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Festival

Ciak D’Oro 2017, tutti i premi

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Straordinaria edizione del premio al cinema italiano CIAK D’ORO con un parterre d’eccellenza composto da autori, attori e cineasti fra i più significativi del grande schermo.

Nella serata dei premi ideati da CIAK, il magazine diretto da Piera Detassis, trionfano la commedia drammatica, i talenti e i volti di nuova generazione, il gioco di coppia, il rinascimento artistico e cinematografico partenopeo che si incarna in protagonisti, film, location. Su tutti si affermano i film Indivisibili di Edoardo De Angelis, La Pazza Gioia di Paolo Virzì e La tenerezza di Gianni Amelio. La consegna dei CIAK D’ORO 2017 (che prendono in considerazione i film usciti tra il 1° maggio 2016 e il 30 aprile 2017) si terrà questa sera a Roma per la prima volta al Link Campus University, un luogo ricco di storia, arte e cultura che è parte integrante dell’offerta formativa, nella quale tradizione e innovazione vanno di pari passo.

Indivisibili di Edoardo De Angelis conquista la giuria dei critici, aggiudicandosi 8 CIAK D’ORO. A questa visionaria storia vanno i riconoscimenti: Migliore sceneggiatura, Miglior fotografia, Miglior scenografia, Migliori costumi, Migliore colonna sonora, Miglior sonoro in presa diretta e Miglior manifesto. Le gemelle Marianna e Angela Fontana, dopo il successo alla Mostra del cinema di Venezia, ritirano anche il CIAK D’ORO Colpo di fulmine.

L’ambitissimo CIAK D’ORO Miglior film va a La Pazza Gioia di Paolo Virzì, folle on the road che fonde ironia, buonumore e dramma, e guarda al mondo femminile con una sensibilità non usuale: la protagonista Micaela Ramazzotti, nei panni di Donatella, è infatti la Migliore attrice dell’anno. Oltre a questi importanti premi, al film di Virzì va il CIAK D’ORO Miglior Montaggio di Cecilia Zanuso.

Ottimo risultato anche per La tenerezza di Gianni Amelio: CIAK D’ORO Miglior regia e CIAK D’ORO Migliore attore protagonista a Renato Carpentieri per la sua straordinaria interpretazione di Lorenzo, l’anziano avvocato napoletano protagonista del film.

Tre targhe vanno a Fiore di Claudio Giovannesi: il CIAK-Alice Giovani (nato dalla collaborazione del magazine con Alice nella Città) dedicato alle migliori pellicole italiane rivolte al mondo dei ragazzi;  il CIAK D’ORO Bello&Invisibile, che per la prima volta è votato dalla giuria dei 100 critici e giornalisti; e il CIAK D’ORO Rivelazione dell’anno alla protagonista Daphne Scoccia.

Il duo comico Ficarra e Picone, composto da Salvatore Ficarra e Valentino Picone, riceve il SUPERCIAK D’ORO per  il successo di pubblico e critica ottenuto da L’ora legale, un titolo già proverbiale che si muove nel solco della miglior tradizione della commedia italiana. Il riconoscimento intende sottolineare la verve comica della coppia che ha sempre usato con parsimonia e intelligenza il cinema, senza accontentarsi di cavalcare la popolarità televisiva, ma cercando vie nuove e originali. I Migliori attori non protagonisti sono Jasmine Trinca (per Slam – Tutto per una ragazza) e Luca Marinelli (per Slam – Tutto per una ragazza e Lasciati andare). A Claudio Bonivento va il CIAK D’ORO Miglior Produttore per Il permesso – 48 ore fuori di Claudio Amendola.

Il premio CIAK D’ORO alla Coppia dell’anno è attribuito a Michele Riondino e Sara Serraiocco per il film La ragazza del mondo di Marco Danieli, anche premiato con il CIAK D’ORO Migliore Opera Prima. Per il terzo anno il premio del mensile di cinema allarga lo sguardo alla serialità d’autore,  con il CIAK D’ORO Speciale Serial Movie assegnato a Silvio Orlando, per la strepitosa interpretazione del cardinal Voiello nella fortunata serie firmata da Paolo Sorrentino The Young Pope.

Hanno contribuito alla realizzazione di questa edizione del premio CIAK D’ORO anche:  Pommery, Loriblu, Petti – il pomodoro al centro, Gianluca Mech, Cà D’Oro, UniLink Campus University, Paglieri.

