Connect with us

Cinema

Aladdin 2 | Cinque domande sul sequel live-action

Published

on

Solo qualche giorno fa Disney ha ufficialmente annunciato che un sequel del live-action di Aladdin è ufficialmente in cantiere. Il primo adattamento in carne e ossa dell’amatissimo cartoon del 1992 ha diviso la critica e conquistato il pubblico, con un incasso globale che ha superato il miliardo di dollari. Il film diretto da Guy Ritchie vedeva protagonisti Mena Massoud nel ruolo principale, Will Smith nei panni del Genio e Naomi Scott in quelli della bella principessa Jasmine. Si sa ancora poco del secondo capitolo, ma con le informazioni ad ora in nostro possesso vediamo quali sorprese potrebbe regalare.

Will Smith ritornerà come Genio?

Will Smith è stato uno dei punti di forza di Aladdin, capace di non far rimpiangere la performance (allora esclusivamente vocale) di Robin Williams nel classico animato. L’attore è riuscito infatti a mettere molto di sé, e del suo prepotente ego, nel cuore del personaggio, spesso filtrato attraverso l’utilizzo degli ottimi effetti speciali. Chi ha visto il film sa che il Genio, tramite il desiderio finale del protagonista, ha assunto forma umana e si è costruito una propria famiglia. La sceneggiatura dovrebbe quindi optare su altre soluzioni per reinserirlo nel sequel senza snaturare quanto visto nel predecessore, e al momento l’attore non è stato ancora contattato per il suo potenziale ritorno.

Aladdin 2 sarà ancora un musical?

Aladdin e Jasmine sul tappeto volante

La colonna sonora ha conquistato il grande pubblico, tra riproposizioni di hit storiche dell’originale e pezzi nuovi di zecca, nei quali Naomi Scott ha dato sfoggio di tutto il suo talento canoro. Alan Menken, già curatore della colonna sonora del cartoon e del live-action, non è ancora confermato come compositore di questo nuovo episodio, ma in ogni caso è difficile immaginare un film di Aladdin senza la sua anima musical, fatta di canzoni e balli esotici.

Leggi anche: Movie Score, tutte le canzoni del remake di Aladdin

Guy Ritchie tornerà in cabina di regia?

Recentemente il regista inglese è tornato ad un genere a lui congeniale con la commedia criminale The Gentlemen. Aladdin è stato sicuramente il lavoro più atipico di tutta la sua carriera, con atmosfere giocose e bizzarre che lo hanno visto alle prese anche con il musical. Il ritorno di Guy Ritchie dietro la macchina da presa è ancora incerto, e il cineasta è al momento impegnato con le riprese del suo ultimo film Cash Truck, heist-movie dove collabora ancora una volta con il fidato amico Jason Statham.

Torneranno gli altri membri del cast?

3 6

Naomi Scott e Navid Negahban

Il casting di Aladdin ha segnato un importante punto di svolta per aver scelto personaggi che rispettassero etnicamente e culturalmente le etnie di origine (scelta confermata anche nell’atteso live-action di Mulan). Mena Massoud, Naomi Scott e il resto degli interpreti farà quindi ritorno nel sequel? La scelta sembra ovvia, nonostante non vi sia ancora niente di ufficiale, e d’altronde sarebbe impensabile vedere nuovi attori nei relativi ruoli. Un indizio che potrebbe suggerire potenziali risvolti narrativi sarebbe l’ingaggio di Marwan Kenzari, che vestiva i panni del crudele Jafar, il cui destino sembrava sancito alla fine del primo film.

Aladdin 2 sarà ispirato dai sequel animati?

Il cartone del 1992 ha avuto ben due seguiti animati, usciti direttamente per il mercato home video. Il primo di questi, Il ritorno di Jafar, vedeva per l’appunto il come-back del villain nel tentativo di impedire l’ascesa di Aladdin al trono di Agrabah, mentre nel secondo – Aladdin e il re dei ladri – il matrimonio tra il protagonista e Jasmine veniva interrotto da una misteriosa figura del passato. Stando a quanto riportato da Variety, il sequel live-action si baserà su una storia del tutto nuova e originale, con gli sceneggiatori John Gatins e Andrea Berloff pronti a prendere ispirazione dai racconti de Le mille e una notte.

