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The Hateful Eight, anteprima del film a Cinecittà il 28 Gennaio

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Si svolgerà il 28 Gennaio a Cinecittà Studios, nel mitico Teatro 5, regno di Federico Fellini, l’anteprima italiana di The Hateful Eight, il nuovo ed attesissimo film di Quentin Tarantino, che sarà a Roma con il neo vincitore del Golden Globe, del Critic’s Choice Award e candidato all’Oscar per la colonna sonora del film, Ennio Morricone, accompagnato dagli interpreti Kurt Russell e Michael Madsen e il produttore Harvey Weinstein. Il film evento ha infatti ricevuto tre nomination all’Oscar nelle categorie: Migliore attrice non protagonista (Jennifer Jason Leigh), Migliore Colonna Sonora Originale (Ennio Morricone) e Miglior Fotografia (Robert Richardson).

Un’esclusiva per l’Italia Leone Film Group in collaborazione con Rai Cinema, arriva nella versione 70 mm da 188 minuti già vista in America: rispetto alla versione in digitale, che sarà nelle sale italiane a partire dal 4 febbraio distribuito da 01 Distribution, sarà proiettata una versione che contiene 3.48 minuti di overture del Maestro Morricone e un intervallo di 12 minuti, come ai tempi del grande cinema di Ben Hur. La serata, caratterizzata dal numero 8 (otto i personaggi per l’ottavo film del regista di Pulp Fiction), vedrà la partecipazione di 888 invitati, così come ha voluto Tarantino. Il Teatro 5 sarà suddiviso in due parti uguali: nella zona dedicata alla proiezione, gli scenografi di Cinecittà, sotto la guida di Tonino Zera, hanno realizzato una grande platea a perimetro rettangolare con una struttura a gradinata, rispettando una curva di visibilità ottimale da ogni punto di osservazione e rivestita in moquette di colore nero, dove saranno posizionate le 888 sedute realizzate mediante poltrone classiche di tipo cinematografico, un mega-schermo di 21,00 mt x 8,00 metri atto a valorizzare in ampiezza, profondità, definizione e spettacolarità dell’immagine le potenzialità tecniche del 70mm. In corrispondenza del percorso d’ingresso degli spettatori sarà realizzata una grande scenografia innevata, con riferimenti espliciti e spettacolari alla trama del film in modo da far vivere al pubblico tutte le suggestioni non solo virtuali ma anche reali del racconto di Tarantino. Al centro vi sarà la locanda, dove tutto accade. Sono infatti otto i maledetti protagonisti di questa storia, ambientata qualche anno dopo la Guerra Civile, che a causa di una bufera di neve dovranno sostare nello stesso rifugio. Otto viaggiatori sconosciuti e poco raccomandabili, che si renderanno ben presto conto di quanto sarà difficile per ognuno di loro raggiungere la meta…

Grazie a 01Distribution, distribuzione italiana del film, la programmazione in 70 mm del Teatro 5 proseguirà per il pubblico per l’intero mese di Febbraio (fino al 28), dando il via alla rassegna del “Cinecittà Winter Film Show”, iniziativa di Cinecittà Studios e Cinecittà si Mostra che nasce come un omaggio al cinema di Quentin Tarantino e Sergio Leone e che vedrà ripetersi ogni anno con anteprime e retrospettive dedicate al grande Cinema. Cinecittà Studios sarà il luogo di riferimento del centro-sud Italia per chi vuole immergersi nell’esperienza della visione integrale nel formato voluto da Quentin Tarantino per il suo ultimo lavoro. Le altre sale in Italia equipaggiate con tecnologie ad hoc per la proiezione in pellicola 70 mm sono la Multisala Arcadia di Melzo (Mi) e il Cinema Lumierè di Bologna. Il Winter Film Show è un’ulteriore iniziativa che valorizza il patrimonio di spazi, strutture e competenze di Cinecittà, rendendo omaggio ai maestri del Cinema, a cominciare da Sergio Leone cui abbiamo dedicato una sezione della mostra ‘Girando a Cinecittà’ – spiega l’ad di Cinecittà Studios Giuseppe Basso. Grazie alla disponibilità della Leone Film Group e di 01 Distribuition possiamo celebrare Tarantino nel migliore dei modi e condividere con il grande pubblico questa magia che vivremo nel Teatro 5 che, dal 5 Febbraio, si arricchirà di ulteriori proiezioni nella  più piccola Sala Fellini. Ai più importanti successi di Tarantino si aggiungerà una scelta dei western di Sergio Leone, riferimento fondamentale per il cineasta statunitense”.

