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Speciale Brad Pitt, 50 primavere di talento

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Attualmente sul grande schermo alla guida di un carro armato chiamato Fury – la lucentezza di una star come Brad Pitt, anche dopo 50 primavere, continua a brillare nel firmamento hollywoodiano. È stato un ladro-autostoppista, nel film trampolino di lancio che ha decretato l’inizio della sua fama – Thelma & Louise (Ridley Scott, 1991), e poi è diventato un sex symbol a livello mondiale – con tanto di (doppia) incoronazione da parte delsettimanale People, come uomo più sexy delmondo – consacrato da pellicole come Vento di Passioni, Intervista col vampiro e l’enigmatico (e geniale) Seven. L’abbiamo visto donare bellezza, eleganza e fascino alla Morte, e poi nei panni del doppio superomistico di un’anima scissa, afflitta da psicosi; ed ancora, tra daghe, toghe e tuniche nell’interpretazione dell’epico Achille omerico (da cui ha ereditato anche una certa fragilità dei talloni) – per poi afferrare le pistole di un marito annoiato che in realtà cela, al di là della propria abulia, la lucidità di un fatale sicario. Abbiamo inalato umidità e adrenalina, tra gli spari del fuorilegge Jesse James; abbiamo sospirato, tra un sorriso ed il suo retrogusto amaro, nell’assistere ad un’affascinante vita che va al contrario; abbiamo abbracciato quel sogno proibito di vendetta da parte degli ebrei, esercitata dai Bastardi dell’ambizioso film con cui Tarantino ha – a suo modo – riscritto la storia. William Bradley Pitt nasce a Shawnee – Oklahoma il 18 dicembre 1963. Maggiore di tre fratelli, cresce a Springfield dove inizia un percorso universitario che non lo gratifica, e sviluppa inconsciamente un amore viscerale per il cinema. “Da giovane frequentavo i drive-in con tutta la mia famiglia – racconta l’attore – penso sia da questo che è nato il mio interesse per la recitazione”.

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Così lascia tutto e si trasferisce a Los Angeles – con una piccola somma di denaro in una tasca, ed un grande sogno nell’altra. Qui, tra lavori occasionali ed un buffo travestimento da pollo per pubblicizzare il ristorante El Pollo Loco, s’impegna per guadagnare quanto necessario al pagamento delle prime lezioni di recitazione. Se determinazione ed ambizione sono state le sue armi vincenti, la sua esteriorità ha fatto il resto – e ben presto, gli sfavillanti portoni di Hollywood si sono spalancati dinanzi a lui. Nato come sex symbol, nel corso delle sue interpretazioni, Brad ha dimostrato di essere bello e anche molto bravo – seppure l’Academy non l’abbia mai premiato come migliore attore. Eppure, nel suo curriculum annovera interpretazioni che avrebbero indubbiamente meritato una statuetta. In Fight Club (David Fincher, 1999), ad esempio, interpreta un ruolo complesso ed enigmatico – per la preparazione del quale, è costretto a sottoporsi ad un duro allenamento e sceglie, inoltre, di farsi rimuovere una parte della dentatura per infondere maggiore credibilità al proprio personaggio. Tyler Durden è il risultato di un ego ipertrofico, afflitto da un profondo disagio esistenziale – Brad Pitt è l’altra faccia della stessa medaglia dello psicotico interpretato da un altrettanto eccellente Edward Norton. Questo capolavoro di Fincher, sempre così incredibilmente attuale ed impossibile da intrappolare in un’unica definizione – una pellicola drammatica, seppur a suo modo grottesca, con venature thriller, sullo sfondo di un allucinatorio viaggio psicanalitico – consacra l’attore nell’aurea dimensione divistica. Tuttavia, Brad aveva già avuto modo di interfacciarsi con la pazzia, in L’esercito delle 12 scimmie di Terry Gilliam (1995) – che gli aveva fatto conquistare la sua prima nomination agli Oscar come attore non protagonista. Particolarmente a proprio agio in ruoli complessi, di un certo spessore psicologico, è assolutamente da citare l’interpretazione che l’attore fa del personaggio simbolico della morte – in Vi presento Joe Black di Martin Brest, 1998 (remake di La morte in vacanza, Mitchell Leisen, 1934). Una Morte bramosa di Vita ed, in particolare, della più alta espressione di energia vitale che è l’Amore – una Morte di cui tutti noi avremmo meno paura se avesse il volto e la delicatezza di Brad Pitt. L’attore riesce ad infondere credibilità a questo ruolo, attraverso un silenzio carico di malinconia ed emozioni al loro stadio primordiale.

