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Festival

David di Donatello 2015, le nomination della 59° edizione

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Venerdì 12 giugno si terrà la cerimonia di premiazione della 59ª edizione dei Premi David di Donatello, in diretta su Rai Movie alle 18:30 dal Teatro Olimpico di Roma e in differita su Rai 1, in seconda serata. La conduzione dell’edizione 2015 è affidata a Tullio Solenghi, che è anche tra gli autori dell’evento con Giorgio Cappozzo, Marcello Cotugno, Steve Della Casa ed Enrico MagrelliLa manifestazione, presieduta da Gian Luigi Rondi, è sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, con il contributo del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo – Direzione Generale per il Cinema, e della Regione Lazio, d’intesa con Roma Capitale e gli Enti Promotori AGIS e ANICA e con la partecipazione, in qualità di partner istituzionale, di BNL Gruppo BNP Paribas cui quest’anno si affiancano la SIAE e il Nuovo IMAIE. 

La produzione della prestigiosa cerimonia di premiazione è a cura degli stessi  Premi David di Donatello, affiancati per la parte tecnica da Gruppo Eventi; la regia RAI è di Sabrina Busiello mentre le scenografie sono di Mario Garrambone.  Presenzieranno quest’anno, sotto l’egida dell’UNESCO, i 45 registi dei migliori cortometraggi premiati dalle Accademie di Cinema di tutto il mondo. Tra i premi anche il David per il “Miglior Cortometraggio”, votato da una giuria presieduta da Andrea Piersanti e composta da Francesca Calvelli, Enzo Decaro, Leonardo Diberti, Paolo Fondato, Enrico Magrelli, Lamberto Mancini, Mario Mazzetti, Paolo Mereghetti, e il David Giovani, assegnato da un’altra giuria composta da più di seimila studenti delle scuole superiori di tutta Italia, che verrà consegnato da Luigi Abete, Presidente di BNL Gruppo BNP Paribas. Di seguito potete trovare le CANDIDATURE ufficiali di questa nuova edizione.

MIGLIOR FILM

– Anime nere                                 – coproduzione Cinemaundici e Babe Films,

con Rai Cinema per la regia di Francesco MUNZI  

– Hungry Hearts                             – prodotto da Mario GIANANI e Lorenzo MIELI

per Wildside, con Rai Cinema per la regia di Saverio COSTANZO

– Il giovane favoloso                     – prodotto da Palomar, Rai Cinema per la regia di Mario MARTONE

– Mia madre                                   prodotto da Nanni MORETTI per Sacher Film, Domenico PROCACCI per Fandango, con Rai Cinema per la regia di Nanni MORETTI

– Torneranno i prati                       – prodotto da Luigi MUSINI per Cinemaundici, Elisabetta OLMI per Ipotesi Cinema, Rai Cinema per la regia di Ermanno OLMI

MIGLIORE REGISTA

– Anime nere  <          Francesco MUNZI

– Hungry Hearts <          Saverio COSTANZO

– Il giovane favoloso <          Mario MARTONE

– Mia madre <          Nanni MORETTI

– Torneranno i prati  <          Ermanno OLMI

 

MIGLIORE REGISTA ESORDIENTE

– Banana <          Andrea JUBLIN

– Cloro <          Lamberto SANFELICE

– N-capace <          Eleonora DANCO

– Se Dio vuole  <           Edoardo FALCONE

– Vergine giurata <          Laura BISPURI

 

MIGLIORE SCENEGGIATURA

– Anime nere <             Francesco MUNZI, Fabrizio RUGGIRELLO, Maurizio BRAUCCI

– Hungry Hearts <          Saverio COSTANZO

– Il giovane favoloso <          Mario MARTONE, Ippolita DI MAJO

– Noi e la Giulia <          Edoardo LEO, Marco BONINI

– Mia madre <          Nanni MORETTI, Francesco PICCOLO, Valia SANTELLA

 

MIGLIORE PRODUTTORE 

– Anime nere <          Cinemaundici e Babe Films, con Rai Cinema

– Il giovane favoloso  <          Palomar, Rai Cinema

– Il ragazzo invisibile  <          Nicola GIULIANO, Francesca CIMA, Carlotta CALORI per Indigo Film, con Rai Cinema

– Le meraviglie <          Carlo CRESTO-DINA

– Mia madre <          Nanni MORETTI per Sacher Film, Domenico PROCACCI per Fandango, con Rai Cinema

 

MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA 

– Hungry Hearts <          Alba ROHRWACHER

– Latin Lover  <          Virna LISI

– Mia madre  <          Margherita BUY

– Nessuno si salva da solo <          Jasmine TRINCA

– Scusate se esisto! <          Paola CORTELLESI

Alba Rohrwacher sarebbe entrata in cinquina anche per il film Vergine Giurata, ma da Regolamento viene candidata solo per il film più votato.

