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Festival

David di Donatello 2011/2012: ecco tutte le candidature

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Queste, le candidature ai Premi David di Donatello 2011, votate dal 25 marzo al 6 aprile 2012 dai 1751 componenti la Giuria dell’ Accademia e comunicate ufficialmente dallo Studio Notarile Marco Papi. Le ha comunicate, nell’incontro di oggi in RAI con la stampa, Gian Luigi Rondi, Presidente dell’Accademia.

Miglior Film

CESARE DEVE MORIRE: prodotto da Grazia Volpi per Kaos Cinematografica, in associazione con Stemal Entertainment, Le Talee, Associazione Culturale La Ribalta, in collaborazione con Rai Cinema per la regia di Paolo Taviani e Vittorio Taviani

HABEMUS PAPAM: prodotto da Nanni Moretti per Sacher Film, Domenico Procacci per Fandango, in collaborazione con Rai Cinema, per la regia di Nanni Moretti

ROMANZO DI UNA STRAGE: prodotto da Riccardo Tozzi, Giovanni Stabilini, Marco Chimenz per Cattleya, in collaborazione con Rai Cinema, per la regia di Marco Tullio Giordana

TERRAFERMA: prodotto da Riccardo Tozzi, Giovanni, Marco Chimenz per Cattleya, in collaborazione con Rai Cinema, per la regia di Emanuele Crialese

THIS MUST BE THE PLACE: prodotto da Nicola Giuliano, Andrea Occhipinti, Francesca Cima, Medusa Film, per la regia di Paolo Sorrentino

Migliore regista
Paolo TAVIANI, Vittorio TAVIANI per Cesare deve morire
Nanni MORETTI per Habemus Papam
Ferzan OZPETEK Magnifica presenza
Marco Tullio GIORDANA per Romanzo di una strage
Emanuele CRIALESE per Terraferma
Paolo SORRENTINO per This Must Be the Place

Migliore regista esordiente
Stefano SOLLIMA per ACAB – All Cops Are Bastards
Alice ROHRWACHER per Corpo celeste
Andrea SEGRE per Io sono Li
Guido LOMBARDI per La-bas educazione criminale
Francesco BRUNI Scialla! (Stai sereno)

Migliore sceneggiatura
Paolo TAVIANI, Vittorio TAVIANI con la collaborazione di Fabio CAVALLI per Cesare deve morire
Nanni MORETTI, Francesco PICCOLO, Federica PONTREMOLI per Habemus Papam
Marco Tullio GIORDANA, Sandro PETRAGLIA, Stefano RULLI per Romanzo di una strage
Francesco BRUNI per Scialla! (Stai sereno)
Paolo SORRENTINO, Umberto CONTARELLO per This Must Be the Place

Migliore produttore
Grazia VOLPI per Kaos Cinematografica, in collaborazione con Rai Cinema per Cesare deve morire
Nanni MORETTI per Sacher Film, Domenico PROCACCI per Fandango, in Collaborazione con Rai Cinema per Habemus Papam
Francesco BONSEMBIANTE per Jolefilm, in collaborazione con Rai Cinema per Io sono Li
Riccardo TOZZI, Giovanni STABILINI, Marco CHIMENZ per Cattleya, in collaborazione di Rai Cinema per Romanzo di una strage
Nicola GIULIANO, Andrea OCCHIPINTI, Francesca CIMA, Medusa Film per This Must Be the Place

Migliore attrice protagonista
Zhao TAO per Io sono Li
Valeria GOLINO per La kryptonite nella borsa
Claudia GERINI per Il mio domani
Micaela RAMAZZOTTI per Posti in piedi in paradiso
Donatella FINOCCHIARO per Terraferma

Migliore attore protagonista
Michel PICCOLI per Habemus Papam
Elio GERMANO per Magnifica presenza
Marco GIALLINI per Posti in piedi in paradiso
Valerio MASTANDREA per Romanzo di una strage
Fabrizio BENTIVOGLIO per Scialla! (Stai sereno)

Migliore attrice non protagonista
Anita CAPRIOLI per Corpo celeste
Margherita BUY per Habemus Papam
Cristiana CAPOTONDI per La kryptonite nella borsa
Michela CESCON per Romanzo di una strage
Barbora BOBULOVA per Scialla! (Stai sereno)

Migliore attore non protagonista
Marco GIALLINI per ACAB – All Cops Are Bastards
Renato SCARPA per Habemus Papam
Giuseppe BATTISTON per Io sono Li
Pierfrancesco FAVINO per Romanzo di una strage
Fabrizio GIFUNI per Romanzo di una strage