PREMI CIAK D’ORO

Questi i migliori film e protagonisti della stagione secondo i lettori della rivista e la giuria di critici e giornalisti cinematografici. I lettori di CIAK hanno votato per la categorie principali: Miglior film; Miglior attore e Migliore attrice protagonista, Miglior regia. Tutte le altre categorie sono votate dalla giuria professionale.

CIAK D’ORO MIGLIOR MANIFESTO

Indivisibili

Giorgio Aureli per Studio 360

CIAK D’ORO BELLO&INVISIBILE

Fiore di Claudio Giovannesi

CIAK D’ORO MIGLIOR SONORO IN PRESA DIRETTA

Valentino Gianni (AITS), Fabio Conca (AITS)

Indivisibili

CIAK D’ORO MIGLIORE SCENOGRAFIA

Carmine Guarino

Indivisibili

CIAK D’ORO MIGLIORE COLONNA SONORA

Enzo Avitabile

Indivisibili 

CIAK D’ORO MIGLIORE CANZONE ORIGINALE

Negramaro

Lo sai da qui nel film Non è un paese per giovani, scritta da Giuliano Sangiorgi e contenuta nell’album doppio platino uscito per Sugar  La rivoluzione sta arrivando

CIAK D’ORO MIGLIOR MONTAGGIO

Cecilia Zanuso

La Pazza Gioia

CIAK D’ORO MIGLIOR FOTOGRAFIA

Ferran Paredes Rubio

Indivisibili

CIAK D’ORO MIGLIORE SCENEGGIATURA

Nicola Guaglianone, Barbara Petronio, Edoardo De Angelis

Indivisibili

CIAK D’ORO MIGLIORI COSTUMI

Massimo Cantini Parrini

Indivisibili 

CIAK D’ORO COLPO DI FULMINE

Angela e Marianna Fontana

Indivisibili

CIAK ALICE/GIOVANI

Fiore di Claudio Giovannesi 

CIAK D’ORO RIVELAZIONE DELL’ANNO

Daphne Scoccia

Fiore   

CIAK D’ORO MIGLIOR PRODUTTORE

Claudio Bonivento

Il permesso – 48 ore fuori 

CIAK D’ORO MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA

Luca Marinelli

Slam – Tutto per una ragazza e Lasciati andare

CIAK D’ORO MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA

Jasmine Trinca

Slam – Tutto per una ragazza 

CIAK D’ORO MIGLIORE OPERA PRIMA

La ragazza del mondo

Marco Danieli

CIAK D’ORO COPPIA DELL’ANNO

Michele Riondino, Sara Serraiocco

La ragazza del mondo

CIAK D’ORO MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA

Micaela Ramazzotti

La Pazza Gioia 

CIAK D’ORO MIGLIORE ATTORE PROTAGONISTA

Renato Carpentieri

La tenerezza

CIAK D’ORO MIGLIOR REGIA

Gianni Amelio

La tenerezza

CIAK D’ORO MIGLIOR FILM

La pazza gioia di Paolo Virzì

PREMI SPECIALI

CIAK D’ORO SPECIALE SERIAL MOVIE

Silvio Orlando

The young Pope

SUPERCIAK D’ORO

Ficarra e Picone

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Cinema

TFF 37: un nuovo spazio tematico nella sezione TFFdoc

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torino film

Il 37° Torino Film Festival (22-30 novembre) annuncia un nuovo spazio tematico nella sezione TFFdoc dal titolo “L’unica cosa che ho è la bellezza del mondo”, composto da quattro documentari e dalla conversazione con lo scrittore e filosofo Franco “Bifo” Berardi.

Si tratta di un’ulteriore riflessione rispetto a quanto affrontato lo scorso anno nel focus TFFdoc/apocalisse: in questo periodo connotato dall’attesa della catastrofe e angosciato dall’ urgenza di evitarla, TFFdoc ha deciso di concedersi il tempo di fermarsi a contemplare ciò che abbiamo intorno, di godere del piacere dello stare nel mondo.

“L’esaurimento non concerne solo le risorse fisiche ma anche l’energia nervosa della popolazione il cui cervello tende all’ esplosione psicotica” (Franco “Bifo” Berardi, L’esaurimento, Nero Magazine, 2019); noi riteniamo che la bellezza, sottraendoci alla logica dell’accumulo, ci possa salvare.

