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Festival

Giffoni Experience 2012: Conferenza stampa di presentazione del festival dei ragazzi

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Oggi presso il Palazzo delle Arti di Napoli si è svolta la conferenza stampa di presentazione della nuova 42° edizione del Festival Giffoni Experience. Il fondatore e managing director Claudio Gubitosi insieme alla squadra organizzativa e operativa di questa manifestazione dedicata ai ragazzi, ha espresso la sua visione di questo festival libero, condiviso e ricco di novità, cinema puro e tante attività collaterali.

‘Ho pensato spesso in questi giorni da dove iniziare per presentare un progetto così complesso e articolato. Ne abbiamo fatti 41 fino ad oggi, ma quest’anno è speciale, perché vedremo la difficoltà di partire da un punto e di vivere già ad occhi aperti questo tipo di festival condiviso. Il programma numero 42 del Giffoni Experience si basa sulla felicità al tempo della crisi. E prima di parlarvi del programma, vorrei raccontarvi come abbiamo fatto le nostre scelte, le nostra politica culturale poiché abbiamo coinvolto tutto e tutti sul piano regionale, nazionale e internazionale. Da San Paolo del Brasile , alla Romania, al Medio Oriente per poi tornare all’Italia. Tutto il paese è stato coinvolto, in quella ormai soprannominata ‘Cittadella del Cinema’, partendo dal Convento di San Francesco, con 2200 posti per 3 ore al giorno. Tutto il paese coinvolto fino ad arrivare allo stadio comunale con nuova attività del festival, i concerti. E’ importante che la città viva il suo festival. Il Giffoni non è solo un evento, ma un paese, i suoi abitanti. Le parole di Truffaut nella sua trentennale presenza al Giffoni, ci rendono responsabili e felici nello stesso tempo. Il Giffoni fa bene a tutti. Il Giffoni dà opportunità. Parliamo di un cinema vero, specchio della nostra società. Voglio essere un ammortizzatore sociale della cultura anche per la nostra regione. Per esempio il biglietto dei concerti in programma lo faremo pagare solo il 75% del prezzo normale‘ – ha detto Claudio Gubitosi.

Durante l’intera durata del Festival le proiezioni saranno suddivise in diverse sezioni, tra cui le Sezioni Competitive dono : ELEMENTS +3 (3-5 anni) , ELEMENTS +6 (6-9 anni), ELEMENTS + 10 ( 10-12 anni), GENERATOR +13 (13-15 anni), GENERATOR + 16 (16-17 anni), GENERATOR +18 (dai 18 anni in su). ‘I film trattano temi forti e raccontano le storie dei ragazzi. KauwBoy parla del tema forte della pedofilia per esempio. Ci sarà tanto cinema italiano, ma anche tanto cinema animato (Zarafa, Le tableau, Laura’s Star and the dreammonster) ritornando alla tradizione classica dell’animazione’.

Ci facciamo delle domande pensando anche ai problemi dei ragazzi: il problema dell’ amore, il bullismo, l’isolamento che porta addirittura un ragazzo a fingersi malato di cancro, questa è l’adolescenza complessa di cui parleremo nella fascia 15-18 anni. Il Festival di quest’anno è costruito intorno ai ragazzi e insieme a loro. Il Giffoni è la prima pagina in Italia di Facebook proprio per la grande partecipazione. L’attrice di Glee anche ha accresciuto e aggiunto i fan del Giffoni quest’anno accettando il nostro invito a partecipare‘. Le Anteprime del festival sono due sequel molto attesi, Madagascar 3 e L’ Era Glaciale 4, oltre a LOL – Pazza del mio migliore amico, Diario di una Schiappa 3 – Vita da cani, All you can Dream e Un mostro a Parigi. Non mancheranno ospiti italiani e stranieri, come Jessica Alba, Jean Renò, Dianna Agron, Leonardo Pieraccioni, Anita Caprioli, Ale e Franz, Luca Miniero, Filippo Nigro e tanti altri, che si alterneranno nelle numerose attività in programma, come i Masterclass e gli incontri con il pubblico. E non solo il cinema sarà protagonista, ma anche la musica grazie alla collaborazione con il Neapolis Festival e la partecipazione di artisti come Battiato, Patti Smith, Pino Daniele, Caparezza, e altri che terranno ogni giorno degli interessanti concerti presso lo Stadio comunale del Giffoni.

Inoltre sono previsti un omaggio a Truffaut con la proiezione di tre film e uno a Tim Burton con una maratona, il 14 luglio dalle 14 in poi, con la proiezione di sette film del regista americano: Edward Mani di Forbici, La Sposa Cadavere, Ed Wood, Dark Shadows, Big Fish, Il Mistero di Sleepy Hollow e Pee Wee’s Big Adventure.  Il Sindaco di Giffoni Valle di Piana, Paolo Russomando ha concluso dicendo: ‘Partecipo sempre con piacere. Quest’anno è un festival straordinario come hanno sottolineato i miei amici e colleghi qui a questo tavolo. Grazie alla stampa che è sempre stata molto attenta… La missione ora è di allargare e ampliare l’ attività del festival. Tutta la città è stata coinvolta, anche grazie al Neapolis Festival, mettendo insieme in un certo senso, due grandi donne della nostra regione. Saluto e ringrazio il Sindaco di Nola e gli sponsor che sostengono questa manifestazione. Senza gli Amici del Giffoni , non si potrebbe realizzare niente. 20.000 milioni di euro che non riusciamo a sbloccare per Multimedia Valley, speriamo di riuscirli ad ottenere per cambiare e migliorare, avere maggiori strutture e quindi fare un salto di qualità. 250 giornate in 365‘.