Migliore direttore della fotografia

Paolo CARNERA (ACAB – All Cops Are Bastards)
Simone ZAMPAGNI (Cesare deve morire)
Alessandro PESCI (Habemus Papam)
Roberto FORZA (Romanzo di una strage)
Luca BIGAZZI (This Must Be the Place)

Migliore musicista

Umberto SCIPIONE (Benvenuti al Nord)
Giuliano TAVIANI, Carmelo TRAVIA (Cesare deve morire)
Franco PIERSANTI (Habemus Papam)
Pasquale CATALANO (Magnifica presenza)
David BYRNE (This Must Be the Place)

Migliore canzone originale
“SOMETIMES” musica di Umberto SCIPIONE, testi e interpretazione di Alessia SCIPIONE (Benvenuti al Nord)
“GITMEM DAHA” musica di Sezen AKSU e Pasquale CATALANO, testi di Yildirim TURKER, interpretata da Sezen AKSU (Magnifica presenza)
“THERESE” musica di Gaetano CURRERI, Andrea FORNILI, testi di Angelica CARONIA, Gaetano CURRERI, Andrea FORNILI, interpretata da Angelica PONTI (Posti in piedi in paradiso)
“SCIALLA!” musica, testi ed interpretazione di Amir ISSAA & CAESAR PRODUCTIONS (Scialla!)
“IF IT FALLS, IT FALLS” musica di David BYRNE, testi di Will OLDHAM, interpretata da Michael BRUNNOCK (This Must Be the Place)

Migliore scenografo
Paola BIZZARRI (Habemus Papam)
Francesco FRIGERI (L’industriale)
Andrea CRISANTI (Magnifica presenza)
Giancarlo BASILI (Romanzo di una strage)
Stefania CELLA (This Must Be the Place)

Migliore costumista
Lina NERLI TAVIANI (Habemus Papam)
Rossano MARCHI (La kryptonite nella borsa)
Alessandro LAI (Magnifica presenza)
Francesca Livia SARTORI (Romanzo di una strage)
Karen PATCH (This Must Be the Place)

Migliore truccatore
Manlio ROCCHETTI (ACAB – All Cops Are Bastards)
Maurizio FAZZINI (La kryptonite nella borsa)
Ermanno SPERA (Magnifica presenza)
Enrico IACOPONI (Romanzo di una strage)
Luisa ABEL (This Must Be the Place)

Migliore acconciatore
Carlo BARUCCI (Habemus Papam)
Mauro TAMAGNINI (La kryptonite nella borsa)
Francesca DE SIMONE (Magnifica presenza)
Ferdinando MEROLLA (Romanzo di una strage
Kim SANTANTONIO (This Must Be the Place)

Migliore montatore

Patrizio MARONE (ACAB – All Cops Are Bastards)
Roberto PERPIGNANI (Cesare deve morire)
Esmeralda CALABRIA (Habemus Papam)
Francesca CALVELLI (Romanzo di una strage)
Cristiano TRAVAGLIOLI (This Must Be the Place)

Miglior fonico di presa diretta

Gilberto MARTINELLI (ACAB – All Cops Are Bastards)
Benito ALCHIMEDE, Brando MOSCA (Cesare deve morire)
Alessandro ZANON (Habemus Papam)
Fulgenzio CECCON (Romanzo di una strage)
Ray CROSS, William SAROKIN (This Must Be the Place)

Migliori effetti speciali visivi
PALANTIR DIGITAL MEDIA (L’arrivo di Wang)
Mario ZANOT – STORYTELLER (Habemus Papam)
Stefano MARINONI e Paola TRISOGLIO per VISUALOGIE (Romanzo di una strage)
Stefano MARINONI e Paola TRISOGLIO per VISUALOGIE, Rodolfo MIGLIARI per CHROMATICA (This Must Be the Place)
RAINBOW CGI (L’ultimo terrestre)

Miglior film dell’Unione Europea

CARNAGE di Roman POLANSKI
MELANCHOLIA di Lars VON TRIER
MIRACOLO A LE HAVRE di Aki KAURISMAKI
QUASI AMICI di Olivier NAKACHE, Eric TOLEDANO
THE ARTIST di Michel HAZANAVICIUS

Miglior film straniero
DRIVE di Nicolas WINDING REFN
HUGO CABRET di Martin SCORSESE
LE IDI DI MARZO di George CLOONEY
THE TREE OF LIFE di Terrence MALICK
UNA SEPARAZIONE di Asghar FARHADI

 

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Berlinale

Berlinale 71: Natural Light, la recensione del film premiato per la regia

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natural light berlinale

Pellicola che ha debuttato il 2 marzo 2021 in World Premiere alla Berlinale 71, Natural Light è diretto da Dénes Nagy. Durata 103 minuti. Una produzione realizzata con la collaborazione di Ungheria, Francia, Germania e Lettonia, che ha vinto l’Orso d’Argento per la Miglior Regia.