Appassionato di cinema fin dalla più tenera età, cresciuto coi classici hollywoodiani e indagato, con il trascorrere degli anni, nella realtà cinematografiche più sconosciute e di nicchia. Amante della Settima arte senza limiti di luogo o di tempo, sono attivo nel settore della critica di settore da quasi quindici anni, dopo una precedente esperienza nell'ambito di quella musicale.

Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Cinema

Run | il thriller con Sarah Paulson trova il ritmo giusto

Published

on

Run segna il ritorno dietro la macchina da presa di Aneesh Chaganty, che già nel 2018 aveva stupito tutti grazie al successo del piccolissimo Searching, lungometraggio d’esordio capace di incassare oltre 75 milioni a fronte di un costo di produzione inferiore al milione di dollari. Ancora una volta al fianco di Chaganty nello scrivere la sceneggiatura c’è Sev Ohanian, che co-firmava con lui il precedente film.

Stavolta Chaganty preme il pulsante sull’acceleratore e abbandona fin da subito le velleità di complicare la trama con enigmi e meccanismi da spiegare allo spettatore, riducendo all’osso il film e limitandosi all’essenziale.  

Run | il lato morboso di Sarah Paulson

Diane (Sarah Paulson) è una madre dedita ad accudire la figlia Chloe (Kiera Allen), una adolescente disabile. Il comportamento morboso, inquietante ed invadente della donna induce però Chloe a porsi degli interrogativi che la portano a mettere in discussione il suo rapporto con la madre. La loro relazione si trasforma sempre più in una prigione, svelando tetri segreti.

Il passaggio verso l’emancipazione individuale della giovane Chloe è l’inizio di un incubo hitchcockiano, dove l’unica persona che dovrebbe proteggerla e amarla si rivela invece un’aguzzina folle, capace delle peggiori crudeltà pur di tenerla assoggettata al proprio cuore malato. La povera Chloe, ridotta su una sedia a rotelle, costretta a fare colazione con i farmaci e condannata ad una vita di infermità apparentemente senza uscita, ha un solo lieto fine possibile nel quale sperare: che quella sua vita così limitata sia in realtà tutta un’illusione da cui si possa ancora fuggire. Il film vero comincia dopo una decina di minuti, quando l’unico colpo di scena (si fa per dire) è smaltito e può iniziare la corsa a cui allude il titolo.

Il piede sull’acceleratore

Costruito come un thriller, Run – che pone ovviamente l’enfasi sull’azione, quella di scappare, che è negata alla protagonista – è un prodotto di maniera, di cui si intuiscono presto gli sviluppi e i retroscena e che fallisce nel tentativo di rappresentare il terrore di chi si trova nella condizione di dover dipendere in tutto e per tutto da una persona di cui ci si fida ciecamente e di cui invece si scopre presto la completa insincerità. In un’ora e mezzo scarsa di durata, pochissimo tempo viene utilizzato per approfondire la vicenda di cui racconta il film e per esplorare le motivazioni che possono spingere una madre a fare ciò che fa Sarah Paulson nei confronti della figlia.

La scelta dell’attrice di American Horror Story nel ruolo della aguzzina non permette ad una interprete che già altrove aveva espresso con efficacia tutte le sfumature del terrore, di aggiungere un tassello significativo alla sua performance. Run non lascia infatti il minimo dubbio, fin dall’inizio, sul fatto che questa madre tanto amorevole e preoccupata sia in realtà bugiarda e cattiva. Non lo fa lo sceneggiatura, che elimina qualsiasi forma di ambiguità, e non lo fa la Paulson, le cui espressioni mettono subito in chiaro le intenzioni tutt’altro che positive del suo personaggio.

