Connect with us

Non categorizzato

Oscar, i 15 film con il numero maggiore di nomination

Published

on

La stagione dei premi è ufficialmente iniziata con i Golden Globes, Screen Actors Guild Awards, e i Critics Choice Awards già terminate con lo svolgimento delle rispettive cerimonie. Ora tutti gli occhi sono rivolti all’ Academy Awards, altrimenti noto come Premio Oscar. Quest’anno l’Academy festeggia l’ ottantesima cerimonia di premiazione, e, nonostante l’ascesa verso il suo centesimo anniversario sia molto veloce, il Premio Oscar continua ad essere la statuetta più influente e desiderata.

Durante il secolo passato, centinaia di film, attori, attrici, produttori, animatori, designer di produzione, sono stati nominati dall’ Academy Award per il loro lavoro nell’industria cinematografica. E ricevere una candidatura non è da tutti, anzi è la realizzazione personale di molte persone che appartengono a questo settore, che alcuni non riusciranno mai a raggiungere.

Una volta ogni tanto, però, arriva un film che incanta il pubblico di tutto il mondo. Quei film tendono a raccogliere più di una sola nomination; talvolta ne ricevono più di una dozzina. Vi siete mai chiesti quali sono quelli che detengono il record? Effettivamente ce ne sono molti. Così, ne abbiamo scelti 15 con il maggior numero di nomination nella storia degli Oscar.

15. The Revenant – 12 nominations

Alejandro G. Iñárritu in seguito al suo successo con Birdman ha diretto il dramma The Revenant. Basato in parte sull’omonimo romanzo di Michael Punke, il film racconta il viaggio vendicativo di Hugh Glass nei primi anni del XIX secolo. Lo sviluppo iniziò nel lontano 2001, con l’acquisizione dei diritti da parte di Akiva Goldsman nei riguardi del manoscritto di Punke. Le cose non iniziano a muoversi, però, finché Iñárritu non decide di imbarcarsi nel progetto dieci anni più tardi.

Il cast di The Revenant è composto da Leonardo DiCaprio, Tom Hardy, Domhnall Gleeson, e Will Poulter, per uno dei migliori film dell’anno. Tanto da essersi aggiudicato il premio per la Migliore Regia e la Miglior Montaggio all’ 88° cerimonia dell’Academy Awards dopo aver ricevuto ben 12 candidature, compresa le migliore fotografia. Tuttavia il film resta degno di nota ancor di più per essere stato in grado di far vincere a DiCaprio il premio Oscar come Miglior Attore. C’è anche da dire che l’attore da anni era a caccia della famigerata statuetta. Traguardo sospirato, soprattutto dopo aver ricevuto ben tre nominations per la stessa categoria, oltre a quella come Miglior Attore non Protagonista, fino a quando non è riuscito a vincere la statuetta d’oro, ottenendo così un riconoscimento ufficiale del suo meritato talento.

Colin Firth e Geoffrey Rush ne Il Discorso del Re.

14. Il Discorso del Re – 12 nominations

Non è un segreto che i film che riguardano periodi drammatici di guerra sono i contendenti maggiori per i riconoscimenti dell’ Academy Awards, specialmente se si tratta di un sottogenere, come Il Discorso del Re di Tom Hooper. A far parte del cast, Colin Firth, Geoffrey Rush e Helena Bonham Carter. Il film racconta la storia vera del Principe Albert (poi re Giorgio VI di Inghilterra) che tenta di superare il suo impedimento nel leggere il suo discorso davanti al popolo, impedimento sottoposto a terapia con l’australiano logopedista Lionel Logue. Tuttavia, come in altre storie vere prima di questa, Il Discorso del Re trabocca di imprecisioni storiche, molti delle quali ruotano attorno alla timeline del film rispetto alla vita reale.

A prescindere dai suoi errori, il film ha colpito l’Academy tanto da guadagnare ben 12 sorprendenti candidature all’ottantatreesima edizione dell’Academy Awards. Il film ha ricevuto le candidature in tutte le grandi categorie, compresi Miglior Fotografia, Miglior Regia, Miglior Attore Protagonista, Migliore supporto agli attori e Miglior attrice non protagonista. Il cast e la troupe sono tornati a casa con quattro vittorie tra cui Miglior Regia, Miglior Attore Protagonista e Miglior Sceneggiatura originale. Alcune persone però, si sono indignate per il fatto che Il Discorso del Re si sia portato a casa il premio per la Migliore Fotografia nonostante The Social Network con  David Fincher, ed è stato probabilmente il più grande scandalo della cerimonia di quell’anno.

