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Cortometraggi

Maremetraggio 2013: la prospettiva su Luca Marinelli e un corto sul Dr House

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Ieri, 2 luglio, a Maremetraggio è iniziata la prospettiva dedicata al giovane attore italiano Luca Marinelli con la proiezione di La Solitudine dei Numeri Primi e Waves presso il Teatro Miela di Trieste. Questo sguardo su uno dei giovani talenti del cinema italiano si concluderà il 5 luglio con i suoi film più recenti, Tutti i santi giorni di Carlo Virzì e Nina di Elisa Fuksas. Ogni anno, oltre ad una ricca selezione di cortometraggi e la sezione Ippocampo dedicata alla scoperta di interessanti opere prime, Maremetraggio si sofferma sulla carriera di alcuni tra i giovani talenti del cinema italiano, che hanno regalato in breve tempo interpretazioni di spessore e intensità. Nel 2011 tale prospettiva puntò su Andrea Bosca, che abbiamo recentemente visto al cinema con Outing -Fidanzati per Sbaglio e Nina, debutto alla regia di Elisa Fuksas. Bosca, alternando il cinema al teatro e alla televisione sta portando avanti una carriera attoriale di alto livello, che la critica e il pubblico apprezzano e incoraggiano ogni giorno. Lo abbiamo incontrato in questo giorni e gli abbiamo chiesto proprio cosa ne pensa di Maremetraggio e cosa ricorda della sua esperienza di due anni fa: “ Sono orgoglioso di essere stato scelto da Maremetraggio, per una delle scorse prospettive. Mi ha emozionato, mi ha avvicinato ancora di più al pubblico. La selezione di corti, poi, è uno spettacolo. Sono contento che questa manifestazione scopra talenti e muova ogni anno tutte queste persone. A Trieste, che amo, ho conosciuto amici e artisti che negli anni sono diventati collaboratori, confidenti. Non vedo l’ora di tornarci. E chissà che un giorno non riesca a concorrere, con una storia tutta mia” ha dichiarato il giovane attore di Canelli, in provincia di Asti.

Schermata 2013-07-03 alle 15.48.08Anche ieri, nella terza giornata del festival, piazza Verdi era completamente piena e i posti a sedere scarseggiavano, mentre sullo schermo erano proiettati i nuovi cortometraggi in concorso, tra i quali  It is miracul’s House di Stephane Freiss, un breve capolavoro francese in cui lo stesso Freiss viene scambiato per il famoso Dottor House della serie tv, interpretato da Hugh Laurie e viene ingaggiato dal figlio di una donna anziana e malata che vuole essere curata solo dal medico della tv. Una serie di equivoci e battute esilaranti, accompagnate da un infallibile umorismo francese, regala circa venti minuti di commedia brillante con una struttura narrativa dinamica e un plot divertente e originale. Hanno raffreddato un po’ l’atmosfera invece il corto messicano La Habitacion e quello franco belga Come What May che hanno affrontato tematiche intense con uno stile forse troppo piatto e poco esplicativo. Nel primo una mamma sfoga la rabbia per la scomparsa del figlio sul cane di casa, causandone la soppressione. Nel secondo Paul, uomo infelice e abitudinario, riceve una telefonata dalla moglie e la raggiunge in un chalet di famiglia. Aleggia tra i due il fantasma di una grave condizione di salute e la loro relazione ne subisce il duro colpo. Il corto animato Bear Me di Kasia Wilk poi ci riporta alla leggerezza, presentando una tenera storia di un orso e una ragazza come metafora dei diversi step di una relazione sentimentale. Dall’Australia Dik di Christopher Stollery costruisce infine una storia intrisa di umorismo e doppi sensi intorno al disegno di un bambino di sei anni mal interpretato dai genitori, causando una catena di eventi e battute sull’orientamento sessuale dell’intera famiglia in un clima di humour e sarcasmo. Per L’Italia invece Pino Quartullo dirige E la Vita continua, presentato anche lo scorso anno a Venezia che ruota intorno al tema del trapianto e della donazione degli organi, raccontando diverse storie parallele di alcuni personaggi, che poi si collegano tra di loro a seconda del susseguirsi degli eventi.