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Eros e Thanatos volteggiano in un toccante tango per tutta la durata del film – e alla fine rimane solamente una certezza: la vita è un’esperienza a cui è difficile rinunciare, perfino per la Morte. Il bel divo ha interpretato un ruolo altrettanto toccante in Il curioso caso di Benjamin Button di David Fincher, 2008. Il regista descrive il suo personaggio in questi termini: “Benjamin è come un pallino da biliardo e tutti coloro che incontra lasciano un segno su di lui. Questa è la vita: una collezione di ammaccature e graffi che ti fanno essere quello che sei e nessun altro”. Benjamin Button porta su di sé, fin dalla nascita, i segni del Tempo – indiscusso protagonista di questa singolare pellicola, tratta da un racconto breve di Francis Scott Fitzgerald. La storia narra di un uomo che vive il proprio tempo all’incontrario – nascendo con il peso degli anni sulle spalle e i segni della saggezza che gli solcano il volto. Brad, che è stato invecchiato e ringiovanito per la parte – grazie al prezioso aiuto di make-up ed effetti speciali moderni – è stato chiamato a misurarsi con una sfida ben più grande di quella che potrebbe essere un’evoluzione fisica, bensì quella psicologica – creare un personaggio, la cui vita è scandita da una singolare commistione di evoluzione e regressione. Il film è stato spunto di riflessione anche per l’attore stesso: “Questo film mi ha fatto un regalo, mi ha fatto capire che il tempo che abbiamo è breve. Oggi non so se ho di fronte ancora dieci giorni o 40 anni. Sono alla fine o a metà della mia strada? Non lo so, quindi devo stare attento a non sprecare un singolo momento in meschinità, amarezza o pigrizia. E a circondarmi solo di persone importanti per me. […] Ho un amico che lavora in un ospizio e mi ha detto che gli anziani, vicino alla morte, non parlano dei loro successi o dei libri scritti o dei trofei conquistati. No, parlano solo delle persone che hanno amato”.

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Con una moglie come Angelina Jolie – per la cui unione fu galeotto il film Mr. & Mrs. Smith – ed una tribù di 6 figli al seguito, a Brad non mancheranno sicuramente persone da amare! Attore dal talento versatile, nella cui filmografia – oltre a pazzia e romanticismo, si contano svariate (ed ottime) interpretazioni nei più disparati generi. Basti pensare alla fortunata trilogia blockbuster, in stile squisitamente comedy-crime inaugurata da Ocean’s Eleven – Fate il vostro gioco, nel 2001: per cui Brad, affiancato da uno sgangherato gruppo di simpatiche canaglie, interpretate da colleghi del calibro di George Clooney, Matt Damon, Andy Garcia e Julia Roberts – si è misurato con il genere gangster. Di recente, poi, l’action sembra essere indubbiamente diventato il genere prediletto dall’attore – che abbiamo visto destreggiarsi tra spari, truffe e guerre in titoli come Cogan – Killing Them Softly (Andrew Dominik, 2012), il fantascientifico World War Z (Marc Forster, 2013), The Counselor – Il procuratore (Ridley Scott, 2013) ed il recentissimo Fury (David Ayer, 2015).

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Si può dire che Brad non abbia sbagliato un colpo – ed è per questo che, seppur l’attore abbia svelato la propria volontà di dedicarsi esclusivamente alla produzione cinematografica, con la sua Plan B, noi ci auguriamo che l’accattivante sex symbol, nato on the road negli anni Novanta e maturato, fino a diventare uno dei divi più celebri della Storia del Cinema, non smetta di regalarci interpretazioni da Oscar (o quasi).