13. Lincoln – 12 nominations

Periodo di drammi, ricordate ? Quando uno dei più grandi registi di Hollywood lavora con uno dei più grandi attori per portare sul grande schermo uno dei presidenti degli Stati Uniti più amati, è inevitabile che venga fuori un grande film. Questo è ciò che Steven Spielberg e Daniel Day-Lewis sono riusciti a creare con Lincoln, vagamente basato su Team of Rivals: Il genio politico di Abraham Lincoln, una biografia di Doris Kearns Goodwin. Un film eccezionale, Lincoln che ha ricevuto 12 candidature all’ottantacinquesima cerimonia dell’ Academy Awards, inclusi Miglior Fotografia e Miglior Regia. Tra le 12, sono riusciti a portare a casa due statuette, Migliore Attore Protagonista (per Day-Lewis) e la Miglior Produzione di design.

Day-Lewis è uno degli attori più rispettati del settore. Solitamente non prende parte a molti progetti, ma quando decide di farlo capita spesso che riesca a vincere un premio il suo ruolo. In effetti, quando ha vinto il premio Oscar come Migliore Attore per Lincoln, ha fissato un record per l’Academy riuscendo a vincere lo stesso premio ben tre volte nella stessa categoria (che aveva vinto anche per il suo lavoro in My Left Foot e There Will Be Blood). Day-Lewis sembra essere impegnato a riunire il sodalizio professionale con il suo abituale collaboratore Paul Thomas Anderson per il suo prossimo film, di recente entrato in produzione. La sua quarta statuetta come Miglior Attore potrebbe essere dietro l’angolo.

12. Il curioso caso di Benjamin Button – 13 nominations

Quando la gente pensa al personaggio di F. Scott Fitzgerald, pensano automaticamente a Il Grande Gatsby, il suo più riconoscibile il lavoro, non di certo a Il Curioso Caso di Benjamin Button. Quando gli scrittori Eric Roth e Robin Swicord hanno cercato di portare la breve storia della vita di Fitzgerald, e non avrebbe potuto trovare migliore regista per aiutarli a farlo. David Fincher era veramente l’uomo giusto per questo lavoro.

Il film del 2008 diretto da Fincher, Il Curioso Caso di Benjamin Button, è basato vagamente sulla suddetta e omonima breve storia interpretata da Brad Pitt, un uomo che è nato con i tutti i mali di una persona anziana. La sofferenza del processo inverso di invecchiamento, gli fa trascorre tutta la sua vita, diventando ancora più giovane, fisicamente. Nel film compaiono anche Cate Blanchett come Daisy Fuller e Taraji P. Henson come Queenie, nonché Mahershala Ali, Jason Flemyng, e Tilda Swinton.

Il Curioso Caso di Benjamin Button è stato lodato, ma molte persone trovano difficile immaginare che il film possa aver guadagnato 13 candidature all’ottantunesima edizione dell’ Academy Awards, comprese le Miglior Fotografia, Miglior Regia e Miglior Attore (vincendo solo tre di questi premi). Sebbene Pitt non abbia vinto come Migliore Attore Protagonista per questo film, ha ricevuto un’altra nomina per la stessa categoria tre anni più tardi, per Moneyball. Quasi un decennio più tardi, è ancora a caccia del suo primo Oscar.

11. Chicago – 13 nominations

Rob Marshall ha trascorso gli anni novanta per dirigere e coreografare i films televisivi, come ad esempio Annie, Victor/Victoria, e Mrs. Santa Claus. Quindi, nei primi anni del Duemila, ha gravitato verso lungometraggi. Dopo aver acquisito un paio di candidature ai Tony Awards, Marshall ha alzato la posta indirizzando le sue energie in un adattamento cinematografico del musical di Broadway Chicago, che di per sé è basato sulla riproduzione dello stesso di Maurine Dallas Watkins.

Interpretato da Renée Zellweger, Catherine Zeta-Jones, Richard Gere, Queen Latifah, John C. Reilly e Christine Baranski, tra gli altri, Chicago è un musical ambientato nel cuore dell’Età del Jazz, nel 1920 a  Chicago, ed incentrato su due persone che sono stati accusate di omicidio. Marshall non solo ha diretto il film, ma ha anche preparato la coreografie, e scritto la sceneggiatura insieme a Bill Condon.

Chicago è ricordato anche per il successo di critica e ha raccolto ben 13 candidature alla  settantacinquesima edizione dell’Academy Awards, comprese la Migliore Fotografia, Miglior Regia e Migliore attrice protagonista. In compenso è riuscito a vincerne sei, compreso il Miglior Attrice non protagonista per la Zeta-Jones. Inoltre, il film è diventato il primo musical a tornare a casa con la Migliore Fotografia vittoria di Carol Reed del film Oliver! nel 1968.

10. Il Signore degli Anelli: La compagnia dell’anello – 13 nominations

I tre capitoli de Il Signore degli Anelli diretta da Peter Jackson e basato sugli omonimi romanzi di J.R.R. Tolkein, è considerata come una delle migliori e grandiose trilogie nella storia dei film. È anche uno dei film che ha incassato più soldi, avendo guadagnato timido di 3 miliardi di dollari in tutto il mondo, non rettificando l’inflazione del prezzo del biglietto.

