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Horror Mania

Morto Tobe Hopper, regista di Non Aprite quella Porta e Poltergeist

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Tobe Hooper, il regista di orrore meglio conosciuto per il cult horror Non Aprite quella Porta e Poltergeist, è morto sabato scorso a Sherman Oaks, in California secondo il Los Angeles County Coroner. Aveva 74 anni e le circostanze della sua morte non sono chiare.

Non Aprite quella Porta del 1974 è diventato uno dei film horror più influenti di tutti i tempi per il suo approccio realistico e la visione sconvolta. Girato per meno di 300.000 dollari, racconta la storia di un gruppo di amici sfortunati che incontrano un gruppo di cannibali sulla strada quando si fermano in un vecchio casale. Anche se è stato bandito in diversi paesi per il grado di violenza, è stato uno dei film indipendenti più redditizi degli anni Settanta negli Stati Uniti. Il personaggio di Leatherface era vagamente ispirato al serial killer Ed Gein.

Hooper ha anche diretto il sequel del 1986 Non Aprite quella Porta 2, con un approccio più comico Il film del 1982 “Poltergeist”, scritto e prodotto da Steven Spielberg, è divenuto anch’esso un classico del genere. La storia di una famiglia che si imbatte in una casa frequentata da fantasmi e presenza paranormali. Un successo di box office per MGM ed è diventato il film più visto dell’anno.

Dopo “Poltergeist”, Hooper ha diretto due film per Cannon Films”, “Lifeforce” e “Invaders from Mars“, un remake del film alieno del 1953. Il suo adattamento della miniserie CBS del 1979 del romanzo bestseller di Stephen KingSalem’s Lot” è considerato da molti fan un segno di alto livello nell’horror televisivo per aver combinando l’intrigo di una soap opera con l’atmosfera gotica di un film horror classico.

Ha continuato a lavorare in televisione e nel cinema negli anni 90 e 2000, ma nessuno dei film ha avuto l’impatto delle sue prime opere. Il suo ultimo film, Djinn del 2013, è stato ambientato negli Emirati Arabi Uniti e prodotto da Image Nation. Murder Toolbox “, Mortuary e due episodi di Maestri d’Orrore. Willard Tobe Hooper è nato a Austin, Texas e ha insegnato all’università prima di partire con i documentari.

Il cinema e la scrittura sono le compagne di viaggio di cui non posso fare a meno. Quando sono in sala, si spengono le luci e il proiettore inizia a girare, sono nella mia dimensione :)! Discepola dell' indimenticabile Nora Ephron, tra i miei registi preferiti posso menzionare Steven Spielberg, Tim Burton, Ferzan Ozpetek, Quentin Tarantino, Hitchcock e Robert Zemeckis. Oltre il cinema, l'altra mia droga? Le serie tv, lo ammetto!

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Cinema

Venezia 79 | Pearl è ad oggi il film più complesso e maturo di Ti West

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Venezia 79 | Pearl è ad oggi il film più complesso e maturo di Ti West
3.9 Punteggio
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora

Dopo essersi sdoppiata tra una nuova stella del porno (Maxine) e la moglie di un vecchio contadino avvizzito che desiderava ancora essere oggetto del suo desiderio, Mia Goth (qui anche co-sceneggiatrice e produttrice) torna nel ruolo di Pearl nel nuovo film di Ti West, prequel dell’acclamato X – A Sexy Horror Story, mettendone in scena la giovinezza nel 1918. Prima con grande moderazione, cercando di essere la persona che sua madre vorrebbe che fosse, che il suo sposo, lontano a causa della guerra, vorrebbe che fosse, che i film e la società di quel periodo vorrebbero che fosse. E poi sempre di più allontanandosi da quei desideri che non sono i suou e lasciandosi vincere dalle pulsioni violente che non riesce a trattenere, aggravate da una solitudine estrema imposta dalla diffusione dell’influenza spagnola, che costringe la ragazza a casa insieme alla severissima madre e al padre ormai immobile e (apparentemente) incosciente.