Un thriller di regia e montaggio

In un film che non si pone mai l’obiettivo di sorprendere lo spettatore (a differenza del precedente Searching), tutto è affidato al montaggio e alla regia, che qui riescono a tenere in piedi la baracca e a dare il giusto ritmo ad un thriller che, in mano ad altri, probabilmente avrebbe esaurito tutto il suo potenziale interesse nei primi quindici minuti. Run non è mai un film sbagliato o disonesto, ma uno che deliberatamente sceglie di fare il minimo sindacale che gli viene richiesto, senza approfondire le tematiche che emergono dal racconto. In alcuni momenti, grazie alla mano ferma di Aneesh Chaganty, questo sembra anche poter bastare.

Run | il thriller con Sarah Paulson trova il ritmo giusto
3 Punteggio
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora
Continue Reading

Cinema

Cannes 2021 | svelata la line-up ufficiale del festival

Published

on

È il grande giorno. Il Festival di Cannes ha annunciato la line-up dei film protagonisti di quella che si preannuncia come una edizione storica, che segna il ritorno della kermesse francese dopo la decisione di non organizzare l’edizione 2020 a causa della situazione pandemica. Tante le conferme (Nanni Moretti, Leos Carax, Wes Anderson), ma anche qualche sorpresa sul fronte dei film in concorso, con molti titoli che non erano stati pronosticati nelle scorse settimane.

Jodie Foster, due Oscar tra i tantissimi premi e una laurea a Yale, sarà l’ospite d’onore della cerimonia che aprirà il 74esimo Festival di Cannes il prossimo 6 luglio. La regista, attrice e produttrice americana, 58 anni, riceverà anche la Palma d’oro onoraria alla carriera. Nel maggio 1976, a soli 13 anni, la talentuosa interprete salì le scale del Palais Croisette per la presentazione di Taxi Driver di Scorsese, premiato con la Palma d’oro. Quarantacinque anni dopo torna ancora una volta per ricevere una Palma, questa volta per la sua carriera.

Festival di Cannes | tutti i film in Concorso

  • Annette (Leos Carax)
  • The French Dispatch (Wes Anderson)
  • Benedetta (Paul Verhoeven)
  • A Hero (Asghar Farhadi)
  • Flag Day (Sean Penn)
  • Tout S’est Bien Passe (Francois Ozon)
  • Tre Piani (Nanni Moretti)
  • Titane (Julia Ducournau)
  • Red Rocket (Sean Baker)
  • Petrov’s Flu (Kirill Serebrennikov)
  • France (Bruno Dumont)
  • Nitram (Justin Kurzel)
  • Memoria (Apichatpong Weerasethakul)
  • Lingui (Mahamat-Saleh Haroun)
  • Paris 13th District (Jacques Audiard)
  • The Restless (Joachim Lafosse)
  • La Fracture (Catherine Corsini)
  • The Worst Person in the World (Joachim Trier)
  • Compartment No. 6 (Juho Kuosmanen)
  • Casablanca Beats (Nabil Ayouch)
  • Ahed’s Knee (Nadav Lapid)
  • Drive My Car (Ryusuke Hamaguchi)
  • Bergman Island (Mia Hansen-Løve)
  • The Story of My Wife (Ildikó Enyedi)

Fuori Concorso

  • De Son Vivant (Emmanuelle Bercot) 
  • Bac Nord (Cédric Jimenez) 
  • Aline, the Voice of Love (Valerie Lemercier) 
  • Emergency Declaration (Han Jae-Rim) 
  • The Velvet Underground (Todd Haynes) 
  • Stillwater (Tom McCarthy)

Cannes Premiere (nuova sezione)

  • Evolution (Kornél Mundruczo)
  • Deception (Arnuad Desplechin)
  • Cow (Andrea Arnold)
  • Love Songs for Tough Guys (Samuel Benchetrit)
  • Mothering Sunday (Eva Husson)
  • JFK Revisited: Through the Looking Glass (Oliver Stone)
  • Hold Me Tight (Mathieu Amalric)
  • In Front of Your Face (Hong Sang-soo)
  • Jane Par Charlotte (Charlotte Gainsbourg)
  • Val (Ting Poo e Leo Scott)

