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Festival di Venezia

VENEZIA 68: Conferenza stampa di W.E., il nuovo film di Madonna

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Oggi, giovedì 1 settembre 2011, si è svolta la conferenza stampa di uno dei film più attesi e particolari di questa 68 edizione della Mostra del Cinema di Venezia: W.E., opera seconda della regina della musica pop Madonna. Presenti alla conferenza stampa i protagonisti di questa interessante pellicola Abbie Cornish (Wally Winthrop), Oscar Isaac (Evgeni), Natalie Dormer (Elizabeth Bowes-Lyon), Andrea Riseborough (Wallis), James D’Arcy (King Edward VIII) e ovviamente la regista di eccezione del film Madonna. Tutta l’attenzione della stampa è stata per gran parte rivolta proprio a miss Ciccone, vero (e forse unico?) personaggio glamour di questa 68 edizione della Mostra del Cinema di Venezia: interrogata su numerose questioni di natura spirituale, sociale e cinematografica, Madonna è riuscita a rispondere a tono alla stampa, cercando di focalizzare l’attenzione delle sue risposte più sull’inedito ruolo da regista che sull’essere una icona della musica mondiale. W.E, opera seconda dopo l’esordio cinematografico del 2008 Sacro e Profano, si contraddistingue per una storia particolarmente misteriosa, a metà strada tra il romanzo storico e il dramma contemporaneo. Il film racconta la storia d’amore tra Re Edoardo VIII e Wallis Simpson attraverso un acceso  e romantico confronto con una storia parallela tra una donna sposata e una guardia russa. Numerose le domande rivolte a Madonna, accompagnate sempre da risposte tanto ironiche quanto intelligenti, segno fondamentale della forte personalità che da sempre caratterizza la star.

Perchè ha deciso di raccontare la storia di W.E.?

Ero totalmente coinvolta nel cercare di capire perchè Edoardo VIII ha deciso di abdicare al suo potere per amore.

Come è stato lavorare a W.E.?

La stesura della sceneggiatura ha richiesto anni, inoltre mettere insieme un cast ed un team di produzione così fantastico è stata una sfida molto complessa. W.E. era un progetto difficile, una sfida difficile come essere il capitano di una nave.

Quanto il rapporto con Sean Penn e Guy Ritchie è stato importante per la sua scelta di essere regista?

Amo il cinema da sempre, ho sempre voluto fare un film! Sono una racconta storie, sia se dirigi un film o scrivi una canzone alla fine si tratta sempre di creare e raccontare qualcosa. Ho sempre amato le persone creative,  ecco perchè ho sposato Sean Penn e Guy Ritchie e loro mi hanno dato sempre sostegno nella mia attività creativa.

Si identifica con Wallis?

Certo che in Wally Simpson c’è un pò di me, ma mi identifico in quanto icona che viene spesso ridotta ad uno stereotipo. La Simpson non è mai stata davvero capita e ho cercato di ritrarre soprattutto la sua umanità.

Il discorso del re ha trattato la stessa storia di W.E., che cosa ha provato a riguardo?

Inizialmente mi sono innervosita, mi sono chiesta adesso chi si interesserà al mio film? Poi mi sono resa conto che il punto di vista è completamente diverso, infatti incontrando Tom Hooper ad un party l’ho ringraziato perchè ha dato il quadro storico della storia, fornendo un quadro di riferimento per chi poi vedrà il mio film.

Cosa pensa del ruolo della donna come madre?

Come donna procreare è una parte importante, voler essere madre è parte del nostro DNA, infatti c’è molto simbolismo nella maternità, Wallie avrebbe voluto avere un figlio e rimpiangerà sempre questa mancanza di maternità, essere una creatrice, cosa che noi come donne dobbiamo fare.

Quanto è personale questo film?

Non posso dare percentuali, in tutto quello che faccio c’è sempre una parte di me, gli artisti non creano in modo consapevole. Attingo a quello che mi circonda da quando creo arte.

