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Cinema

Le Mans ’66, James Mangold parla del suo nuovo film a Roma

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Il regista James Mangold (Walk The Line, Logan – The Wolverine) ha presentato  a Roma il suo ultimo film Le Mans ’66, ambientato nel mondo delle corse automobilistiche al tempo della spietata concorrenza tra Ford e Ferrari, e ispirato alla vera storia dell’amicizia tra Carroll Shelby e Ken Miles, rispettivamente interpretati dai due formidabili attori Matt Damon e Christian Bale. Alla presenza della stampa, e insieme a Remo Girone (che nel film interpreta Enzo Ferrari) il regista Mangold ha spiegato com’è nato questo film e cos’è per lui il cinema.

Signor Mangold, le volevo chiedere se è vero che da un grande storyteller (narratore di storie) derivano grandi responsabilità? 

J. Mangold: in verità io non so se sono un grande storyteller, ma di sicuro so di prendermi le mie responsabilità facendo film. La cosa più semplice che mi viene da dire è che in effetti spesso i film che vediamo possono essere noiosi o non appassionanti, e quindi dal momento che io amo fare film, se avessi mai davvero pensato di far annoiare le persone o di “addormentarle” lascerei proprio perdere il mestiere di regista.

Signor Girone, che indicazioni ha ricevuto sul set da James Mangold?

R. Girone: James Mangold è un grande direttore di attori e io credo che mi abbia insegnato molte cose. Lui ha un occhio molto attento e si accorge subito se un attore dà l’impressione di recitare e se lavora solo in favore della macchina da presa senza essere veramente calato nel personaggio. 

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D: Questo film è una metafora del filmmaking moderno, o della società moderna? Le corporation da un lato e dall’altro il talento e l’arte?

Certamente io mi rivedo molto in Shelby e Miles e in tutto questo ambiente anche se per il cinema non è esattamente la stessa cosa. Da una parte è pur vero che per fare film devi avere soldi, idee, sponsor, e devi convincere le persone della realtà dei tuoi sogni. Lo sforzo, in generale, che dobbiamo fare tutti in questo mondo per realizzare le nostre idee è quello di convincere, e quindi se la domanda è sì o no, la mia risposta è sì! Poi c’è anche da dire che lo sport negli anni in cui è ambientato il film era senz’altro un qualcosa di più puro, innocente, adesso invece è molto più simile a una corporazione, una questione di profitti e interessi, ed è un sistema che è molto peggiorato negli anni. Anche nel cinema senza dubbio devi trovare un equilibrio tra arte e commercio, ma è il motivo anche per cui amo fare film, ed è sempre una scelta quella di entrare nell’arena o meno.

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D: Com’è stato lavorare con due superstar come Matt Damon e Christian Bale?

J. Mangold: Come sa anche Remo, Matt e Christian sono due attori davvero “facili”, nel senso che hanno la testa sulle spalle e amano il loro mestiere, amano recitare. E non si considerano delle grandi superstar ma quando sono sul set si considerano semplicemente degli attori al lavoro, e poi io non sono molto paziente con chi non approccia il mestiere di attore in questo modo. In questo film ci sono davvero tanti grandi attori e in ogni caso io sul set mi sento sempre un po’ il papà di tutti loro e non posso spendere tutto il mio tempo solo con due attori, ho bisogno che ci sia un team e che collabori. Matt e Christian sono esattamente così, sono generosi, sempre disponibili con i loro colleghi. Io li conosco entrambi da oltre vent’anni e quindi mi è sembrato davvero come se stessi girando un film con degli amici.

D: Remo, in questo film Enzo Ferrari è visto un po’ come l’uomo da battere. Com’è stato interpretare questo personaggio che per il nostro Paese ha rappresentato davvero tanti successi?