È eccezionale il cast rivoluzionario e gli effetti visivi ed ipnotico che si possono trovare all’interno del primo capitolo della trilogia, tanto da ricevere 13 candidature presso la settantaquattresima edizione degli Academy Awards, compreso il Miglior Regia e Miglior Fotografia. Purtroppo sono stati vinti solo quattro premi: Migliore musica originale, la Migliore Cinematografia, Miglior Trucco e Migliori Effetti visivi. Per un film definito blockbuster come Il Signore degli Anelli per ricevere che molte nomination agli Oscar, specialmente quando si tratta di un film basato sulla fantasia, ma è stato comunque un ottimo risultato in sé e per sé.

Nonostante La compagnia dell’anello ha ricevuto più candidature tra quelli appartenenti alla trilogia, è stata la terza e ultima pellicola, Il ritorno del re, a registrare il record per il maggior numero di vittorie. In poco tempo, tutti e tre i film hanno vinto 11 Oscar è ricevuto varie nominations, compreso Miglior fotografia. Ma poiché la pellicola ha ricevuto soltanto 11 candidature, a malapena centra il bersaglio per ottenere un posto in questo elenco.

9. Shakespeare in Love – 13 nominations

William Shakespeare è uno dei più celebri autori di teatro nella storia. Le persone non hanno nemmeno bisogno di leggere Shakespeare per pensare all’impatto che ha avuto sulla letteratura inglese. Mentre la maggior parte dei film di Shakespeare sono basati sulla sue opere, una volta ogni tanto, c’è un film che lo affronta come uomo – e Shakespeare in love di John Madden è uno di loro. Il film descrive una fittizia vicenda tra il drammaturgo (Joseph Fiennes) e Viola de Lesseps (Gwenyth Paltrow) nel periodo in cui Shakespeare scrive la sua opera più famosa, Romeo e Giulietta.

A far parte del cast c’è Judi Dench, Geoffrey Rush, Colin Firth e Ben Affleck, Shakespeare in love ha raccolto 13 candidature presso la settantunesima edizione degli Academy Awards, presso che in tutte le principali categorie tranne per il Miglior Attore. Mentre l’Academy ritiene non particolarmente elevata l’interpretazione di Fiennes, hanno dato alla Paltrow il Premio come Migliore Attrice, e alla Dench quello come Migliore attrice non protagonista.

Non è un segreto che gli Oscars alla fine assegnano un premio ad un altro film o da un altro attore/attrice rispetto a quello che teoricamente avrebbe dovuto ricevere il premio. Tuttavia, ogni volta che il soggetto arriva fino alla fine, le persone tendono a portare come esempio Shakespeare in Love che ha immeritatamente battuto il film di Steven Spielberg Salvate il soldato Ryan – forse il più realistico di film di guerra mai prodotto – per meglio dice come Miglior Fotografia. Se la pellicola abbia realmente meritato oppure no, il premio come Miglior Fotografia non si può negare che è stato un grande successo.

Tom Hanks in una scena di Forrest Gump.

8. Forrest Gump – 13 nominations

Spesso accade che i grandi film, non tutti lasciamo un impatto importante sull’industria cinematografica andando avanti negli anni, e questo discorso accade anche con i pluripremiati. Forrest Gump è unico in proposito. Ha lasciato un’impronta che sta durando nel tempo a Hollywood e continua a rimanere nella mente e nel cuore degli spettatori dopo oltre vent’anni.

Diretto da Robert Zemeckis e interpretato da Tom Hanks, Robin Wright, e Gary Sinise, Forrest Gump racconta la storia di un bambino disabile che cresce fino a diventare una delle persone più influenti del XX secolo, che coinvolge se stesso praticamente in ogni grande evento che si è verificato nel corso della sua vita. Forrest Gump ispirato al mondo del cinema e al di fuori di esso, ossia l’Academy, è il motivo per cui ha ricevuto 13 candidature al 67^ edizione degli Academy Awards. Di questi tredici, ne ha vinti sei, comprese Miglior Fotografia, Miglior Regia e Miglior Attore Protagonista. Ma i suoi riconoscimenti non si fermano qui; La biblioteca del congresso degli Stati Uniti ha recentemente selezionato il film per la conservazione, tipo patrimonio dell’umanità, considerandolo  “culturalmente, storicamente o esteticamente significativi”.

Alte soddisfazioni nella carriera di Hanks ad Hollywood, tanto che Forrest Gump ha fornito agli appassionati della cultura pop appassionati una miriade di citazioni che possono essere dette ogni giorno nella vita di un uomo. Quante persone hanno almeno una volta nella vita avete urlato, “Corri, Forrest, corri!” ? Inoltre, il film ha addirittura ispirato la creazione nella realtà di una catena di ristoranti, Bubba Gump Shrimp Company.