Per ulteriori informazioni www.giffoniff.it

Il cinema e la scrittura sono le compagne di viaggio di cui non posso fare a meno. Quando sono in sala, si spengono le luci e il proiettore inizia a girare, sono nella mia dimensione :)! Discepola dell' indimenticabile Nora Ephron, tra i miei registi preferiti posso menzionare Steven Spielberg, Tim Burton, Ferzan Ozpetek, Quentin Tarantino, Hitchcock e Robert Zemeckis. Oltre il cinema, l'altra mia droga? Le serie tv, lo ammetto!

Berlinale

Berlinale 71: Natural Light, la recensione del film premiato per la regia

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Pellicola che ha debuttato il 2 marzo 2021 in World Premiere alla Berlinale 71, Natural Light è diretto da Dénes Nagy. Durata 103 minuti. Una produzione realizzata con la collaborazione di Ungheria, Francia, Germania e Lettonia, che ha vinto l’Orso d’Argento per la Miglior Regia.

Natural Light: sinossi

Il caporale István Semetka, prima semplice contadino ungherese, si trova in una situazione più grande di lui e contro la sua volontà. Facente parte di un’unità speciale il cui scopo è cacciare partigiani nell’Unione Sovietica ai tempi della Seconda Guerra Mondiale, dovrà fare i conti con il susseguirsi degli eventi, in una morsa che procede per inerzia, tra paure ed impotenza.

Natural Light: recensione

Un war movie che basa la sua funzione primaria non tanto nello scontro, quanto nell’elaborazione personale di un semplice uomo. Il regista ungherese vince meritatamente l’Orso d’Argento proprio per la sua precisa e maniacale direzione. Scenografie accurate, location immersive ed un’attenzione alla ricostruzione storica con l’ausilio esemplare di costumi d’epoca, collaborano all’unisono per dipanare una vicenda che si imprime negli occhi dello spettatore principalmente per goduria visiva. Tecnicamente grandioso, forte di un’estetica calamitica, vive di luci naturali proprio come il titolo suggerisce.

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Quasi unicamente girato senza l’aiuto di artificiosità, fa della fotografia un enorme punto di forza, spesso sono i focolai, gli incendi, il fuoco stesso l’unica fonte di luce ed è inutile sottolineare la magia che si crea nell’infrangersi sui volti e su ogni superficie, rispecchiando colori impossibili da replicare in modo costruito. Perfetto nel creare un’atmosfera quasi disturbante nella sua sensazionale bellezza, disegna ambientazioni naturali, panoramiche, albe, tramonti che sono quasi un vero e proprio personaggio.

In tutto questo troviamo un dramma, fatto di paure, del superamento di esse e talvolta di immagini qua e là inquietanti, utili a rafforzare ciò che già è potente di suo. Silenzi, sospiri, l’ampio spazio ceduto agli sguardi e ai primissimi piani, che identificano una struttura quasi in sottrazione, in cui la narrazione risulta una rincorsa a vivere il film invece che osservarlo.

Il sonoro in generale è bilanciato accuratamente ed accompagna questi volti consumati, stanchi, sporchi, privati di qualcosa in un percorso visivo cupo e desaturato, in cui la tavolozza sembra avere solo tonalità verdastre, giallognole e marroni. Sbalorditivo dunque principalmente a livello tecnico e per l’essenza che trasmette grazie alla maestria scrupolosa, nel catturare lo spettatore senza alcuna riserva, inutile dire che sul grande schermo ovviamente sarebbe stato superlativo.

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Berlinale

Berlinale 71: Guzen To Sozo (Wheel of Fortune and Fantasy) la recensione

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Guzen To Sozo (Wheel of Fortune and Fantasy) è stato presentato in anteprima mondiale alla Berlinale 71 il 4 marzo 2021. Diretto e scritto da Ryusuke Hamaguchi, il film giapponese della durata di 121 minuti ha vinto l’Orso d’Argento Gran Premio della Giuria.

Guzen To Sozo (Wheel of Fortune and Fantasy) Sinossi

Diviso in tre differenti archi narrativi autonomi, il film racconta personaggi femminili in diverse circostanze: il primo Magic si basa su un triangolo amoroso, il secondo Door Wide Open si incentra su una seduzione fallita ed infine il terzo, Once Again, narra di un incontro inaspettato. 

