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La Casa di Carta: guida ai personaggi della serie tv spagnola più amata di Netflix

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Negli ultimi anni Netflix ha messo a segno un successo dopo l’altro. In particolar modo la serie tv spagnola La casa de papel, nota in Italia con il titolo La casa di carta ideata da Álex Pina è uno dei titoli più apprezzati e visti in tutto il mondo. A differenza delle serie americane che siamo abituati a vedere, l’intero cast è composto da attori spagnoli che interpretano personaggi che rispondono al nome di grandi città. E se è valido il detto “battere il ferro finchè è caldo” Netflix è pronta a lanciare il 3 luglio 2019 la terza stagione di La casa di carta con l’auspicio di triplicare il successo delle due serie precedenti. Per questo motivo abbiamo deciso di proporvi una guida ai protagonisti di questa serie, raccontando la loro vita, il loro modo di essere e i motivi che li hanno portati ad entrare a far parte della banda criminale più amata degli ultimi anni.

I personaggi di La Casa di Carta

Il Professore (Álvaro Morte): Un uomo misterioso, apparentemente senza passato e con un falso nome: Salvador Martì. Nessuno sa nulla di lui, come il suo nome, la sua età o da dove viene. L’inizio della banda è merito suo. Lui si è occupato di reclutare una squadra di ladri per portare a termine un piano che aveva in mente da anni: entrare nella Zecca di Stato spagnola per stampare denaro. È un uomo esperto e poliglotta. Il suo aspetto da Professore lo mostra come un uomo tranquillo che non farebbe male a una mosca. Ma ben presto si scopre che, dietro quell’aria da bravo ragazzo, c’è un ladro che ha rubato più di due milioni di euro e sa come uscire indenne dalla rapina. Nella seconda stagione riesce a vincere contro l’ex di Raquel, un agente di polizia con un paio di mosse senza essere toccato. È un uomo che non lascia nulla al caso. Il suo compito principale è quello di tener conto di tutte le possibilità, in particolar modo dei potenziali fallimenti ed errori di un piano ben studiato. Nonostante tutte le difficoltà, il Professore si innamora di Raquel, nonostante lei sia la poliziotta incaricata a sgominare la sua banda.

Berlino (Pedro Alonso) è un ladro di pietre preziose diventato criminale per sostenere il suo costoso stile di vita. Il suo modo di essere, di porsi e le buone maniere che non mancano mai, lo rendono molto diverso dal resto del gruppo. È un malvagio dal cuore tenero, basta vedere come si relaziona con gli ostaggi, a patto che seguano i suoi ordini chiaramente. Berlino è incapace di entrare in empatia con le altre persone, ma al contempo ha un forte bisogno di piacere agli altri. La polizia ha detto a tutti che è coinvolto in una storia di pedofilia e tratta degli schivi bianchi. Accusa che forse non è nulla in confronto alla condanna di morte a causa di una malattia che lo ucciderà entro un paio d’anni.

Tokyo (Úrsula Corberó): una giovane, tenace e impulsiva rapinatrice di banche. Nella sua carriera ha alternato lavori legali a diverse rapine, l’ultima delle quali è andata storta e si è conclusa con la morte di due poliziotti e del suo fidanzato. Da quel momento è sempre stata in fuga. Il suo rapporto con Allison non è chiaro se è per semplice amicizia, per attrazione nei suoi riguardi o se è solo una mossa per mostrare il suo potere sugli ostaggi. Spesso le sue azioni impulsive mettono in pericolo tutta la missione, causando diversi problemi nella squadra. Particolare è la sua voce che si sente all’inizio e alla fine di ogni episodio.

Nairobi (Alba Flores). Una donna spensierata che è diventata una criminale dopo che il suo fidanzato l’ha lasciata quando era incinta. Ora il suo scopo è quello di usare i soldi che ha guadagnato per riconquistare la custodia di suo figlio e ritirarsi da qualche altra parte per vivere una vita normale. A quanto pare è un leader molto apprezzato, come dichiara Torres, un’anziana lavoratrice della Zecca, che arruola per produrre in serie gli euro che poi ruberanno.

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La banda con il plastico della Zecca di stato spagnola

Rio (Miguel Herrán) è un ragazzo un po’ immaturo, simpatico, un hacker prodigio, imparando a programmare all’età di 6 anni. Tale era il suo talento, da diventare capo tecnico di una compagnia di sicurezza. Proprio per questo finisce sulla lista di controllo dell’Interpol, dopo aver iniziato ad hackerare e crackare i sistemi di sicurezza di una villa a Ginevra. Lui è quello che ha maggiore empatia con gli ostaggi. È pur vero che però sarà lui a dire alla polizia del suo coinvolgimento e di quello di Tokyo nella rapina.

