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Cinema

Stipulato accordo di esclusiva tra Wildside e il collettivo I Diavoli per nuove serie tv e film

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Il collettivo I Diavoli sottoporrà – in via prioritaria ed esclusiva – a Wildside di Mario Gianani e Lorenzo Mieli qualsiasi idea, concept, format e soggetto sviluppato, ai fini di una eventuale realizzazione di serie televisive o di film.

Creata nel 2009, Wildside– parte di Fremantle, uno dei principali produttori indipendenti al mondo – ha realizzato film di Bernardo Bertolucci, Marco Bellocchio e Saverio Costanzo; titoli campioni di incasso – tra i quali Come un Gatto in tangenziale di Riccardo Milani – e serie internazionali di successo come In Treatment1992, 1993 e 1994; il debutto in televisione del regista Premio Oscar Paolo SorrentinoThe Young Pope;Il Miracolo di Niccolò AmmanitiL’amica geniale, tratto dalla quadrilogia di Elena Ferrante, per la regia di Saverio Costanzo. Il collettivo I Diavoli (www.idiavoli.com) è guidato da Guido Brera, tra le altre cose cofondatore e CIO di Kairos. Nel 2014 Brera ha pubblicato il suo primo romanzo I Diavoli(Bur), e da allora ha affiancato le sue attività nel mondo della finanza con quelle di scrittore. Nel 2015 è tra i fondatori – insieme con Elisabetta Sgarbi e Umberto Eco – della casa editrice La Nave di Teseo e nel 2017 ha scritto, con Edoardo Nesi, il libro Tutto è in frantumi e danza (La nave di Teseo), su come la crisi finanziaria del 2008 ha influenzato gli equilibri politici e finanziari degli anni successivi, fino ad arrivare alle elezioni presidenziali americane e al referendum sulla Brexit.

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Andrea Scrosati, Group COO di Fremantle ha dichiarato: “Le storie più potenti sono quelle che si basano sulla realtà, che da essa traggono ispirazione e ci offrono un punto di vista originale per comprenderla ed esplorarla. Guido Brera e il team de I Diavoli hanno una capacità straordinaria di indagare su aspetti della realtà che sfuggono a molti, restituendola al racconto. Per questo sono davvero orgoglioso che abbiano scelto Fremantle,e in particolare il team di Wildside, come loro partner creativo e produttivo”.

Guido Brera, fondatore del collettivo I Diavoli ha dichiarato: “Per I diavoli raccontare storie significa leggere tra le righe del reale, illuminarne i lati più oscuri, ma soprattutto giocare d’anticipo, intercettare le tendenze, cogliere nell’oggi ciò che sarà domani. Restituire visioni del futuro a partire dal presente. Lo facciamo incrociando saperi diversi in una geometria narrativa comune, sperimentando una pluralità di chiavi espressive: dai libri al Web, dalla letteratura alla multimedialità. L’accordo di first look con Fremantle, tra le società leader mondiali nel campo della creazione e la produzione, e una realtà produttiva del valore di Wildside rende finalmente possibile raccogliere la sfida oggi più ambiziosa sul terreno delle grandi narrazioni e dell’intrattenimento di qualità: quella dello sviluppo di contenuti audio-visivi per il cinema e la serialità televisiva”.

Mario Gianani, CEO di Wildside ha dichiarato: “Produrre contenuti destinati a una platea ormai globale richiede una lettura sempre più attenta del contemporaneo e per fare questo è indispensabile avere accesso a proprietà intellettuali che si trovano anche al di fuori dei canali tradizionali. L’incontro con Guido Brera e il collettivo I Diavoli da lui creato è stato per noi illuminante, è nata subito una intensa e proficua collaborazione che al momento ci vede impegnati nello sviluppo di quattro progetti che spaziano tra la serialità televisiva e i film destinati al grande schermo”. 

Il mio amore più grande?! Il cinema. Passione che ho voluto approfondire all’università, conseguendo la laurea magistrale in Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale a Salerno. I miei registi preferiti: Stanley Kubrick, Quentin Tarantino e Mario Monicelli. I film di Ferzan Ozpetek e le serie tv turche sono il mio punto debole.

