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Festival di Venezia

VENEZIA 68: Conferenza stampa di Sal

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Oggi alle ore 12 ha avuto luogo alla 68 edizione della Mostra del Cinema di Venezia la conferenza stampa di Sal, interessante biopic dedicato a Sal Mineo, uno degli storici protagonisti del classico Gioventu bruciata. Il film, girato in soli nove giorni, ricostruisce l’ultimo giorno di vita dell’attore, ucciso a soli 37 anni durante una aggressione.

Diretto dall’attore hollywoodiano James Franco e interpretato dal poco conosciuto ma eccellente Val Lauren, compagno di set di Franco a partire dal biopic su James Dean del 2001,  Sal ha colpito pubblico e critica per la sua genuina realizzazione, frutto di un vero e proprio omaggio del regista e della troupe nei confronti dell’attore scomparso prematuramente. Potete trovare le domande rivolte a James Franco e a Val Lauren qui sotto:

Questo biopic dedicato a Sal Mineo e una biografia emozionale più che una biografia realistica?

James Franco: Ho già fatto biografie in precedenza come il film James Dean oppure Urlo, questi sono tutti modi di affrontare la vita delle persone reali. Come regista mi piace di più applicare un approccio non tradizionale, non c’era bisogno di raccontare tutti i dati della vita di Sal, quei dati si trovano su wikipedia, volevo rappresentare la parte emotiva di Sal.

Come mai hai utilizzato dei primi piani così ravvicinati? Ti sei ispirato a dei modelli registici precisi?

James Franco: Non mi vergogno di dire che Gus Van Sant mi ha insegnato molto come regista, il ritmo e la struttura che usa mi hanno influenzato molto. Mi piace vedere il volto di una persona, forse questo è relazionato al fatto che sono un attore.

Come è nato il tuo interesse per Sal Mineo?

James Franco: Sono entrato in contatto con il lavoro di Sal Mineo mentre giravo James Dean parecchi anni fa. Il regista del film conosceva molto bene Sal e quindi mi sono interessato al suo lavoro. Poi ho letto la sua biografia e ne sono rimasto colpito, ho sentito teorie prive di fondamento sulla sua aggressione. Ho cercato attraverso questo film di rimettere a posto il suo ricordo. Sal personifica una tragedia che tante persone creative affrontano nel corso della loro vita; non poteva più recitare come voleva veramente ed è molto triste non avere la possibilità di esprimersi come si vuole.

Val Lauren: Sal era un artista poliedrico, la mia concentrazione maggiore è consistita nel trasmettere la sua anima, alla fine infatti Sal era diventato una persona diversa. Sal in fondo era una persona positiva, nel film si può vedere l’ordine esatto della sua vita ed è anche per questo che ritengo questa opera il film di cui sono più orgoglioso della mia carriera. Questo film ti permette di capire la sua personalità e il modo in cui si è comportato; nessuno come James ha avuto il grande coraggio di farlo.

Come  e perchè decidi di realizzare piccoli progetti girati in così poco tempo e con pochi soldi?

James Franco: Ho lavorato a grandi film con grandi budget. Questi film sono grandissimi investimenti e devono far soldi per recuperare le spese. Nei miei film, invece, cerco di parlare di cose poco note in modo da uscire dalla logica commerciale. Molte volte si parla di botteghino come se fosse la cosa principale di un film, quando in realtà non lo è. Siamo stati audaci e coraggiosi nel realizzare il film che volevamo, il cinema deve avere delle aspirazioni artistiche, non deve esser fatto solo per fare soldi.

Per un attore le pressioni di Hollywood sono le stesse di un tempo?

James Franco: Si e no, tutto cambia, abbiamo sempre nuove tecnologie, nel film L’alba del pianeta delle scimmie molti dei personaggi erano creati al computer; ci sono forti pressioni nei film con grandi budget, ma ci sono anche queste vie di uscita per poter fare cose creative. Se solo Sal fosse stato vivo ora avrebbe potuto fare film anche senza molti soldi. I modi per mitigare le pressioni esercitate ci sono. Io, per esempio, riesco a passare da grandi a piccole produzioni. Se fossi costretto a girare solo blockbuter senza potermi esprimere in maniera personale probabilmente lascerei questo lavoro.

 

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Segnato da un amore incondizionato per la settima arte, cresciuto a pane e cinema e sopravvissuto ai Festival Internazionali di Venezia, Berlino e Cannes. Sono sufficienti poche parole per classificare il mio lavoro, diviso tra l’attenta redazione di approfondimenti su cinema, tv e musica e interviste a grandi personalità come Robert Downey Jr., Hugh Laurie, Tom Hiddleston e tanti altri.

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Cinema

The Rossellinis | video intervista ad Alessandro Rossellini sul documentario che racconta la sua famiglia

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Alla Settimana Internazionale della Critica, durante la 77esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, è stato presentato The Rossellinis, documentario diretto dal primo nipote del regista di Roma città aperta. Alessandro, al suo esordio con un lungometraggio cinematografico dopo una lunga carriera come fotografo, torna al Lido dopo aver presentato il cortometraggio Viva Ingrid! nel 2015. The Rossellinis è un ritratto ironico, allo stesso tempo affettuoso e sardonico, di una delle famiglie più chiacchierate del cinema. Internazionale e numerosissima.