PROGRAMMAZIONE THE HATEFUL EIGHT – CINECITTA’ STUDIOS

Luogo: Cinecittà Studios – Via Tuscolana 1055

Parcheggio sotterraneo su complanare direzione Anagnina 1,50 euro

Metro A fermata Cinecittà

Orari Spettacoli

The Hateful Eight – dal 29 Gennaio 2016

Teatro 5: capienza 888 posti (proiezione in 70 mm) – biglietto: 15,00 euro www.ticketone.it

  • Proiezioni dal Lunedì al Venerdì:

o   ore 16:00 – doppiato in italiano

o   ore 20:00 – doppiato in italiano

  • Proiezioni Sabato e Domenica:

o   ore 10:30 – in lingua originale sottotitolato in italiano

o   ore 16:00 – doppiato in italiano

o   ore 20:00 – doppiato in italiano

Rassegna Leone e Tarantino – inizio: 5 Febbraio 2016 ore 20:00

Sala Fellini: capienza 150 posti – Biglietto: 8,00 euro, prevendite su www.ticketone.it

  • Proiezioni dal Lunedì al Venerdì:

o   ore 14:00 – doppiato in italiano

o   ore 17:00 – doppiato in italiano

o   ore 20:00 – doppiato in italiano

  • Proiezioni Sabato e Domenica:

o   ore 10:30 – doppiato in italiano

o   ore 14:00 – doppiato in italiano

o   ore 17:00 – doppiato in italiano

o   ore 20:00 – doppiato in italiano

 

Riduzioni Speciali Cinecittà si Mostra per chi acquista i biglietti delle proiezioni:

Mostra: 5 euro anziché 10,00

Visite guidate: 10,00 euro anziché 20,00

Biglietteria: Via Tuscolana 1055

Prevendite: www.Ticketone.it

 

Per chi acquista il biglietto delle proiezioni sarà possibile avere riduzioni sulle visite guidate e sull’ingresso ai percorsi espositivi di Cinecittà si Mostra, l’iniziativa culturale che, dal 2011, permette al pubblico di visitare gli Studios e di immergersi nel mondo della creazione cinematografica.

Per usufruire al meglio dell’offerta si consiglia di pre-acquistare i biglietti su Ticketone.it Consultare gli orari previsti per le visite  guidate e per la chiusura della biglietteria sul sito: www.cinecittasimostra.it

Cinema

Tutto sullo scandalo Weinstein dalle prime accuse al verdetto finale

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Da re di Hollywood ad orco in un battito di ciglia, è questo il destino che ha toccato il noto produttore Harvey Weinstein, negli ultimi anni sulla bocca dell’opinione pubblica per le molteplici accuse di violenza sessuale rivoltegli da decine e decine di donne. Oggi sessantasettenne e fisicamente debilitato, Weinstein è stato condannato al primo dei tanti processi che lo vedono imputato, a New York: riconosciuto colpevole di due capi d’imputazione, atto sessuale criminale di primo grado e stupro di terzo grado, l’uomo rischia ora una pena da cinque a venticinque anni di prigione e ulteriori quattro anni di condizionale.

Cadute nel vuoto invece le accuse più gravi di aggressioni sessuali predatorie che avrebbero potuto portare ad una sentenza d’ergastolo. La sentenza definitiva arriverà il prossimo 11 marzo, ma già da ora per lui le prospettive sono tutt’altro che rosee.

Leggi anche: Eva Green su Harvey Weinstein: L’ho dovuto allontanare!