R. Girone: É stato davvero bello interpretare Enzo perché si tratta di un personaggio conosciuto universalmente oltre che di un uomo di fondamentale importanza per la storia italiana. Sul set tutte le macchine sono a grandezza naturale, ricostruite, ed erano tutte portate da un team di tecnici che non mi conoscevano come attore, ma quando hanno visto che io ero quello che faceva Ferrari hanno tutti voluto fare una foto con me. 

D: Quanto è stato importante la ricerca di materiale per il film?

J. Mangold: Beh in un film come questo si tratta di uno sforzo monumentale di ricerca. Avevamo un intero team di persone a fare ricerche perché bisognava raccogliere davvero tante informazioni. Non solo libri e lettere ma anche documentari da visionare, materiale d’archivio, e c’erano davvero tante registrazioni interessanti di eventi, foto, film. Abbiamo visionato tutto e devo dire che per quanto mi riguarda gli elementi più intimi dei personaggi sono sempre quelli che mi interessano di più. E c’è un aneddoto relativo a una scena e al rapporto con Miles e suo figlio Peter: la scena in cui sta tramontando il sole e loro sono all’aeroporto e Miles descrive il suo punto di vista, la sua filosofia in merito alle corse e a tutto quel mondo. Ecco, quel dialogo è stato diciamo tratto da un’intervista radiofonica di Ken Miles che noi abbiamo poi inserito nella sceneggiatura. In quel dialogo è spiegato bene quello che Miles concepiva come una sorta di “matrimonio” che deve instaurarsi tra il pilota e la macchina da corsa, in maniera da capire nei minimi dettagli e nelle sfumature fin dove una macchina può spingersi o meno, guidando con la consapevolezza di quei limiti. 

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R. Girone: Oggi per un attore è anche un po’ più facile reperire informazioni perché grazie a internet si possono trovare tante cose. Io per esempio ho visto le interviste di Enzo Biagi a Ferrari, i video degli amici e dei collaboratori che parlano di lui. Documentarsi oggi come attore è senz’altro più a portata di mano e ti permette di accedere a tanti dettagli ed elementi che magari prima era davvero difficile avere. 

D: Quanto conta il lavoro estetico e di fotografia in questo film?

J. Mangold: Io e il mio direttore della fotografia Phedon Papamichael abbiamo un rapporto davvero stretto. Ci conosciamo da tanto tempo e la cosa che più ci unisce è il fatto che quando siamo su un set entrambi cerchiamo l’interiorità dei personaggi, la loro vita intima e più profonda. Io vedo il mio lavoro in maniera molto semplice e questo da un lato mi aiuta anche a realizzare film più complessi.  D’altronde, secondo me l’effetto più speciale che si può ottenere in un film è quello di riuscire a fotografare il volto umano e carpirne i pensieri, i sentimenti, percepirne le emozioni. Il mio obiettivo ultimo è quello di fare film che poi la gente ricorda. E infatti i film che io amo di più non sono quelli più costosi o spettacolari ma quelli che riescono a farmi sentire qualcosa, suscitarmi qualche emozione. E in fondo la cosa che accomuna me e Phedon è il fatto che siamo sulla stesa linea d’onda, entrambi cerchiamo nell’immagine quel pensiero umano capace di catturare e restituire l’emozione in un film.  

Il cinema e la scrittura sono le compagne di viaggio di cui non posso fare a meno. Quando sono in sala, si spengono le luci e il proiettore inizia a girare, sono nella mia dimensione :)! Discepola dell' indimenticabile Nora Ephron, tra i miei registi preferiti posso menzionare Steven Spielberg, Tim Burton, Ferzan Ozpetek, Quentin Tarantino, Hitchcock e Robert Zemeckis. Oltre il cinema, l'altra mia droga? Le serie tv, lo ammetto!