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Ben Affleck compie 50 anni | 5 film indimenticabili da rivedere con l’attore

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Sarà un compleanno decisamente speciale e indimenticabile per il bello e dannato Ben Affleck. Del resto, a distanza di venti anni, avere la possibilità di spegnere 50 candeline sulla torta, accanto alla sua storica compagna e neo moglie Jennifer Lopez è un lusso per pochi. I ‘Bennifer’ come sono stati soprannominati dai fan, stanno vivendo un momento davvero magico nella loro vita. Dopo la separazione con l’attrice Jennifer Garner dalla quale sono nati Violet Anne (2005), Seraphina Rose Elisabeth (2009) e Samuel (2012), l’attore sembra aver trovato nuovamente la serenità con JLO. Nonostante alcuni scivoloni – se così possiamo definirli – che hanno compromesso anche la sua carriera, il bel Ben è riuscito a mantenere immutato nel tempo il suo fascino da bel tenebroso.

Come ha saputo dimostrare nel corso della sua carriera come attore e regista, il punto di forza di Affleck non è rappresentato solo dall’aspetto esteriore, ma anche dal grande talento. Sebbene abbia ‘solo’ 50 anni, i film che meriterebbero una menzione speciale, dietro e davanti la macchina da presa, sono davvero tanti. Per celebrare questo traguardo importante, ecco i 5 lungometraggi maggiormente incisivi e apprezzati dal pubblico e dalla critica.

Armageddon – Giudizio finale (1998)

Chi non ha avuto una cotta per l’affascinante astronauta A.J. Frost, fidanzato della bellssima Grace (Liv Tyler)? Armageddon diretto da Michael Bay, racconta la storia di un gruppo di operai impiegati in un impianto di trivellazione petrolifera, guidata da Harry S. Stamper (Bruce Willis). La NASA dopo essersi accorta dell’imminente minaccia di un asteroide pronto a colpire la Terra, decide di chiamare a rapporto gli uomini di Stamper, con l’intento di mandarli nello Spazio per trivellare il meteorite. La storia d’amore tra la bella Grace e A.J, nonostante non vada a genio al padre, lo porterà a compiere un gesto per amore della sua bambina.

Pearl Harbor (2001)

E qui, mettendo momentaneamente da parte il periodo nel quale è ambientato, milioni di ragazzine sono state combattute su chi scegliere tra Rafe McCawley (Ben Affleck) e Danny Walker (Josh Hartnett). Nuovamente diretto da Michael Bay, il film si ispira al tragico attacco da parte dell’esercito giapponese all’isola di Pearl Harbor, avvenuto durante la Seconda Guerra Mondiale. Tra le varie strategie dei due eserciti coinvolti, frasi celebri e sequenze che mostrano la crudeltà della guerra, c’è tempo anche per seguire la storia d’amore tra la dolce infermiera Evelyn Johnson contesa dai due migliori amici Rafe e Danny. Convinta di aver perso per sempre l’amore della sua vita durante un combattimento aereo, quando la Johnson riesce a trovare conforto nelle braccia di Walker. Tutto verrà mandato all’aria non solo dal ritorno di Rafe ma anche da un improvviso bombardamento da parte dei giapponesi il 7 dicembre del 1941.

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Argo (2012)

Il terzo film come regista per Ben Affleck, dopo Gone BabyGone (2007) e The Town (2010) è ispirato al libro Master of Disguise: My Secret Life in the CIA (1999) dell’ex agente della CIA, Tony Mendez. Il lungometraggio ambientato nel 1979 durante la rivoluzione iraniana a Teheran, racconta le azioni, le scelte e le difficoltà incontrate dai componenti dell’operazione segreta Canadian Caper, guidata da Stati Uniti e Canada. Mendez era a capo di questa missione per far in modo che sei cittadini americani rifugiati nell’ambasciata canadese in Iran, potessero essere liberati. Un film che merita senz’altro di essere visto, tanto da aver vinto anche prestigiosi riconoscimenti, compresi tre Premi Oscar come Miglior Film, Miglior sceneggiatura non originale e Miglior montaggio.

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L’amore bugiardo – Gone Girl (2014)

Questo thriller diretto da David Fincher è tratto dal romanzo L’amore bugiardo della scrittrice e sceneggiatrice Gillian Flynn. Il barista Nick Dunne (Ben Affleck) e la scrittrice per bambini Amy Elliott-Dunne (Rosamund Pike) sono la coppia perfetta e invidiata da tutto il vicinato e non solo. O almeno è ciò che viene mostrato all’esterno. La scomparsa improvvisa di Amy, come se fosse stata vittima di un’aggressione, porterà la stampa americana a scandagliare la vita privata di Nick, facendo emergere dei segreti mai rivelati prima. Tante bugie e verità mai dette verranno fuori per la prima volta, mostrando a tutti – soprattutto al marito – la vera faccia della sua amata mogliettina.