Weinstein | L’inizio della storia

Harvey Weinstein

Siamo solo all’inizio di un iter giudiziario che durerà a lungo visto il copioso numero di persone coinvolte e i relativi procedimenti a venire, ma per le fondatrici del movimento #MeToo è già un successo e motivo di soddisfazione. Weinstein è finito nell’occhio del ciclone nell’ottobre del 2017, quando un’inchiesta del New York Times ha svelato le molestie sessuali di cui questi si sarebbe macchiato nel corso della sua intera carriera da produttore, con attrici quali Ashley Judd e Rose McGowan in prima linea nel dichiarare le violenze fisiche e psicologiche subite. Da quel momento è stato un continuo susseguirsi di colleghe che hanno ammesso di aver subito un simil modus-operandi, rompendo un muro di silenzio che col passare dei mesi ha coinvolto anche altre personalità di spicco tra attori e registi, seppur con risultati meno roboanti e spesso non supportati dai fatti.

Weinstein ha cercato in ogni modo di negare il proprio coinvolgimento, e ha tentato di depistare e bloccare il montare sempre più in crescendo del fronte accusatorio ingaggiando addirittura detective ed ex-agenti del Mossad per rintracciare le donne molestate e i reporter che stavano lavorando sul caso. Il produttore già nel 2016 sapeva che presto la verità sarebbe venuta alla luce e ha provato in ogni modo ad insabbiare il tutto, come sappiamo senza successo.

Da lì in avanti è stato un lento ed inesorabile declino professionale, con l’espulsione dall’Academy Award (della quale era uno dei membri più rispettati al punto, dicono in molti, da influenzare l’assegnazione di statuette e candidature), la chiusura della The Weinstein Company, passata in altre mani e oggi rinominata Lantern Entertainment,e il divorzio dalla seconda moglie, che lo ha lasciato dopo il diffondersi delle accuse.

Leggi anche: Caso Harvey Weinstein: cruciale la testimonianza dell’attrice Gwyneth Paltrow 

Weinstein | Le motivazioni di difesa e accusa

Harvey Weinstein oggi

Nelle fasi del processo l’avvocatessa Donna Rotunno, che difendeva Weinstein, ha sostenuto come le vittime si siano avvantaggiate dai rapporti con questi per fare carriera e che quindi il sesso fosse consensuale, sfruttando inoltre l’occasione di recuperare popolarità tramite i giornali e la montatura di un caso ad hoc. Un’improbabile critica rimarcata con l’attiguo ritardo delle denunce, giunte nella maggior parte dei casi dopo anni dall’effettiva consumazione dell’atto, e che non ha convinto la giuria, composta da sette uomini e cinque donne.

La procuratrice Joan Illuzzi ha ribattuto spiegando il clima di terrore creato da Weinstein, che arrivò a minacciare le proprie vittime nel caso qualsiasi dettaglio fosse stato diffuso all’opinione pubblica. Come detto in precedenza, siamo solo all’alba di un lungo elenco di procedimenti legali: il prossimo si terrà in California, dove l’uomo dovrà difendersi da altri quattro capi d’accusa.

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Cinema

Can Yaman: l’attore turco è il super ospite internazionale del programma Live non è la D’Urso

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È trascorso solo un mese dall’ultima volta che l’attore turco è stato ospite di uno dei programmi televisivi Mediaset di maggiore successo: C’è posta per te condotto da Maria De Filippi. Classe 1989, Can Yaman, noto per essere l’affascinante avvocato e interprete di diverse serie tv di successo turche, è stato ospite della trasmissione Live Non è la D’Urso condotto da Barbara D’Urso.

L’annuncio  della sua partecipazione, giunta nelle case degli italiani giovedì durante la trasmissione Pomeriggio Cinque, è stata come un fulmine a ciel sereno, che nell’arco di pochi minuti ha fatto il giro del mondo. La notizia di aver Can Yaman nuovamente nel nostro Paese, dopo le esperienze di Napoli ad agosto e di Roma a ottobre, ha fatto andare in fibrillazioni le fan di tutte le età.

Can Yaman e i problemi con la stampa turca

L’attore turco Can Yaman conosciuto dal pubblico italiano attraverso la serie Bitter Sweet – Ingredienti d’amore in coppia con l’attrice Özge Gürel andata in onda la scorsa estate è riuscito a conquistare il cuore delle italiane di tutte le età. A confermare questa notizia, la presenza di donne e bambine disposte ad aspettare per ore sotto il suo hotel, nella speranza di scattare un selfie con lui. Nonostante il successo nel nostro Paese, purtroppo Can, è stato vittima della mentalità chiusa e poco aperta alle battute tipica del popolo turco. Due sono stati i momenti per i quali Yaman è stato costretto a rifugiarsi in un silenzio stampa forzato.