Cinema

Maleficent – Signora del Male, la recensione del live action Disney con Angelina Jolie e Michelle Pfeiffer

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Anche se l’incantesimo di Aurora (ovvero La Bella addormentata interpretata da Elle Fanning) è stato originato e poi sconfitto dalla stessa Malefica, la regina della brughiera resta per tutti ancora malefica di nome e di fatto. Donna uccello con grandi ali e corna nere, incarnato pallido e occhi enormi di un verde spiritato, Malefica ha infatti tutte le sembianze e il carattere di un essere poco rassicurante e conciliante.  E anche se non tutto è come sembra, quando Aurora annuncerà alla madre adottiva (Malefica, appunto) di voler convolare a nozze con il Principe Filippo (Harris Dickinson) e suggellare dunque l’unione di quei due mondi vicini ma da sempre in conflitto (il mondo della brughiera abitato dalle creature magiche e da Aurora e quello degli umani governato dai genitori di Filippo), Malefica cercherà invano di superare le sue diffidenze in merito a quell’unione. La cena organizzata dalla regina Ingrith (Michelle Pfeiffer), madre di Filippo e moglie del re in carica, per conoscere Aurora e la stessa Malefica finirà quindi in quasi tragedia quando Ingrith dichiarerà ufficialmente di voler fare Aurora “sua” diventandone ufficialmente madre. Punta nel vivo e nel cuore sul tema della sua maternità, Malefica scatenerà a quel punto tutta la sua rabbia di donna e madre lasciando i due mondi a un nuovo e ancora più acerrimo scontro.

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Secondo capitolo del rifacimento della celebre fiaba disneyana de La bella addormentata del bosco del 1959, Maleficent – Signora del Male, in arrivo nelle sale a cinque anni di distanza dal primo capitolo, è un concentrato di ambientazioni dark e fantasia che muove tutto attorno al personaggio eccentrico ma magnetico della Malefica interpretata da Angelina Jolie. La bellezza spigolosa della Jolie serve molto bene le caratteristiche “urticanti” di questa cattiva in fondo buona che non riesce però a dismettere del tutto i suoi panni “neri”, e che ha in fondo colmato il suo dispiacere e le sue ferite emotive con quell’apparenza estremamente inquietante. A firma del regista Joachim Rønning che prende il posto alla regia di Robert Stromberg, questo secondo capitolo di Maleficent è un live action affascinante anche se non entusiasmante che in primis incarna l’incontro e scontro tra donne diverse e tutte ugualmente volitive.

Dalla dolcezza di Aurora passando per l’astiosità solo apparente di Malefica per finire nella smania di potere di Ingrith, Maleficent 2 passa in rassegna varie tipologie di una femminilità estrosa e in fondo mai perdente. Attraverso la bellezza di un mondo visionario e magico animato da tante creature fantastiche tanto nel corpo quanto nell’anima, il film di Rønning incarna in primis la bellezza e il divismo avvolgenti delle attrici protagoniste per adagiarsi poi nelle braccia di una storia che, infine, mostra il lato buono dei cattivi e le pessime debolezze dei presunti buoni. Un’opera di puro intrattenimento che pesca a piene mani nell’immaginario disneyano e per ripopolarlo di idee e valori più contemporanei, lasciando che a farla da padrona sia il volto dark e sempre ammaliante della Malefica di Angelina Jolie, angelo e demone in un colpo solo.

Secondo capitolo della produzione targata Disney che ha per protagonista la celebre cattiva delle fiabe Disney, Maleficent – Signora del Male è un live action che intrattiene di sicuro meglio del primo capitolo, e che si adagia senza troppe pretese sull’estetica ammaliante del confronto tra due grandi protagoniste e attrici: Angelina Jolie nei panni dark di Malefica e Michelle Pfeiffer in quelli solo apparentemente più candidi della Regina Ingrith. 

