Connect with us

Festival

Il Florence Korea Film Fest apre con il kolossal Masquerade

Published

on

Schermata-2013-03-09-alle-12.32.00

Jeon_Do-yeon_CountdownApre l’11ª edizione del Florence Korea Film Fest, che si terrà a Firenze dal 15 al 24 marzo p.v. Masquerade del regista Choo Chang Min, Campione di incassi in Patria con oltre 12 milioni di biglietti venduti. Masquerade, kolossal in costume ambientato nel 17° secolo in Corea, è stato il film più visto del 2012 e il terzo della storia del cinema coreano. Alla proiezione del film, in prima assoluta in Italia, sarà presente il regista.

Sarà inoltre la star asiatica Jeon Do-Yeon l’ospite d’eccezione della undicesima edizione del Festival. All’attrice sarà dedicata, per la prima volta in Italia, una retrospettiva e sarà a Firenze per incontrare il pubblico e riceve il premio Florence Korea Film Fest. Jeon Do-Yeon, musa di grandi maestri come Lee Chang-dong, con il quale ha vinto il premio come Miglior Attrice al Festival di Cannes 2007 per il film Secret Sunshine. Jeon do Yeon ha attraversato la new wave cinematografica coreana cavalcandola e lasciando il segno. La retrospettiva, con 8 dei suoi film più significativi, presenta il suo esordio come attrice in The Contact di Jang Yoon-hyeon, in prima italiana; il drammatico Happy end, nel quale interpreta il controverso ruolo di una donna alle prese con il suo ruolo di madre e moglie; l’immaginifico My Mother The Mermaid in cui interpreta un doppio ruolo, per vederla poi in una veste romantica in My Dear Enemy. In anteprima nazionale sarà presentato Countdown e riproposto Untold Scandal in cui interpreta una bella e cinica nobildonna. L’attrice incontrerà il pubblico martedì 19 marzo alle ore 21 in occasione della proiezione di The Housemaid di Im Sang Soo. Il programma della undicesima edizione presenta 52 film di cui 32 lungometraggi (16 in anteprima nazionale) e 20 corti, per dieci giorni di proiezioni e 4 registi ospiti.

Jeon_Do_Yeon_Scandal37Tra le novità di quest’anno la sezione K-Eros, una retrospettiva interamente dedicata al genere erotico, un genere che ha raccontato forse meglio di tutti gli altri i profondi cambiamenti che la Corea ha attraversato negli ultimi anni. La retrospettiva, 8 film dagli anni ’80 ad oggi, ci restituisce il racconto per immagini di uomini e donne, vittime o carnefici, a cui l’erotismo ha cambiato la vita, mettendo insieme stili e visioni di un mondo al contempo reale, fantastico e fatale. Tra gli ospiti della sezione il regista Kim Dae-sun che presenterà The Concubine un film in costume che racconta la storia di una ragazza che decide di lasciarsi alle spalle gli stenti e di diventare concubina del re. Nella sezione sarà omaggiato il regista Park Chul-Soo, recentemente scomparso, con il suo ultimo film B.E.D. protagonista un uomo che ha sviluppato un legame ossessivo con il proprio letto matrimoniale. Gli altri titoli sono: Between the Knees di Lee Jang-ho in anteprima nazionale; Sweet Sex & love di Bong Man-dae, Yellow Hair di Kim Yu-min sempre in anteprima nazionale; Lies di Jang Sun-woo; Hypnotized di Kim In-shik e il film collettivo Five senses of eros dei registi Oh Ki Hawn, Hur Jin Ho, Kang Young Mo, Park Juno, Kim Jin. Tra le nuove sezioni anche K-Animation dedicata ai film d’animazione con due anteprime nazionali: The King of Pigs, film indicato per un pubblico di adulti, e per i più piccoli Padak sulla storia di uno sgombro finito nella rete dei pescatori per diventare sushi. La manifestazione mostrerà uno spaccato della cinematografia contemporanea nlla sezione Orizzonti Coreani con 7 film tra cui le anteprime nazionali Front Line di Jang Hoon, il pupillo di Kim Ki Duk, che affronta il tema della guerra tra Nord e Sud Corea; il noir Helpless della regista Byeon Yeong-joo e il film d’azione Confession of a Murder del regista Jeong Byeong-gil che presente a Firenze. The Taste of Money di Im Sang Soo, anche lui presente a Firenze, racconta la storia di una delle famiglie più ricche di Seoul. Im Sang-soo è uno tra i registi più quotati del panorama coreano contemporaneo. La sezione Independent Korea, dedicata ai film di giovani registi indipendenti che difficilmente trovano spazio nella grande distribuzione coreana, presenta 4 film tra cui tra cui Pluto della regista Shin Su-won che sarà fra gli spiti del festival. Tra gli eventi speciali la consueta Notte Horror con l’anteprima nazionale di The Sleepless di Kim Dong Bin. I film della sezione “Corto, Corti” saranno proiettati prima di ogni lungometraggio. Tra i cortometraggi la prima italiana di Jury di Kim Dong-ho, fondatore del BIFF Busan International Film Festival, il più importante festival di cinema asiatico. Gli altri cortometraggi della sezione provengono dall’Asiana International Short Film Festival e del SESIFF – Seoul Extreme Short International Film Festival. La chiusura del festival sarà affidata a Pietà di Kim Ki Duk, miglior film della Mostra del cinema di Venezia 2012.