7. Chi ha paura di Virginia Woolf? – 13 nominations

È raro che un regista riceva una nomination all’Oscar al suo esordio, ed è ancora più raro che qualcuno lo riesca a vincere. Mike Nichols è stato uno dei pochi fortunati ad avere ottenuto la nomination come Miglior Regista per il suo primo grande film, Chi ha paura di Virginia Woolf?, con un cast di attori leggendari come Elizabeth Taylor e Richard Burton, George Seagal e Sandy Dennis. Il film è basato sul gioco del 1962 che porta lo stesso nome, in cui il titolo stesso è un gioco di parole riferendosi alla canzone Disney “Chi ha paura del lupo cattivo?” dal film animato Tre Piccoli Porcellini. Nel riprodurre il caso tuttavia il lupo cattivo viene sostituito con il nome della romanziera inglese Virginia Woolf.

Chi ha paura di Virginia Woolf? Meritò 13 candidature alla trentanovesima edizione degli Academy Awards. Mentre il film condivide il suo alto numero di candidature con diversi capelli ondulati, è solo uno dei due film nella storia (l’altro essendo Cimarron) ad essere nominato in ogni categoria ammissibile agli Oscar, il che comprendeva le candidature per tutti e quattro i principali attori e attrici. Di tutte le sue candidature, il film è andato via con sole cinque vittorie: Miglior attrice per la Taylor e Miglior attrice non protagonista per la Dennis, nonché la Migliore Direzione artistica, la Migliore cinematografia e Migliori Costumi.

6. Mary Poppins – 13 nominations

Non si può negare che l’impatto di  Walt Disney non solo la produzione cinematografica e il parco a tema industrie, ma per il mondo in generale sia di dimensioni inestimabili. Lui è una figura leggendaria, del quale tutti hanno sentito parlare – ed è conosciuto da tutto il mondo per la creazione notevole di cartoni e film animati da lui prodotta, come ad esempio Topolino e Biancaneve e i Sette Nani.

Di tutti i film da lui prodotti, Mary Poppins è considerato da molti il suo coronamento. Vagamente basato sul romanzo omonimo di P.L. Travers, il film è stato diretto da Robert Stevenson ed interpretato da Julie Andrews, Dick van Dyke, David Tomlinson, e Glynis Johns. È stata una lunga e ardua avventura portare  Mary Poppins sul grande schermo, che dal 2013 è in fase di sceneggiatura da parte di John Lee Hancock, Saved Mr. Banks, con Tom Hanks come Disney ed Emma Thompson come Travers. Oltre a ricevere riconoscimenti universale, il film ha guadagnato 13 candidature presso la trentasettesima Academy Awards, di cui essa ha vinto cinque.

Walt Disney detiene attualmente due record con l’Academy Award: 59 totale candidature e 22 vittorie. La quasi totalità di queste, sono derivanti da premi come Miglior Corto e Miglior Documentario. Mary Poppins rimane il solo film di Walt Disney mai prodotte per essere nominato per la Migliore Fotografia.

5. Da qui all’eternità – 13 nominations

Dieci anni dopo il tristemente famoso attacco a Pearl Harbor, James Jones, Da qui all’eternità, racconta la vita di tre soldati arrivando fino al fatidico giorno del 1941. Fred Zinnemann ha portato il romanzo sul grande schermo pochi anni dopo l’uscita del libro, con un cast d’eccezione, a partire da Burt Lancaster, Montgomery Clift e Frank Sinatra nei panni dei tre uomini militari. Insieme a Deborah Kerr, Donna Reed e George Reeves.

Nonostante abbiano guadagnato ottime recensioni da parte della critica, il film è stato oggetto di aspre critiche per aver omesso diversi punti presenti all’interno della trama del romanzo per volere dell’Esercito degli Stati Uniti e Motion Picture Production (il precursore per la MPAA). Le modifiche però non hanno fermato il film e la serie di vittorie avvenute durante la ventiseiesima edizione degli Academy Awards. Da qui all’eternità ha vinto otto delle sue 13 candidature, inclusi Miglior Fotografia, e Migliore Regia. Sinatra e Reed hanno portato a casa rispettivamente, il premio Oscar come Miglior Attore non Protagonista e Miglior Attrice non Protagonista.

Clark Gable e Vivien Leigh in una scena di Via col vento.

4. Via col vento – 13 nominations

Anche se magari non vi siete mai seduti a vedere Via col vento, senza dubbio ne avrete sentito parlare in qualche maniera. Non si tratta solo di uno dei film più celebri della storia del cinema, ma anche uno dei più grandi. Diretto da Victor Fleming e notoriamente interpretato da Clark Gable e Vivien Leigh, Via col vento ha ricevuto 13 candidature alla ventiduesima edizione degli Academy Awards, il numero più alto di qualsiasi pellicola al momento. Il cast e la troupe sono tornati a casa con otto vittorie, tra le quali Migliore Fotografia e Migliore Regia. Ma il clou della serata è avvenuto con Hattie McDaniel diventando la prima persona afro-americana a vincere il premio Oscar.