 

MIGLIORE ATTORE PROTAGONISTA

– Anime nere  <          Fabrizio FERRACANE

– Il giovane favoloso  <          Elio GERMANO

– Il nome del figlio <          Alessandro GASSMANN

– Nessuno si salva da solo <          Riccardo SCAMARCIO

– Se Dio vuole <          Marco GIALLINI

 

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA

– Anime nere <          Barbora BOBULOVA

– Il nome del figlio  <          Micaela RAMAZZOTTI

– Il ragazzo invisibile  <          Valeria GOLINO

– Mia madre <          Giulia LAZZARINI

– Noi e la Giulia <          Anna FOGLIETTA

 

MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA

– Il nome del figlio <          Luigi LO CASCIO

– Il ragazzo invisibile <          Fabrizio BENTIVOGLIO

– Mia madre  <          Nanni MORETTI

– Noi e la Giulia  <          Claudio AMENDOLA

– Noi e la Giulia <          Carlo BUCCIROSSO

 

MIGLIORE AUTORE DELLA FOTOGRAFIA

– Anime nere <          Vladan RADOVIC

– Hungry Hearts <          Fabio CIANCHETTI

– Il giovane favoloso <          Renato BERTA

– Il ragazzo invisibile <          Italo PETRICCIONE

– Torneranno i prati <          Fabio OLMI

 

MIGLIORE MUSICISTA

– Anime nere  <          Giuliano TAVIANI

– Hungry Hearts  <          Nicola PIOVANI

– Il giovane favoloso <          Sascha RING (Apparat)

– Il ragazzo invisibile <          Ezio BOSSO, Federico DE ROBERTIS

– Torneranno i prati  <          Paolo FRESU

 

MIGLIORE CANZONE ORIGINALE

– Anime nere  <       “ANIME NERE” interpretata da Massimo DE LORENZO, musica e testi di Giuliano TAVIANI

– Il ragazzo invisibile <       “WRONG SKIN” musica, testi e interpretazione di Marialuna CIPOLLA

– Nessuno si salva da solo <          “ELIS” musica e testi di Arturo ANNECCHINO, interpretata da Costanza CUTAIA e Martina SCIUCCHINO

– Sei mai stata sulla luna ?  <          “SEI MAI STATA SULLA LUNA ?” musica, testi e interpretazione di Francesco DE GREGORI

– Take Five <          “BONESEMPIO” musica e testi di Giordano CORAPI e Roberta SERRETIELLO, interpretata da Roberta SERRETIELLO

 

MIGLIORE SCENOGRAFO 

– Anime nere  <          Luca SERVINO

– Il giovane favoloso  <          Giancarlo MUSELLI

– Maraviglioso Boccaccio <          Emita FRIGATO

– Noi e la Giulia <          Paki MEDURI

– Torneranno i prati  <          Giuseppe PIRROTTA

MIGLIORE COSTUMISTA

– Anime nere <          Marina ROBERTI

– Il giovane favoloso <          Ursula PATZAK

– Latin Lover <          Alessandro LAI

– Maraviglioso Boccaccio  <          Lina NERLI TAVIANI

– Torneranno i prati  <          Andrea CAVALLETTO

 

MIGLIORE TRUCCATORE

– Anime nere  <          Sonia MAIONE

– Il giovane favoloso  <          Maurizio SILVI

– Il ragazzo invisibile <          Maurizio FAZZINI

– Latin Lover   <          Ermanno SPERA

– Mia madre <          Enrico IACOPONI

 

MIGLIORE ACCONCIATORE

– Anime nere <          Rodolfo SIFARI

– Ho ucciso Napoleone <          Daniela TARTARI

– Il giovane favoloso <          Aldo SIGNORETTI, Alberta GIULIANI

– Latin Lover <          Alberta GIULIANI

– Maraviglioso Boccaccio <          Carlo BARUCCI

 