Tra gli eventi collaterali: sabato 16 marzo si terrà la tavola rotonda con Im Sang-Soo e a Fiesole l’inaugurazione della mostra collettiva dal titolo Korea Sculpture Festival.L’esposizione organizzata in collaborazione con la Korean Sculptor’s Association e con il Comune di Fiesole sarà aperta dal 16 Marzo al 12 Aprile. Domenica 17 si terranno eventi ed esibizioni “Open Air”. Sabato 23 Marzo, infine, torna in Italia dopo tre anni il gruppo K Pop il più popolare in Corea del Sud e i “Bye Bye Sea” (Annyeongbada).
Il Florence Korea Film Fest, ideato e diretto da Riccardo Gelli, è organizzato dall’associazione Taegukgi – Toscana Korea Association e realizzato con il contributo della Regione Toscana, della Fondazione Sistema Toscana, della Provincia di Firenze, del Comune di Firenze, del Comune di Fiesole, del KOFIC – Korean Film Council, del Ministero della Cultura e del Turismo della Repubblica di Corea del Sud e dell’Ambasciata della Repubblica di Corea in Italia. ll festival è sponsorizzato da Kia Motors Company Italy, main sponsor della undicesima edizione. Si avvale, inoltre, del supporto di Samsung Electronic Italia e Korean Air. La manifestazione rientra tra le iniziative della “Primavera Orientale” organizzata da Fondazione Sistema Toscana.

Enhanced by Zemanta

Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Cinema

TFF 38: Fried Barry, la recensione del delirante film di Ryan Kruger

Published

on

unnamed 2

Diretto, prodotto e sceneggiato da Ryan Kruger, approda al Torino Film Festival edizione n.38, una  commedia fantascientifica intitolata Fried Barry. Il Sud Africa è il paese d’origine e Gary Green il suo protagonista.

Un uomo tossicodipendente e già di suo alquanto svalvolato, almeno all’apparenza, un giorno di punto in bianco viene scelto  dagli extraterrestri come cavia. L’alieno dentro di lui vuole provare dunque ogni tipo di esperienza umana e così come un’ameba l’uomo/alieno inizia a muoversi per inerzia in giro per la città, facendo ogni cosa e lasciandosi trasportare dagli eventi senza capacità di giudizio, finchè l’ospite avrà finito con questo inutile involucro.