I problemi di Pearl si fanno sempre più visibili a causa di questa lontananza dalle altre persone, al punto da rendere quello di Ti West il miglior horror (ad oggi) realizzato sul lockdown e sulle sue conseguenze, sulla paura di non poter mai più uscire da quell’isolamento o, peggio, di uscirne e scoprire che si è rimasti indietro rispetto a tutti gli altri (non a caso il film è stato pensato durante il periodo di stop alle produzioni causato dal Covid). Il vero obiettivo di Pearl è però un altro ed è quello di far cambiare il giudizio dello spettatore su quanto raccontato nel film originale ambientato alla fine degli anni Settanta.

Quell’ageismo che permeava X trova, alla luce di questo prequel, un senso tutto diverso, riconfigurandosi come il culmine di una lunga esistenza trascorsa perennemente bramando il piacere fisico senza mai ottenerlo. Pearl, di fatto, finisce quindi per migliorare essenzialmente svelando tutte le carenze e la repressione che hanno fatto impazzire la donna, restituendo profondità psicologica ad un personaggio che prima non ne aveva.

Venezia 79 | Pearl, più di un semplice prequel

Se il modello di X era il Tobe Hooper di Texas Chainsaw Massacre, quello di Pearl è What Ever Happened to Baby Jane? di Aldrich. E se il primo film si adeguava alla hagsploitation, ovvero al vizio del cinema dell’orrore di associare l’immagine della donna anziana a quella di una strega non più in grado di produrre vita, ma solo di essere simbolo della fine e del decadimento, questo prequel ribalta il punto di vista e ci racconta un contesto, quello hollywoodiano, dove si è vecchie fin dall’adolescenza, in cui anche a vent’anni bisogna rincorrere sempre chi è “più giovane e più bionda”.

Un ambiente in cui il destino delle ragazze è già segnato e non concede deviazioni, come d’altronde è già segnato il cammino della protagonista, che conosciamo dal precedente film. Pearl, nel suo aspetto vivido da fiaba Disney, idealizza la realtà bucolica nel quale si svolge e rimanda ai musical cinematografici degli anni Trenta e Quaranta e ai melò di Douglas Sirk. Ma sotto questa patina, spente le luci del palco dove si esibiscono le ballerine e le flapper, già brulica il fiorente commercio della pornografia, che poi X tratterà in maniera più estensiva. Ancora una volta, nel cinema metatestuale e piantato con i piedi nel secolo scorso (non tanto per nostalgia, ma per esigenza di mimesi) di Ti West, è l’immagine filmica ad anticipare ciò che poi accadrà ai personaggi (d’altronde i sogni di Pearl sono proiezioni cinematografiche delle sue aspettative). Il fotogramma inteso come premonizione, come indizio del futuro già irrimediabilmente fissato su pellicola.

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Cinema

Scream | il quinto capitolo della saga trova l’idea giusta per rivitalizzare il franchise

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Scream | il quinto capitolo della saga trova l’idea giusta per rivitalizzare il franchise
3.5 Punteggio
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora

Da sempre, uno degli elementi fondamentali della saga di Scream (e del suo successo), alla pari della maschera di Ghostface e della ricorrente ambientazione cittadina, è il dialogo che i film hanno con la storia del loro genere di riferimento e con i capitoli precedenti del franchise. È infatti già dal primo sequel del 1997 che fu introdotta Stab (all’epoca Squartati): una serie di film nel film ispirati dagli eventi narrati nello Scream originale. Uno stratagemma narrativo (in parte ripreso nel nuovo Matrix: Resurrections, in cui Keanu Reeves è uno sviluppatore di videogiochi tratti da ciò che è stato raccontato nei tre film precedenti) che nel corso degli anni è servito per commentare la saga stessa dall’interno e riflettere con ironia sulle più recenti tendenze dell’industria cinematografica americana.

Quello che accadeva alla saga Stab (che esiste solo nella finzione cinematografica) era quello che accadeva alla saga di Scream. È su questo concetto che si basa anche questo quinto capitolo, che arriva a dieci anni di distanza dall’ultimo e che più di tutti gli altri vuole parlare di fandom, di come le saghe cinematografiche siano oggi ostaggio dei propri fan, che pretendono di imporre le proprie scelte a produzioni sempre più dipendenti dal feedback immediato degli appassionati.