Perchè non ha utilizzato la sua musica per il film?

Avrei voluto farlo se ne avessi avuto il tempo. Avrei scritto gli spartiti, ma mi dovevo concentrare come regista. Mi piace la colonna sonora di W.E. e sono contenta di non essere stata coinvolta.

Cosa pensa dell’amore?

Non credo che l’amore possa mai essere banale, perchè capire l’amore è capire l’essenza stessa di Dio. L’amore è una forza intangibile e inspiegabile. Noi non potremmo esistere senza l’amore.

Una domanda per Abbie Cornish, come è stato lavorare con Madonna?

La storia è costruita bene, Madonna ha ricercato molto, è una regista molto complessa, visiva, sa perfettamente come devono essere le inquadrature, è attenta ad ogni dettaglio, a partire dalle scarpe che indossavo.

In conclusione, la conferenza stampa di W.E. è stato un vero successo, un momento di glamour arricchito da una forte personalità come quella di Madonna e supportato da un cast di notevole livello. Interessante una delle affermazioni conclusive della Riseborough, che ha definito Madonna estremamente competente come regista ma anche un tantino aggressiva sul set. Ed ovviamente è stata geniale la risposta lampo della regina del pop, che ha concluso il discorso dell’attrice dicendo: I’m Italian.

 

 

 

 

 

 

Segnato da un amore incondizionato per la settima arte, cresciuto a pane e cinema e sopravvissuto ai Festival Internazionali di Venezia, Berlino e Cannes. Sono sufficienti poche parole per classificare il mio lavoro, diviso tra l’attenta redazione di approfondimenti su cinema, tv e musica e interviste a grandi personalità come Robert Downey Jr., Hugh Laurie, Tom Hiddleston e tanti altri.

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Cinema

The Rossellinis | video intervista ad Alessandro Rossellini sul documentario che racconta la sua famiglia

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Alla Settimana Internazionale della Critica, durante la 77esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, è stato presentato The Rossellinis, documentario diretto dal primo nipote del regista di Roma città aperta. Alessandro, al suo esordio con un lungometraggio cinematografico dopo una lunga carriera come fotografo, torna al Lido dopo aver presentato il cortometraggio Viva Ingrid! nel 2015. The Rossellinis è un ritratto ironico, allo stesso tempo affettuoso e sardonico, di una delle famiglie più chiacchierate del cinema. Internazionale e numerosissima.

The Rossellinis | intervista ad Alessandro Rossellini

La famiglia che scandalizzò la società degli anni Cinquanta, nel documentario di Alessandro, viene mostrata per la prima volta “dall’interno”, rappresentata su schermo ribaltando l’immaginario che i rotocalchi ne hanno fatto negli anni. Il regista cerca quindi di andare oltre quel “circo mediatico” nato intorno alla figura di nonno Roberto e alla sua famiglia, ma anche oltre il mito inscalfibile del maestro venerato dagli appassionati di cinema.  

Nella nostra intervista, Alessandro Rossellini ci racconta della “rossellinite”, ovvero di quella sindrome di cui sono stati “affetti” per anni lui e gli altri componenti della famiglia, e del lavoro, lungo anni, fatto sul film.

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Cinema

Venezia 77 | Pietro Castellitto presenta I Predatori: “Senza Nietzsche forse non avrei fatto il regista”

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“Mio padre ad un certo punto si era messo in testa di voler recitare la parte del padre del mio personaggio nel film. Allora io l’ho preso in disparte e gli ho detto: ma tu ci tieni al mio futuro o no?”. Così Pietro Castellitto, figlio di Sergio, presenta in conferenza stampa il suo esordio alla regia. I Predatori è in concorso Orizzonti durante la 77esima edizione della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. Un film pregno di cattiveria, cinismo e coraggio di andare sopra le righe, mettendo in scena dei personaggi appartenenti a due famiglie solo superficialmente differenti per estrazione sociale e comportamenti, ma accomunate dalla stessa ferocia e disperazione. Nel cast del film figurano Massimo Popolizio, Manuela Mandracchia, Pietro Castellitto, Giorgio Montanini, Dario Cassini, Anita Caprioli e Marzia Ubaldi.