Inoltre, la pellicola ha ricevuto due premi d’onore: premio speciale, per l’ uso del colore con l’ Outstanding Achievement , e Technical Achievement Award per l’avanguardia nell’uso coordinato di apparecchiature.” Non dimenticate, che Via col Vento venne rilasciato in un momento in cui la maggior parte dei film erano ancora in bianco e nero.

Oltre ai suoi eccezionali riconoscimenti, Via col vento fu un mostruoso successo al box-office. Certo, film recenti come Avatar e Star Wars: Il risveglio della forza si trovano in cima alla lista dei più alti incassi di tutti i tempi. Ma quando siamo in grado di regolare i numeri di biglietto e l’inflazione dei prezzi, capiamo che Via col Vento conserva il primo posto per il film con il più alto incasso a livello nazionale, con $1,747 miliardi. È sbalorditiva, soprattutto considerando che è raro per un film di successo superare cifre importanti come 500 milioni di dollari sul mercato interno al giorno d’oggi.

3. Eva contro Eva – 14 nominations

Le persone possono riconoscere un film come Casablanca e Via col vento ma più di questi, senza dubbio compare Eva contro Eva, ma sarebbe sciocco trascurare le prodezze raggiunte da questo film del 1950 diretto da Joseph L. Mankiewicz. Interpretato da Bette Davis, Anne Baxter, George Sanders e Celeste Holm, Eva contro Eva segue la storia di una fervida fan che tenta di rubare il tuono della sua attrice preferita.

Il film è stato un incredibile successo quando è uscito, diventando il primo film a ricevere 14 nomination agli Oscar. Guadagnare molte candidature è una cosa, ma diventare l’unico film nella storia ad avere quattro femmine nominate è un qualcosa di completamente diverso. Davis e Baxter erano state entrambe nominate come Migliori attrici, mentre Holm e Thelma Ritter erano state nominate come Migliori attrici non protagonista. Purtroppo, nessuno di loro ha realmente portato a casa l’oro, anche se Sanders è riuscito a portarsi a casa la statuetta, come Miglior attore non protagonista.

Per quasi mezzo secolo, Eva contro Eva è riuscita a tenere il record per la maggior nomination agli Oscar, fino a quando non è arrivato il regista James Cameron con un disaster movie, chiamato Titanic. Ancora, dopo quasi 70 anni, Eva contro Eva riesce a mantenere i suoi record impressionanti dell’Academy Award.

2. Titanic – 14 nominations

Per qualcuno è stato un importante regista fin dai primi anni ottanta, ma James Cameron sicuramente non ha diretto molti film. Finora ne ha fatti appena otto film in un arco di 28 anni, ma la quasi totalità di essi hanno lasciato un impatto sul mondo del cinema. Due dei suoi film sono in cima alla lista degli incassi più alti di tutti i tempi, tralasciando l’inflazione: Titanic e Avatar, gli ultimi due film che ha diretto. Avatar dopo aver compiuto notevoli passi avanti nella tecnologia dell’industria cinematografica, soprattutto in termini di tecnologia 3D, Titanic ha lasciato un impronta importante su Hollywood. Per sempre.

Leonardo DiCaprio famoso come lo squattrinato Jack Dawson e la ricca Kate Winslet come Rose DeWitt Bukater, sono stati diretti da Cameron in Titanic uscito nei cinema nel 1997 riscuotendo un travolgente successo da parte della critica. Anche se il film segue la vera vita dell’ affondamento del RMS Titanic nel 1912, la storia stessa è fittizia, con molti personaggi creati appositamente per il film. Storditi dal film, l’Academy nominò Titanic con ben 14 nomination. È stata la prima volta dopo 47 anni, che un film è riuscito ricevere molte candidature. Ne ha vinte incredibilmente 11 delle sue 14 candidature, incluse Miglior Fotografia e Migliore Regia.

1. La La Land – 14 nominations

Damien Chazelle ha solo due grandi film firmato con la sua regia, ma se continua con questo ritmo, diventerà tra i migliori registi dell’industria cinematografica di Hollywood (se non lo è già). Il suo primo grande successo è stato, Whiplash, basato su un suo breve film con lo stesso nome e che ha finito per ricevere cinque nomination ai premi Oscar, compresa la Miglior Fotografia. Ora, due anni più tardi, Chazelle ritorna all’Oscar con La La Land, che ha guadagnato sorprendentemente 14 candidature, aggiungendosi al trio da record di Titanic ed Eva contro Eva.