Mosca (Paco Tous): un ex minatore diventato poi fabbro per una malattia che lo costrinse a lasciare il lavoro. Iniziò a usare le sue abilità per rubare gioielli nei caveau delle banche per sfamare la sua famiglia. Per questo motivo è entrato e uscito di prigione diverse volte. Un altro dei motivi che lo hanno portato a lasciare la miniera è stata la claustrofobia.

Denver (Jaime Lorente): il figlio di Mosca. Ha trascorso la maggior parte della sua vita da criminale provando droghe che gli hanno lasciato un temperamento aggressivo che si calma solo in presenza di suo padre. La sua fastidiosa risata, sguaiata e a bocca aperta è uno dei suoi principali segnali di identità. Possiamo dire che la sua forza non è nell’ intelligenza, ma più nei muscoli. Nonostante abbia un carattere tutt’altro che affabile, si prende cura di Mònica, tanto che poi finisce per innamorarsi di lei.

Helsinki (Darko Peric). Onestamente non si conosce molto di questo serbo al di là del fatto che ha un passato violento. Il fatto che non parla molto viene soppiantato dalle sue armi e dai suoi partner che parlano per lui. C’è poco da fare, la mamma è sempre la mamma. Frase cara ad Helsinki se si pensa a quando il professore lo manda a far distruggere la loro auto da ‘picchiaduro’ e 1000 euro per l’operaio per non farlo parlare. Peccato che però il pensiero di mandare quei soldi alla propria famiglia era più forte di qualsiasi altra cosa. L’idea che c’era un motivo della necessità di distruggere quella macchina non lo aveva minimamente sfiorato. Oslo ed Helsinki – la coppia d’oro, sia in guerra, in pace, in crime e in prigione.

Oslo (Dimitri Mostovói). Un altro personaggio abbastanza misterioso, di cui si sa ben poco e viene visto anche più di rado con il gruppo. Come per Helsinki, le armi parlano per lui. Il suo soprannome? The Quiet, come lo ribattezzato Tokyo.

Il mio amore più grande?! Il cinema. Passione che ho voluto approfondire all’università, conseguendo la laurea magistrale in Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale a Salerno. I miei registi preferiti: Stanley Kubrick, Quentin Tarantino e Mario Monicelli. I film di Ferzan Ozpetek e le serie tv turche sono il mio punto debole.

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The Witcher, la recensione della serie Netflix

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Che The Witcher (almeno allo stato attuale) non abbia le carte in regola per competere con altre serie fantasy decisamente più blasonate (e meglio realizzate) è chiaro fin dai primi episodi. Se le scene d’azione sono ben coreografate, comprensibili e avvincenti, tutto ciò che c’è in mezzo è invece confuso, poco ispirato, forzatamente spiegato a parole allo spettatore attraverso dialoghi estenuanti e ridondanti (spesso i personaggi dicono una cosa a qualcuno e qualche minuto dopo la ripetono uguale ad un altro).

Il mondo creato da Sapkowski, reso famoso e finalmente “vivo” e pulsante dai ragazzi di CD Projekt con la serie di videogiochi, non è reso su schermo con quella varietà di ambientazioni, colori e peculiarità che invece ci si aspetterebbe da una serie fantasy ambientata in una terra così vasta e dalle infinite possibilità grafiche.

A reggere il gioco sono invece i personaggi, alcuni dei quali ben caratterizzati e in grado da soli di rendere interessanti delle vicende che invece risulterebbero estremamente poco attraenti senza i “trucchi” narrativi che furbescamente gli sceneggiatori sfruttano per tenere alta l’attenzione dello spettatore. Henry Cavill è perfetto nel ruolo di Geralt: non solo ha la voce giusta e la presenza scenica ideale, ma riesce con encomiabile parsimonia di gesti e di espressioni a suggerire emozioni sempre diverse, a non esagerare mai anche nel momento in cui le scene rischiano di cadere pericolosamente nel grottesco. 

Stessa cosa si può dire per Yennefer di Vengerberg. Anya Chalotra sembra infatti aver compreso perfettamente quali sono gli elementi vincenti del suo personaggio e, superati i primi faticosissimi episodi e compiuta la trasformazione definitiva, non c’è ombra di dubbio che la sua maga sia uno dei comprimari meglio scritti e con un arco narrativo interessante. Non accade lo stesso invece con gli altri personaggi. Le sottotrame di Triss e Stregobor non riescono mai davvero a convincere e anche la stessa Ciri (in teoria uno dei personaggi principali) non compie mai una effettiva maturazione perché penalizzata dai meccanismi narrativi.