Incontro con Franco “Bifo” Berardi 

Franco “Bifo” Berardi, l’autore di Dopo il futuro. Dal futurismo al cyberpunk (2013), Il secondo avvento. Astrazione apocalisse comunismo (2018), e Futurabilità (2019), terrà un incontro abbinato alla proiezione del documentario di Christian LabhartPassion – Beetwen Revolt and Resignation, con l’obiettivo di guidare lo spettatore e aiutarlo a orientarsi nella follia del mondo contemporaneo, travolto dal global warming, dal consumo eccessivo di merci, dalle continue guerre “locali” e dalle migrazioni senza sosta, che provocano le diseguaglianze globali.

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Comme si, comm ça diretto da Marie-Claude Treilhou

Nel suo studio pieno di libri Michel Deguy, uno dei più grandi poeti viventi, continua senza tregua a lanciare sfide, a inventare un pensiero critico, a plasmare e trasformare il linguaggio. Adottando la stessa compostezza formale del poeta, il documentario si pone un obiettivo ambizioso: a partire da una conversazione frontale immergersi nel profondo della scrittura poetica, nel vivo del suo pensiero “ecopoeticologico”.

Time and Tide diretto da Marleen Van Der Werf

La quiete della natura. Il piacere dello stare nel mondo. La macchina da presa segue i movimenti del vento che accarezza un paesaggio che diviene emotivo.

Últimas Ondas diretto da Emmanuel Piton

Da qualche parte nel nord della Spagna. Un viaggio psicologico e geografico in quei luoghi che sono tornati selvaggi, un’elegia degli esseri che li hanno segnati con il loro passaggio. Un film di fantasmi che raccontano storie di un tempo che non c’è più.

L’ultimu sognu diretto da Lisa Reboulleau

Nel cuore della foresta corsa, nel centro dell’isola, una donna vaga di notte. Le sue partite di caccia sono oniriche e negli occhi delle bestie che uccide le viene rivelato il futuro funesto degli abitanti del suo villaggio. Lei è una mazzera.

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Cinema

RomaFF14: Judy, una toccante Renée Zellweger è Judy Garland nel biopic di Rupert Goold

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judy recensione

A soli tredici anni Frances Ethel Gumm, poi in arte Judy Garland, viene messa sotto contratto dalla MGM e lanciata verso quella che dovrebbe essere una brillante carriera costellata di successi. E i successi arriveranno, in primis quel Mago di Oz che la condurrà attraverso il sentiero dorato e poi sotto i riflettori del successo, ma arriveranno di pari passo anche i tanti fallimenti e momenti bui, a connotare un’esistenza che finirà di brillare precocemente a soli 47 anni.

judy film

Rupert Goold, regista inglese specializzato in teatro, adatta per il grande schermo il dramma teatrale End of the Rainbow di Peter Quilter, e cuce addosso a un’ottima Renée Zellweger i panni “striminziti” di una stella del cinema hollywoodiano “nata in un baule, nelle quinte di un teatrino di provincia”, e schiacciata dalle regole e dai paradossi del suo stesso successo. Raccontando l’ultima tournee della diva nel night club londinese Talk of the Town, Goold tratteggia la stella, il talento, la voce luminosa, ma anche tutte le ansie, le dipendenze, le depressioni sperimentate a ciclo continuo dall’attrice statunitense. Nel mondo patinato dello spettacolo e sotto le luci di proscenio, Judy racconta i risvolti tragici della storia di una bambina cresciuta troppo in fretta, svezzata a regole ferree e pillole (per spezzare la fame, dormire, tranquillizzarsi – dipendenze poi mai del tutto abbandonate) divenuta una giovane diva osannata ma letteralmente sbranata dai propri demoni interiori e dalla sofferenza. Una sofferenza a cui nemmeno l’amore viscerale per i figli o per l’ultimo marito Micky Deans riuscirà a strapparla. 

Curiosità: Tutti i volti di Londra al cinema

Renée Zellweger si cala a pieno regime, con trasporto e partecipazione espressiva ed emotiva nella bravura così come nei tic e nel male di vivere della celebre interprete di Dorothy, e ne porta alla luce tutti i tratti salienti di quella profonda insicurezza e senso di smarrimento che ne sanciranno poi l’uscita di scena e la precoce scomparsa. Sempre più dipendente da alcol e pillole, meno affidabile e assicurabile, e dunque spendibile per il mercato del crudele e impietoso showbiz, la minuta Judy pagherà a proprie spese il conto di quel mondo luccicante che non ammette fragilità, tentennamenti, diversità, e che è pronto a darti il benservito tra uno spettacolo e l’altro.