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Batman v Superman: Dawn of Justice (2016)

E per concludere questo super compleanno per Ben Affleck, non potevamo non parlare del suo ruolo da supereroe. Smessi i panni dell’avvocato non vedente Matt Murdock nel film Daredevil, il buon Affleck ha deciso di gettarsi in un altra storia tratta dai fumenti. Il ruolo in questione è nientepopodimeno che, quello di Bruce Wayne conosciuto anche come Batman. Con Zack Snyder alla regia, la storia si svolge durante la battaglia di Metropolis, nel quale Wayne assiste al crollo della città durante lo scontro tra Superman (Henry Cavill) e il Generale Zod. La rivelazione del supereroe, porta i cittadini a diversi in due, tra chi si sente protetto e lo venera, e chi invece lo reputa una minaccia per il mondo, tra i quali compare proprio Bruce Wayne. A far scattare la scintilla tra Superman e Batman, avviene con l’arrivo dell’eroe in tuta blu e mantello rosso, nella città di Gotham.

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Anne Heche: tra la vita e la morte | la difficile decisione della famiglia

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Una settima decisamente difficile da accettare nello show-biz a Hollywood. Dopo la morte dell’attrice Olivia Newton-John, dopo una battaglia durata 30 anni contro il cancro al seno, tra poche ore potrebbe arrivare un’altra triste notizie. Secondo le ultime notizie, attraverso un comunicato stampa, la famiglia dell’attrice Anne Heche ha dichiarato pubblicamente lo stato di salute della donna e la difficile decisione che sarà costretta a prendere tra poche ore.

Il comunicato della famiglia di Anne Heche

La certezza che l’incidente automobilistico avvenuto lo scorso venerdì fosse grave era risultato chiaro a tutti dal primo istante. Le foto rilasciate nelle ore subito dopo l’impatto dell’auto guidata dall’attrice 53enne Anne Heche contro un’abitazione residenziale, avevano allarmato i fan e i familiari della donna immediatamente. A distanza di una settimana dal drammatico impatto, la famiglia si è trovata costretta a diramare un comunicato che non lascia spazio alle interpretazioni. Questa mattina sul sito Deadline è stato pubblicato un messaggio condiviso da un rappresentante della famiglia Heche.

“Vogliamo ringraziare tutti per i loro pensieri e preghiere per la guarigione di Anne, e ringraziare lo staff scrupoloso e le meravigliose infermiere che si sono presi cura di Anne al Grossman Burn Center dell’ospedale di West Hill. Purtroppo, a causa dell’incidente, Anne Heche ha subito un grave danno anossico al cervello e resta in coma, in condizioni critiche. Non ci si aspetta che sopravviva.”

E ancora: “Lei aveva scelto da tempo di donare gli organi e viene tenuta in vita meccanicamente per capire se sia possibile. Anne aveva un grande cuore e ha toccato tutti quelli che ha incontrato col suo spirito generoso. Più del suo straordinario talento, per lei diffondere gentilezza e gioia era uno scopo nella vita, specialmente spostare l’asticella dell’accettazione delle persone che ami. Sarà ricordata per la sua coraggiosa sincerità e mancherà moltissimo per la sua luce.”

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Le dinamiche dell’incidente di Anne Heche

Lo scorso venerdì poco dopo mezzogiorno, la Mini Cooper guidata dall’attrice Anne Heche si è schiantata contro una casa in Walgrove Avenue a Los Angeles. Un impatto talmente violento che ha visto l’auto prendere fuoco e portare la donna subito al pronto soccorso, cercando di salvarle la vita. Ancora non è chiaro cosa sia accaduto, visto che Anne prima dell’incidente si era recata dal parrucchiere Richard Glass a Venice. Nessun comportamento anomalo o possibile malessere è stato riscontrato dall’hair stylist ancora scioccato per la notizia. L’unico elemento che sembra certo, dopo un’attenta visione delle telecamere della zona, riguarda la velocità sostenuta dell’auto.

Queste ore di silenzio avevano fatto ben sperare i suoi fan, in attesa di leggere un comunicato che potesse dare una sentenza diversa da quella diramata dai suoi cari questa mattina. Una volta terminate le operazioni riguardanti l’espianto degli organi sani, il macchinario di ventilazione che tiene in vita la Heche, purtroppo, verrà staccato.

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Tredici Vite | il nuovo film di Ron Howard rinuncia alla solita spettacolarità hollywoodiana

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Tredici Vite | il nuovo film di Ron Howard rinuncia alla solita spettacolarità hollywoodiana
3 Punteggio
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora

Ad un primo sguardo si intuisce subito come Tredici Vite non sia il classico lavoro di Ron Howard. È invece un film che rinuncia quasi immediatamente all’enfasi, alla celebrazione del coraggio, all’agiografia degli eroi senza macchia, prediligendo una narrazione molto più asciutta, essenziale e priva di fronzoli, millimetrica nella sua ricostruzione di una impresa eroica e apparentemente irragionevole.