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La ricchezza di Maremetraggio, oltre alla presenza di storie eterogenee, alcune più divertenti, altre più drammatiche, altre ancora paurose o innovative, è anche la possibilità di far notare i talenti emergenti e nascosti, che difficilmente possono esporre la loro visione e mostrare il loro lavoro ad un pubblico numeroso come è quello di questi giorni a Trieste, che, fin dalla prima sera del 30 giugno, ha invaso Piazza Verdi e il Teatro Miela. Mentre il mondo parla continuamente degli ospiti e dei grandi film attesi nei grandi festival del cinema come Cannes, Venezia o Roma, gli appassionati dell’arte, dell’immagine e della cultura, fanno sentire la loro voce con la loro presenza massiccia a questi eventi ‘minori’, ma ricchi di qualità e di professionalità. E’ bello vedere che, anche con tutte le difficoltà e gli ostacoli che il settore della cultura si ritrova ad affrontare in questo periodo in Italia, alcuni eventi come Maremetraggio ci siano e siano così seguiti dalla gente comune, non solo addetti ai lavori o professionisti del settore.

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Il cinema e la scrittura sono le compagne di viaggio di cui non posso fare a meno. Quando sono in sala, si spengono le luci e il proiettore inizia a girare, sono nella mia dimensione :)! Discepola dell' indimenticabile Nora Ephron, tra i miei registi preferiti posso menzionare Steven Spielberg, Tim Burton, Ferzan Ozpetek, Quentin Tarantino, Hitchcock e Robert Zemeckis. Oltre il cinema, l'altra mia droga? Le serie tv, lo ammetto!

Cinema

Libera Uscita, via al crowdfunding per il nuovo corto di Michele Saia

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Il 25 Novembre 2019 parte la campagna di crowdfunding per raccogliere i fondi necessari a produrre LIBERA USCITA, il nuovo cortometraggio scritto e diretto da Michele Saia. Dopo IO NON HO MAI, Saia racconta come i sentimenti, l’amore e la sessualità possono essere vissuti in maniera del tutto differente e come spesso ci si sofferma troppo poco a riflettere sulle conseguenza delle nostre azioni.

Sinossi Ufficiale: 1997, Pietro e Francesco vivono in un convitto, lontano dalle proprie famiglie. Pietro si trova lì per motivi di studio mentre Francesco per tentare una carriera da calciatore. La timidezza impedisce a Pietro di vivere appieno le esperienze tipiche della sua età. Al contrario Francesco, bello, sicuro di se e fortemente competitivo, vive con grande determinazione ogni situazione. Poi c’è Ramona che comprenderà a sue spese che il sentimento che prova per Francesco non è ricambiato, in un contesto sociale capace di tessere quella visione stereotipata dei generi che distorce la realtà e spesso sfocia nella violenza.

LIBERA USCITA mostra come la violenza sulle donne viene argomentata in due maniere (dagli uomini ma spesso anche dalle stesse donne): “normalizzata”, quando non si ha la percezione della gravità delle proprie azione e si minimizza o “romanticizzata”, quando si giustificano le proprie azione con un amore distorto, una contorta premura, così da rendere tutto ammissibile.

Ambientare questa storia a fine anni ‘90 è una scelta ben precisa che ha permesso di prendere le distanze da un argomento oggi tanto dibattuto. L’idea di creare dibattito sul film è l’obiettivo primario di questo lavoro che non ha intenzione di portare avanti una denuncia, ma si limita a offrire degli spunti di riflessione che ognuno può tradurre in base al suo paradigma. 