Il cast di La La Land, è composto da Emma Stone, Ryan Gosling, e John Legend in un musical ambientato ai giorni nostri, a Los Angeles, e segue la vicenda di un’aspirante attrice e di un musicista jazz, ponendo i riflettori su come cercano di raggiungere il successo nelle loro rispettive professioni e allo stesso tempo, come mantenere la loro relazione, tra le mille difficoltà.

Nominato per ogni grande categoria, inclusi Migliore Fotografie e Migliore Regia, La La Land sta per battere un altro record per il maggior numero di vittorie. La cosa interessante è che nel film, è il personaggio di Gosling quando domanda: “Come puoi essere un rivoluzionario se sei un tipo tradizionalista? È un’ attesa sul passato, ma il jazz è il futuro.” Si tratta di un affascinante questione, soprattutto in quanto descrive accuratamente lo sforzo di Chazelle nel fare qualcosa di nuovo e rivoluzionario pur mantenendo qualche parvenza di tradizionalismo. Non vediamo l’ora di vedere cosa combinerà questo film durante la notte degli Oscar.

Quale di questi film presenti nella nostra lista vi ha sorpreso di più? Quanti premi Oscar pensate che La La Land riuscirà a portarsi a casa? Fateci sapere nei commenti.

 

Il mio amore più grande?! Il cinema. Passione che ho voluto approfondire all’università, conseguendo la laurea magistrale in Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale a Salerno. I miei registi preferiti: Stanley Kubrick, Quentin Tarantino e Mario Monicelli. I film di Ferzan Ozpetek e le serie tv turche sono il mio punto debole.

Advertisement
1 Comment

1 Comment

  1. Maria Rosaria Porcaro

    17 Febbraio 2017 at 14:30

    La la Land vincerà l’Oscar come miglior film avendo avuto 14 nominations? Altre volte le previsioni sonostate disattese. Personalmente non credo malgrado Emma Stone e Ryan Gosling appaiano perfetti nei loro ruoli ,ma il punto è proprio questo :se si vuole che qualcosa duri non la si espone troppo ai riflettori .

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Cinema

Venezia 79: ATHENA, quattro fratelli un unico destino

Published

on

Athena è stato presentato il 2 settembre in concorso alla 79ª edizione del Festival di Venezia. Si tratta di una produzione interamente francese e verrà distribuito su Netflix dal 23 settembre. Racchiuso in appena 97 min, è diretto e in parte sceneggiato e prodotto dal regista francese classe ‘81 Romain Gavras.

Athena, di cosa parla?

Siamo in Francia, un ragazzo viene ucciso durante uno scontro a fuoco con la polizia, questo giovane uomo ha 3 fratelli e uno di loro decide di iniziare una rivolta anarchica al fine di trovare risposte e ottenere i nomi degli agenti coinvolti. Da qui un massacro su più fronti che vedrà una famiglia pian piano disgregarsi, in una lotta tanto interiore quanto pubblica.

Athena, la recensione

Un destino, degli ideali chiari e tanta voglia di vendetta all’interno di un contesto turbolento. Tre fratelli tormentati ognuno dai propri demoni interiori, ma uniti da un amore familiare indelebile, si battono in una cieca lotta, tanto concettuale quanto fisica, affrontando le circostanze in modi completamente differenti e rischiando tutto e senza margine di manovra.

Ostinata ricerca della verità o di una qualche forma di giustizia, questa è la ramificazione che Athena insegue fin da subito verso un finale inaspettatamente rivelatore, che tinge un war-urban movie di un retrogusto thriller.

Morte, lacrime e disperazione disegnano un accurato disordine, un caos costruito sull’attuazione di una legge personale, un proprio credo fatto di violenza e rivoluzione. La pellicola è fin da subito un turbinio adrenalinico di sequenze, una guerra a colpi di piani sequenza totalmente immersivi ed interminabili, impreziositi da performance attoriali sbalorditive.

Ad incorniciare questa intrigante struttura possiamo ammirare una regia salda, che con fermezza articola musiche, colori, giochi di ombre, fumo e luci che scandiscono un ritmo incessante attraverso schieramenti di oscurità e chiarore. Inquadrature che inseguono personaggi come a volerli rendere totalmente focus della scena, mostrandoceli di spalle nel loro intento di compiere azioni decise.

Un impianto sonoro essenziale e rallenty funzionali, vengono poi inseriti nei momenti più adatti, tra occhi spietati e sguardi impauriti che descrivono sapientemente gli attriti di una famiglia, unita dal sangue ma separata nei principi.

Una madre come unica risorsa, un punto comune utile a calmare tre uomini travolti dagli eventi, che finisce per regalare parallelismi attuali efficaci in un film colmo di potenziali riflessioni socio-politiche, non trascurabili. Difficile cambiare il proprio destino, quando il futuro lo scrivi col sangue. Scelte sbagliate portano a conseguenze catastrofiche ed è esattamente lo stesso effetto domino che si chiede allo spettatore con questo Athena.