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Guzen To Sozo (Wheel of Fortune and Fantasy), la recensione

Interessante e ben delineato, il film di Ryusuke Hamaguchi tende a farci assaporare diversi sentimenti, dettati da personalità femminili, ma allo stesso tempo caratteristici di un’identità singola. Queste tre storie partono tutte con la stessa idea di base: raccontare il punto di vista femminile in situazioni totalmente divergenti.

Con questi presupposti però, ciò che si può notare è appunto come tre donne che non condividono alcuna circostanza e calate in contesti differenti, risultino allo stesso modo delicate e riservate nell’elaborazione del caso. Il tempo poi è ben scandito in ognuna delle vicende, è presente una parte introduttiva per poi metterci di fronte ad un doveroso sbalzo temporale ed infine riagganciarsi dopo mesi o anni, con le conseguenze che tutto ciò ha comportato.

Uno scorrere del tempo dunque per valutare gli effetti delle scelte fatte in precedenza. Compromessi, false illusioni, rimpianti, tutti aspetti che sono oltre che femminili, propri di ogni essere umano, perciò è come se il regista avesse voluto metterci davanti semplicemente alla vita stessa, a ciò che può accadere a tutti noi.

Se ci si fa caso ogni mini storia concepisce gli attimi inaspettati, ossia getta le sue fondamenta sul concetto di qualcosa che è involontario, non programmato, succede e basta. Degna di merito la scelta di voler dettare delle linee guida similari per poi ramificarsi in elaborazioni singole, si percepisce in maniera chiara l’intento e questo grazie ad una narrazione fluida e corposa.

Inquadrature spesso statiche, senza bisogno di grandi evoluzioni, riescono a farti empatizzare con i personaggi, la macchina da presa scompare quasi nella totalità del minutaggio, un grande pregio per un genere di film che fa del suo vanto l’immersione dello spettatore nel racconto. Concludendo ciò che si può trovare in questa pellicola è poesia, stupore, sensibilità e tutto questo espresso ai nostri occhi con una morbidezza che non è affatto da tutti.

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Cinema

TFF 38: Fried Barry, la recensione del delirante film di Ryan Kruger

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Diretto, prodotto e sceneggiato da Ryan Kruger, approda al Torino Film Festival edizione n.38, una  commedia fantascientifica intitolata Fried Barry. Il Sud Africa è il paese d’origine e Gary Green il suo protagonista.

Un uomo tossicodipendente e già di suo alquanto svalvolato, almeno all’apparenza, un giorno di punto in bianco viene scelto  dagli extraterrestri come cavia. L’alieno dentro di lui vuole provare dunque ogni tipo di esperienza umana e così come un’ameba l’uomo/alieno inizia a muoversi per inerzia in giro per la città, facendo ogni cosa e lasciandosi trasportare dagli eventi senza capacità di giudizio, finchè l’ospite avrà finito con questo inutile involucro.

Un film assurdo, con poca possibilità di percezione positiva. Tutta colpa o merito (dipende dal personale gradimento) di Ryan Kruger, visto il suo coinvolgimento nell’opera, avendo ricoperto i ruoli di regista, produttore e sceneggiatore. La scrittura come la messa in scena, peccano di banalità e troppo semplicismo; al nostro protagonista succedono cose davvero incredibili, ma non per spettacolarità quanto più per scadente plausibilità, come se ad ogni angolo della strada ci fosse qualcuno che aspetta proprio lui, per fare sesso o regalargli droghe o chissà cos’altro.

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Situazioni impensabili, personaggi strambi e poca cura per le performance attoriali come per il realismo delle azioni che compiono, con errori riconducibili ad un principiante alle prime armi.
Una nota positiva risiede invece nella fotografia, contraddistinta da un tono quasi finto patinato, mediante un uso accurato di luci e colori, che senz’altro esaltano il film perlomeno visivamente. 

Se si volesse provare a fare una sovralettura con l’intento di trovare un significato recondito e strettamente ispirato, si potrebbe parlare del corpo umano come semplice involucro, che viaggia parallelamente all’animo, all’essenza, a ciò che costituisce la coscienza e la volontà di agire.
Oltre a questo, noi umani abbiamo anche limiti dettati dalla nostra fragilità e dall’essere mortali, che gli alieni (almeno quelli di questo film) non sembrano avere. Pertanto da un lato ci si trova di fronte a limiti fisici, dall’altro ad emozioni che invece sono solo nostre, come l’amore, che per un alieno provare potrebbe voler dire godere di autenticità, un potere sconsiderato ed inaspettato agli occhi di un essere superiore.

Sicuramente il protagonista ha un impatto visivo peculiare, sottolineato da questo sguardo sempre allucinato che vanta una valenza macchiettistica, anche forte dell’aspetto fisico stesso dell’attore Gary Green. Detto questo, credo di aver voluto cercare un qualche messaggio un po’ troppo sofisticato per un prodotto delirante che si rivela essere caratterizzato da un potenziale interessante, ma realizzato davvero male, che non credo rimarrà nell’immaginario comune o meglio ci resterà saldo, ma per essere d’esempio quando ci si riferirà a prodotti di qualità infinitamente bassa.

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