Il cinema è la mia più grande passione, e spogliare ogni film per arrivare all’essenza di ogni dettaglio che genera più o meno consciamente un’emozione, mi entusiasma. Dalla maraviglia dei suoi albori, agli stupefacenti effetti speciali di oggi, il cinema è una macchina che fabbrica sogni su misura per ogni spettatore ed ogni epoca. Perciò, ogni settimana entro in sala e mi faccio raccontare una favola: indosso il pigiama a righe del bambino ebreo, mi lascio invadere dalle ossessioni del filantropo miliardario con un passato misterioso, corro al fianco della ragazza che sorride davanti alle telecamere, indossa abiti di fuoco ed un paio di occhi tristi che non sanno fingere. Questa sono io, con un libro su Tim Burton e Johnny Depp che voglio pubblicare, un fiume di parole scritte ed emozioni sparse, e tanti progetti da realizzare.

Cinema

Venezia 79: ATHENA, quattro fratelli un unico destino

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Athena è stato presentato il 2 settembre in concorso alla 79ª edizione del Festival di Venezia. Si tratta di una produzione interamente francese e verrà distribuito su Netflix dal 23 settembre. Racchiuso in appena 97 min, è diretto e in parte sceneggiato e prodotto dal regista francese classe ‘81 Romain Gavras.

Athena, di cosa parla?

Siamo in Francia, un ragazzo viene ucciso durante uno scontro a fuoco con la polizia, questo giovane uomo ha 3 fratelli e uno di loro decide di iniziare una rivolta anarchica al fine di trovare risposte e ottenere i nomi degli agenti coinvolti. Da qui un massacro su più fronti che vedrà una famiglia pian piano disgregarsi, in una lotta tanto interiore quanto pubblica.

Athena, la recensione

Un destino, degli ideali chiari e tanta voglia di vendetta all’interno di un contesto turbolento. Tre fratelli tormentati ognuno dai propri demoni interiori, ma uniti da un amore familiare indelebile, si battono in una cieca lotta, tanto concettuale quanto fisica, affrontando le circostanze in modi completamente differenti e rischiando tutto e senza margine di manovra.

Ostinata ricerca della verità o di una qualche forma di giustizia, questa è la ramificazione che Athena insegue fin da subito verso un finale inaspettatamente rivelatore, che tinge un war-urban movie di un retrogusto thriller.

Morte, lacrime e disperazione disegnano un accurato disordine, un caos costruito sull’attuazione di una legge personale, un proprio credo fatto di violenza e rivoluzione. La pellicola è fin da subito un turbinio adrenalinico di sequenze, una guerra a colpi di piani sequenza totalmente immersivi ed interminabili, impreziositi da performance attoriali sbalorditive.

Ad incorniciare questa intrigante struttura possiamo ammirare una regia salda, che con fermezza articola musiche, colori, giochi di ombre, fumo e luci che scandiscono un ritmo incessante attraverso schieramenti di oscurità e chiarore. Inquadrature che inseguono personaggi come a volerli rendere totalmente focus della scena, mostrandoceli di spalle nel loro intento di compiere azioni decise.

Un impianto sonoro essenziale e rallenty funzionali, vengono poi inseriti nei momenti più adatti, tra occhi spietati e sguardi impauriti che descrivono sapientemente gli attriti di una famiglia, unita dal sangue ma separata nei principi.

Una madre come unica risorsa, un punto comune utile a calmare tre uomini travolti dagli eventi, che finisce per regalare parallelismi attuali efficaci in un film colmo di potenziali riflessioni socio-politiche, non trascurabili. Difficile cambiare il proprio destino, quando il futuro lo scrivi col sangue. Scelte sbagliate portano a conseguenze catastrofiche ed è esattamente lo stesso effetto domino che si chiede allo spettatore con questo Athena.

L’escalation empatica costante porterà ad un finale commovente, responsabile di una profonda e intensa ricerca di sviluppo concreto che arriva a insidiarsi nella mente di chi guarda, pur essendo lontano da quelle realtà.

Rabbia e sconvolgimenti emotivi in un contesto irrimediabile, delineano una porzione di vita che ci viene raccontata partendo da un forte trauma, in cui si tenta (non sempre riuscendoci), di tutelare i rapporti umani come quelli civili. La rivolta che colpisce Athena diviene a un certo punto ingestibile e colpevoli da un lato le melodie e dall’altro le scelte registiche, questa vera e propria fortezza inaccessibile ma sotto assedio, richiama assonanze dell’immaginario comune.