Per aiutare il progetto e contribuire alla produzione basta cliccare qui e fare la propria offerta, ognuno in base alle proprie possibilità.

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Cinema

Io non ho mai, la recensione del cortometraggio di Michele Saia

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L’opera prima di Michele Saia, cortometraggio dal titolo Io non ho mai, è innanzitutto un racconto di fisici giovanili e corpi che si muovono nello spazio. Rispettando la tradizione dei film per ragazzi avviata di Rob Reiner, anche il protagonista del corto di Saia dovrà fuggire da altri ragazzi che lo vogliono acchiappare, dovrà saltare, cadere e correre per mettersi al riparo. Sarà lui ad insegnare suo fratello più grande, un ragazzone imponente e grosso ma affetto da ritardo mentale, ad andare in bici nonostante la contrarietà della loro madre. Anche in questo caso, quindi, l’emancipazione passerà attraverso l’utilizzo del proprio corpo, la capacità di coordinazione e l’attività fisica.

È come se il corpo fosse lo strumento attraverso il quale i ragazzini esprimono le loro aspirazioni e i loro sentimenti. Non a caso, quindi, anche la ragazza di cui il protagonista è innamorato sarà caratterizzata innanzitutto da un segno sul viso e questo “difetto” estetico ne determinerà la personalità. Ancora una volta è il corpo che viene prima di tutto il resto. La conosceremo prima attraverso la sua faccia e solo successivamente attraverso le sue parole e le sue intenzioni. 

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Saia, laureato con lode in grafica d’arte e progettazione, sembra ragionare come un regista di cartoni animati. Grazie alla precisa e dettagliata progettazione delle inquadrature, basata sull’utilizzo dello storyboard, ogni scena di Io non ho mai sembra avere alla base un’idea visiva prima ancora che di scrittura. Il modo in cui la macchina da presa si avvicina ai personaggi, invadendo la loro intimità, per poi allontanarsi, come a volerli osservare da lontano senza intromettersi nelle vicende, suggeriscono una consapevolezza ben precisa di voler narrare innanzitutto attraverso le immagini e solo successivamente attraverso i dialoghi e le azioni. Saia utilizza quindi tutti gli elementi propri del mezzo cinematografico per compiere una intelligente sintesi di ciò che vuole veicolare attraverso il racconto.

Così ad esempio il sound design, utilizzato brillantemente per interferire con il realismo delle scene, per suggerire la presenza di qualcosa che non possiamo vedere o per amplificare ed estremizzare i rumori dell’ambiente in cui si svolge l’azione, sembra quasi mettere in discussione la veridicità di ciò che stiamo osservando. Si tratta di un’avventura reale o del ricordo nostalgico, per definizione “manomesso”, di un evento verificatosi nel passato? Questa aleatorietà del racconto, questa vaghezza ricercata, sottolineata dal fatto di non aver dato un nome al ragazzo di cui si narra, contribuisce all’astrazione della vicenda specifica che viene messa in scena e aiuta a rendere universale la condizione di un giovane protagonista alla ricerca di un proprio posto nel mondo e di un modo “giusto” di relazionarsi con gli altri (ma anche con se stesso).

Saia riesce a fare tutto questo senza rinunciare alla ricercatezza formale e al gusto estetico (il “rifugio” dei due ragazzi è un piccolo gioiello andersoniano) e allo stesso tempo riuscendo a trasmettere un genuino senso di avventura, conferendo dinamismo alle scene attraverso i momenti degli attori e quelli della macchina da presa. I protagonisti di Io non ho mai veicolano attraverso la loro presenza scenica le loro ansie e i loro desideri più sopiti. Ogni loro gesto, anche quello apparentemente meno spiegabile, ci rivela qualcosa di loro che prima non sapevamo. E il “vagabondaggio” del giovane protagonista avviene in uno spazio molto più ampio e indefinito di quanto possa essere quello di un piccolo paese di provincia. Un territorio inesplorato ancora da conquistare, un passo alla volta. Da soli o, preferibilmente, assieme alle persone giuste. 