Un film assurdo, con poca possibilità di percezione positiva. Tutta colpa o merito (dipende dal personale gradimento) di Ryan Kruger, visto il suo coinvolgimento nell’opera, avendo ricoperto i ruoli di regista, produttore e sceneggiatore. La scrittura come la messa in scena, peccano di banalità e troppo semplicismo; al nostro protagonista succedono cose davvero incredibili, ma non per spettacolarità quanto più per scadente plausibilità, come se ad ogni angolo della strada ci fosse qualcuno che aspetta proprio lui, per fare sesso o regalargli droghe o chissà cos’altro.

unnamed 3

Situazioni impensabili, personaggi strambi e poca cura per le performance attoriali come per il realismo delle azioni che compiono, con errori riconducibili ad un principiante alle prime armi.
Una nota positiva risiede invece nella fotografia, contraddistinta da un tono quasi finto patinato, mediante un uso accurato di luci e colori, che senz’altro esaltano il film perlomeno visivamente. 

Se si volesse provare a fare una sovralettura con l’intento di trovare un significato recondito e strettamente ispirato, si potrebbe parlare del corpo umano come semplice involucro, che viaggia parallelamente all’animo, all’essenza, a ciò che costituisce la coscienza e la volontà di agire.
Oltre a questo, noi umani abbiamo anche limiti dettati dalla nostra fragilità e dall’essere mortali, che gli alieni (almeno quelli di questo film) non sembrano avere. Pertanto da un lato ci si trova di fronte a limiti fisici, dall’altro ad emozioni che invece sono solo nostre, come l’amore, che per un alieno provare potrebbe voler dire godere di autenticità, un potere sconsiderato ed inaspettato agli occhi di un essere superiore.

Sicuramente il protagonista ha un impatto visivo peculiare, sottolineato da questo sguardo sempre allucinato che vanta una valenza macchiettistica, anche forte dell’aspetto fisico stesso dell’attore Gary Green. Detto questo, credo di aver voluto cercare un qualche messaggio un po’ troppo sofisticato per un prodotto delirante che si rivela essere caratterizzato da un potenziale interessante, ma realizzato davvero male, che non credo rimarrà nell’immaginario comune o meglio ci resterà saldo, ma per essere d’esempio quando ci si riferirà a prodotti di qualità infinitamente bassa.

Continue Reading

Cinema

TFF 38: Regina, la recensione del film

Published

on

regina francesco montanari e ginevra francesconi scaled 1

Direttamente dal 38° Torino Film Festival arriva un dramma tutto nostrano, Regina, diretto da Alessandro Grande e interpretato tra gli altri da Francesco Montanari e Ginevra Francesconi.

Una ragazzina piena di sogni e speranze vive sola col padre dopo la prematura perdita della madre. Il loro è un forte legame, ma tutto si rompe apparentemente quando i due un giorno diventano protagonisti di una situazione più grande di loro, inaspettata. E’ qui dunque che il sogno di fare la cantante, sostenuto dal padre che a sua volta ha dovuto abbandonare il suo di musicista per crescere la figlia, si infrange, perchè non coincide con una confusione mentale ed emotiva, difficile da superare.

unnamed 1

Regina, un dramma realistico ed emozionante


Un film breve, di soli 82”, che racconta una storia complessa, non tanto nella trama quanto nella dinamica dei sentimenti, talmente delicati e intimi da essere difficili da trasmettere appieno agli occhi di chi osserva. Un dramma che sa di vero, intenso, che riesce ad infondere profondità tramite una storia pervasa di denso spessore. Una vita già distrutta da un evento drammatico che non ci viene mostrato ma solo suggerito, va poi incancrenendosi finendo in frantumi grazie al secondo avvenimento, il quale rompe l’equilibrio che i due protagonisti stavano cercando di ricostruire insieme.

L’ ennesima batosta di una famiglia spinta a sopportare e subire invece che scegliere, cercando di andare avanti, ma sporcata di menzogne e falsità che fanno da presupposto per cercare di stabilire una normalità. Queste fondamenta sono come un terreno franabile poiché niente è più saldo quando ciò che ti spinge non è sincero. La differenza la fa la propria coscienza, l’onestà che ci caratterizza; non si riesce a tener su una vita con basi fragili.

regina film 2020 8450

Quando si è onesti di natura, non si può fare a meno di essere corretti, prima o poi si deve fare i conti con l’insormontabile peso della propria coscienza o si crollerà come un castello di carte. Il senso di colpa è ben rappresentato in questo film, tramite una ragazzina incapace di sopportare una ulteriore condanna senza colpa, in una vita troppo giovane per essere così già piena di traumi. Anche il feeling tra padre e figlia è perfetto; gli attori protagonisti sono riusciti a rendere l’affiatamento necessario, portando realismo e di conseguenza empatia con lo spettatore.