Natural Light: sinossi

Il caporale István Semetka, prima semplice contadino ungherese, si trova in una situazione più grande di lui e contro la sua volontà. Facente parte di un’unità speciale il cui scopo è cacciare partigiani nell’Unione Sovietica ai tempi della Seconda Guerra Mondiale, dovrà fare i conti con il susseguirsi degli eventi, in una morsa che procede per inerzia, tra paure ed impotenza.

Natural Light: recensione

Un war movie che basa la sua funzione primaria non tanto nello scontro, quanto nell’elaborazione personale di un semplice uomo. Il regista ungherese vince meritatamente l’Orso d’Argento proprio per la sua precisa e maniacale direzione. Scenografie accurate, location immersive ed un’attenzione alla ricostruzione storica con l’ausilio esemplare di costumi d’epoca, collaborano all’unisono per dipanare una vicenda che si imprime negli occhi dello spettatore principalmente per goduria visiva. Tecnicamente grandioso, forte di un’estetica calamitica, vive di luci naturali proprio come il titolo suggerisce.

natural light film recensione

Quasi unicamente girato senza l’aiuto di artificiosità, fa della fotografia un enorme punto di forza, spesso sono i focolai, gli incendi, il fuoco stesso l’unica fonte di luce ed è inutile sottolineare la magia che si crea nell’infrangersi sui volti e su ogni superficie, rispecchiando colori impossibili da replicare in modo costruito. Perfetto nel creare un’atmosfera quasi disturbante nella sua sensazionale bellezza, disegna ambientazioni naturali, panoramiche, albe, tramonti che sono quasi un vero e proprio personaggio.

In tutto questo troviamo un dramma, fatto di paure, del superamento di esse e talvolta di immagini qua e là inquietanti, utili a rafforzare ciò che già è potente di suo. Silenzi, sospiri, l’ampio spazio ceduto agli sguardi e ai primissimi piani, che identificano una struttura quasi in sottrazione, in cui la narrazione risulta una rincorsa a vivere il film invece che osservarlo.

Il sonoro in generale è bilanciato accuratamente ed accompagna questi volti consumati, stanchi, sporchi, privati di qualcosa in un percorso visivo cupo e desaturato, in cui la tavolozza sembra avere solo tonalità verdastre, giallognole e marroni. Sbalorditivo dunque principalmente a livello tecnico e per l’essenza che trasmette grazie alla maestria scrupolosa, nel catturare lo spettatore senza alcuna riserva, inutile dire che sul grande schermo ovviamente sarebbe stato superlativo.

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Berlinale

Berlinale 71: Guzen To Sozo (Wheel of Fortune and Fantasy) la recensione

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Guzen To Sozo (Wheel of Fortune and Fantasy) è stato presentato in anteprima mondiale alla Berlinale 71 il 4 marzo 2021. Diretto e scritto da Ryusuke Hamaguchi, il film giapponese della durata di 121 minuti ha vinto l’Orso d’Argento Gran Premio della Giuria.

Guzen To Sozo (Wheel of Fortune and Fantasy) Sinossi

Diviso in tre differenti archi narrativi autonomi, il film racconta personaggi femminili in diverse circostanze: il primo Magic si basa su un triangolo amoroso, il secondo Door Wide Open si incentra su una seduzione fallita ed infine il terzo, Once Again, narra di un incontro inaspettato. 

Guzen-to-sozo-Wheel-of-Fortune-and-Fantasy-recensione

Guzen To Sozo (Wheel of Fortune and Fantasy), la recensione

Interessante e ben delineato, il film di Ryusuke Hamaguchi tende a farci assaporare diversi sentimenti, dettati da personalità femminili, ma allo stesso tempo caratteristici di un’identità singola. Queste tre storie partono tutte con la stessa idea di base: raccontare il punto di vista femminile in situazioni totalmente divergenti.

Con questi presupposti però, ciò che si può notare è appunto come tre donne che non condividono alcuna circostanza e calate in contesti differenti, risultino allo stesso modo delicate e riservate nell’elaborazione del caso. Il tempo poi è ben scandito in ognuna delle vicende, è presente una parte introduttiva per poi metterci di fronte ad un doveroso sbalzo temporale ed infine riagganciarsi dopo mesi o anni, con le conseguenze che tutto ciò ha comportato.