IO NON HO MAI – trailer – from Michele Saia on Vimeo.

Photo Credit: Barbara Tucci e Gianluca Scerni

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Sedicicorto International Film Festival 2019: la 16° edizione dal 4 al 13 ottobre a Forlì

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Sedicicorto International Film Festival 2019, 4-13 ottobre, Forlì torna a essere la capitale del cortometraggio con una selezione tra nuovi talenti e opere premiate dai David di Donatello agli Oscar. Sedicicorto International Film Festival, sedicesima edizione, dal 4 al 13 ottobre 2019 a Forlì. Un gioco di numeri, che mai come quest’anno sono significativi per la manifestazione che celebra il cinema breve. 240 le opere selezionate, provenienti da 125 paesi, sono 164 in competizione e 76 fuori concorso, scelte tra le 5108 sottoposte al comitato del festival. Numero record, cifre che confermano l’importanza che l’evento forlivese, sempre sotto la direzione artistica del suo fondatore Gianluca Castellini e con il coordinamento di Joana Fresu de Azevedo, sta assumendo nel panorama internazionale, ormai una delle più importanti realtà italiane ed europee dedicate al mondo del cortometraggio cinematografico.

Un festival che si aprirà con il weekend di CortoInLoco, sezione competitiva dedicata ai film prodotti in Emilia Romagna, scoprendo storie del territorio, nuovi talenti dietro la macchina da presa e realtà produttive che da alcuni anni hanno portato la regione a essere tra le più attive in ambito cinematografico nel panorama nazionale. A questi giovani talenti si uniscono quelli della sezione Movie, il concorso internazionale, una selezione da anni di livello mondiale. La presenza quest’anno di Skin, il corto diretto da Guy Nattiv, vincitore dell’Oscar 2019, lo conferma.

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Anche in CortItalia troviamo a contendersi la vittoria opere che già con un ricco palmares. Da Frontiera di Alessandro Di Gregorio, vincitore del David di Donatello 2019, a Falene, diretto da Marco Pellegrino e Luca Jankovic, fresco Nastro d’Argento. E direttamente dalla Mostra del Cinema di Venezia, Destino di Bonifacio Angius, e Super eroi senza super poteri di Beatrice Baldacci. Diventa sezione ufficiale anche IranFest, il festival nel festival dedicato al nuovo cinema iraniano, una meritata promozione dopo il grande successo della prima edizione dello scorso anno, grazie all’ottimo lavoro delle due coordinatrici Jessica Milardo e Alessandra Orlo.

Sedicicorto 2019 sarà caratterizzato da una forte componente femminile, caratterizzata dal 43% di opere di registe donna in selezione e da uno dei premi alla carriera, che verrà assegnato a una grande donna del cinema e del teatro italiano, Milena Vukotic. L’attrice, che è anche protagonista del cortometraggio in concorso Il ricordo di domani, sarà celebrata dal pubblico del festival sabato 12 ottobre. Altrettanto importante è la prima edizione di Woman in Set, residenza artistica riservata a quattro aspiranti professioniste del cinema. Una regista, una sceneggiatrice, una montatrice e una cinematographer, coordinate dalla regista Emanuela Ponzano e la sceneggiatrice Alice Rotiroti. Queste le prime notizie del programma dell’edizione 2019 di Sedicicorto International Film Festival, che si arricchirà ulteriormente nelle prossime settimane con altri ospiti ed eventi.

Sedicicorto International Film Festival 2019 è realizzato con il contributo di Mibact – Direzione Generale Cinema, MIUR, Provincia di Forlì-Cesena, Comune di Forlì, Regione Emilia Romagna, Intesa San Paolo, Fondazione Cassa dei Risparmi di Forli e della Romagna e in collaborazione di Mini e Cantine Drei Donà

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