Renee Zellweger Judy

Renee Zellweger in Judy

Goold dal canto suo dirige con sensibilità e trasporto, sfruttando l’alternanza di tempi storici che tra ’39 e ’69 sanciscono inizio e fine di questa vita drammatica, il dettaglio (la vita privata) e la panoramica (la vita pubblica) di un’eroina bella e fragile, avvolta dalle spire del successo e rimasta molto probabilmente impigliata in quella ricerca del sogno e di quel luogo magico, oltre l’arcobaleno, dove i sogni riescono in qualche modo anche a diventare realtà (senza che la realtà torni poi a spezzarli) “Somewhere over the rainbow Way up high And the dreams that you dream of Once in a lullaby”. 

Lo sapevi che: Il Mago di Oz diventa un film horror

Nell’adattamento per il grande schermo del dramma teatrale End of the Rainbow di Peter Quilter, Rupert Goold dirige un’ottima Renée Zellweger in Judy, che racconta l’ultima tournee di Judy Garland attraverso luci e ombre di un talento precocemente spezzato dalla malia controversa del successo. Un biopic onesto che ripercorre il sentiero di un’esistenza tragica senza insistere nel pietismo o nel sentimentalismo, ma cercando piuttosto di disegnare il complesso ritratto di bambina, e poi donna, nascosti dietro al volto inquieto della diva.

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Cinema

RomaFF14: Honey Boy, l’infanzia traumatica di Shia LaBeouf

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honey boy recensione

Otis (interpretato dai bravi Noah Jupe nella versione bambina e Lucas Hedges in quella adulta) è un dodicenne prodigio, un talento indiscusso sui set, ma anche un Honey Boy (dolce bambino) come lo chiama il padre alcolista e tossicodipendente (interpretato da Shia LaBeouf) che gli fa da accompagno e “manager”. Padre e figlio vivono in un comprensorio popolare circondati da prostitute e gente che, proprio come loro, vive alla giornata e si ritrova sempre nello stesso cortile.

honey boy

Honey Boy

Divenuto adulto e alle prese con un’avviata carriera da stuntman ma una vita sempre più scombinata, Otis ripercorrerà mentalmente l’infanzia turbata e disturbante vissuta accanto a quel padre problematico e incapace di fare il genitore, e proiettata tutta nel sogno di sfondare mettendo a frutto il suo talento per riscattare quella vita ai margini e anche in qualche modo l’esistenza di quel padre sgregolato e “bambinesco” ma in fondo buono. Cresciuto troppo in fretta e costretto nel paradosso a fare da genitore al proprio padre (sostenendolo anche economicamente con il suo lavoro sul set) Otis è bambino di grande sensibilità e talento che incanalerà nella sua vita adulta tutte le intemperie e le fratture di quell’infanzia, caratterizzata dalla mancanza di punti di riferimento adulti e affidabili, e dalla mancanza di una famiglia unita e di amorevole supporto. 

Storia di formazione autobiografica scritta dallo stesso attore Shia LaBeouf durante un periodo di in clinica per disintossicarsi dall’alcol, Honey Boy è una dura storia di precoci talenti e infanzie spezzate che trova in Shia LaBeouf (estremamente in parte nei panni del padre) e nel piccolo Otis (sguardo a un tempo dolce e sveglio)  il giusto confronto emotivo per parlare in maniera toccante ma non retorica, coinvolgente ma non ricattatoria di famiglie disfunzionali e rapporti padre-figlio burrascosi. Una tematica già ampiamente affrontata nel cinema (più o meno indipendente) ma che nell’occhio dell’esordiente regista israelo-americana Alma Har’el (già autrice di video musicali e documentari) lo sguardo giusto e il giusto equilibrio tra partecipazione e oggettività per indagare il cuore di quelle mancanze che creano dipendenze, e di quei circoli esistenziali viziosi che più si originano precocemente e più sono – in assoluto – difficili da spezzare.

honey boy lucas hedges

Lucas Hedges nel film Honey Boy

Alma Har’el realizza un’opera intima e a suo modo toccante che parla di metabolizzazione del dolore, di imparare a lasciar andare il rancore, e di quel “seme che deve distruggersi per diventare fiore”. Un film piccolo ma onesto che ha tutte gli elementi del film indipendente di qualità e che poggia gran parte del suo carattere emotivo sull’interpretazione funzionale di Shia LaBeouf e del piccolo Noah Jupe.

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