A differenza di quanto accade in altre serie televisive (ultima in ordine cronologico è Watchmen) che confondono volutamente una trama in realtà semplice e lineare per degli scopi ben precisi, in The Witcher la decisione di complicare la narrazione sembra essere dettata più dalla consapevolezza delle proprie debolezze che da una effettiva esigenza di scrittura. Gestita non poco maldestramente, la narrazione che mescola più linee temporali non è sempre efficace e, ad uno sguardo più attento, non tutto torna quando si cerca di ricollegare gli eventi. Nonostante ciò, è indubbio che sia proprio questo uno degli elementi che permette alla prima stagione della serie Netflix di convincere lo spettatore a proseguire nella visione, superando i pur evidenti difetti nella gestione del ritmo. 

Già rinnovata per una seconda stagione, dopo i confortanti dati raccolti dalla piattaforma streaming, The Witcher è sicuramente una serie in grado potenzialmente di maturare col tempo, di correggere ciò che non va e di migliorare ciò che invece funziona già in questi primi otto episodi. La speranza è che la serie Netflix possa trovare degli sceneggiatori più abili, migliorare sul piano del montaggio (alcune scelte di montaggio alternato disinnescano sequenze anche cruciali) ed emanciparsi da quella struttura “a quest” che rende macchinose e poco credibili alcune svolte di trama. C’è tutto il tempo per migliorare e ci sono tutte le condizioni per poterlo fare. 

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Cinema

6 Underground, Ryan Reynolds parla del nuovo film Netflix di Michael Bay

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Netflix ha rilasciato un nuovo promo promozionale per il suo film d’azione 6 Underground . Il video presenta la protagonista Ryan Reynolds che spiega la scienza dietro i film di Michael Bay e perché  6 Underground è il film maggiormente in stile Michael Bay di tutti i tempi. Potrete vedere il video in questione qui in alto!

Il cast di  6 Underground  comprende  Ryan Reynolds  ( Deadpool ), Dave FrancoNow You See Me ,  The Disaster Artist ), Manuel Garcia-RulfoThe Magnificent Seven, Sicario: Day Of The Soldado ), Adria ArjonaPacific Rim: Uprising, Triple Frontier ), Corey HawkinsKong: Skull Island, BlacKkKlansman ), Ben HardyX-Men: Apocalypse ), Lior RazFauda ), Mélanie Laurent ( Operation  Finale ) e Payman Maadi ( 13 Hours: The Secret Soldiers of Benghazi )  I dettagli della trama sono attualmente tenuti nascosti.

Leggi anche: Le novità Netflix di Dicembre 2019

Prodotto da Netflix e Skydance Media, in associazione con Bay Films,  6 Underground  si basa su un’idea originale di scrittori e produttori esecutivi Rhett ReeseGI Joe: Retaliation ) e Paul Wernick Zombieland ), noti per il loro irriverente lavoro su  Deadpool  e  Deadpool 2 . Bay è noto soprattutto per i suoi film d’azione di alto livello come  Bad Boys, Armageddon  e il  franchise di Transformers .

Questo segna la prima collaborazione tra Skydance Media e Netflix per un film a livello di evento dopo aver collaborato con serie come Grace And Frankie e Altered Carbon . Questo è anche il primo progetto Netflix per Bay e Reynolds.

David Ellison, Dana Goldberg e Don Granger di Skydance hanno prodotto 6 Underground insieme a Bay. Skydance ha una relazione di lunga data con Netflix in televisione, dove producono le serie acclamate dalla critica e nominate agli Emmy  Grace e Frankie  e all’inizio di quest’anno ha lanciato  sulla piattaforma la serie di fantascienza di alto concetto basata su IP  Altered Carbon .

Netflix ha in programma una data di uscita il 13 dicembre sul servizio di streaming per 6 Underground.

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Cinema

Beverly Hills Cop, in arrivo un nuovo capitolo della saga con Eddie Murphy

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Beverly Hills Cop

Tutti almeno una volta nella vita hanno visto Beverly Hills Cop, la serie di film che ha come protagonista un irrequieto detective interpretato da Eddie Murphy. 

La saga comica, diventata un’icona degli anni novanta e ottanta che ha accompagnato intere generazioni, avrà un seguito grazie ad un accordo con Netflix e Paramount. Le richieste dei numerosi fan di un nuovo capitolo della saga hanno finalmente trovato un seguito, pronte a farci divertire con un nuovo capitolo della storia del detective Axel Foley.

Nel film troveremo nel ruolo di protagonista Murphy e il produttore storico indiscusso rimane Jerry Bruckheimer. Un ulteriore passo avanti che ha rafforzato i rapporti tra Netflix e la media company proprietaria di Paramount, Viacom, già impegnata in una serie di progetto riguardanti contenuti per bambini.

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