MIGLIORE MONTATORE

– Anime nere <          Cristiano TRAVAGLIOLI

– Hungry Hearts <          Francesca CALVELLI

– Il giovane favoloso <          Jacopo QUADRI

– Italy in a Day <          Massimo FIOCCHI, Chiara GRIZIOTTI

– Mia madre <          Clelio BENEVENTO

 

MIGLIOR FONICO DI PRESA DIRETTA

– Anime nere <          Stefano CAMPUS

– Il nome del figlio <          Remo UGOLINELLI

– Il ragazzo invisibile  <          Gilberto MARTINELLI

– Mia madre  <          Alessandro ZANON

– Torneranno i prati <          Francesco LIOTARD

Alessandro Zanon sarebbe entrato in cinquina anche per il film Il giovane favoloso, ma da Regolamento viene candidato solo per il film più votato.

 

MIGLIORI EFFETTI DIGITALI

– Il giovane favoloso  <          Chromatica

– Il ragazzo invisibile  <          Visualogie

– La buca <          Reset VFX

– Noi e la Giulia <          Reset VFX, Visualogie

– Torneranno i prati  <          Rumblefish

Chromatica sarebbe entrata in cinquina anche per il film #La trattativa – stato mafia, ma da Regolamento viene candidata solo per il film più votato.

 

MIGLIOR DOCUMENTARIO DI LUNGOMETRAGGIO 

– BELLUSCONE. UNA STORIA SICILIANA    <          di Franco MARESCO

ENRICO LUCHERINI – NE HO FATTE DI TUTTI I COLORI    <          di Marco SPAGNOLI

IO STO CON LA SPOSA  <          di Antonio AUGUGLIARO, Gabriele DEL GRANDE, Khaled SOLIMAN AL NASSIRY

QUANDO C’ERA BERLINGUER <          di Walter VELTRONI

SUL VULCANO <          di Gianfranco PANNONE

 

MIGLIOR FILM DELL’UNIONE EUROPEA

ALABAMA MONROE – UNA STORIA D’AMORE           <          di Felix van GROENINGEN    (Satine Film)

LA TEORIA DEL TUTTO  <          di James MARSH                  (Universal Pictures)

LOCKE  <          di Steven KNIGHT                 (Good Films)

PRIDE  <          di Matthew WARCHUS         (Teodora Film)

STORIE PAZZESCHE <          di Damián SZIFRON              (Lucky Red)

 

MIGLIOR FILM STRANIERO                 

AMERICAN SNIPER  <          di Clint EASTWOOD                        (Warner Bros. Italia)

BIRDMAN   <          di Alejandro GONZÁLES IÑÁRRITU  (20th Century Fox)

BOYHOOD  <          di Richard LINKLATER                      (Universal Pictures)

IL SALE DELLA TERRA <          di Wim WENDERS                             (Officine UBU)

MOMMY <          di Xavier DOLAN                               (Good Films) 

L’apposita Giuria, composta da Andrea Piersanti, Presidente, Francesca Calvelli, Enzo Decaro, Leonardo Diberti, Paolo Fondato, Enrico Magrelli, Lamberto Mancini, Mario Mazzetti, Paolo Mereghetti, comunica le cinquine del miglior cortometraggio.

 

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO

DUE PIEDI SINISTRI                               <          di Isabella Salvetti

L’ERRORE                                                 <          di Brando De Sica

LA VALIGIA                                                <          di Pier Paolo Paganelli

SINUARIA                                                  <          di Roberto Carta

THRILLER                                                 <          di Giuseppe Marco Albano

 

Il miglior cortometraggio Premio David di Donatello 2015 è: THRILLER di Giuseppe Marco Albano

Oltre 6000 giovani delle scuole superiori di tutta Italia votano per il

 

DAVID GIOVANI          

ANIME NERE                                            <          di Francesco Munzi

I NOSTRI RAGAZZI                                   <          di Ivano De Matteo

IL GIOVANE FAVOLOSO                           <          di Mario Martone

IL RAGAZZO INVISIBILE                          <          di Gabriele Salvatores

NOI E LA GIULIA                                      <          di Edoardo Leo

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Cinema

FEFF 24 | Baz Poonpiriya ci racconta “One for the Road” e il suo lavoro con Wong Kar-wai

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Dopo aver vinto il Premio del Pubblico del Far East Film Festival con Countdown (2012), il regista Baz Poonpiriya torna a Udine con la sua opera più personale: One for the Road, per la quale si è avvalso della collaborazione del leggendario Wong Kar-wai. Presentato in anteprima al Sundance International Film Festival, One for the Road è stato il primo film thailandese a vincere il World Cinema Dramatic Special Jury Award. Con solo tre lungometraggi all’attivo Nattawut è quindi oggi uno dei registi thailandesi più in voga e più richiesti sulla scena internazionale, grazie anche all’incredibile successo dell’heist movie Bad Genius, campione di incassi in Thailandia e in Cina.

