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Giglio Film Festival 8 e 9 luglio

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Sono stati presentati in due conferenze stampa a Firenze e a Perugia, rispettivamente il Giglio Film Festival, alla sua prima edizione e l’Umbria Film Festival, giunto alla sua sedicesima edizione, due manifestazioni gemellate in una vera e propria “partnership turistico-cinematografica” che abbraccia il toscano Borgo Giglio Castello e l’umbro Borgo di Montone, inseriti nel Club dei borghi più belli d’Italia. I due eventi – Giglio Film Festival, che si tiene l’8 e il 9 luglio ed è diretto da Serena Zarlatti  e Vanessa Strizzi , e l’Umbria Film Festival a Montone (Perugia), dall’11 al 15 luglio, con la direzione artistica di Vanessa Strizzi e la direzione organizzativa di Marisa Berna, proporranno a ingresso gratuito, una selezione di pellicole internazionali in anteprima italiana e di cortometraggi nelle rispettive, splendide location all’aperto con proiezioni, concerti in piazza, tavole rotonde e ospiti internazionali quali Terry Gilliam, Ralph Fiennes, Mike Figgis, Paul Laverty, ma anche la “nostra” Barbora Bobulova e tanti altri.

Si parte con il debutto del Giglio Film Festival (8-9 luglio), che vivrà una due-giorni di anticipazione nell’isola toscana, in piazza del Castello presentate dall’attore Giorgio Caputo (Un posto tranquillo 2Rino Gaetano – Ma il cielo è sempre più bluRomanzo criminale – La serie;Polvere). La prima serata di cinema all’aperto sarà preceduta, domenica 8 luglio alle ore 19:30 da un aperitivo e a seguire, alle ore 20:30, l’evento Truffaut vs. Godard con l’attrice/regista Roberta Lena (Nuovo Cinema ParadisoLa visione del SabbaBar SportIl caso Martello) Giorgio Caputo che leggeranno il carteggio che, nel periodo successivo all’Oscar di Effetto Notte, decretò la fine dell’amicizia tra i due grandi registi francesi. All’interno della Rocca del Giglio Castello, inoltre, spazio all’installazione Il Sognatore, opera creata appositamente per il festival da Guendalina Salini, affermata artista contemporanea romana. Una sezione del festival sarà dedicata ai cortometraggi per bambini, con film di animazione provenienti da tutto il mondo, mentre – per quanto riguarda i lungometraggi – per la Sezione Anteprime, la sera di domenica 8 luglio, proiezione di You Instead, settimo lungometraggio del regista David Mackenzie (Perfect SenseSpread; Young Adam),una spensierata storia d’amore rock‘n’roll, ambientata nella rumorosa magnificenza e tra gli indimenticabili suoni del più famoso festival musicale scozzese. Il film sarà seguito dalla proiezione, alle ore 23:00 di Scialla!, di Francesco Bruni, alla presenza dell’attrice protagonista Barbora BobulovaLunedì 9 luglio, alle ore 22:00 sempre in Piazza XVIII Novembre, proiezione in anteprima – alla presenza del regista, Ruggero Dipaola – di Appartamento ad Atene, recente vincitore del Premio Miglior Film al Los Angeles Greek Film Festival. Il film, opera prima interpretata da Laura Morante, è ambientato nella capitale greca durante l’occupazione nazista del 1943. Quindi la proiezione di FantaItaly, breve film di Adriano Pintaldi, “saluto” del FantaFestival al Giglio.

