Addio Robert Redford. Il 16 settembre 2025, il mondo del cinema perde una delle sue più grandi leggende.
Robert Redford, l’attore, regista e attivista che ha definito la cultura cinematografica degli Stati Uniti nel corso di cinque decadi, è morto nella sua casa nello Utah all’età di 89 anni.
Con lui se ne va una figura centrale della New Hollywood, quella corrente che ha rinnovato il cinema americano negli anni ’60 e ’70, sperimentando con forme narrative e tematiche sociali.
La sua morte segna la fine di una carriera straordinaria che ha lasciato un’impronta indelebile nel cuore di milioni di spettatori in tutto il mondo.
Gli inizi e l’ascesa a Hollywood
Nato a Santa Monica, in California, il 18 agosto 1936, Robert Redford, il cui vero nome era Charles Robert Redford Jr., inizialmente si dedicò alla pittura e agli sport. Dopo aver frequentato l’Università del Colorado, da cui venne espulso, Redford iniziò un percorso che lo avrebbe portato a diventare una delle figure più amate di Hollywood.
Un’esperienza in un giacimento petrolifero in California e un lungo soggiorno in Europa, dove studiò arte a Parigi e Firenze, lo aiutarono a forgiare la sua personalità e la sua visione artistica.
Nel 1959, Redford fece il suo debutto a Broadway, prima di approdare al cinema con “Lo strano mondo di Daisy Clover” nel 1965, dove vinse il Golden Globe come miglior nuova promessa maschile. La sua bellezza iconica, unita a un talento naturale per la recitazione, lo portarono rapidamente alla ribalta.
Ma fu con il western Butch Cassidy and the Sundance Kid (1969), accanto al suo amico e collega Paul Newman, che Redford divenne una star mondiale. Il suo ruolo del Sundance Kid, un pistolero gentiluomo, lo consacrò come uno degli attori più promettenti di Hollywood.

Il carisma e l’evoluzione come attore
Gli anni ’70 furono il periodo di massimo splendore per Redford. La sua carriera si arricchì di ruoli memorabili in pellicole come La stangata (1973), Il grande Gatsby (1974), Come eravamo (1973), e I tre giorni del Condor (1975).
La sua versatilità lo rese uno degli attori più ricercati e amati della sua generazione, capace di passare dai film d’azione e spionaggio a pellicole drammatiche e romantiche con la stessa maestria.
Fu uno dei volti principali della cosiddetta New Hollywood, un periodo in cui i giovani registi e attori, tra cui Scorsese, Coppola e Spielberg, rivoluzionarono il cinema americano, esplorando nuove tematiche e tecniche narrative.
Redford fu anche un volto di spicco nel mondo dei western, un genere che amava e nel quale si inserì perfettamente, ma il suo talento lo portò anche a sperimentare con film più introspettivi e complessi. La sua capacità di interpretare sia ruoli eroici che drammatici lo rese una delle figure più affascinanti della storia del cinema.
Il regista e la carriera dietro la macchina da presa
Oltre alla sua carriera di attore, Robert Redford ha dimostrato una notevole abilità anche dietro la macchina da presa. Nel 1980, il suo film Gente comune, che trattava il delicato tema del lutto e delle dinamiche familiari, gli valse l’Oscar come miglior regista.
Nonostante non abbia mai ricevuto una statuetta come miglior attore, il suo impatto sul cinema è stato talmente grande che nel 2002 gli venne assegnato un Oscar alla carriera, riconoscimento che testimoniava il suo contributo inestimabile alla settima arte.
Nel corso degli anni, Redford continuò a dirigere e produrre film, rimanendo sempre fedele alla sua visione artistica e sociale. Pellicole come L’uomo che sussurrava ai cavalli (1998) e Leoni per agnelli (2007) sono esempi della sua capacità di raccontare storie che mescolano l’emozione e la riflessione sociale.

Fondazione Sundance e l’impegno sociale
Oltre alla sua carriera cinematografica, Redford è stato un instancabile promotore del cinema indipendente. Nel 1981, fondò il Sundance Film Festival, che oggi è uno dei festival di cinema indipendente più importanti al mondo. Il festival ha dato visibilità a numerosi registi emergenti e ha contribuito alla nascita di molte carriere di successo.
Redford è sempre stato un uomo di principi, impegnato anche nella difesa dell’ambiente e in battaglie politiche. Si è schierato apertamente contro la costruzione di centrali elettriche nello Utah e ha sostenuto attivamente il Partito Democratico, diventando una voce rispettata nel dibattito politico e sociale.
La vita privata e le tragedie familiari
Redford è stato sposato due volte. La sua prima moglie, Lola Van Wagenen, gli diede tre figli, ma la sua vita familiare è stata segnata da profonde tragedie.
Il loro primogenito morì poco dopo la nascita, e nel 2020 un altro dei suoi figli, James, morì a causa di un tumore. Nel 2009 si risposò con Sibylle Szaggars, artista tedesca, con cui visse il resto della sua vita.
Un’icona immortale
Robert Redford ha lasciato un’eredità che trascende il mondo del cinema. Le sue performance carismatiche, il suo impegno sociale e il suo lavoro come regista e produttore lo hanno reso una delle figure più complete e rispettate della storia di Hollywood. Un uomo che ha saputo coniugare la bellezza e il carisma con una sensibilità artistica e sociale unica.
Il suo nome rimarrà per sempre legato a capolavori come La stangata, Butch Cassidy and the Sundance Kid, Tutti gli uomini del presidente e La mia Africa, film che non solo hanno segnato un’epoca, ma continuano a essere amati da generazioni di spettatori.
Con la sua morte, il cinema perde un gigante, ma la sua carriera e il suo impatto continueranno a vivere per sempre. Redford è stato e resterà un’icona della settima arte, una figura che ha saputo rappresentare il meglio di Hollywood e che ha dedicato la sua vita a fare del cinema una forma d’arte capace di ispirare, emozionare e trasformare la società.