Un Certain Regard

  • Un Monde (Laura Wandel)
  • The Innocents (Eskil Vogt)
  • After Yang (Kogonada)
  • Commitment Hasan (Hasan Semih)
  • Lamb (Valdimar Jóhannsson)
  • Bonne Mère (Hafsia Herzi)
  • Delo (House Arrest) (Alexey German Jr.)
  • La Civil (Teodara Ana Mihai)
  • Noche de Fuego (Tatiana Huezo)
  • Blue Bayou (Justin Chon)
  • Moneyboys (C.B Yi)
  • Freda (Gessica Géneus)

Proiezioni Speciali

  • H6 (Yé Yé)
  • Cahiers Noirs (Black Notebooks) (Shlomi Elkabetz)
  • Mariner of the Mountains (Karim Aïnouz)
  • Babi Yar (Sergei Loznitsa) 
  • The Year of the Everlasting Storm (collettivo)
Continue Reading

Cinema

The Conjuring 3 – Per Ordine del Diavolo | La recensione

Published

on

the conjuring 3 recensione

Finalmente al cinema The Conjuring 3 – Per Ordine del Diavolo, il nuovo capitolo della saga horror sulle inquietante vicende dei coniugi Warren che ha vissuto alti e bassi con i vari spin-off come Annabelle e The Nun.

Ed e Lorraine, interpretati ancora una volta da Vera Farmiga e Patrick Wilson, questa volta devono affrontare un caso di omicidio oscuro in cui il male è palpabile e non tutto è come sembra. L’anima di un ragazzo è in pericolo nel primo caso in cui negli Stati Uniti un sospetto assassino ha reclamato la possessione demoniaca come difesa in tribunale.

Leggi anche: The Conjuring – Il Caso Enfield, quando il sequel batte l’originale

Dopo i primi due The Conjuring diretti da James Wan, la regia qui è affidata a Michael Chaves (La llorona) ma non si nota molto la differenza. Chaves deve aver studiato bene le linee guida dell’universo horror creato da Wan, trattandolo con rispetto e professionalità. Pertanto la regia è ambiziosa e creativa e realizza un film elettrizzante, inquietante e di intrattenimento senza ricorrere a scontati jumpscare (che sono molto pochi e funzionali), ma creando la tensione scena per scena con attenzione e originalità.

The Conjuring 3: Possessioni e stregoneria

Si parla sempre di possessioni, anche se a un certo punto la trama vira sulla stregoneria con i suoi affascinanti rituali e regole. Numerose le creature disarticolate stile L’Esorcista, che un ottimo lavoro sul sonoro rende concrete e da pelle d’oca per il rumore delle ossa che si contorcono a ogni passo.

Tuttavia si potevano limitare alcune scelte un po’ troppo commerciali come gli occhi vitrei per coloro che sono posseduti o la presenza di un “morto vivente” che sembra il fratello della ciccia sorridente di Scary Stories to Tell in the Dark (non fate finta di non ricordarla perchè lascia il segno!).

Leggi anche: Il set maledetto di The Conjuring

The Conjuring 3 rivitalizza la saga horror

Quindi torna il paranormale, il misticismo e la religione, ma non si ha l’effetto di dejavu o di minestrone riscaldato. The Conjuring 3 – Per Ordine del Diavolo rivitalizza il franchise tornando a far vibrare le corde del terrore con stile e consapevolezza. Vera Farmiga e Patrick Wilson si confermano ancora una volta una coppia che funziona sulla scena, hanno una buona alchimia nei panni dei coniugi Warren, anche se in questo film Lorraine diventa un po’ troppo supereroe per un eccessivo sfruttamento delle sue capacità di medium da parte della sceneggiatura.

Nei primi due film lei è preda di visioni e suggestioni, ma in modo discreto e quasi misterioso, mentre qui veste spesso i panni di altri personaggi e compie gesta un po’ sopra le righe, un po’ troppo cinematografiche.

The Conjuring 3 – Per Ordine del Diavolo | La recensione
4.3 Punteggio
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora

Il cinema di James Wan

Continue Reading
Advertisement

Facebook

Advertisement

Popolari