Il regista di Apollo 13 (che in passato non ha mai rinunciato alla spettacolarizzazione) sceglie questo approccio per narrare una storia che è già esagerata e spettacolare di per sé: quella di dodici membri di una squadra di calcio amatoriale, di età compresa tra 11 e 16 anni, che insieme al loro allenatore si ritrovano intrappolati in una grotta nel massiccio del Doi Nang Non, in Thailandia. Durante una improvvida esplorazione dopo l’allenamento, un primo monsone inonda le viscere labirintiche della caverna, bloccandone l’uscita. I giovani atleti rimangono così trincerati nell’oscurità, circondati da chilometri di rocce taglienti, senza contatto con l’esterno e con delle prospettive di sopravvivenza quasi nulle, affidate a decine di volontari provenienti da tutto il mondo che devono utilizzare il proprio ingegno per trovare una soluzione utile a riportare i ragazzi in superficie.

È la stessa storia raccontata solo un anno fa dal documentario mozzafiato The Rescue, pubblicato su Disney+ a fine 2021 e diretto da Jimmy Chin e Elizabeth Chai Vasarhelyi, che ripercorreva scrupolosamente tutte le fasi di questo incredibile salvataggio, dal primo al diciottesimo giorno, utilizzando quasi esclusivamente immagini di archivio e facendo ricorso solo in alcuni momenti a sequenze ricostruite, perfettamente integrate nella narrazione e quasi impercettibili nella loro estraneità ai documenti reali.

Ed è forse proprio la decisione di Howard di non cavalcare gli aspetti più clamorosi di questa storia, rinunciando quindi ad esprimere un punto di vista personale sui fatti messi in scena, che rende difficile giudicare positivamente la scelta di realizzare un film di finzione con attori blasonatissimi per raccontare ciò che il cinema documentaristico aveva già raccontato in maniera estremamente soddisfacente solo nel recente passato.

Tredici Vite | la ricostruzione millimetrica di una impresa eroica

Non c’è dubbio che un sacco di lavoro sia stato dedicato alla cura degli aspetti tecnici di Tredici Vite, dalla certosina ricostruzione degli interni della grotta thailandese fatta da Molly Hughes, fino alla dedizione dei due attori protagonisti, che per il ruolo hanno ottenuto la certificazione per potersi immergere in acqua senza fare costantemente uso di controfigure, così come impressionanti sono il sound design e la fotografia subacquea di Sayombhu Mukdeeprom.

Tutto questo sforzo sembra però essere sostanzialmente inutile se affiancato da un montaggio che non aiuta la costruzione della tensione. Nonostante una mappa della caverna compaia spesso in sovrimpressione per indicare il punto in cui si trovano i soccorritori in quel momento del film, agli spettatori viene a malapena concesso un senso della geografia: Howard e il suo montatore James Wilcox uccidono infatti lo slancio narrativo tagliando costantemente tra ciò che accade sottoterra e i numerosi tentativi sulla terraferma di deviare le correnti d’acqua.

E sono proprio tutte le sequenze che non si svolgono all’interno della grotta ad affossare il film, finendo per riproporre stancamente la narrazione del salvatore bianco, sulla base della quale non è mai necessario approfondire la psicologia dei Navy Seal thailandesi che pure stanno cercando di salvare i ragazzi o di dare il giusto risalto alla scelta degli agricoltori del luogo, disposti a distruggere le proprie colture di riso per dare una speranza (remotissima) ai giovani intrappolati sottoterra. 

C’è vita oltre la tecnica?

Il nuovo film di Ron Howard fallisce quindi a qualsiasi livello diverso da quello tecnico, come appare evidente nelle scene in cui i subacquei si trovano a dover mettere in pratica un folle piano di salvataggio che prevede di anestetizzare e rendere immobili gli adolescenti intrappolati, legando loro mani e piedi in modo che non possano agitarsi o svegliarsi mentre i soccorritori li trasportano fuori dalla grotta. Dovremmo provare un senso di ansia e preoccupazione per ciascuno di questi ragazzi e per i subacquei che stanno cercando di riportarli in superficie. Invece, il processo appare solo una catena di montaggio che sputa fuori il prodotto. Uno sforzo meccanico ed efficiente, che però non suscita emozione alcuna. Proprio come questo film.

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