La location del festival si sposterà quindi in Umbria, nel borgo medievale di Montone (Perugia) dall’11 al 15 luglio 2012 dove, sempre a ingresso gratuito, con un concerto di apertura in piazza a cura del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto “A. Belli” , si terrà la sedicesima edizione dell’Umbria Film Festival. Circondato dal verde, dai querceti e dagli olivi e patria di Braccio Fortebraccio, il borgo di Montone presenterà un nutrito parterre di ospiti, primo fra tutti il regista americano Terry Gilliam(Brazil; L’esercito delle 12 scimmie; Paura e delirio a Las Vegas) – presidente onorario e autore del logo del festival. Quindi, l’attore/regista inglese Ralph Fiennes che presenterà in anteprima italiana il suo esordio alla regia, Coriolanus, interpretato da Gerard Butler e Vanessa Redgrave, un thriller a sfondo politico e di ambientazione contemporanea, ispirato dall’omonima opera di Shakespeare. Sarà anche ospite il regista Mike Figgis (Via da Las VegasComplice la notte), che ha recentemente ultimato le riprese del suo ultimo film e lo sceneggiatore-simbolo dei film di Ken Loach, Paul Laverty, autore, tra gli altri della sceneggiatura di The Angels’ Share, presentato dal regista inglese in concorso a Cannes 2012, dove ha vinto il Gran Premio della Giuria. Saranno presentati film in anteprima italiana, tra cui En Kongelig Affære, del danese Nicolaj Arcel, film vincitore dell’Orso d’Argento per la miglior sceneggiatura e per il miglior attore al Festival di Berlino 2012, interpretato tra gli altri da Mads Mikkelsen, vincitore del Premio come Miglior Attore al Festival di Cannes 2012 per l’interpretazione del film Beyond the hills. Ma anche il lungometraggio d’animazione Une vie de Chat, dei registi francesi Alain Gagnol e Jean-Loup Felicioli, nomination ai Premi Oscar 2012 per l’animazione. Ma il festival proporrà anche, come di consueto, la tavola rotonda sui Migranti, dal titolo La comunicazione nella società multiculturale, quindi i due concerti che animeranno all’apertura e alla chiusura del Festival il borgo di Montone e il concorso di corti Umbriametraggi, giunto alla suo sesto appuntamento, dedicato alle opere brevi dei filmakers umbri e sostenuto dallo storico laboratorio Augustuscolor.

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Cinema

Vera: la recensione del mokumentary su Vera Gemma

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Presentata in anteprima mondiale alla 79° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, Vera, la pellicola all’apparenza nostrana, si è dovuta invece spingere fino in Austria per trovare una produzione che le facesse vedere la luce.

Diretta da Tizza Covi e Rainer Frimmel, conta 115’ di durata ed è stata premiata con ben due riconoscimenti nella Sezione Orizzonti di cui faceva parte. Miglior regia da un lato e migliore attrice protagonista dall’altro, a Vera Gemma. Nel cast di questo film di genere prevalentemente drammatico, troviamo oltre a Vera anche Sebastian Dascalu, Annamaria Giancamerla e Daniel de Palma.

Vera, la sinossi del film

Stanca di una vita vissuta all’ombra del suo famoso padre, Vera Gemma prova a distaccarsi dalla superficialità delle sue relazioni, provando a costruire qualcosa di maggiormente intenso. Questo le provocherà però disagi emotivi ed economici, facendola finire quasi alla deriva della società romana. Tra rapporti romantici o di semplice affetto verso persone alle quali darà totale fiducia, Vera dovrà presto rendersi conto che anche in questo nuovo mondo è solo uno strumento per gli altri.

Essere figlia d’arte: gioie e dolori

Un’opera che viaggia a metà tra la finzione e il racconto della vera vita di Vera Gemma, ma che spesso destabilizza proprio per questa dinamica di base. Tanta solitudine di fondo per una donna in cerca della propria identità, tra pregiudizi e valori, dove la bellezza è quella che si vive nel proprio intimo, liberi di esporla come meglio si crede.

Vera di nome e di fatto dunque, una donna priva di impostazioni dettate da stilemi o filtri sociali che si affida a modelli da seguire del tutto personali. Interessante è il rapporto con i pro e i contro del nascere e crescere in una famiglia famosa, con tutti i comfort invidiabili ma che al tempo stesso non bastano a colmare mancanze affettive e rigidi target educativi.