The Rossellinis | intervista ad Alessandro Rossellini

La famiglia che scandalizzò la società degli anni Cinquanta, nel documentario di Alessandro, viene mostrata per la prima volta “dall’interno”, rappresentata su schermo ribaltando l’immaginario che i rotocalchi ne hanno fatto negli anni. Il regista cerca quindi di andare oltre quel “circo mediatico” nato intorno alla figura di nonno Roberto e alla sua famiglia, ma anche oltre il mito inscalfibile del maestro venerato dagli appassionati di cinema.  

Nella nostra intervista, Alessandro Rossellini ci racconta della “rossellinite”, ovvero di quella sindrome di cui sono stati “affetti” per anni lui e gli altri componenti della famiglia, e del lavoro, lungo anni, fatto sul film.

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Cinema

Venezia 77 | Pietro Castellitto presenta I Predatori: “Senza Nietzsche forse non avrei fatto il regista”

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“Mio padre ad un certo punto si era messo in testa di voler recitare la parte del padre del mio personaggio nel film. Allora io l’ho preso in disparte e gli ho detto: ma tu ci tieni al mio futuro o no?”. Così Pietro Castellitto, figlio di Sergio, presenta in conferenza stampa il suo esordio alla regia. I Predatori è in concorso Orizzonti durante la 77esima edizione della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. Un film pregno di cattiveria, cinismo e coraggio di andare sopra le righe, mettendo in scena dei personaggi appartenenti a due famiglie solo superficialmente differenti per estrazione sociale e comportamenti, ma accomunate dalla stessa ferocia e disperazione. Nel cast del film figurano Massimo Popolizio, Manuela Mandracchia, Pietro Castellitto, Giorgio Montanini, Dario Cassini, Anita Caprioli e Marzia Ubaldi.

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Venezia 77 | I Predatori di Pietro Castellitto

Pietro Contento Castellitto, nato nel 1991, ha debuttato nel cinema a tredici anni in una piccola parte nel film Non ti muovere (2004), diretto dal padre. Dopo altri piccoli ruoli da attore, Pietro ha abbandonato per diversi anni la recitazione per dedicarsi alla carriera universitaria, laureandosi in filosofia. Da qui anche la centralità della figura di Nietzsche nel suo film (“se non ci fosse stato Nietzsche probabilmente non avrei fatto il regista”).

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“Agli inizi sentivo di andare incontro ad una ferocia immotivata, ad un pregiudizio su di un attore che ancora non aveva dimostrato nulla. Mi convinsi allora che non ero in grado di fare quel mestiere. Spesso va così, si reagisce alle ingiustizie convincendosi di meritarsele”, ha spiegato Pietro Castellitto. Adesso il giovane interprete e regista è pronto per tornare come attore in produzioni importanti come Freaks Out di Gabriele Mainetti e nella serie su Francesco Totti in cui interpreterà il leggendario capitano della Roma.

Un film antiborghese

Ma anche l’esordio da regista non è stato facile. “Ho scritto la sceneggiatura de I Predatori quando avevo 22 anni. Ma all’epoca non avevo credibilità lavorativa. Scrivevo cose e le facevo leggere a gente che prima mi faceva i complimenti e poi scompariva, non richiamandomi mai. Domenico Procacci è stato il primo ad avermi dato fiducia. Quando sono entrato nei loro uffici mi sono detto: ecco, si stanno sbagliando, questi mi fanno fare un film per davvero”.

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Un film che alcuni potrebbero giudicare “antifascista”, ma che, come spiega il suo stesso autore, è in realtà un film antiborghese: “Un film antifascista avrebbe avuto senso sono durante il Ventennio. Ma allora non te lo facevano fare. I fascisti del mio film sono colorati e sfarzosi, come quegli animali dai pigmenti colorati che fanno finta di avere in corpo un veleno letale che in realtà è esaurito da tempo”.

Manomettere il mondo

Ne I Predatori torna centrale il tema delle classi sociali, dimostrando la differenza tra un classe (quella del proletariato) “che ha bisogno delle armi per essere dei predatori” e quella opposta (la borghesia), che ha invece strumenti molto più raffinati e funzionali a propria disposizione dei fucili e delle pistole. “Quasi tutte le opere scritte dai giovani nascono da un disagio o da un sentimento da voler comunicare. Non dalla volontà di imporre un messaggio. Federico è l’unico personaggio un po’ autobiografico e per questo lo interpreto io nel film. Come me appare impacciato anche quando è sicuro di sé. Ha la voglia di reinventare la modernità, di manomettere il mondo”. 

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Cinema

Guida romantica a posti perduti | la nostra intervista con il cast e la regista del film

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Giorgia Farina, a cinque anni dalla black comedy Ho Ucciso Napoleone, torna dietro la macchina da presa per Guida Romantica a Posti Perduti, road movie quieto e malinconica con protagonisti due personaggi “sbagliati”, interpretati da Jasmine Trinca e Clive Owen, che perseverano nei propri errori ma cercano allo stesso tempo di dare al mondo, attraverso la tv o il web, un’immagine di sé che non corrisponde alla realtà. 

Il film, presentato alle Giornate degli Autori di Venezia 77 (e al cinema dal 24 settembre), segna il passaggio per la regista Giorgia Farina dalla commedia pura ad un cinema dai tempi più dilatati e dai ritmi meno concitati. Abbiamo chiesto a lei e a due degli interpreti principali, Andrea Carpenzano e Irène Jacob, quali nuove sfide ha posto la realizzazione di questo atipico film “on the road”.

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