One for the Road è un road movie che ha protagonista una coppia di amici. Boss (Tor Thanapob), emigrato a New York, riceve inaspettatamente una telefonata dal vecchio amico Aood (Ice Natara), che gli chiede di tornare a Bangkok per aiutarlo a realizzare il suo ultimo desiderio, prima che la malattia li costringa ad un doloroso addio. Ma qual è l’ultimo desiderio di Aood? Quello di avere Boss al suo fianco in un lungo viaggio per restituire a tutte le sue ex ragazze dei vecchi regali ricevuti o della roba dimenticata a casa sua prima della separazione. Una richiesta alquanto stravagante, che però nasconde delle motivazioni ben precise.

Abbiamo avuto modo di conversare con Baz Poonpiriya per farci raccontare la genesi del suo nuovo film e il lavoro fianco a fianco con Wong Kar-wai.

Qual è stato l’apporto di Wong Kar-wai a questo film e quanto è cambiata la sceneggiatura dalla prima versione che ti fece leggere all’inizio della vostra collaborazione?

L’obiettivo era quello di realizzare il mio film fino a questo momento più personale. E per raggiungerlo è stata fondamentale la presenza di Wong Kar-wai, che mi ha spinto a sperimentare qualcosa che da regista di film più commerciali non avevo mai potuto concedermi. Fare affidamento sulle mie emozioni, cercare una storia che avesse un significato per me. Lui è stato il principale motore di questo film e la sceneggiatura è cambiata parecchio dalla prima che mi fece leggere, che aveva in comune con quella finale solo il fatto di avere un protagonista malato con una lista di cose da fare prima di morire. Inizialmente abbiamo lavorato su storie diverse, ma ci rendevamo conto che mancava sempre qualcosa, che bisognava cercare qualcosa di diverso. Ci sono voluti mesi di lavoro, con incontri ad Hong Kong ogni quattro settimane, per venirne a capo.

La colonna sonora del film è un elemento fondamentale della narrazione. Come sono state scelte le canzoni e cosa hai cercato di veicolare attraverso esse?

Penso che anche questo aspetto sia stato influenzato notevolmente dal lavoro con Wong Kar-wai, nei cui film la musica è sempre molto presente e spesso detta il tono delle scene. Ma le canzoni le ho selezionate io anche in base ai miei ricordi di quando era ragazzino, quando mi capitava di ascoltare in radio con mio padre molte canzoni internazionali, magari durante un viaggio in auto. Spesso non capivo le parole di quelle canzoni, sicuramente non conoscevo tutti i cantanti che le cantavano. Ma molte di esse le associo a dei ricordi precisi, riuscivano comunque a comunicarmi uno stato d’animo preciso. Ed è quello che ho cercato di fare nel film, utilizzandole per suggerire ogni volta un’emozione differente.

Il film, anche grazie alla formula del “road movie”, mostra tantissime città diverse della Thailandia. Come hai scelto le location e ci sono città che ti sono care per esperienza personale?

Sì, nel film ci sono molte città che mi sono care… ma non sempre per motivi che non posso svelare (ride, ndr). Ma hai ragione, questo film è una lettera d’amore a tutte le persone che ho conosciuto e quindi ovviamente al mio Paese d’origine. 

One for the road è dedicato alla memoria di un tuo amico recentemente scomparso. Che ruolo ha avuto nella realizzazione del film?