Cercare a tutti i costi di distaccarsi dall’etichetta di figlia d’arte per trovare un’autonomia personale ed artistica che lasci libero l’estro e limiti costanti associazioni, pesanti come macigni. Avvincente a tratti nella modalità di messa in scena, mescola sentimenti, oppressioni, risate e amare verità, tra interpretazioni molto spontanee e una regia naturale senza troppi fronzoli.

Evitare però di scindere i momenti reali da quelli romanzati non è talvolta così semplice e in questo il film rischia spesso di cadere, trovando solo parzialmente la giusta connessione sperata. Pecca quindi di una scrittura traballante, incastrata tra dialoghi faticosi a reggersi in piedi che cozzano con quella che possiamo ammettere essere una trama semplice e piacevole da seguire.

In questo giocano un ruolo fondamentale i diversi personaggi caratteristici e intriganti che ci vengono presentati, ma che risultano funzionali soltanto se orbitano come meteore in relazione a Vera. É lei l’unica stella a dover brillare, è lei l’unico centro gravitazionale. Il finale aperto poi, lascia allo spettatore la scelta del futuro che si prospetterà, incorniciando la consapevole necessità di saper ricominciare da zero chiudendo una storia che sa avvolgere empaticamente, tenera, delicata, vera.

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Cinema

Future Film Festival 2022: Les secrets de mon père, la recensione

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In concorso alla 22° edizione del Future Film Festival, spicca tra le proposte in gara Les secrets de mon père, film d’animazione in 2D della durata di 73 minuti, diretta da Vèra Belmont, che fonde una collaborazione Francia-Belgio.

Si tratta di un racconto autobiografico del fumettista israeliano Michel Kichka, che mostra l’Olocausto come un decisivo e persistente trauma dilagante per più generazioni.

Trama del film

Michel e suo fratello Charly sono due bimbi ebrei che vivono in Belgio con i genitori quasi un decennio dopo la liberazione di Parigi e la morte di Hitler. Insieme ripercorreranno il passato alla ricerca di indizi nascosti sulle difficoltà affrontate dal padre nella propria vita. Insieme a loro e tramite il loro sguardo, viaggeremo verso la riconciliazione di una famiglia che ha affrontato una delle esperienze più traumatizzanti che si possano immaginare.

Recensione

Tenero, intimo ed avvolgente questo Les secrets de mon père riesce a rapirti in appena un’ora e 13 minuti, toccandoti a livello emotivo ma al tempo stesso mentale. Se da un lato riesci ad empatizzare con i personaggi in scena, dall’altro può esserti facilmente d’aiuto per aprire la mente e portarti a ricordare le atrocità accadute, in maniera del tutto spontanea. Non si risparmia, arriva potente al suo obiettivo facendosi via via sempre più confidente e rivelandosi allo spettatore, come si fa con un amico di lunga data.

In parallelo a questa narrazione diramata su più fronti ma che convogliano in un’unica direzione, possiamo ammirare interessanti tecniche d’animazione e colori che donano empatia al contesto. Una storia familiare calata in un ambito politico/sociale avverso, la forza di trovare un efficace terreno fertile di caloroso amore anche in momenti difficili.

Momenti quotidiani, contrapposizioni tra chi la guerra l’ha vissuta e chi invece l’ha solo sentita raccontare, immagini in movimento disegnate su figure stilizzate, dove non ti chiedi mai quanta pulizia grafica ci sia, al contrario ti senti colmato da ciò che il film ti sta dando. 

Curiosa e insolita invece all’interno di un lungometraggio completamente animato, la scelta d’inserire parti in live action solamente quando passano immagini in televisione, che però proprio per il contenuto che mostrano risulta essere una decisione contestualizzata, al fine di far emergere la loro crudele realtà.