Il Signore degli anelli in primo luogo è di certo un elemento istintivamente riconducibile quando vediamo il preludio dello scontro armato, mentre in parallelo giunge chiara e lampante l’associazione visiva a Cesare de Il pianeta delle scimmie osservando Karim e le dinamiche da leader che gli gravitano attorno.

Sorprendente infine nella sua conclusione, che innalza ancor di più il contesto narrativo portando succulente riflessioni da maturare, questo nuovo lavoro di Gavras può senza dubbio essere additato come uno dei prodotti più interessanti provenienti dalla nuova edizione del Festival di Venezia.

Deciso, feroce, violento ma al tempo stesso estremamente delicato, sa parlarci di attualità in un modo insolito, inscenando una guerra su più fronti che procede però in un’unica direzione.

Colmo d’amore, protezione e spirito fraterno, ci suggerisce che a volte i pregiudizi e le apparenze non sono gli elementi a cui dar fede, ancor di più nel mondo odierno fatto di false speranze, nascoste dietro una corteccia di spudorato dissenso.

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Zlatan | Da Malmö alla Juventus, l’ascesa di Ibrahimovic nel biopic tratto dal libro

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Sono le difficoltà incontrate da Zlatan Ibrahimovic, più che le sue vittorie sul campo da calcio, ad essere esplorate nel film tratto dall’autobiografia best-seller del campione svedese di origine slava (Io, Ibra, in Italia edito da Rizzoli). La pellicola è stata presentata in anteprima mondiale alla 16esima Festa del Cinema di Roma.

Zlatan, diretto dallo svedese Jens Sjogren, titolo originale I am Zlatan ripreso dall’edizione internazionale del libro, è un racconto di formazione focalizzato principalmente sugli ostacoli incontrati lungo il cammino verso la gloria. Seguendo i primi passi della carriera dell’attuale asso del Milan, noto fuori dal campo per il carattere da duro e la forte autostima, il film ripercorre i suoi inizi da figlio di immigrati slavi nella periferia operaia di Malmö, fino al suo contratto con la Juventus, vero punto di svolta di una carriera che lo porterà a indossare le maglie anche di Inter, Barcellona, Milan, United e PSG.

Caduta e ascesa

Prima dell’ascesa c’è però una “caduta”. La pellicola inizia con Ibra già sotto contratto con il club olandese dell’Ajax. Il problema dell’attaccante è però nei numeri con pochi gol, che gli valgono l’etichetta di “immigrato pigro”. Il suo agente, Mino Raiola, lo convincerà a vendere la sua Porsche e a concentrarsi sui suoi allenamenti, perché all’orizzonte sembra esserci la vera prima grande chiamata, quella della Juventus

Viene difficile credere come il talento che giocava solo per sé, non passando mai la palla ai compagni e costringendo i suoi primi allenatori a tenerlo in panchina, oggi sia il leader indiscusso del suo Milan, anche se per adesso limitato al ruolo di “capo spogliatoio” secondo Tuttosport, visto l’infortunio che lo terrà fuori almeno fino agli inizi del 2023.

Alle origini di Ibra

Gli appassionati di calcio sanno per certo che Ibra, pur non potendo contribuire con gol e assist come un tempo, anche da bordocampo farà di tutto per trasmettere alla squadra la sua fame di vittorie per capovolgere l’inerzia di una gara, come testimoniato dalle telecamere fisse su di lui a San Siro. Il Milan che in queste prime giornate di Serie A è tra le quattro papabili per la vittoria, a giudicare dalle scommesse live su NetBet, subito dopo Juve e Inter, deve molto allo slancio motivazionale di Zlatan e solo continuando a guardare al film (o leggendo il libro) possiamo capire davvero come si forma il carattere impavido di Ibra. In particolare, attraverso il lungo flashback che parte dalle sue prime mosse sui campi da calcio a Malmö, si può comprendere tutta la forza interiore di questo campione. Poche persone credevano davvero in lui, ma Ibra non ha desistito e ha continua a salire di livello mostrando già doti fuori dal comune nella squadra della sua città.