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Venezia 77 | I Predatori di Pietro Castellitto

Pietro Contento Castellitto, nato nel 1991, ha debuttato nel cinema a tredici anni in una piccola parte nel film Non ti muovere (2004), diretto dal padre. Dopo altri piccoli ruoli da attore, Pietro ha abbandonato per diversi anni la recitazione per dedicarsi alla carriera universitaria, laureandosi in filosofia. Da qui anche la centralità della figura di Nietzsche nel suo film (“se non ci fosse stato Nietzsche probabilmente non avrei fatto il regista”).

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“Agli inizi sentivo di andare incontro ad una ferocia immotivata, ad un pregiudizio su di un attore che ancora non aveva dimostrato nulla. Mi convinsi allora che non ero in grado di fare quel mestiere. Spesso va così, si reagisce alle ingiustizie convincendosi di meritarsele”, ha spiegato Pietro Castellitto. Adesso il giovane interprete e regista è pronto per tornare come attore in produzioni importanti come Freaks Out di Gabriele Mainetti e nella serie su Francesco Totti in cui interpreterà il leggendario capitano della Roma.

Un film antiborghese

Ma anche l’esordio da regista non è stato facile. “Ho scritto la sceneggiatura de I Predatori quando avevo 22 anni. Ma all’epoca non avevo credibilità lavorativa. Scrivevo cose e le facevo leggere a gente che prima mi faceva i complimenti e poi scompariva, non richiamandomi mai. Domenico Procacci è stato il primo ad avermi dato fiducia. Quando sono entrato nei loro uffici mi sono detto: ecco, si stanno sbagliando, questi mi fanno fare un film per davvero”.

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Un film che alcuni potrebbero giudicare “antifascista”, ma che, come spiega il suo stesso autore, è in realtà un film antiborghese: “Un film antifascista avrebbe avuto senso sono durante il Ventennio. Ma allora non te lo facevano fare. I fascisti del mio film sono colorati e sfarzosi, come quegli animali dai pigmenti colorati che fanno finta di avere in corpo un veleno letale che in realtà è esaurito da tempo”.

Manomettere il mondo

Ne I Predatori torna centrale il tema delle classi sociali, dimostrando la differenza tra un classe (quella del proletariato) “che ha bisogno delle armi per essere dei predatori” e quella opposta (la borghesia), che ha invece strumenti molto più raffinati e funzionali a propria disposizione dei fucili e delle pistole. “Quasi tutte le opere scritte dai giovani nascono da un disagio o da un sentimento da voler comunicare. Non dalla volontà di imporre un messaggio. Federico è l’unico personaggio un po’ autobiografico e per questo lo interpreto io nel film. Come me appare impacciato anche quando è sicuro di sé. Ha la voglia di reinventare la modernità, di manomettere il mondo”. 

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Cinema

Guida romantica a posti perduti | la nostra intervista con il cast e la regista del film

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Giorgia Farina, a cinque anni dalla black comedy Ho Ucciso Napoleone, torna dietro la macchina da presa per Guida Romantica a Posti Perduti, road movie quieto e malinconica con protagonisti due personaggi “sbagliati”, interpretati da Jasmine Trinca e Clive Owen, che perseverano nei propri errori ma cercano allo stesso tempo di dare al mondo, attraverso la tv o il web, un’immagine di sé che non corrisponde alla realtà. 

Il film, presentato alle Giornate degli Autori di Venezia 77 (e al cinema dal 24 settembre), segna il passaggio per la regista Giorgia Farina dalla commedia pura ad un cinema dai tempi più dilatati e dai ritmi meno concitati. Abbiamo chiesto a lei e a due degli interpreti principali, Andrea Carpenzano e Irène Jacob, quali nuove sfide ha posto la realizzazione di questo atipico film “on the road”.

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