Scream | il quinto capitolo prende in giro il fandom

Scream (che riprende il titolo originale, senza numero) è un film che si rivolge ad una generazione di spettatori ormai già abituata ad un contesto cinematografico in cui gli horror fatti in serie (prima la stragrande maggioranza) sono sempre più minoritari. Sono spettatori che guardano i film della A24, che apprezzano “l’horror sofisticato” di Hereditary o Babadook, e che Scream, esponente del vecchio mondo degli slasher e dei coltelli insanguinati, deve necessariamente cercare di coinvolgere. I personaggi del film sono consapevoli di come i fan oggi, attraverso proteste online e tentativi di boicottaggio, possano obbligare le produzioni a seguire le loro idee, stabilendo quali storie debbano essere raccontate, quali tra i vecchi personaggi debbano tornare nei nuovi episodi, e rivendicando sempre una sostanziale continuità con la saga che hanno amato e che considerano inviolabile.

E ne sono consapevoli anche Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett, i due registi di questo quinto capitolo, approdati alla saga dopo aver diretto l’ottimo Ready or Not, e gli sceneggiatori James Vanderbilt e Guy Busick, che in passato hanno lavorato, a vario titolo, a remake di cult intoccabili (Total Recall e RoboCop) e a sequel impossibili (Independence Day – Rigenerazione), cimentandosi con il fandom più accanito, quello dei cinecomics, con i due sfortunati film di The Amazing Spider-Man. Il curriculum perfetto per lavorare a Scream con cognizione di causa.

E infatti la forza di questo nuovo capitolo sta nell’aver capito che la nostalgia che gli appassionati cercano non è tanto nella trama raccontata, ma nei luoghi, negli oggetti, nei volti dei protagonisti. Questo Scream ha insomma capito molto bene che la nostalgia al cinema funziona attraverso deja-vu ed evocazioni.

Un horror di ottima fattura

A differenza del precedentemente citato Matrix: Resurrections, che ha cercato in ogni modo di ribadire la propria inutilità di sequel proponendo coscientemente la stanca reiterazione di idee passate (una delle operazioni più punk e sovversive degli ultimi anni), questo nuovo Scream è un film che vuole divertire lo spettatore e non cerca di allontanarlo.

L’abilità tecnica dei suoi due registi è sfruttata quindi per mettere paura e creare scene di tensione che funzionino. Come sempre, mentre i personaggi discutono e riflettono su come si possa realizzare un film horror, lo spettatore vede la conseguenza pratica di quelle teorie applicate al cinema, ascolta le regole che vengono elencate dai personaggi e poi ne può immediatamente giudicare la bontà nel momento in cui queste vengono seguite alla lettera dal film che sta guardando. È grazie a questa attenzione al “meccanismo” che una sceneggiatura non proprio impeccabile, in cui i personaggi fanno scelte e prendono decisioni non sempre ragionevoli, riesce a coinvolgere il pubblico in un’operazione nostalgia che non risulta mai troppo forzata.

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Cinema

Scream 5: il primo trailer ufficiale! | Ghostface è tornato!

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E’ uscito finalmente il primissimo trailer ufficiale di Scream 5 e qui sotto potete vederlo in versione originale o doppiato in italiano.

Scream 5: la sinossi ufficiale

Venticinque anni dopo la serie di efferati e crudeli omicidi che sconvolse la tranquilla cittadina di Woodsboro, un nuovo assassino con la maschera di Ghostface prende di mira un gruppo di adolescenti, facendo ripiombare la città nel terrore e riaffiorare le paure di un passato che sembrava ormai sepolto.

Neve Campbell (“Sidney Prescott”), Courteney Cox (“Gale Weathers”) e David Arquette (“Dewey Riley”) tornano a interpretare i loro ruoli iconici in Scream insieme a Melissa Barrera, Kyle Gallner, Mason Gooding, Mikey Madison, Dylan Minnette, Jenna Ortega, Jack Quaid, Marley Shelton, Jasmin Savoy Brown e Sonia Ammar.

Diretto da Matt Bettinelli-Olpin & Tyler Gillett, Scream 5 è distribuito in Italia da Eagle Pictures e arriverà al cinema nel 2022.

Qui sotto se siete curiosi anche la trailer reaction di MADROG CINEMA.

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