Uno scorrere del tempo dunque per valutare gli effetti delle scelte fatte in precedenza. Compromessi, false illusioni, rimpianti, tutti aspetti che sono oltre che femminili, propri di ogni essere umano, perciò è come se il regista avesse voluto metterci davanti semplicemente alla vita stessa, a ciò che può accadere a tutti noi.

Se ci si fa caso ogni mini storia concepisce gli attimi inaspettati, ossia getta le sue fondamenta sul concetto di qualcosa che è involontario, non programmato, succede e basta. Degna di merito la scelta di voler dettare delle linee guida similari per poi ramificarsi in elaborazioni singole, si percepisce in maniera chiara l’intento e questo grazie ad una narrazione fluida e corposa.

Inquadrature spesso statiche, senza bisogno di grandi evoluzioni, riescono a farti empatizzare con i personaggi, la macchina da presa scompare quasi nella totalità del minutaggio, un grande pregio per un genere di film che fa del suo vanto l’immersione dello spettatore nel racconto. Concludendo ciò che si può trovare in questa pellicola è poesia, stupore, sensibilità e tutto questo espresso ai nostri occhi con una morbidezza che non è affatto da tutti.

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Cinema

TFF 38: Fried Barry, la recensione del delirante film di Ryan Kruger

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Diretto, prodotto e sceneggiato da Ryan Kruger, approda al Torino Film Festival edizione n.38, una  commedia fantascientifica intitolata Fried Barry. Il Sud Africa è il paese d’origine e Gary Green il suo protagonista.

Un uomo tossicodipendente e già di suo alquanto svalvolato, almeno all’apparenza, un giorno di punto in bianco viene scelto  dagli extraterrestri come cavia. L’alieno dentro di lui vuole provare dunque ogni tipo di esperienza umana e così come un’ameba l’uomo/alieno inizia a muoversi per inerzia in giro per la città, facendo ogni cosa e lasciandosi trasportare dagli eventi senza capacità di giudizio, finchè l’ospite avrà finito con questo inutile involucro.

Un film assurdo, con poca possibilità di percezione positiva. Tutta colpa o merito (dipende dal personale gradimento) di Ryan Kruger, visto il suo coinvolgimento nell’opera, avendo ricoperto i ruoli di regista, produttore e sceneggiatore. La scrittura come la messa in scena, peccano di banalità e troppo semplicismo; al nostro protagonista succedono cose davvero incredibili, ma non per spettacolarità quanto più per scadente plausibilità, come se ad ogni angolo della strada ci fosse qualcuno che aspetta proprio lui, per fare sesso o regalargli droghe o chissà cos’altro.

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Situazioni impensabili, personaggi strambi e poca cura per le performance attoriali come per il realismo delle azioni che compiono, con errori riconducibili ad un principiante alle prime armi.
Una nota positiva risiede invece nella fotografia, contraddistinta da un tono quasi finto patinato, mediante un uso accurato di luci e colori, che senz’altro esaltano il film perlomeno visivamente. 

Se si volesse provare a fare una sovralettura con l’intento di trovare un significato recondito e strettamente ispirato, si potrebbe parlare del corpo umano come semplice involucro, che viaggia parallelamente all’animo, all’essenza, a ciò che costituisce la coscienza e la volontà di agire.
Oltre a questo, noi umani abbiamo anche limiti dettati dalla nostra fragilità e dall’essere mortali, che gli alieni (almeno quelli di questo film) non sembrano avere. Pertanto da un lato ci si trova di fronte a limiti fisici, dall’altro ad emozioni che invece sono solo nostre, come l’amore, che per un alieno provare potrebbe voler dire godere di autenticità, un potere sconsiderato ed inaspettato agli occhi di un essere superiore.

Sicuramente il protagonista ha un impatto visivo peculiare, sottolineato da questo sguardo sempre allucinato che vanta una valenza macchiettistica, anche forte dell’aspetto fisico stesso dell’attore Gary Green. Detto questo, credo di aver voluto cercare un qualche messaggio un po’ troppo sofisticato per un prodotto delirante che si rivela essere caratterizzato da un potenziale interessante, ma realizzato davvero male, che non credo rimarrà nell’immaginario comune o meglio ci resterà saldo, ma per essere d’esempio quando ci si riferirà a prodotti di qualità infinitamente bassa.

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