Il primo – datato novembre 2019 – lo ha visto protagonista di una battuta considerata (erroneamente) infelice nei confronti di una giornalista, la quale non credendo nella sua esistenza, l’attore scherzando, l’aveva invitata a toccarlo per testare la sua reale esistenza. Mentre, il secondo è stato a seguito di una dichiarazione rilasciata ad un giornale turco verso dicembre 2019. nel quale sosteneva che la libido e quindi la chimica tra i due protagonisti è fondamentale per la buona riuscita di una serie, proprio come è accaduto nel suo ultimo progetto Erkenci Kus con la bravissima collega Demet Özdemir.

A distanza di mesi, dopo essere letteralmente scomparso dai social e dai luoghi che era solito frequentare a Istanbul, Can Yaman tornato dal servizio militare verso la fine di gennaio, per la prima volta tornerà in televisione – per di più in Italia – e si racconterà alla padrona di casa Barbara D’Urso.

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L’intervista

“Mangia dolce, parla dolce!” con questa espressione tipicamente turca, Can Yaman è stato intervistato da Barbara D’Urso, la quale lo ha fatto accomodare sul ben noto divanetto bianco di Live. Dopo aver visto la clip di presentazione, la prima domanda è stata inerente al servizio militare. L’attore ha dichiarato: “È andato molto bene. Sono stati molto carini, eccezionali. Abbiamo avuto conversazioni profonde. Certo è stato faticoso ma non particolarmente.”   La D’Urso, personaggio televisivo molto legato alla famiglia, ha chiesto del suo rapporto con la madre Guldem: “Ho un rapporto molto bello con lei”. La conduttrice incalzando sull’argomento matrimonio, (strizzando l’occhio anche a una delle domande dell’intervista di C’è posta per te ) ha chiesto cosa ne pensasse la sua famiglia nel vederlo sposato nelle serie tv nelle quali è protagonista. Can, coerente con quanto detto lo scorso ottobre, ha riaffermato che la madre e la nonna sono le persone della sua vita maggiormente contente.

La seconda clip, ha mostrato l’arrivo di Can a Milano dopo essere atterrato ieri pomeriggio all’aeroporto di Malpensa. Come sempre, le fan erano pronte anche lì – nonostante i pericoli del corona virus – pronte ad accogliere il divo turco e fargli sentire tutto il calore che le italiane sono solite dimostrare nei suoi confronti. Le parole di Can di fronte a così tanto affetto sono state: “Un’ accoglienza ottima, incredibile!”

La nota conduttrice partenopea, ha ricordato il momento in cui Can è stato a Napoli lo scorso agosto in vacanza col padre. “Non sapevo ci fosse tutto questo delirio. Sono rimasto shockato. 7 giorni 24 ore cantavano: scendi scendi. Avevano bloccato tutto il lungomare. Sono sceso 3 ore al giorno per fermarmi a fare selfie con loro. “

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Amore, militare e….

La domanda sulla sfera privata, schivata come sempre dall’attore turco, lo ha visto rispondere in maniera vaga riguardo le doti fisiche che dovrebbe avere la sua donna ideale. Can Yaman da bravo avvocato nonostante non professi il mestiere, ha dichiarato: “Non ha caratteristiche precise fisiche. Si può essere bellissima, ma per me conta di più il carattere nella persona. Devo conoscerla.”

Chiusa la parentesi sull’amore, la D’Urso ha continuato dicendo: “Hai studiato giurisprudenza. Ma i tuoi genitori come ti volevano?” . Can onestamente ha risposto: “I miei vogliono così. Sono felici per come so. A mio papà non interessa cosa faccio, l’importante è che sia felice.”