È stata una cosa che è avvenuta per caso e che vorrei non fosse mai accaduta. Avevo terminato di scrivere la sceneggiatura da qualche settimana quando ho saputo che il mio amico Lloyd aveva il cancro. Lo stesso tipo di cancro del protagonista del film che avevo appena finito di scrivere. È un caso in cui la realtà si trasforma in ciò che stai inventando. Sono andato a trovarlo in ospedale, una volta risvegliatosi dal coma, e gli ho detto che sarebbe stata la mia musa per il film, la principale fonte di ispirazione per il personaggio di Ice. Quando abbiamo cominciato a girare, è stato lui a decidere di venire con noi. Ha scelto di aiutare gli attori, di dare loro consigli su come vestirsi, su come camminare. Speravamo di poter finire il film in tempo perché lo vedesse, ma sfortunatamente se n’è andato via prima. Ecco perché gli abbiamo dedicato questo film.

Come hai lavorato con gli attori? C’era spazio per l’improvvisazione sul set o tutto era già previsto in sceneggiatura?

Tutti gli attori principali di questo film sono degli assoluti fuoriclasse, sono tra gli attori più ricercati e in voga oggi in Thailandia. Quindi sono stato molto felice di averli con me per questo progetto. Ed è stato un grande lavoro di squadra, basato sulla fiducia. E la fiducia permette anche un po’ di improvvisazione. È sempre bello quando capita qualcosa di inaspettato, che funziona e magari è persino meglio di ciò che avevi inizialmente in mente. 

Per questo film, sono tornate a lavorare con te molte delle persone coinvolte nel precedente Bad Genius, tra cui il direttore della fotografia, lo scenografo, il montatore e il compositore. Hai creato una squadra con cui pensi di continuare a lavorare anche in futuro e che tipo di relazione c’è tra di voi sul set?

In passato ho lavorato per molte pubblicità e per molti videoclip musicali. Alcune delle persone che hai menzionato le ho conosciute in quel periodo e da allora abbiamo sempre lavorato insieme. È la mia famiglia, adesso. E sono sempre pronti per nuovi progetti. Sicuramente è più facile lavorare con persone di cui ti fidi e con cui hai una connessione immediata.

Qual è il consiglio più prezioso che Wong Kar-wai ti ha dato come regista? 

È difficile dirlo. Perché Wong Kar-wai non è mai esplicito. Non dice mai le cose ad alta voce. Non ti dà consigli, non ti fa vedere come vanno fatto le cose. Bisogna imparare a cogliere i suoi suggerimenti, a farli propri, leggendo tra le righe. Ma sicuramente mi ha fatto capire che non ci sono limiti quando si fanno film. Ed è questo il motivo per cui tutti lo amiamo.  

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Cinema

FEFF 24 | Tomb of the River, la recensione del tesissimo e grigio poliziesco sudcoreano

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FEFF 24 | Tomb of the River, la recensione del tesissimo e grigio poliziesco sudcoreano
3.5 Punteggio
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora

C’è una somiglianza molto marcata tra Tomb of the River di Yoon Young-bin, grigissimo poliziesco sudcoreano presentato in concorso al 24esimo Far East Film Festival, e gli ultimi lavori televisivi di Taylor Sheridan (Yellowstone, ma soprattutto Mayor of Kingstown), in cui le caratteristiche urbanistiche del luogo in cui si muovono i personaggi influenzano sempre le loro azioni, dove persino la toponomastica può determinare cambiamenti irreversibili sul piano personale dei protagonisti. Una vicinanza con le opere di Sheridan, d’altronde, c’è persino nel titolo originale del film, che, come quelle, contiene in sé il nome del luogo in cui si svolge la storia: in questo caso Gangneung, città nella provincia di Gangwon, sulla costa orientale della Corea del Sud.

Una città che, dopo la liberazione della Corea, non aveva mai ricevuto aiuti economici per il proprio sviluppo, almeno fino alle Olimpiadi Invernali di Pyeongchang nel 2018, in occasione delle quali arrivarono ingenti finanziamenti per la costruzione di nuove strutture ricettive e per una moderna linea ferroviaria nota come KTX (Korean Train Express). È in questo contesto di velocissima crescita (quindi favorevole per il proliferare di azioni criminose) che si svolge il film di Yoon Young-bin, in cui una banda di malavitosi si trova a dover gestire proprio la pianificazione di uno dei più grandi complessi da edificare in vista dei Giochi Invernali, che subito diventano motivo per rese di conti e lotte di potere interne alle diverse gang. 