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2.6 Punteggio
Regia
Sceneggiatura
Cast
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Cinema

TFF37, in programma la retrospettiva dedicata all’horror classico 1920-1970

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“Si può fare!”, esclamava il dottor Frankenstein leggendo gli appunti del nonno sulla possibilità scientifica di rianimare i morti, in Frankenstein Junior, l’irresistibile omaggio di Mel Brooks ai gloriosi horror degli anni ‘30. Si può fare: ricostruire un uomo, rincorrere i vampiri, danzare con i fantasmi, come ha fatto il cinema fin dalle origini, unica macchina capace di mostrare quello che nemmeno gli specchi riflettono. Collegata idealmente alla mostra del Museo Nazionale del Cinema “FacceEmozioni: dalla fisiognomica agli emoji”, aperta il 17 luglio e in corso fino al 6 gennaio nella Mole Antonelliana, la retrospettiva del 37° Torino Film Festival,curata dal direttore del TFF Emanuela Martini, è dedicata all’horror classico dal 1920 al 1970: dagli incubi aguzzi della Repubblica di Weimar evocati nel 1920 da Robert Wiene con Il gabinetto del dottor Caligari ai voraci non morti resuscitati da George Romero nel 1969 con La notte dei morti viventi, primo, dirompente capitolo del New Horror.

In mezzo, le creature classiche materializzate dalla Universal (Dracula, Frankenstein, L’uomo Lupo, Il fantasma dell’Opera) e trent’anni dopo rese sensuali e sanguigne dalla Hammer Film; le tensioni sottili e i fantasmi, le donne pantera e i ladri di cadaveri evocati dalla RKO di Val Lewton con il lavoro di Tourneur, Wise e Robson; le allucinazioni macabre con cui Roger Corman traduce sullo schermo Edgar Allan Poe, le magnifiche streghe e vampire della via italiana al gotico di Mario Bava e Riccardo Freda, i bambini inquietanti di Henry James, gli scienziati pazzi, le donne senza volto, le case infestate, gli automi, i pupazzi parlanti e le bambole assassine, tutti i mister Hyde che ognuno di noi nasconde in sé. Una carrellata di 35 film che hanno dato corpo e volto alle nostre paure e che sono alla base di tutto l’horror successivo.

Alla retrospettiva è legata l’immagine ufficiale di questa 37.ma edizione del Torino Film Festival, che ritrae una delle più potenti icone femminili dell’horror classico, Barbara Steele, l’attrice britannica che con i suoi occhi grandi, la sua figura sinuosa e i suoi tratti aguzzi, ha materializzato la sensualità e il mistero di tutte le “Signore della Notte” nella fioritura gotica italiana anni ‘60. La foto è stata scattata sul set del film Amanti d’oltretomba, diretto da Mario Caiano (1965)Barbara Steele sarà ospite del festival, riceverà il Gran Premio Torino 2019 e introdurrà la proiezione dei film dei quali è protagonista(tra gli altri, Il pozzo e il pendolodi Roger Corman, La maschera del demonio di Mario Bava e L’orribile segreto del dottor Hichcock di Riccardo Freda).

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Midway, il trailer del nuovo film di Roland Emmerich

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 Midway, il kolossal diretto da Roland Emmerich arriva al cinema il prossimo 27 novembre 2019 con Eagle Pictures e nel player qui sopra potete vedere il nuovissimo trailer ufficiale.
Dopo lo straordinario successo al box office mondiale di Independence Day, Godzilla, The Day After Tomorrow e 2012, il pluripremiato regista, sceneggiatore e produttore Roland Emmerich torna dietro la macchina da presa con Midway, un epico kolossal che rievoca la leggendaria battaglia che, nel corso della Seconda Guerra Mondiale, cambiò le sorti del conflitto bloccando nel Pacifico l’avanzata nipponica. Il film racconta le eroiche imprese dei soldati e degli aviatori che, con i loro incredibili sacrifici, sono riusciti a cambiare le sorti della guerra.
Nel cast del film figurano grandi nomi come i veterani dell’action movie Luke EvansAaron EckhartPatrick WilsonWoody Harrelson e Dennis Quaid e le star delle nuove generazioni Nick JonasDarren CrissAlexander Ludwig ed Ed Skrein.

 

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