Peccato per un rallentamento circa a metà durata, delineato anche da un pochino di confusione che a tratti fa perdere man mano di incisività rispetto alla fase iniziale, inciampando su se stesso e perdendo ritmo e dinamicità. Tutto sommato, però, il messaggio arriva forte e chiaro, seppur con qualche difetto, rimane una pellicola da vedere che può toccare corde sensibili negli occhi di chi guarda. 

Continue Reading

Cinema

TFF38 | Funny Face, storia d’amore muta contro la violenza del Sistema

Published

on

off funnyface 01

A Girl Walks Home Alone at Night, come nell’omonimo film del 2014 di Ana Lily Amirpour. Ma la giovane musulmana di Funny Face, nuovo lavoro dell’americano Tim Sutton, non è una vampira come quella di Sheila Vand, bensì una ragazza in rotta di collisione con gli zii che la ospitano in casa e che vorrebbero imporle un coprifuoco destinato a non essere mai rispettato.

Nelle sue lunghe passeggiate notturne, Zama incrocerà un altro ragazzo inquieto di nome Saul, che come lei lotta contro un potere costituito, quello di chi vuole imporre dall’alto una gentrificazione forzata, espressione di un modello di sviluppo predatorio e violento.

Funny Face | il nuovo film di Tim Sutton

Il nuovo film di Tin Sutton fa di tutto per distinguere nettamente i personaggi: cambia tipo di fotografia a seconda di chi è in scena e pone tra loro e la macchina da presa materiali di separazione diversi (i vetri pulitissimi e oscurati del suv su cui viaggia Jonny Lee Miller, quelli sporchi e opachi della vettura di Saul e Zama). Pur scadendo spesso in similitudini facili e banali (le maschere come lo chador) e affidandosi pigramente ad immagini derivative per descrivere l’avidità delle classi più agiate (sesso e denaro), Funny Face marginalizza le ingenuità della propria scrittura lavorando maggiormente sugli spazi e rendendo le persone che li attraversano semplici fenomeni vibrazionali destinati ad essere abbattuti o, al massimo, impiegati per scopi utili a qualcuno o a qualcosa.

off funnyface 02

La forma della città

I due, protagonisti pasolinianamente difensori della “forma della città”, sono agitati da un moto armonico che reagisce ad una perturbazione dell’equilibrio con una accelerazione di richiamo proporzionale allo spostamento subìto, come oggetti ancorati ad una molla. I due seguono traiettorie indefinibili che li fanno avanzare e poi li costringono sempre a tornare sui loro passi. Sutton li segue con la macchina da presa in queste loro lunghe camminate, a volte dalle spalle, a volte attraverso carrelli laterali che ricordano quelli che accompagnavano le passeggiate di Eszter Balint in Stranger Than Paradise di Jim Jarmusch.

La dilatazione dei tempi narrativi

Sutton, al solito, dilata i ritmi del racconto, si emancipa dalla necessità dei dialoghi (come il precedente Dark Knight, anche questo sarebbe ugualmente comprensibile senza di essi) e fa della stilizzazione estrema la sua cifra stilistica. La differenza tra le classi subalterne (gramscianamente “marginali” e mai “fondamentali”, non essendo in grado di competere per l’egemonia) e quelle dominanti sta nel modo in cui si affrontano le cose. Infatti se i due personaggi principali parlano pochissimo e sono mossi da emozioni e pulsioni istintive, che non possono essere spiegate, i ricchi imprenditori che vogliono occupare gli spazi in cui questi si muovono parlano tantissimo e spiegano i loro piani attraverso lunghi monologhi o estenuanti conversazioni.

Nessuna recensione trovata! Inserire un identificatore per la recensione valido.

Continue Reading
Advertisement

Facebook

Advertisement

Popolari