Le guide che lo spronano

Nel frattempo sono due gli attori che si alternano nel ruolo per rendere realistica la crescita dello svedese, Bajraktari Andersson e Granit Rushiti. Con quest’ultimo torniamo alla quasi attualità e all’incontro con il potente direttore generale della Juve Luciano Moggi, poi, attraverso nuovi flashback veniamo di nuovo trasportati tra le periferie di Malmö, nelle case dei due genitori separati e al campo d’allenamento, tra gli echi della guerra dei Balcani e gli omaggi rimarcati a Muhammad Alì, fonte di ispirazione principale del dodici volte Guldbollen, o Pallone d’Oro svedese. Il focus si sposta sulla guida paterna: “Devi usare la critica come una forza trainante”, gli dice il padre Sefik per spronarlo a sfidare i suoi nemici, tirando sempre fuori il meglio di sé. Oggi forse Ibra non ha più bisogno di consigli e dal film capiamo meglio il perché.

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Il Signore degli anelli: Il ritorno del fantasy più amato di sempre

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Sono passati poco più di vent’anni da quando il primo film di questa epica trilogia fantasy è stato proiettato nelle sale cinematografiche di tutto il mondo, trovando un posto nel cuore di tutti gli appassionati di mondi fantastici abitati da creature e razze di ogni tipo. 

Dopo un silenzio che dura da un bel po’ di anni, precisamente dal 2014, data in cui uscì l’ultimo film della trilogia Lo Hobbit, il mondo che J.R.R. Tolkien ha creato torna nuovamente a trasportarci nella magica Arda o Terra di Mezzo che a dir si voglia, ma questa volta non lo farà sui grandi schermi del cinema, bensì sul nostro televisore, computer o cellulare. 

Il nuovo Signore degli Anelli infatti non sarà un lungometraggio, ma una vera e propria serie che verrà inserita nel catalogo di Amazon Prime Video. 

Una serie con un arduo compito 

Come sappiamo bene, l’universo fantasy creato dal noto scrittore è tuttora fonte di ispirazione per numerose storie, basti pensare ai vari film, fumetti e, in particolare, ai videogiochi come Dragon’s Crown e Skyrim. Molti titoli videoludici, alcuni anche molto apprezzati, sono ambientati proprio nella Terra di Mezzo, mentre è possibile scaricare giochi come Throne: Kingdom at War che si ispirano parecchio alle epiche battaglie, alle grandi città e ai fitti boschi verdi, pieni di misteri e creature inimmaginabili. 

Con questa incredibile base, anche un solo passo falso potrebbe essere un enorme problema, quindi ecco cosa bisogna aspettarsi dalla serie in uscita il 2 Settembre di quest’anno. 

Coerenza 

L’universo che Tolkien ha creato è immenso e gestirlo all’interno di un’opera potrebbe rivelarsi un’impresa non da poco. 

La storia del mondo di Arda è piena di eventi particolari avvenuti in una linea temporale veramente lunga, la serie si basa in particolare sugli eventi accaduti nella seconda era. Trovare alcuni dei personaggi della prima trilogia in una serie ambientata nella Terra di Mezzo del passato, potrebbe far (giustamente) infuriare i fan più accaniti.

Source: Pexels 
Fedeltà 

Le caratteristiche delle razze, l’architettura, la fauna e la flora, i personaggi più importanti, tutto deve essere il più possibile fedele all’universo narrativo. Il trailer della serie mostra delle immagini promettenti: grandi ambienti come le città o i boschi sembrano simili a quelli presenti nella prima trilogia di Peter Jackson, così come altri particolari come per esempio le armature.

Effetti speciali 

Nonostante il peso degli anni si faccia sentire, La Compagnia dell’Anello mostra degli splendidi effetti speciali. Per fare un esempio, il Balrog è tutt’oggi una delle creature più belle realizzate in CGI (Computer-generated imagery). Anche sotto questo aspetto, sembra che la serie mostrerà i suoi muscoli con una computer grafica di tutto rispetto. 

Per quanto riguarda la trama, dovremmo avere una storia fantasy avvincente, anche se bisognerà vedere come verrà raccontata allo spettatore. Il trailer mostra avventura, grandi battaglie e tanti altri elementi che potrebbero tenerci incollati allo schermo. 

Le premesse per un’ottima serie ci sono tutte, quindi possiamo solo attendere il 2 Settembre con ansia, magari leggendo un libro o giocando a un titolo ispirati alle storie della Terra di Mezzo. 

Fonte: Pexels 

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