L’escalation empatica costante porterà ad un finale commovente, responsabile di una profonda e intensa ricerca di sviluppo concreto che arriva a insidiarsi nella mente di chi guarda, pur essendo lontano da quelle realtà.

Rabbia e sconvolgimenti emotivi in un contesto irrimediabile, delineano una porzione di vita che ci viene raccontata partendo da un forte trauma, in cui si tenta (non sempre riuscendoci), di tutelare i rapporti umani come quelli civili. La rivolta che colpisce Athena diviene a un certo punto ingestibile e colpevoli da un lato le melodie e dall’altro le scelte registiche, questa vera e propria fortezza inaccessibile ma sotto assedio, richiama assonanze dell’immaginario comune.

Il Signore degli anelli in primo luogo è di certo un elemento istintivamente riconducibile quando vediamo il preludio dello scontro armato, mentre in parallelo giunge chiara e lampante l’associazione visiva a Cesare de Il pianeta delle scimmie osservando Karim e le dinamiche da leader che gli gravitano attorno.

Sorprendente infine nella sua conclusione, che innalza ancor di più il contesto narrativo portando succulente riflessioni da maturare, questo nuovo lavoro di Gavras può senza dubbio essere additato come uno dei prodotti più interessanti provenienti dalla nuova edizione del Festival di Venezia.

Deciso, feroce, violento ma al tempo stesso estremamente delicato, sa parlarci di attualità in un modo insolito, inscenando una guerra su più fronti che procede però in un’unica direzione.

Colmo d’amore, protezione e spirito fraterno, ci suggerisce che a volte i pregiudizi e le apparenze non sono gli elementi a cui dar fede, ancor di più nel mondo odierno fatto di false speranze, nascoste dietro una corteccia di spudorato dissenso.

Continue Reading

Non categorizzato

Zlatan | Da Malmö alla Juventus, l’ascesa di Ibrahimovic nel biopic tratto dal libro

Published

on

Sono le difficoltà incontrate da Zlatan Ibrahimovic, più che le sue vittorie sul campo da calcio, ad essere esplorate nel film tratto dall’autobiografia best-seller del campione svedese di origine slava (Io, Ibra, in Italia edito da Rizzoli). La pellicola è stata presentata in anteprima mondiale alla 16esima Festa del Cinema di Roma.

Zlatan, diretto dallo svedese Jens Sjogren, titolo originale I am Zlatan ripreso dall’edizione internazionale del libro, è un racconto di formazione focalizzato principalmente sugli ostacoli incontrati lungo il cammino verso la gloria. Seguendo i primi passi della carriera dell’attuale asso del Milan, noto fuori dal campo per il carattere da duro e la forte autostima, il film ripercorre i suoi inizi da figlio di immigrati slavi nella periferia operaia di Malmö, fino al suo contratto con la Juventus, vero punto di svolta di una carriera che lo porterà a indossare le maglie anche di Inter, Barcellona, Milan, United e PSG.

Caduta e ascesa

Prima dell’ascesa c’è però una “caduta”. La pellicola inizia con Ibra già sotto contratto con il club olandese dell’Ajax. Il problema dell’attaccante è però nei numeri con pochi gol, che gli valgono l’etichetta di “immigrato pigro”. Il suo agente, Mino Raiola, lo convincerà a vendere la sua Porsche e a concentrarsi sui suoi allenamenti, perché all’orizzonte sembra esserci la vera prima grande chiamata, quella della Juventus

Viene difficile credere come il talento che giocava solo per sé, non passando mai la palla ai compagni e costringendo i suoi primi allenatori a tenerlo in panchina, oggi sia il leader indiscusso del suo Milan, anche se per adesso limitato al ruolo di “capo spogliatoio” secondo Tuttosport, visto l’infortunio che lo terrà fuori almeno fino agli inizi del 2023.

Alle origini di Ibra

Gli appassionati di calcio sanno per certo che Ibra, pur non potendo contribuire con gol e assist come un tempo, anche da bordocampo farà di tutto per trasmettere alla squadra la sua fame di vittorie per capovolgere l’inerzia di una gara, come testimoniato dalle telecamere fisse su di lui a San Siro. Il Milan che in queste prime giornate di Serie A è tra le quattro papabili per la vittoria, a giudicare dalle scommesse live su NetBet, subito dopo Juve e Inter, deve molto allo slancio motivazionale di Zlatan e solo continuando a guardare al film (o leggendo il libro) possiamo capire davvero come si forma il carattere impavido di Ibra. In particolare, attraverso il lungo flashback che parte dalle sue prime mosse sui campi da calcio a Malmö, si può comprendere tutta la forza interiore di questo campione. Poche persone credevano davvero in lui, ma Ibra non ha desistito e ha continua a salire di livello mostrando già doti fuori dal comune nella squadra della sua città.