Un vero e proprio demone interiore che si cerca di tenere celato, forse per proteggere le persone che si amano da qualcosa di oscuro e totalmente inadeguato ad una vita serena. Al suo quinto lungometraggio la regista francese firma dunque un piccolo gioiellino che seppur abbia innumerevoli opere precedenti simili per tematica e ambientazione, riesce a distaccarsi dalla massa mostrando che se la creatività artistica è potente, anche il risultato può esserlo.

In conclusione ciò che si trova vedendo questo Les secrets de mon père è di certo un racconto essenziale e determinante nel tramandare alle prossime generazioni il messaggio,  ponendosi come focus quello di ricordare, condividere e non commettere più atrocità simili.

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Home is somewhere else al Future Film Festival | la recensione del film

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Il tema dell’immigrazione è quanto mai uno degli argomenti più caldi e difficili da trattare in tutto il mondo. Come accade spesso, purtroppo ci si dimentica che dietro a dei documenti ci sono delle persone con un cuore che batte e che ogni giorno lottano per sopravvivere. Il film d’animazione Home is somewhere else diretto da Carlos Hagerman e Jorge Villalobos in concorso al Future Film Festival 2022 porta alla luce tre storie incentrate sul tema dell’immigrazione e narrata con la voce dei protagonisti insieme a disegni realizzati in 2D e dai colori sgargianti.

La trama del film d’animazione

Tre storie differenti. Tre vite differenti ma accumunate da una sola grande paura: vedere distrutta la propria esistenza e la propria famiglia. I racconti di Jasmine, delle sorelle Elizabeth ed Evelyn ed infine quella di José Eduardo Aguilar, narrano cosa vuol dire vivere con la costante spada di Damocle che pende sulle loro teste e in quella dei loro familiari: essere sbattuti fuori dal Paese senza diritto di replica o attenuanti.

Leggi anche: Future Film Festival 2022 | la recensione del film d’animazione I am what I am

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Home is somewhere else | la recensione del film

Questo documentario offre allo spettatore una visione puramente emotiva di ciò che prova chi teme di essere deportato da un Paese a un altro. La scelta di realizzare questo lungometraggio di animazione tutto in 2D, contribuisce a rendere più emozionante la narrazione dei tre capitoli che lo compongono. La grafica “elementare” e l’utilizzo dei colori funzionano perfettamente riuscendo a veicolare tutta la carica emotiva delle storie raccontate.

Il primo capitolo vede l’adolescente Jasmine, studentessa e attivista, intenta ad enunciare un discorso dedicato alla paura di non poter vivere più con i genitori qualora venissero mandati fuori dagli Stati Uniti. Il padre senza documenti e la madre protetta sotto il DACA, portano Jasmine a pensare a come potrebbe vivere una vita senza di loro.

Il secondo racconto è incentrato sulle due sorelle Evelyn ed Elizabeth. Nonostante il loro legame di sangue, la prima è nata negli Stati Uniti e portata in Messico mentre l’altra sorella, nata in Messico viene portata in America, fin dai suoi primi anni di vita. Questo divario geografico viene sottolineato da disegni animati che portano lo spettatore a condividere le forti emozioni provate dalle ragazze.

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Ed infine, il terzo capitolo è intitolato “Il Deportato” ovvero José Eduardo Aguilar. Il narratore iniziale del film, è il protagonista della storia che lo vede vivere a Heber (Utah). Il sogno di vivere una vita tranquilla con il padre viene stravolta da una grave incriminazione: discriminazione razziale insieme ad altri suoi coetanei. Anche in questo caso, la grafica basica ma dalla scelta cromatica in perfetta linea con la drammaticità della storia, porta lo spettatore a comprendere ancora di più quanto sia complesso il trattamento e il sistema di leggi che regola l’immigrazione.

La scelta di inserire il brano Clandestino del cantante Manu Chao è l’elemento in più che rende ancora più toccanti, storie come quella di Jasmine.

“Vado solo con il mio dolore, va solo la mia frase, correre è il mio destino. Per aggirare la legge perso nel cuore.”

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