Tomb of the River | coltelli a Gangneung

In Tomb of the River ogni disaccordo sembra doversi necessariamente concludere con una prova di forza e ad ogni punizione sembra dover seguire sempre una condanna di gran lunga più feroce dell’offesa: Gangneung è un luogo dove ogni sbaglio o calcolo sbagliato pesa molto di più di quello che si può inizialmente pensare. Come in un polar francese, un uomo immerso fino al collo in affari loschi e un poliziotto che non vuole lasciarsi corrompere finiscono comunque per essere amici, tenuti insieme da un legame così saldo (e “romantico”, come viene definito nel film) da superare le distinzioni di legge e fuorilegge.

Persino gli scagnozzi, generalmente relegati a ruoli marginali, carne da macello per le scene di azione, hanno delle sequenze a loro dedicate, dei dialoghi in cui emergono come figure autonome, con una loro personalità e un loro modo di guardare le cose. Uniti dal fatto di essere subalterni, gregari, quindi colleghi anche se al servizio di due opposte fazioni (a differenza dei capi delle gang, che possono essere solo fintamente amici e mostrarsi un rispetto che è solo di facciata). Ed è così che proprio nel tratteggiare le diverse relazioni tra i personaggi, nel modo in cui le abbozza per poi definirle in un secondo momento, che il film di Yoon Young-bin trova lo slancio necessario a vincere la classicità della sua trama noir, a dire qualcosa sul tipo di cinema a cui fa riferimento.

Tomb of the River appare quindi come una “parodia serissima” del gangster-movie coreano (come Outrage era una parodia serissima del classico yakuza-movie giapponese) che trova la sua ironia non tanto nella esagerazione degli avvenimenti archetipici del genere, ma nella loro costante reiterazione.

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Berlinale

Berlinale 2022: The Outfit, la recensione del film con Mark Rylance

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The Outfit è stato presentato in anteprima alla 72° edizione della Berlinale, ma non ha ancora una distribuzione italiana ufficiale.

Si tratta di un thriller drammatico di 105 minuti diretto da Graham Moore (al suo debutto registico) e scritto dallo stesso a quattro mani con Johnathan McClain.

Moore è colui che ha firmato nel 2014 la sceneggiatura di The Imitation Game, per la quale si è aggiudicato anche l’Oscar nel 2015.

The Outfit, la sinossi

Un sarto di nome Leonard all’apparenza molto meticoloso e calmo, si dedica con maniacale puntigliosità al proprio lavoro, in una pericolosa Chicago governata dalla criminalità gangster. 

Tutto sembra avere una sorta di inaspettato ed abitudinario equilibrio fino a quando, per una catena di eventi repentini e smisurati, le cose si metteranno male e sarà il momento di prendere decisioni tutt’altro che pacate.

The Outfit, commento

Molto elegante e apparentemente strutturato con cura e senza sbavature, questo thriller sa quasi di presa in giro.

Non tanto perché è un completo disastro, al contrario. Ti affascina, ti cattura e riesce a darti quel senso di gran bel lavoro, ma poi se ci si sofferma un tantino sul contenuto tutto crolla.

Risulta un po’ troppo pretenzioso, riempiendo di dettagli, simboli, oggetti e maestosa pomposità, un impianto narrativo che purtroppo finisce per non avere il mordente sperato, giungendo a non giustificare né sostenere l’enorme lavoro scenografico e dei costumi.

Ottimo quindi sul piano estetico, determinato anche da una fotografia cupa racchiusa in un contesto quasi familiare, che ti coccola e ti fa sentire al sicuro nella sua bolla di calma piatta.

Al contrario invece prova a spargere briciole con l’intenzione di destabilizzarti e stupirti tramite risvolti di trama finali sorprendenti, ma anche qui finisce per essere un buco nell’acqua, servendoti sul piatto twist prevedibili e di poca creatività.

Tenta di agganciare lo spettatore con un Mark Rylance presentato fin da subito come un calcolatore razionale e molto passivo, che medita e lavora senza sosta, insomma impossibile da odiare.

Dopo di lui poi subentrano svariati comprimari da Zoey Deutch a Dylan O’Brien, da Johnny Flynn a Nikki Amuka-Bird, che uno dopo l’altro provano a scalfire questo pudore innato, creando dinamiche potenzialmente intriganti ma non molto avvincenti.

In conclusione si può facilmente ammettere che questa precisione estrema che il personaggio di Leonard attua in ogni sua operazione quotidiana, Moore prova a simularla in sceneggiatura, ma a differenza del suo esemplare The imitation game, qui sembra proprio soltanto un gioco d’imitazione.

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