Le guide che lo spronano

Nel frattempo sono due gli attori che si alternano nel ruolo per rendere realistica la crescita dello svedese, Bajraktari Andersson e Granit Rushiti. Con quest’ultimo torniamo alla quasi attualità e all’incontro con il potente direttore generale della Juve Luciano Moggi, poi, attraverso nuovi flashback veniamo di nuovo trasportati tra le periferie di Malmö, nelle case dei due genitori separati e al campo d’allenamento, tra gli echi della guerra dei Balcani e gli omaggi rimarcati a Muhammad Alì, fonte di ispirazione principale del dodici volte Guldbollen, o Pallone d’Oro svedese. Il focus si sposta sulla guida paterna: “Devi usare la critica come una forza trainante”, gli dice il padre Sefik per spronarlo a sfidare i suoi nemici, tirando sempre fuori il meglio di sé. Oggi forse Ibra non ha più bisogno di consigli e dal film capiamo meglio il perché.

Continue Reading

Non categorizzato

Il Signore degli anelli: Il ritorno del fantasy più amato di sempre

Published

on

Sono passati poco più di vent’anni da quando il primo film di questa epica trilogia fantasy è stato proiettato nelle sale cinematografiche di tutto il mondo, trovando un posto nel cuore di tutti gli appassionati di mondi fantastici abitati da creature e razze di ogni tipo. 

Dopo un silenzio che dura da un bel po’ di anni, precisamente dal 2014, data in cui uscì l’ultimo film della trilogia Lo Hobbit, il mondo che J.R.R. Tolkien ha creato torna nuovamente a trasportarci nella magica Arda o Terra di Mezzo che a dir si voglia, ma questa volta non lo farà sui grandi schermi del cinema, bensì sul nostro televisore, computer o cellulare. 

Il nuovo Signore degli Anelli infatti non sarà un lungometraggio, ma una vera e propria serie che verrà inserita nel catalogo di Amazon Prime Video. 

Una serie con un arduo compito 

Come sappiamo bene, l’universo fantasy creato dal noto scrittore è tuttora fonte di ispirazione per numerose storie, basti pensare ai vari film, fumetti e, in particolare, ai videogiochi come Dragon’s Crown e Skyrim. Molti titoli videoludici, alcuni anche molto apprezzati, sono ambientati proprio nella Terra di Mezzo, mentre è possibile scaricare giochi come Throne: Kingdom at War che si ispirano parecchio alle epiche battaglie, alle grandi città e ai fitti boschi verdi, pieni di misteri e creature inimmaginabili. 

Con questa incredibile base, anche un solo passo falso potrebbe essere un enorme problema, quindi ecco cosa bisogna aspettarsi dalla serie in uscita il 2 Settembre di quest’anno. 

Coerenza 

L’universo che Tolkien ha creato è immenso e gestirlo all’interno di un’opera potrebbe rivelarsi un’impresa non da poco. 

La storia del mondo di Arda è piena di eventi particolari avvenuti in una linea temporale veramente lunga, la serie si basa in particolare sugli eventi accaduti nella seconda era. Trovare alcuni dei personaggi della prima trilogia in una serie ambientata nella Terra di Mezzo del passato, potrebbe far (giustamente) infuriare i fan più accaniti.

Source: Pexels 
Fedeltà 

Le caratteristiche delle razze, l’architettura, la fauna e la flora, i personaggi più importanti, tutto deve essere il più possibile fedele all’universo narrativo. Il trailer della serie mostra delle immagini promettenti: grandi ambienti come le città o i boschi sembrano simili a quelli presenti nella prima trilogia di Peter Jackson, così come altri particolari come per esempio le armature.

Effetti speciali 

Nonostante il peso degli anni si faccia sentire, La Compagnia dell’Anello mostra degli splendidi effetti speciali. Per fare un esempio, il Balrog è tutt’oggi una delle creature più belle realizzate in CGI (Computer-generated imagery). Anche sotto questo aspetto, sembra che la serie mostrerà i suoi muscoli con una computer grafica di tutto rispetto. 

Per quanto riguarda la trama, dovremmo avere una storia fantasy avvincente, anche se bisognerà vedere come verrà raccontata allo spettatore. Il trailer mostra avventura, grandi battaglie e tanti altri elementi che potrebbero tenerci incollati allo schermo. 

Le premesse per un’ottima serie ci sono tutte, quindi possiamo solo attendere il 2 Settembre con ansia, magari leggendo un libro o giocando a un titolo ispirati alle storie della Terra di Mezzo. 

Fonte: Pexels 

Continue Reading
Advertisement

Iscriviti al canale Youtube MADROG CINEMA

Facebook

Recensioni

Popolari