfetto per una storia in cui i personaggi oscillano tra armonia e conflitto con l’ambiente che li circonda.”

Dove è stato girato Bones and All

Anche se i protagonisti attraversano molti stati, la maggior parte delle riprese si è svolta nel raggio di 100 km attorno a Cincinnati, Ohio, una zona di confine tra Kentucky e Indiana, scelta per la sua varietà paesaggistica: valli fluviali, campi di mais, meleti, foreste e pianure che permettono di evocare ambientazioni molto diverse tra loro senza spostarsi troppo.

Ma il set più suggestivo è senza dubbio quello delle Ogallala Grasslands, nel Nebraska nord-occidentale. Una distesa di prateria selvaggia dove Maren e Lee si fermano a riflettere sul loro legame, in una delle scene più poetiche del film. “È un posto che nessuno visita,” racconta Hostetter.

“Ma è una delle zone più serene e belle che abbia mai visto. L’aria profuma di erba, i suoni della natura ti avvolgono. È stato difficile portare lì la troupe — 16 ore di viaggio da Cincinnati — ma ne è valsa la pena.”

Bones and All midwest USA
Il Midwest di Luca Guadagnino (Foto: Ufficio stampa Vision Distribution) – Newscinema.it

Il cuore oscuro dell’America

Ambientato nel 1988, Bones and All è anche un film profondamente politico, che guarda al declino socioeconomico dell’America rurale durante l’era Reagan. Guadagnino voleva mostrare “l’altro lato del sogno americano”: paesi dimenticati, classi medie in crisi, luoghi dove la marginalità diventa la norma.

Questo lato oscuro si intreccia con il linguaggio horror del film: l’isolamento, l’assenza di testimoni, i campi infiniti dove ci si può perdereo nascondere — diventano metafore potenti.

E sì, c’è anche il mais, vero protagonista invisibile del paesaggio. “Sono cresciuto circondato dal mais,” dice Hostetter. “Ha distrutto le foreste, ma ha anche nutrito il mondo. È un luogo perfetto per ambientare un horror. Puoi nasconderti, perderti, sparire. Il mais funziona sempre.”

Alla fine, Bones and All è un film che racconta una storia d’amore impossibile in un’America altrettanto impossibile da decifrare: crudele e tenera, desolata e viva. Guadagnino riesce a catturare la bellezza degli spazi aperti e a trasformarli in qualcosa di profondamente intimo.

E quando Maren e Lee, seduti ai margini di una strada, si promettono di “provare a essere persone, almeno per un po’”, non è solo la loro storia che si ferma per un attimo: è l’America stessa che si riflette nei loro occhi.

Letizia Rogolino
Letizia Rogolino
Il cinema e la scrittura sono le compagne di viaggio di cui non posso fare a meno. Quando sono in sala, si spengono le luci e il proiettore inizia a girare, sono nella mia dimensione :)! Discepola dell' indimenticabile Nora Ephron, tra i miei registi preferiti posso menzionare Steven Spielberg, Tim Burton, Ferzan Ozpetek, Quentin Tarantino, Hitchcock e Robert Zemeckis. Oltre il cinema, l'altra mia droga? Le serie tv, lo ammetto!

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