Il tasto dolente della serata, sono state le 100 fan che a causa dell’ordinanza della regione Lombardia per il corona virus, hanno perso l’occasione di poter conoscere dal vivo il bellissimo e bravissimo Can. La bellissima Barbara, fasciata in un completo rosa, è voluta tornare sull’argomento del militare. “Tu sei solito alzarti presto la mattina? Com’era la tua giornata tipo durante il militare?” . Yaman ha risposto dicendo: “Avevo la sveglia alle 6 di mattina. Mio padre era preoccupato per questo, perché sono solito avere problemi con la sveglia presto. Però durante il militare andavo a letto alle 21.00 e mi svegliavo sempre 15 minuti prima degli altri. Dovevo sistemarmi e rasarmi la barba, perché lì è obbligatorio.”

L’intervista completamente in italiano, ha sorpreso la conduttrice a tal punto da chiedergli come mai fosse così bravo a parlare la nostra lingua. La risposta di Can è stata: “Ho frequentato il liceo italiano a Istanbul. Lì è normale, perché si scelgono licei stranieri, e io scelsi quello italiano, facendo tutte materie in lingua italiana.” 

Prima di congedare Can Yaman, la padrona di casa ha cercato di strappare una promessa di averlo nuovamente nel suo programma, per accoglierlo come merita. L’attore, oltre a dire che sicuramente ci sarà occasione, ha rivelato: “Potrei anche venire a vivere un periodo in Italia, chissà…”

 

 

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Berlinale

Berlino 70 | My Salinger Year, la recensione del film di apertura

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my salinger year

Johanna è una giovane aspirante scrittrice che vive in una avvolgente e tenue New York degli anni 90. Il suo sogno è uno di quelli tenuti nel cassetto da tutti coloro che tentano di realizzarsi tra le strade della grande mela, come se quella città, da sempre fonte di ispirazione di cineasti e poeti, avesse dei poteri magici. Quando inizia a lavorare come assistente di Margaret, la famosa agente letteraria di scrittori di successo come J.D. Salinger, Johanna si avvicina un po’ di più al mondo della letteratura, seppur da una diversa prospettiva.

Oltre a rispondere al telefono e assecondare i capricci del capo, le viene assegnato il compito di leggere le numerose lettere indirizzate al celebre scrittore de Il Giovane Holden. Colpita dalle riflessioni e confessioni dei vari ammiratori di Salinger, Johanna comincia a rispondere, andando incontro ad alcune inevitabili conseguenze.

my Salinger year

Sigourney Weaver in My Salinger Year

Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere vorresti che l’autore fosse un tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira”. Il regista Philippe Falardeau sembra voler portare sullo schermo queste parole dello scrittore americano con il film My Salinger Year che ha aperto la 70° edizione del festival di Berlino.

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La sua protagonista, interpretata da una carismatica e tenera Margaret Qualley, ha l’occasione di ricevere preziosi consigli da Salinger in persona attraverso una serie di telefonate improvvisate. Cosa può volere di più una ragazza che sogna di diventare scrittrice ed è in cerca della sua grande occasione? Il film di Falardeau si nutre di una storia delicata, emozionante, immersa in un’atmosfera che ricorda i film di Woody Allen senza jazz di sottofondo. 

Ispirato al romanzo Un anno con Salinger di Joanna Rakof, My Salinger Year esplora il fascino del mondo della letteratura e dell’editoria di un periodo storico in cui non si avverte la minaccia della scrittura digitale e l’assenza degli smartphone permette ai vari personaggi una maggiore consapevolezza di quello che accade intorno a loro. Mentre di rado appare la presenza misteriosa di J.D. Salinger sempre di spalle per scelta del regista, al centro della sceneggiatura il rapporto tra Margaret e Johanna, due donne così diverse accomunate da un’esperienza comune che le fa crescere e maturare, ognuna a suo modo. La dinamica tra loro sembra ricordare quella di Miranda Priesley (Meryl Streep) e la giovane sognatrice Anne Hathaway. Infatti un difetto del film – se può considerarsi tale – è l’eccessiva similitudine con la commedia di David Frankel del 2006.

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Margaret Qualley My Salinger Year

Margaret Qualley in My Salinger Year

All’inizio Margaret e Johanna sono come due pianeti diversi che piano piano si connettono e riescono a condividere una visione. My Salinger Year è un film intimo, adorabile e senza pretese, che ci invita a credere nelle proprie ambizioni fino alla fine, magari dando una sbirciatina a chi ce l’ha fatta prima di noi.

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